sabato 2 febbraio 2013

ENRICO ROSSI E LO SVILUPPO



Sono INDIGNATA: causalmente ho visto il Presidente Rossi parlare a una trasmissione su RAI 3, "Ambiente Italia", e  raccontare la solita tiritera sullo sviluppo, l'aeroporto di Firenze e tutte le solite balle sulla crescita (Ha detto che lui non vuole "la Toscana delle seconde case e del turismo"; invece vuole quella del cemento - Anzi che lui vuole espandere l'aeroporto perché così non si costruisca - il massimo dell'ipocrisia ). Ma mentre la Conchita de Gregorio si faceva bella delle parole sincere della ragazza diLucera, che si lamenta dell'abbandono del patrimonio artistico da parte della stessa Soprintendenza, mi sarebbe tanto piaciuto domandarle se sa della bella storia di Gonfienti etrusca, una storia vergognosa dove la Sopritendenza ha fatto lo stesso o forse peggio che a Lucera, un insulto per tutti, mentre l'Interporto è intanto languente vuoto, e con mire di espansione su Campi Bisenzio.

I candidati del 'brutto'

Fate caso: nessun candidato, dico, NESSUNO, parla della cultura come ricchezza, ovvero anche in termini di lavoro.
A Prato questa che è una caratteristica nazionale si osserva in modo macroscopico.

Leggete le mosse dei candidati nei loro facebook-contenitori: non ne troverete una parola.

D'altronde quasi nessuno si mostra all'altezza del compito, e non fa altro che ripetere come sorella pappagalla fratello pappagallo i temi ammessi dal partito.

I candidati non hanno fantasia, oltretutto, e poi non la possono avere.

Per loro la cultura è gestire l'ente in cui dovranno poi mettere le loro pedine, come stanno ancora facendo, e se ne vedono esempi proprio in questi giorni, non dando in realtà nessun segno di cambiamento. Nonostante le parole della campagna elettorale.

La politica avrebbe il compito di rendere l'uomo più felice, di 'liberarlo': questi invece sono ingaggiati e si adoperano per l'opposto, e con la retorica del lavoro, sul cui problema, oltre a non avere idee originali, non possono niente, non fanno altro che contribuire a rendere il prossimo più schiavo.

La cultura - nel senso ampio di pratica delle arti, ma anche autonoma ricerca di senso attraverso il segno, la materia, eccetera - è questo, un tramite verso la dignità dell'uomo, verso la bellezza. E' ricchezza. Rifondazione 'illusoria' del mondo, ma la sola capace veramente di  cambiarlo.

Ma questi  candidati appaiono ciechi e sordi, veri replicanti, candidati al, del 'brutto'.

venerdì 1 febbraio 2013

Cultura lontano dalla gente, ostaggio di partito

Prato: Metastasio e Pecci battono cassa.
Al Met mancano 200 mila euro; il museo Pecci, per finire i lavori di ampliamento ne ha bisogno di 800 mila.
Ma c'è qualcosa di più grave che certa informazione non dice: che questi enti sono lontani dalla gente.
Complice la crisi, certo, ma non solo.

Ma anche quello che viene proposto, come viene proposto.
Il problema Pecci è sempre esistito, perché i cittadini di Prato lo hanno sempre sentito come qualcosa di lontano da sé. E' la nostra cattedrale nel deserto culturale.  D'altronde, allevati a forza di lavoro, a pensare soltanto al lavoro, alla fabbrica, al circoletto Arci Acli, ecco il risultato. Una politica che non ha puntato che sul lavoro e sul creare la rete del consenso. Come è evidentissimo anche in questa campagna elettorale, dove si fa a fare propaganda nelle fabbriche.

Va un po' meglio col Metastasio, ma solo un po'. Anche il famoso teatro si sta allontanando come una barca alla deriva... Un "teatro come una vetrina", la famosa triste frase dell'ex-sindaco Romagnoli, ora il Met non è nemmeno più questo. Problemi di convivenza interna il Metastasio ce li ha sempre avuti, ma questa volta, con due direttori artistici e un presidente forte e impositore - sembra farlo lui il direttore artistico! - con i soldi mancanti, la crisi che mangia, il teatro è bloccato e i cittadini lo guardano da lontano.

Tutte le risorse che ci sono nelle casse comunali saranno date a questi due enti e agli altri come Museo del Tessuto, Camerata, Politeama: ma perché, finora cosa è successo?
Intanto la città s'impoverisce culturalmente a vista d'occhio: e tanto per fare un esempio la periferia dove abito è abbandonata a sé come non mai,  non c'è più niente, anche perché le Circoscrizioni sono morte giù prima della loro definitiva morte istituzionale. Chi ha mai visto la Presidente da queste parti?
Non oso pensare alla periferia est, dove i cittadini sono ancora più schiacciati, tanto per fare un esempio, dall'inutile mostro dell'Interporto; e invece avrebbero potuto essere vivi con i 'quattro sassi' morti della città etrusca!

Il sindaco Cenni, un liberal, insieme alla sua assessora Beltrame hanno tradito fin da subito la loro provenienza politica facendo lo stesso gioco delle giunte di centrosinistra, gestendo il tutto con i finanziamenti e nomine politiche di area. Non mettendo in discussione niente, non entrando nemmeno a guardare come, tanto per fare un esempio, sono gestiti questi enti.

Oltre che in profonda crisi, la città è ostaggio dei partiti e dei centri di potere incapaci di fare qualcosa di positivo, di essere veramente propositivi,  e l'aria è pesante. E nemmeno l'apertura del Museo Civico interessa a nessuno; anzi, i cittadini, se li interroghi, sono veramente arrabbiati, perché anche questa giunta non ha prodotto nulla. Nulla che facesse pensare a un minimo cambiamento di rotta, non si sarebbe chiesto molto di più.
E non basta organizzare eventi e ancora eventi, affidandosi a organizzazioni, associazioni di giovani furbi e ambiziosi pronti a saltare sulla prossima carrozza, stare a palazzo e ordinare come con la bacchetta magica.
La favola del principe e delle principesse sta per finire.



giovedì 31 gennaio 2013

Seconda serata SIMONE WEIL

ATTENZIONE il prossimo incontro su Simone Weil si terrà sabato 16 febbraio ore 21,30 e non domenica 17 come precedentemente stabilito, sempre al Teatro La Baracca.

Che senso hanno oggi i partiti politici?

 Lettura di brani tratti dal Manifesto per la soppressione dei partiti politici di Simone Weil

a cura di Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti


SABATO 16 FEBBRAIO 2013 ore 21,30

al Teatro La Baracca

Con la partecipazione di Fulvio Silvestrini

 

Simone Weil, una riformista rivoluzionaria, poco prima di morire prematuramente per malattia, nel 1942 ha lasciato questa ‘modesta’ proposta: sopprimere i partiti politici che, in quanto organizzazioni verticistiche e inquadrate, sono autoritari e repressivi per definizione. E alcuni, quelli italiani per esempio, mostrano un totale disinteresse per la res publica, ma un grande talento nel sottrarre denaro pubblico alla comunità.

Il nostro intento è quello di diffondere la conoscenza di questo scritto, che la filosofa francese non riuscì a vedere pubblicato; in Francia fu stampato solo nel 1950, a sei anni dalla sua morte. Molto più tardi in Italia, dove è pressoché ancora sconosciuto.

 

Segue dibattito  - Ingresso Libero

Info: Teatro la Baracca, via V. Frosini 8, Casale- Prato Tel. 0574 812363 - www.teatrolabaracca.com

Ilaria Santi sul Sindaco Cenni

Si sono tutti mossi a sostegno del Sindaco quando la candidata del PD Ilaria Santi - conosco il fratello Tommaso perché qualche anno fa venne a recitare al Teatro La Baracca, ma poi non si è più visto, naturalmente -ha detto che la politica di Cenni a Prato è fallimentare come la sua azienda, eccetera.
Vendola lo qualificò bancarottiere, e fu querelato.

Insomma, non dovrebbero prendersela più di tanto i cenniani, perché certi modi di non fare politica, di sparlare su facebook, si qualificano da sé e naturalmente sono poi controproducenti.
D'altronde anche il Centro Destra usa questi mezzucci,  nello stesso identico modo.

Siamo proprio stanchi di questa gente, di questi politicuzzi e politicuzze, a tutti i livelli.
Di questo livor nullius.

Il padre di Ilaria Santi, che ora corre per il Senato, negli anni '70 fu già senatore della Democrazia Cristiana (non lo sapevi? ora lo sai!), che almeno tutti ricordano come uomo di stile.


Le buone pratiche del teatro con i lottizzatori?

A Firenze ci sarà presto un convegno sul teatro denominato "Le nuove pratiche del teatro".
Per l’edizione 2013, il tema scelto dai due curatori, Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, è “Del Buon Governo del Teatro”.
Non è la prima volta che detto convegno viene organizzato, in cui si analizzano i problemi e poi si tenta di dare una risposta e una soluzione: da anni nulla di quanto viene detto sembra essere ascoltato.
La lottizzazione del teatro è assoluta; ma come si può risolvere il problema se a partecipare all'evento ci sono i lottizzatori?
Molti di questi devono essere mandati a casa, ci vuole davvero aria nuova. Come si farà se la politica non cambia?

La risposta certo non può essere mettere i giovani che sono messi dai lottizzatori. Perché è questa è la furbata che cercano di fare.
Con il risultato che vediamo, di giovani incapaci di fare teatro, che dico, di pensarlo e scopiazzatori delle opere e idee altrui. (Io al riguardo per mia esperienza, potrei scriverci sopra un bel trattato). Addirittura alcuni di loro, raccomandati e pompati dai giornaletti italiani, li vediamo nei cartelloni dei 'grandi' teatri!
Per cui i giovani, invece di studiare e di imparare il mestiere del teatro - ars longa vita brevis! - , si danno un gran daffare per entrare in questi circuiti viziati, e diventano più cortigiani dei cortigiani.

Gli organizzatori dovrebbero, per onestà, dire questo: fuori tutti i lottizzatori, tutti questi unti dai partiti e dalle varie congreghe, e poi ne parliamo.
Solo così a teatro si potrebbe cominciare a respirare aria nuova.

Grazie per gli sforzi, ma gli organizzatori, pur non vivendo del 'fare teatro', non possono non essere a conoscenza di tutta questa 'merde merde merde!', Anzi,  che  i loro convegni dall'aria un po' ruffiana, sembrano sostenere e aumentare.

L'amore cinese e gli altri spettacoli

A causa di impegni fuori sede, in particolare per Cafiero Lucchesi, abbiamo rimandato gli spettacoli previsti per il mese di febbraio
La radio a teatro (L'amore cinese, Eva e Dio, Il pozzo) e la Chisciotta e Sancio Panza operaio.
La programmazione riprenderà regolarmente domenica 17 febbraio con lo spettacolo per ragazzi Pagliaccia Secca prof e sabato 2 marzo con la splendida Matilda.

mercoledì 30 gennaio 2013

Morbida lana

Il testo di una mia nuova canzone...

Morbida lana

C’era una volta una puttana
Aveva una fica morbida lana
Nessun difetto nessun errore

Aveva un culo c’era un amore
Le puppe piccole e delicate
Mele piuttosto caramellate

Qualcuno dice venisse dall’Est
Parlasse russo o chissacché
Che fosse bionda ma altri dice
Con la parrucca ingannatrice

Tutti la cercano anche chi mai
Pagò per farci il dolce viavai

Dove sei andata, morbida lana
Ora a chi dài la bella fica
Per noi passione per te fatica?

Siamo smarriti senza di te
quale magnaccia ti portò via
o ti rubò un innamorato
incurante del tuo mercato?

C’era una volta morbida lana
Era una giovane bella puttana

Ora è scomparsa e non si sa
Dove è andata che ne sarà.

martedì 29 gennaio 2013

L'assessora piaciona piace alla cultura piaciona

L'assessora piaciona alla cultura piaciona fa tante cose per restare a galla.
Soprattutto vuol piacere. E per piacere piace a destra e a sinistra.
Fa l'amicona con gli amiconi ruffiani, resterò a galla? strizza l'occhio e alla cultura dà gas, resterò a galla?, soprattutto i pochi dindi rimasti, lei li dà a chi vuole e a chi piace la cultura piaciona che fa la piaciona, sicché piace la piaciona anche ai piacioni dell'altro partito e si rallegrano del fare piacione piaciuto. Resterò a galla?

E' malata di megapiacioneria, però tutti nel suo suo settore piacione non ne possono più di questa piacioneria piacionissima sua e non vedono l'ora che se ne vada.

Resterò a galla?


Ricetta lavoro

Rete Imprese Italia ha lanciato ieri il suo allarme sulla crisi del lavoro ai candidati al Parlamento, che si sono tutti presentati perbenino al suo cospetto.
Ora, molti di questi candidati si sono lanciati in politica proprio per arginare le loro crisi personali di lavoro, alcuni dei quali addirittura hanno  lasciato le loro aziende nel fallimento - oltre che le amministrazioni, lasciandole in totale empasse per andare a prendere più  soldi e onori - , e quindi può risultare risibile un appello a queste persone, però è un fatto, almeno sulla carta, che gli eletti andranno a votare leggi, se non a proporle.
Ribadisco che gran parte di questi candidati non sono assolutamente all'altezza del compito che potrebbero essere chiamati a svolgere, e questo non è una critica che rivolgo solo a quelli partoriti dal cappello indifferenziato di Grillo, ma anche ai partiti 'classici'; insomma, le primarie non sono state uno strumento valido e a mio avviso hanno fallito. Sono servite solo a dare una verniciata di fresco alla loro immagine. Ma di questo ho già scritto.

Torno al lavoro.
Dato che sui mezzi di informazione si dà spazio soprattutto a due sindacati, in particolare CISL e CGIL, almeno alla radio che seguo, e molti candidati non danno mostra di averla letta, voglio pubblicare la 'ricetta lavoro' della UIL che, a mio avviso, pur tra mille lacune, è molto ragionevole e meno ipocrita di quella della signora Camusso; sarà forse per questo che c'è nei confronti di quel sindacato una certa qual censura?
In particolare, il documento della UIL titolato "Cinque proposte per far ripartire l'Italia" evidenzia la necessità di diminuire il costo del lavoro, che è l'ingrediente fondamentale della ricetta, almeno di quel lavoro, il solo che questi sanno immaginare:

lunedì 28 gennaio 2013

Il Movimento 5 Stelle e i leader

Grillo e compagnia sostengono, in una intervista vippara e radical-chic con Dario Fo, che loro sono  contro il leaderismo, che l'hanno superato.
Che non si chiameranno 'onorevoli', una volta arrivati in Parlamento, ma 'cittadini'.
Viene da ridere.
Il M5S è una delle ultime quintessenze del 'leaderismo': senza Grillo quel movimento non solo non sarebbe mai nato, ma non continuerebbe a esistere un minuto in più.

Credo poi che non ci sia niente di male ad aver un buon capo. Un rappresentante o che cosa. Anzi, che sia auspicabile.
Come avere un buon maestro, ha nell'allievo un benefico effetto. Purtroppo mancano i buoni rappresentanti, o i buoni maestri.
Guardate il disastro dei 'prof' italiani, inseriti nel 'lavoro' scolastico a forza di quizzoni.
In parte, oltre ai nefasti risultati della politica scolastica degli ultimi governi -Gelmini ministro ultimo ridicolo esempio - al fallimento dell'istruzione italiana contribuisce e ha contribuito aver incoronato insegnanti persone, soprattutto donne, che non ne avevano proprio la grazia e la decenza, oltre che la preparazione. 

Grillo e il suo alter ego Casaleggio 'mentono sapendo di mentina'.

Riguardo a Fo, già Pasolini qua e là nei suoi scritti, disse già tutto. (1)



(1). "L'Italia è un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c'è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra: soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra. Il teatro italiano, in questo contesto (in cui l'ufficialità è la protesta), si trova certo culturalmente al limite più basso. Il vecchio teatro tradizione è sempre più ributtante. Il teatro nuovo - che in altro non consiste che nel lungo marcire del modello del Living Theatre (escludendo Carmelo Bene, autonomo e originale) - è riuscito a divenire altrettanto ributtante che il teatro tradizionale. E' la feccia della neoavanguardia e del '68. Sì, siamo ancora lì: con in più il rigurgito della restaurazione strisciante. Il conformismo di sinistra. Quanto all'ex repubblichino Dario Fo, non si può immaginare niente di più brutto dei suoi testi scritti. Della sua audiovisività e dei suoi mille spettatori (sia pure in carne e ossa) non può evidentemente importarmene nulla. Tutto il resto, Streher, Ronconi, Visconti, è pura gestualità, materia da rotocalco". (PPP, Bestia da Stile, introduzione. Altri commenti negativi di PPP su Dario Fo anche altrove).

domenica 27 gennaio 2013

Il "Piano del lavoro" della CGIL: sì al grande, no al piccolo

Leggendo le 27 pagine del "Piano del lavoro" della CGIL ho trovato  parole molto belle, e assolutamente condivisibili.
Tuttavia, anche due punti critici, a mio avviso, che rivelano l'appoggio del mio ex-sindacato agli industriali e all'industrialismo, che è l'ubi consistam del sindacato stesso. 
Secondo la CGIL è mancato un piano industriale serio:

"La parola politica industriale è stata bandita e le stesse grandi imprese rimaste in mano pubblica non hanno nella generalità svolto funzione di traino di investimenti ed innovazione, anzi, nel caso di Finmeccanica è a serio rischio il suo stesso futuro se non si fermano le politiche di vendita/dismissione.
Quali ragioni hanno determinato tale lontananza dal governo dell’assetto produttivo del Paese? L’ideologia del mercato che si regola da sé, l’ideologia del piccolo è bello e quella del privato sempre meglio". (p.2)

Il 'piccolo' la Cgil non lo vuole, vuole la grande industria. Non c'è una sola parola di appoggio all'artigianato. Incredibile, ma vero. Anzi, la parola 'artigianato' non appare proprio. 
Sarà stato forse per questo auspicare il 'grande' invece che il 'piccolo' che, per esempio a Prato, non si sono opposti alla costruzione dell'Interporto della Toscana Centrale invece di sostenere la ri-nascita della città antica etrusca eccetera, nonostante il Piano critichi la non valorizzazione del patrimonio artistico? (p.3) 

E ancora, a p. 12, si propone un metodo per rianimare il lavoro, il grande assente, e fra i punti che lo aiuterebbero si cita addirittura lo sviluppo dei centri commerciali: un favore alla Coop e alle varie multisale e simili, dove tra l'altro  i contratti di lavoro non eccellono per qualità, dove per di più il lavoro stesso è estremamente alienante ?

Sembra che Squinzi, presidente della Confindustria, abbia lodato il discorso della Camusso. Poi la notizia, detta una volta, è stata messa a tacere.

http://www.cgil.it/Archivio/EVENTI/Conferenza_Programma_2013/Piano_Del_Lavoro_CGIL_gen13.pdf