sabato 27 aprile 2013

Stasera Čechov


Le allieve sono molto giovani, la più grande 16 anni, la più piccola quasi 12, e si cimentano con coraggio con un classico del teatro. Una esperienza credo unica anche per me.

venerdì 26 aprile 2013

Giovani per nulla "liberanti"


Non mi piacciono quei giovani o anche meno giovani che ieri abbiamo visto sfilare con le bandiere per la Festa della Liberazione, che si son fatti fotografare a destra e a manca , sfruttando per fini elettorali e di partito questa manifestazione.

Sì, è cosa nota, l’hanno fatto tante volte, ma vederlo con i giovani, dà fastidio, perché mostra che siamo al di là del conformismo.

Questi giovani imbandierati non mettono per niente in discussione la struttura politico-partitica dello Stato italiano così come l’hanno trovata,  che è ancora fascista,  e se contestano, lo fanno solo nel solco permessO; insomma protestano attraverso stilemi ideologici, chiamiamoli così, calati dall'alto e non si azzardano mai veramente alla critica.

Né mi piace la Presidenta della Camera, che ottusamente risponde con frasi fatte,  a mo' di beghina – ma perché questa donna si mostra così confezionata a Sinistra, e le sue parole suonano così false? -  alle critiche di Grillo alla Festa (“Il 25 aprile è morto”)

I partigiani,  anche quelli d’oggi, un’altra cosa.

http://www.youtube.com/watch?v=g4FBRSJZMJQ

Il valore dell'archeologia per la rinascita di un territorio


A proposito di risorse archeologiche e sviluppo futuro c’è da dire che in Abruzzo, cittadini di buona volontà, per abbattere l’immobilismo governativo hanno puntato sull’associazionismo per la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali. Così è nata l’Associazione “Casuentum onlus” per contribuire alla rinascita dei borghi storici e del territorio della Media Valle dell’Aterno nella conca aquilana martoriata dal sisma di quattro anni or sono.
Per questo motivo sono particolarmente  orgoglioso di avere contribuito in prima persona, e con il supporto del Dipartimento di Architettura  dell’Università degli Studi di Firenze del quale, dal 2004, faccio parte come professore associato di restauro, alla formazione del Piano di Ricostruzione dell’antico borgo di Casentino nel Comune di Sant’Eusanio Forconese e, con questo, alla riscoperta delle valenze geo ambientali ed archeologiche di un magnifico territorio che, in verità, ha molte assonanze con il nostro, straordinario paesaggio dei Monti della Calvana. Laggiù come, alle nostre latitudini, hanno abitato le nostre antiche progenie (etruschi, sabini o vestini poco importa), lasciando testimonianze indelebili nel segno di origini comuni  che oggi possono costituire la molla di una ripresa economica e sociale, dando speranza  alla popolazione e, soprattutto, ai pochi giovani rimasti tenacemente legati alla valorizzazione della storia e delle risorse culturali. D’altronde la comune ascendenza di genti umbre, testimoni delle più antiche civiltà appenniniche, è data da quel toponimo Casentino che, al pari di Camars e di Chiusi, sono parte integrante della nostra storia.
L’interessamento del CAI attraverso il Comitato Scientifico Nazionale, che qui ha voluto organizzare il suo annuale convegno nazionale, ne è certamente una prova. Per noi  pratesi credo sia anche uno stimolo in più e un insegnamento per quanto possiamo immaginare circa la riqualificazione dell’area archeologica di Gonfienti, delle necropoli  e dei siti d’altura che a suo tempo l’Ass.” Camars”, ora Ass. “Via Etrusca del Ferro”, vanno da tempo segnalando. Ecco perché il Convegno abruzzese è importante anche per noi, non solo per le comuni reminiscenze protostoriche, quanto per i destini che potrebbero avere nell’interesse della comunità. Ecco perché prima di ampliare ulteriormente l’Interporto occorre varare al più presto un piano di sviluppo per l’area archeologica che vi è insediata, rendendola fruibile liberandola dalla stretta mortale nella quale è caduta con il bene placet delle istituzioni governative.
Qui, come in Abruzzo, dopo l’emergenza, infatti, si deve pensare ed attuare una vera e propria  rinascita che solo potrà esservi puntando decisamente ed investendo sulle nostre risorse culturali ed ambientali.

Prof. Giuseppe A. Centauro





giovedì 25 aprile 2013

Il fallimento del Museo Pecci è figlio del disastro culturale

Stamani è uscito un articolo sul nostro Museo, ed è sconfortante.

Sono anni che si parla di questo disastro cultuale,  di questo enorme dispendio di danaro pubblico, senza che ci sia un vero ritorno né per la cittadinanza né per la città in termini economici.

Sono anni che se ne parla, ma a voce bassa, perché della gestione scandalosa di questo museo non è lecito discutere.

Prato, allevata da più di un secolo al mito del lavoro operaio come alla cosa più bella del mondo, il lavoro tessile come la porta del paradiso, ha fatto ben poco per il lavoro culturale sulla cittadinanza, che si è ritrovata questa cattedrale insignificante nel proprio deserto tessile, un museo dove la gran parte dei pratesi non sono mai mai stati.

Perché per avere un museo di arte contemporanea c'è bisogno di una città dialogante politicamente, come è accaduto a Bilbao, dove gli obreros erano ben consapevoli, quando nacque il Guggenheim della sua importanza, anche grazie a secoli di problematiche identitarie della regione basca.

Ma i nostri operai, molti  dei quali immigrati, non hanno ricevuto questa educazione politico-culturale, tutt'altro! Dedicati al solo lavoro, al massimo potevano rivendicare diritti, qualche rivendicazione sindacale, ma mai è stato concesso loro di varcare questo confine.

E ora ci si stupisce che la città, dopo anni e anni di queste trote allevate che siamo, trotacce di partito, non abbia reagito alla cultura 'alta', disinteressandosi del tutto alla vita di quel museo, anzi, mettendone in discussione l'esistenza.

Manca poi del tutto una direzione artistica, un gruppo dirigente capace di stimolare, attrarre, significare. Manca fantasia e coraggio, impigliati come sono nei pasticci politici, incarichi di partito, impicci di mercanti d'arte e via discorrendo.

In proporzione guadagna di più il Teatro la Baracca.


Pecci, dai biglietti arrivano meno di mille euro al mese
Il bilancio chiude in attivo grazie alle nuove erogazioni di Comune e Provincia Critiche a personale e dirigenti nella relazione della direttrice amministrativa
Ecco i numeri del bilancio consuntivo 2012 del Centro Pecci, chiuso con un avanzo di 91.821 euro. Per quanto riguarda le attività, per un totale di 2.256.526 euro le voci più significative sono i proventi di 11.921 euro per l’ingresso alle mostre, mentre i contributi del Comune di Prato assommano a 1,2 milioni di euro, 50mila dai soci fondatori, 1.089 euro dai soci ordinari, 17 mila dalla provincia, 580mila dalla Regione e nulla dal ministero. Per le passività la voci più importante sono i costi per il personale e collaborazioni, (22 dipendenti a tempo indeterminato, di cui 13 full time e 9 part time, 1 determinato part time e i co.co.pro) per un totale di 976.735 euro, mentre gli oneri per i servizi ammontano a 678mila euro, calati di 350mila euro rispetto allo scorso anno. Fra le curiosità le spese telefoniche sono scese da 15 mila a 12 mila euro, mentre l’acqua e il gas sono aumentati da 23mila a 40mila euro.
di Riccardo Tempestini wPRATO Ricavi da biglietti per appena 12mila euro in un anno. L’approvazione del bilancio del Centro Pecci , grazie ad un documento davvero esaustivo redatto dalla direttrice amministrativa Elisabetta Dimundo, ha rappresentato l’occasione per effettuare una radiografia di tutti i problemi del Centro. Nel corso del 2012 sono stati staccati 8.834 biglietti, ma tra omaggi (quasi 2.700), ridotti e gruppi, il ricavato annuo è stato di appena 11.921 euro, con soli 670 biglietti interi a pagamento, in pratica meno di due al giorno. Nel 2012 il Centro ha conseguito un utile di 91.821 euro, rispetto al disavanzo di 84.572 dell’anno precedente, grazie ad una ulteriore erogazione di 50mila euro ciascuno dal Comune di Prato e dalla Regione, oltre «ad un oculato controllo della spesa». Nella relazione acclusa al bilancio vengono elencate le criticità del Pecci per quanto riguarda il personale dipendente, cominciando dall’insufficiente operatività del responsabile amministrativo, perché anche direttore, così come «permane una difficoltà dei quadri ad essere gestori delle risorse umane assegnate». In particolare si evidenzia «l’insufficiente programmazione ed organizzazione del lavoro nell’area artistica, così come è in attesa di completamento dell’inventario della collezione». Per quanto attiene all’area cultura e territorio, «si riscontrano problematiche nella gestione dei servizi di pulizia, con il personale del’accoglienza, del bookshop, dei servizi di biblioteca», per concludere con un «permane un atteggiamento dell’area territorio e cultura insufficientemente dinamico e propositivo». Infine, per la stessa area amministrativa permangono i problemi «dovuti all’insufficiente interscambiabilità del personale assegnato». Resta comunque da risolvere un problema molto importante, se non fondamentale per il Centro Pecci, di cui si fa cenno nella relazione. Nel dicembre 2004, per evitare la chiusura del museo per il buco di 1,3 milioni di euro, trovato dal presidente Valdemaro Beccaglia, fu stipulato un contratto di vendita della collezione permanente per la stessa cifra con l’amministrazione comunale, che versò 800mila euro di acconto. Poi Beccaglia riuscì a risanare e a rilanciare il museo, senza i restanti 500 mila euro, cosicché il contratto non è stato perfezionato, nonostante le varie ipotesi di soluzione del sindaco Cenni. Quanto ai visitatori, le 4 mostre allestite nelle sale principali nel 2012 sono state viste da 11.334 persone, con 8.834 biglietti staccati, mentre le altre mostre sono tutte ad ingresso libero con numeri difficilmente verificabili soprattutto per il «Pecci Milano», accreditato per 9.800 visitatori. In questi dati comunicati dal direttore artistico Marco Bazzini, viene riportato anche il totale generale dei visitatori e partecipanti a mostre, iniziative, Cid e didattica che arriva a 125.896 unità. Il presidente del Pecci, il sindaco Roberto Cenni, assente per una laringite, ci ha fornito un aggiornamento sui probabili tempi della conclusione dei lavori e dell’inaugurazione del “Pecci due” disegnato da Maurice Nio. «Se a ottobre verrà consegnato il nuovo edificio museale, dopo è necessario restaurare anche il “vecchio” disegnato da Italo Gamberini , così come sarà sistemata tutta la parte esterna a verde, cosicchè è probabile che il taglio del nastro sia rinviato alla primavera 2014. Per quanto riguarda la direzione artistica, a fine giugno verrà pubblicato un bando. Quanto al Pecci Milano, va tenuto aperto almeno fino a fine anno, ma la Regione è perplessa». (IL TIRRENO).

mercoledì 24 aprile 2013

Letta, ovvero dell'inciucio in famiglia

Letta Presidente del Consiglio rappresenta perfettamente l'inciucio fra PD e PDL. Tutto rimane in famiglia, come nella più autentica tradizione italiana di stampo nepotistico - il clan familiare vince su tutto-  e si può discutere degli affari di Stato anche nel salotto di casa, dello zio.

Teatro commerciale, dài, il pubblico vuole ridere

In un colloquio di lavoro con una direttrice, una di quelle che decidono sulle programmazioni, viene fuori un dialogo interessante sul teatro, e sull'arte in genere.

Dunque, la prima regola per questi direttori artistici nello scegliere il loro prodotto è la sua commerciabilità.
I direttori sono obbligati a riempire teatri, perché la politica chiede questo, che i teatri siano pieni, che la gente gradisca il prodotto.
E che applauda.
Se per esempio un teatro rimane vuoto, in giunta l'opposizione può dare battaglia. E questo non si può.

Tu puoi anche produrre opere eccellenti, ma se non porti gente, gente che solo la televisione può assicurare, non hai futuro.

Il primo dovere per un artista oggi è quindi assicurare cassetta, e conseguentemente essere personaggio televisivo, anche un pochino basta.

Ecco spiegate le programmazioni commerciali di quasi tutti i teatri, ormai.

Oppure i giovani. I giovani possono essere scelti perché fanno parte del programma 'favorire i giovani', perché ipocritamente si deve fare. Dà lustro al programma politico.

C'è poi troppa produzione. Troppa. Di bassa qualità, chiaramente. Ma il pubblico digerisce di tutto, basta che faccia RIDERE.

In questi tempi di crisi, chiaro, bisogna far ridere il pubblico! Ma far ridere o come i comici televisivi, magari un po' di satira innocua e bonaria alla maniera del bravo Crozza,  oppure in modo del tutto liberatorio.

E dunque che importa se lo spettacolo, l'opera, quello che sia, faccia pena. 

Naturalmente sono vietate tragedie, drammi che non siano specificatamente targati classico, e roba simile.

E' finito per sempre il tempo in cui il direttore artistico sceglieva i suoi spettacoli con un minimo di libertà. Il direttore artistico oggi è scelto dagli spettacoli.



lunedì 22 aprile 2013

Occhi ben aperti

Eccolo, è tornato; sentivate la mancanza, vero, di qualche bel discorsone, della politica con la A maiuscola?
Eccovi serviti con il discorso di Giorgio Napolitano II. Gongolate tutti, bavosi.
Intanto altre nullità vanno ai comandi regionali...

Il potere costituito si ricompatta sempre, come un cancro che non è stato tolto; le sue cellule vivono in un angolo pronte a riprodursi a rafforzarsi con incredibile velocità...

E proprio mentre pensi di averlo sconfitto, ecco, ritorna, ritorna più forte per continuare a disseminare la sua malattia, e contagia tutto, si espande.

Leggere, studiare, pensare, esercitarsi, scrivere perché bisogna vaccinarsi contro questa continua manipolazione dell'informazione, ripararsi degli schemi fumogeni che ci impongono.

Tenere gli occhi ben aperti per vedere le cose per quello che sono, ma ancora più aperti per vederle diverse da quello che sono.

Senza lacrimare, s'intende.

Ribelli chi?

Ribelli chi?
queste signorine
che scrivono con
dolci paroline
su giornaletti
lecca-culetti?

O queste bigottone
assise al parlamento
che cantano stonate
viva la costituzione
la nostra sarebbe
la migliore del mondo.

Affanculo in rima
questo dal cor mi viene
donne che delusione
come siete ruffiane

false disgustose
untuose

fotocopie dei maschi,
ma di quelle sfumate
che non si leggono
e poi si buttano

lecchine assessorine
parlamentarine.

Ribelli chi?
voi del partito
del movimento
giovanotti e vecchi
ambiziosi
usi a dir no
e poi di sì
al segretarietto
al capetto,
a pugnalare
a convenienza...
allo sgambetto!

usi alla violenza
ma di nascosto
in casa,
eh, la decenza!

mentre la signora
la fidanzata
la puttana
vi lava il calzino
rassetta la stanza

e intanto sfilate
vi mostrate

Ribelli chi?
No, niente venticinqueaprile
con voi
né primo maggio

con gli assessorini
i lecchini
passati e futuri
parlamentarini

domenica 21 aprile 2013

Il cambiamento non può attendere

Dopo che abbiamo assistito alla triste sceneggiata dal titolo "Come si può eleggere un gerontosauro e perdere un partito", il  cambiamento non può più attendere.
Sia attraverso Grillo - che prenderà il Friuli - o altro, non vediamo l'ora che davvero qualcosa cambi.

Anche e soprattutto adesso a livello locale, abbiamo necessità vitale di respirare aria nuova,  e vedere gente incapace finalmente andare a casa.

Ci vorrà comunque ancora un po' di tempo, perché le tarme s'annidano nel buio degli interstizi, e nel frattempo, chi ha potuto si è fatto assumere dagli enti comunali e regionali.

Mentre i politici possono, possono passare, i funzionari messi dai partiti, i ruffiani fatti entrare negli enti, stipendiati da noi, (nei teatri ce ne sono a centinaia!), quelli cambiano con lentezza pachidermica, anzi cambiano come le ere geologiche.

I funzionari degli uffici non cambiano mai. 

In questi giorni, facendo una domanda per finanziamenti, mi sono accorta che una signora che è stata presidente di un teatro famoso, è dipendente dell'ufficio cultura regionale. Come ha fatto a diventare dipendente? Con un concorso che non c'è stato? Solo in grazia di partito.

Questo hanno fatto un milione di volte.

Invece io, noi siamo qui a barcamenarci sul vivere non vivere, fare domande per finanziamenti che questa signora dovrà addirittura giudicare, decidere se concedere o no al Teatro La Baracca misere briciole, questo è il suo potere, e senza nessun merito, NESSUNO, se non di partito. E senza sapere veramente chi siamo cosa facciamo, senza sapere niente, decidere di una materia senza esserne informata, nemmeno come spettatrice.

Non fosse che per questo, questi partiti, tutti, meritano quello che stanno vivendo: la fine.



Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto. Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi gio...