venerdì 25 gennaio 2013

Favola Gonfienti, senza vergogna

Continuano le favole su Gonfienti e sull'Interporto.
Vogliono continuare a costruire verso Campi, non basta tutto il vuoto che hanno e il fallimento in sé della concezione interportuale. Hanno metri e metri cubi di stanzoni vuoti!
Insomma, fanno vedere che qualcosa si muove, anche sul settore città antica, ma intanto, a 'compenso' vogliono espandersi, espandersi, espandersi...Costruire costruire costruire.

L'articolo è tratto da Notizie di Prato, e porta la data di oggi


Salvi i magazzini generali, costituita una nuova società: sede operativa all’Interporto

“Prato rischiava di perdere un servizio importante – spiega Sandro Pitigliani, socio della nuova società – Con questo piano invece si dà prestigio al territorio al quale per di più si evitare di creare un danno. Si tratta di un servizio indispensabile per questa regione e rappresenterà un valore aggiunto pure per l’Interporto della Toscana Centrale”.Nuova vita per i magazzini generali. La società in liquidazione da tempo è stata rilevata da la “Magazzini Generali Doganali di Prato” una nuova società composta per il 51% dalla Interporto Services e per il 49% da privati, fra i quali spicca il nome dell’Albini e Pitigliani. La nuova sede operativa sarà proprio all’interno dell’Interporto della Toscana Centrale, con uno spazio di 3500 metri quadri di capannone e altrettanti di piazzale esterno. La nuova società continuerà l’attività di ricezione e stoccaggio di merce proveniente dall’Italia e dall’estero. In più ci sarà anche lo sdoganamento.
Salvi anche i quattro posti di lavoro che in precedenza sembravano a rischio, in più c’è stata anche l’assunzione di un socio-lavoratore. Gli spedizionieri presenti all’interno dell’Interporto potranno inoltre sdoganare le merci in periodi diversi di tempo, limitando quindi l’esborso economico. “I Magazzini Generali – dice Angelo Pezzati, presidente dell’Interporto – avranno una funzione di supporto per gli spedizionieri. In più questo accordo permette anche di avere certificazioni a livello internazionale, garantendo una maggiore attrattività per tutta la struttura”.
Pezzati spiega anche la necessità da parte della società Interporto “di avere maggiori spazi” da qui il progetto di espandersi verso Campi Bisenzio. Bisogno che però va a scontrarsi con le difficoltà di reperire liquidità. Ecco perchè vanno avanti le trattative per la cessione della parte archeologica della struttura, in particolare quella dell’ex Mulino che potrebbe avere un valore intorno ai 5 milioni di euro. La cessione dovrebbe riguardare enti pubblici, da qui le trattative con Comune, Provincia e Regione, anche per cercare di fare partire definitivamente il progetto Gonfienti. "De Biase.


Il furto del Teatro Metastasio

La querelle tutta partitica (Destr-Sinistr) sull'ammanco economico al Metastasio non appassiona la città: nasconde la lotta del potere, dove l'istituzione teatro è solo usata come campo di combattimento.
Non appassiona anche perché la città l'ha vista tante volte, ed è sempre la stessa. Quasi con le stesse frasi, sebbene i protagonisti siano diversi. E' quasi una epifania.
Se andate a guardare i giornali nei giorni in cui fu buttato fuori Castri, la cui cerimonia funebre si è svolta proprio al Met, probabilmente leggerete le stesse frasi.
Perché, quando andò via Tiezzi, non si ripeté lo stesso? 
Ora, c'è una noticina in più, a portare la melodia, un basso che si è aggiunto a quello continuo e che ha visto la sua introduzione proprio alla cerimonia funebre, con tanto di assessore Scaletti che rivela al Sindaco Cenni, e proprio al funerale,  il tentativo di 'furto del teatro' da parte della eterna rivale Firenze: la Pergola sarebbe potuta diventare il teatro stabile della Toscana.

Oh Firenze Firenze, cosa fai, vuoi rubare la 'stabilità' a Prato?
Apriti cielo, spalancati mare!

In realtà il furto che si compie è ai nostri danni, nei confronti di lavoratori dello spettacolo, e  io sono tra questi, che da anni vengono ignorati da cotali signori che, per aver fatto qualche regia qua e là, per aver santi in paradiso, o per altri motivi ma sempre legati alla politica partitica, eccoteli assunti in cielo come guardiani dello status quo, e in tal funzione a dirigere e a presiedere, a scegliere spettacoli e gente (non sempre all'altezza), a stabilire chi vive e chi muore, a vivere ribalta e vantaggi e, insomma gestire danaro pubblico e conseguentemente fare scelte, lasciando diversi artisti al palo, esiliati, anzi volutamente o ignorati o umiliati, tenuti lontani come la peste,  se non ogni tanto avvicinati con la carità di qualche spettacolino, la carità che il signore fa dalla carrozza.

Questo è il vero furto del teatro, la sottrazione del teatro alla città, agli spettatori e ai lavoratori, costretti tra l'altre cose a essere succubi e conformisti se voglion un pochino lavorare, e a guardarsi in cagnesco l'un l'altro. Costretti ad assistere a queste cerimonie funebri, ahinoi strumentalizzate per propri fini, che si trasformano in cerimonie funebri del teatro e della sua funzione nei confronti della città.
Sì, alla fine il furto , inutile che lo ripeta ancora, è al senso stesso del teatro.
Questa è la sua vera crisi.

giovedì 24 gennaio 2013

Nemmeno il partito di Ingroia

Ho parlato con Fulvio, lui ha seguito un po' il partito di Ingroia, e mi ha riferito.
Ha detto pubblicamente che non rinnoverà la tessera di Rifondazione Comunista. Che quello di Ingroia è un assemblaggio di partiti, fra cui Verdi, Rifondazione Comunista e IdV.
Che è estranea a quel movimento la società civile e che tutto è in funzione delle liste per il Parlamento.
Che lo appoggiano i soliti radical-chic di Sinistra.
Nessun dubbio al riguardo. Se non appartieni alla greppia, non passi.
Puoi anche aver lavorato sodo per loro, poi, al momento opportuno, ti scaricano.

I meccanismi sono gli stessi, tanto per l'uno che per l'altro partito, ed è questo meccanismo che va cambiato.

E' l'accesso al Parlamento che così non va; come non va nemmeno a livelli più bassi, anche a livello comunale, tutto tramite questi asfissianti partiti, eccetera eccetera.

Fulvio e io siamo ormai dell'antipartito della Weil, a cui presto dedicheremo un secondo incontro al Teatro La Baracca e questa volta, siamo d'accordo, più 'centrato' sulla filosofa.

Ricordo di Gianni Agnelli

Ricordo di Gianni Agnelli, padrone della Fiat.
Quello che a Biagi, che gli chiese in una intervista cosa fosse per lui l'amore, rispose: "L'amore è 'un affare da camerieri".

Il prossimo Parlamento peggiore di questo

Incalzati dalla crisi economica e da richieste impossibili da soddisfare ma in qualche modo da confezionare per la finzione elettorale, come un certo qual rigore etico-morale dopo la caduta dell'immagine della politica partitica a causa della corruzione endemica e strutturale (corruzione morale ed economica), e così sparpagliati e smarriti come carte dopo il gioco a poker, i prossimi candidati, alla ricerca di un riparo in qualche lista di qualche partito pur d'appoggio- ché altrimenti non vai da nessuna parte -, rischiano di formare il peggior Parlamento post-fascista.

Non solo perché ingovernabile, ma perché privi di ogni qualsivoglia prospettiva, tutti immancabilmente compromessi e collusi nei giochi dei partitoni partitetti e quindi, di fatto, impossibilitati a cambiare, a redistribuire la ricchezza, le opportunità, la giustizia; insomma, anche solo a pensarlo di lontano, un mondo migliore, è per loro vietato.

mercoledì 23 gennaio 2013

Scaletti e Villoresi

Anche loro a caccia di un posto.
Come se di posti non ne avessero avuti, o non ne avessero.

Pamela Villoresi è stata consigliere del Centro Sinistra a Prato, poi dimissionaria (voleva di più?) nel consiglio di amministrazione del Teatro Metastasio, poi dimissionaria (voleva di più?), sempre alla ricerca di un posto.

E che dire dell'assessore dello smantellato IdV...assessore alla cultura alla Regione Toscana (noblesse oblige!) la Dottoressa Scaletti, anche Lei corre nel CD, Centro Democratico di Tabacci!

Come corrono queste donne, come corrono. Che cambiamento, che forza, queste donne nella politica!




CIBO, una commedia alimentare (video di 3 min circa)

video

Vendola e Casini

Casini è molto abile nel stare sempre a galla al Parlamento.
Se non si fosse agganciato da tempo al signor Monti, non ci sarebbe mai riuscito, il suo partito, l'UDC è morente.
E' capolista in 5 Regioni, e quindi verrà sicuramente eletto. Subito dopo nelle liste, ci sono tanti uddiccini, e ne porterà in Senato almeno 4...insomma, a casa qualcosa porta sempre.
In Toscana, dove il capolista è Ichino, capolista anche in Lombardia, siederà sullo scranno anche il 'vostro' Edoardo Nesi, che è secondo...
Insomma Casini è un abile giocatore, e inganna molto con la sua faccina da presunto santino.

Vendola invece in Parlamento ci vuole proprio entrare. Ed è disposto a sostenere Bersani, che com'è noto, se tutto va secondo le loro previsioni, si alleerà con Casini.


martedì 22 gennaio 2013

Lo schieramento

Ecco il testo di una mia canzone:

Lo schieramento

Come fai se non sei schierata
chi ti appoggia chi ti aiuta,
devi trovare un protettore
che ti lasci almen salire,
devi trovare qualcuno
per evitare il digiuno;
l’esser fuori da tutto e da tutti
non fa stare né al caldo né asciutti.
Come fai se non sei schierata
chi ti appoggia chi ti aiuta
devi trovare un protettore
che ti lasci almen salire
devi trovare qualcuno
per evitare il digiuno.

Gaber celebrato da Fazio

Gaber non avrebbe visto Gaber celebrato da Fazio. Non avrebbe ascoltato cantare "Qualcuno era comunista" da Veltroni e da Bertinotti. Recitato da Neri Marcorè.
Inguardabili, inascoltabili.
Purtroppo, come scrisse Sartre ne "L'etre e le néant": "Essere morto è essere in preda ai vivi".

lunedì 21 gennaio 2013

Gradimento di Dina la Vespina e di Cibo

Mi dispiace per i miei detrattori, per i direttori che non rispondono alle mie mail, agli assessori ai presidenti che fanno finta che il Teatro La Baracca non esista e che non sia mai esistito, e per tutti coloro che vanno a teatro solo se hanno il vellutino sotto il sedere, nonostante mostrino la tutina da 'obrero'... ma "Dina La Vespina" ieri ha ancora tenuto banco, e "Cibo" è stato tanto apprezzato. Dal pubblico vero.
Ringrazio poi Gianfelice che suggerì l'idea del 'Libro del Gradimento", attraverso il quale ho ripercorso stamani i commenti del pubblico (dal 2010), che non sempre rileggo.
Non tutti amano scrivere, ma molti sì.
Di Dina La Vespina hanno scritto, di commenti ne abbiamo tanti, eccone due ...: "Vespina Dina, ci hai fatto schiantare dal ridere...Soprattutto nella pancia con la mosca"...."Esilarante e simpaticissima"...
Oppure, di CIBO "Leggerezza, poesia, dolcezza, non ti annoi grazie alle tante "cadenze" e dialetti in gioco, quindi lo ascolti tutto. Grazie."..."Veramente molto molto interessante"....


Maila Ermini in CIBO


Prato, carente di cultura

Uno degli aspetti più impressionanti e purtroppo caratteristici della 'mia' città è la persistente politica anticulturale della partitica cittadina.

Una città allevata a forza di 'lavoro', in cui solo una piccola parte della cittadinanza è stata destinata allo studio superiore e comunque  sempre indirizzato al lavoro, sfornando i necessari avvocati, ingegneri, medici eccetera.
La stessa università non è entrata per niente nel tessuto cittadino, e continua a essere contraddistinta per i suoi risvolti culturali 'pratici' (vedi lo stesso famoso corso del Progeas, Laurea in Progettazione e Gestione Eventi per Imprese dello Spettacolo)

Disastrosi sono stati gli effetti di questa politica, questa dose massiccia di droga mentale che è stata instillata, e tutto in nome di questa occupazione che si doveva cercare, grazie alla collaborazione di una scuola finalizzata al lavoro, che tra l'altro ha contribuito a distruggere le varie espressioni culturali del popolo.

Io stessa ho dovuto combattere contro questa mentalità per continuare a studiare in modo diverso, ho dovuto 'mentire' ai miei genitori.
Perché sì, si doveva frequentare la scuola, ma solo fino a un certo punto e per cercare lavoro. Si sono quindi ampliate le scuole professionali, quelle 'pratiche' appunto e spesso produttrici, e ancora oggi, di allontanamento scolastico da parte dei giovanissimi.
I divi pratesi come Benigni o come Villoresi, hanno fatto il loro percorso scolastico in queste scuole professionali. E tutto il popolo ci doveva andare. Ci dovevo andare anch'io, ma io dissi di no.

Ricordo benissimo che un parente mi disse di non fare il liceo, perché non sarebbe servito trovare lavoro; perché avrei dovuto continuare a studiare all'università, e non avrei lavorato. E noi non eravamo una famiglia da università. Per scappare a questo destino pratese, frequentai il liceo a Firenze.
Tanto mi sono ribellata , che ancora oggi continuo a studiare.

Però intorno a me vedo una situazione culturale che sta ancor più peggiorando,  quando in tempi di crisi, ancora  di più  il lavoro torna a essere protagonista delle cosiddette campagne elettorali. 

E' importantissimo riaprire un museo, come si sta per fare del Pretorio di Prato, ma non basta. E' poco, perché ci vuole una progettualità lontana, di cui nessuno è capace.

Il Sole24Ore ha lanciato il suo manifesto "Il governo della cultura, la cultura al governo": "Chi si propone di governare nei prossimi cinque anni ha qualche idea di cosa dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi per farci uscire, come Paese, dal nostro quasi analfabestismo?"
Qui, in questa provincia a due passi da Firenze, abbiamo candidati che non hanno espresso un fiato per questa cultura, piuttosto come Edoardo Nesi, sono espressione dell'imprenditoria confindustriale nonostante scrivano libri, e quindi si inseriscono nel solco della tradizione laniera...L'ho detto tante volte: la distruzione di Gonfienti è opera di questa classe dirigente che ha puntato tutto sul 'lavoro', sull'industrialismo facendo gli interessi dei potenti e di certi partiti che venivano finanziati da quelli, togliendoci una nuova possibilità di futuro.

La cultura come è stata intesa, e come è intesa oggi, è ancora quella dei soldi e dei numeri al Metastasio, al Pecci, agli enti e per cui, come abbiamo recentemente visto, ancora litigano da vere prime donne di una tragicommedia. Espressione di potere politico, punto.
Che non incide che minimamente; è  vetrina cittadina, passatempo del fine settimana della piccole e media borghesia, e basta.

Perché questo è il dilemma: se non si foraggia la cultura, il paese si impoverisce anche economicamente (come è anche la tesi del giornale della Confindustria); ma se si foraggia, questo danaro foraggia i partiti, foraggia chi fa le nomine agli enti culturali in certo modo in funzione dei partiti stessi, per cui gestisce una cultura che è poi per il 'popolo' al massimo un più o meno piacevole passatempo.