sabato 29 giugno 2013

L'assessore Silli non incontra il ministro Kyenge


Perché l'assessore all'integrazione Giorgio Silli non ha incontrato il ministro Kyenge? Perché la pensa diversamente da lei! (O forse perché siamo in odore di elezioni?).
E invece di dirglielo in faccia, quale rappresentante delle istituzioni locali, scrive una lettera ai giornali.
Un'altra occasione mancata di 'integrazione', ma soprattutto di dialogo o di scontro vero.
Dunque o siamo all'interno delle istituzioni e ad esse ci si attiene, e all'interno di queste si dialoga o ci si scontra, oppure, che senso ha essere assessore, stare all'interno delle istituzioni?
Lui doveva andare dal Ministro e invece parlare di tutte le enormi problematiche della città di Prato, anche se lei sta da un'altra parte, se considera le opinioni del Ministro qualcosa che non sta né in cielo né in terra.
Dopo la mancata giornata di lutto per la morte delle tre cinesi nell'ancora chiuso sottopassaggio di via Ciulli - che forse non sarà mai riaperto - ecco questa nuova gaffe del governo locale.
Mi permetto poi di ricordare a Giorgio Silli che la poesia è una cosa seria. Talmente seria che non tutti ne capiscono l’importanza e la necessità, a tal punto da usarla come sinonimo di ‘favola’.


La Nazione, Prato: "Arriva Kyenge e Silli attacca
«Fa troppi spot, non la incontrerò» Il ministro al circolo di Cafaggio, lettera al veleno dell’assessore
di GIORGIO SILLI*
OGGI non presenzierò all’incontro organizzato per il ministro Kyenge durante la sua visita a Prato sebbene questo istituzionalmente mi dolga. Credo di essere stato uno dei primi rappresentanti delle istituzioni ad averle inviato una lettera di augurio per il suo nuovo incarico. Chi più di me, assessore all’integrazione del comune con la maggior densità di migranti stimata in Europa, avrebbe potuto capire l’importanza della sua delega di governo?
Il fatto è che fare integrazione non significa certo gettare benzina sul fuoco con dichiarazioni che non stanno né in cielo né in terra.
Credo, e lo dico sommessamente, con il rispetto che è dovuto ad un ministro della Repubblica, che essere ministro dell’integrazione non debba significare essere ‘‘il ministro degli immigrati contro gli italiani’’. Il nostro compito è costruire una società migliore per il futuro, un migliore convivenza fra migranti e cittadini autoctoni e questo non lo si fa certo con concessioni ‘‘spot’’, con proposte assolutamente ideologiche o con dichiarazioni fuori dal tempo. Ho appreso dalla stampa alcune posizioni tipo la necessità di posti garantiti per migranti nella pubblica amministrazione, le dichiarazioni sulla poligamia, la posizione del ministro inerente lo ius soli-ius sanguinis.
Non nego che il codice dell’immigrazione vada rivisto completamente, che esso sia una sorta di patchwork composto di decine di toppe messe da questo o da quel governo, che abbia al suo interno dei controsensi e non nego neppure che la legge sulla cittadinanza vada modernizzata, ma non credo proprio che la panacea di tutti i mali sia lo ius-soli o il diritto di voto ‘‘senza se e senza ma’’ ai migranti residenti.
Togliamo piuttosto le code davanti alle questure, facciamo rinnovare il permesso di soggiorno ai comuni così da avere agenti di polizia sul territorio e non negli uffici, sburocratizziamo alcune pratiche. Questi sono alcuni passi da fare prima di pensare alle rivoluzioni. Prato ha una lunga tradizione di accoglienza, lo dimostra il fatto che ancor prima che scoppiassero le rivolte in Nord-Africa sul nostro territorio già vi erano, a spese del ministero dell’interno attraverso il progetto SPRAR, diverse decine di asilanti e profughi. Prato non è e non vuole essere definita razzista, vuole anzi collaborare con i governi affinché le normative in materia di immigrazione siano cambiate in meglio.
Ma non si può certo pretendere che si collabori alla realizzazione di certe proposte politiche che non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco. Gli stessi migranti, in gran parte, capiscono che alcune dichiarazioni non fanno altro che aumentare la diffidenza dei cittadini italiani verso di loro.
Integrazione si fa abbattendo il muro che ci separa dai futuri ‘‘nuovi italiani’’, non certo stimolando i cittadini autoctoni a costruirne di ancora più alti. Integrare chi è sul nostro territorio e lavora onestamente, bloccare i flussi in ingresso fino a che non ci sarà lavoro per tutti, espellere chi non ha titolo di soggiorno. Questo è l’unico modo di gestire il fenomeno con raziocinio. Il resto sono poesie.
*assessore all’integrazione del Comune

La Notte Nera della Periferia (5): Vergaio

Vergaio è il paese di Prato rimasto più vivace, più attivo, soprattutto commercialmente.
Bar, piccoli negozi, e una attività popolare niente male con cene collettive, mercati e via di seguito.

Attribuisco tutta questa vivacità al compianto consigliere regionale Massimo Bellandi, che io ebbi modo di conoscere personalmente quando, poco prima di morire nel 2002 credo, venne da me al Teatro La Baracca - rea di aver presentato un ricorso al TAR per avermi negato finanziamenti alla mia produzione teatrale...(Volevano che io ritirassi il ricorso...!).

Fu lui, fra le altre cose a raccontarmi la storia di Vergaio e come avesse fatto di tutto per dare al suo borgo tanta forza.

Cosa che non accadeva altrove.

Da allora l'ascesa non s'è fermata nemmeno con la crisi, con la costruzione di Parco Prato che, pur vicinissimo, vive distante e in incredibile lento declino.

Vergaio risente poi della fama di Benigni a cui è legato indissolubilmente, e questo è molto significativo, almeno da un punto di vista identitario, cosa che non accade altrove.

Il borgo era sul punto di essere schiacciato a causa della viabilità nata attorno a Parco Prato (e chiuso fra Declassata e Tangenziale) quando Mirko La Franceschina, amico e sostenitore di Cenni, consigliere comunale PdL, ha imposto una uscita sulla tangenziale che dà un piccolo sfogo viario al paese...

Naturalmente alcuni commercianti non sono affatto contenti di come vanno le cose; nemmeno più di Cenni che votarono in massa nel 2009...

Visita al carcere della Dogaia



Ieri sono andata in visita al carcere della Dogaia. Questo è il comunicato ufficiale degli organizzatori.

"Ieri mattina su iniziativa dell'Associazione Radicale Liber@MentePrato una delegazione composta dal sen. Riccardo Mazzoni (PDL), dall'on.MatteoBiffoni (PD), che ringraziamo sentitamente, e da Olinto Dini, presidente toscano della LIDU (Lega Internazionale dei Diritti dell'Uomo), da Maila Ermini, del Teatro La Baracca di Casale, da Massimo Taiti e Vittorio Giugni, presidente e segretario dell'Associazione, si è recata per una visita ispettiva presso il Carcere della Dogaia. Il Direttore Tedeschi ed il comandante della Guardie Pilumeli hanno riferito ai parlamentari lo stato dell'Istituto di Pena. Che ospita ad oggi circa 720 detenuti contro una capienza regolamentare prevista di poco più di 400 reclusi!! Molte celle, in effetti, invece di ospitare 1 o 2 detenuti ne ospitano quattro!! Rispetto all'ultima visita alla casa di reclusione sono giunte 80 nuove guardie che hanno portato ad un aumento complessivo dell'organico di circa 40 agenti! Sono sempre pochissimi invece, 4 per oltre 700 detenuti, gli operatori-mediatori culturali!! Buono è stato giudicato dai dirigenti della struttura l'apporto contributivo in risorse e progetti della Provincia di Prato. Che ha, ad esempio, consentito un ottimo allestimento dei giardini d'accoglienza esterni alla parte di reclusione dell'edificio. Buono anche l'attuale progetto che prevede, a rotazione, la migliore sistemazione delle cellle dal punto di vista abitativo (lavori di restauro delle strutture e nuove tinteggiature)!! Aumentata anche la quota dei detenuti-lavoranti, seppure sempre estremamente insufficiente rispetto al bisogno!! Dei 720 detenuti oltre la metà sono extracomunitari o comunque stranieri! Ancora elevata la percentuale di detenuti in attesa di giudizio definitivo (oltre la metà) e, pertanto, tecnicamente innocenti!!

Associazione Radicale Liber@MentePrato
Vittorio Giugni"

venerdì 28 giugno 2013

Le donne che si fanno scopare gratis

La signora Anselma dell'Olio (ex-femminista e consorte di Giuliano Ferrara) ha dichiarato che le signorine che vanno alle feste con Berlusconi sarebbero molto più intelligenti di altre, della Sinistra, che per avere certi vantaggi si farebbero scopare gratis. 
Insomma, quello che viene fuori è un paese dove le donne sono, a certo livello, inserite in un mega sistema prostitutorio.
Sembra di leggere le vicende di Svetonio, Tacito, della Roma imperiale.
Se vuoi tot, devi dare tat.

Altrimenti ti attacchi al chiodo. Non fai carriera, non ti arricchisci. E questo è ormai istituzionalizzato, chi non la pensa così è un vile moralista, un pidocchio, un essere abietto e insignificante.

La fica va data. Che male c'è, se serve ad avere qualche 'vantaggio'?
Almeno quelli come Berlusconi sono riconoscenti; quelli che la richiedono, a Sinistra, e sono tanti, non lo sono altrettanto, per cui le donne la danno a gratis. Stupide.

Bisogna fare un investimento scrupoloso, bisogna darla a quello giusto.

E questa litania - che se vuoi far carriera... -  si ripete a destra e a manca, alla radio, alla televisione che alla fine è così chiaro a tutti che, quelle come me che non l'hanno mai fatto, vivono una forte crisi psico-socio-identitaria.

Ho fatto bene a tenerla in serbo per me, solo per me, quando ero 'nei miei cenci'?
Ma quanta carriera avrei potuto fare se diversa, quando mi capitò, a Sirolo, di stare, dopo aver vinto il Premio Fondi la Pastora, a dormire a mangiare a stare insieme al gotha del teatro (e del cinema italiano)!

Avevo ventisette anni, possedevo la bellezza dell'asino. Perché non l'ho data a qualche famoso trombone come faceva, già allora, qualche altra?

-Dove pensi di andare? - mi disse Aldo Nicolaj (quello di 'Amleto in salsa piccante') disteso su un muretto affacciato su un Adriatico azzurrissimo, e con le idee molto chiare. -Una donna drammaturga? Non ti faranno mai lavorare. Non la possono nemmeno pensare, una donna drammaturga. Eccezionalmente qualcuna vince qualcosa. Devi dargliela. Allora forse...Ma al massimo, nel teatro italiano, una donna può diventare un'attrice famosa, o una costumista. -

Parole sante. Eravamo alla fine degli anni '80...e già era chiara la direzione verso cui saremmo andati.

Berlusconi e la sua corte e cortigiani vogliono far passare che per una donna la normalità è questa e che va detto senza infingimenti.
Ma è lui che ha contribuito a divulgarlo, questo costume. Il consumismo dell'essere umano, lo sfruttamento moderno della donna assunta a puttana. Pagata. Serva di fatto.

Puttane, tutte lo devono essere se serve a far fortuna. Che male c'è?



La crisi di identità delle municipalizzate

E' cosa arci-nota: fino a pochi anni le municipalizzate erano anche sistema di consenso elettorale. Quanti ne abbiamo visti passare dal lavoro operaio a esserne dipendenti.

E' chiaro che il posto era riservato ai più fedeli, a quelli che facevano certo lavoro per certo partito.

Era un sistema che funzionava; i partiti e gli operai ne avevano grande vantaggio.

Nessuno poteva però dire niente, nessuno poteva protestare, e nessuno lo faceva. A che pro?

Il sistemino era congegnato bene; una volta che il partito si insediava nella municipalizzata, procedeva a certe assunzioni. E stavi tranquillo.

Ora le municipalizzate, a corto di soldi e con il sistema partitico franante o cambiato, si trovano in profonda crisi di identità.


giovedì 27 giugno 2013

Se mi ricandido

Mi chiedono se mi ricandido!
Ma io mi sono già ri-candidata tante volte, nel senso che non ho mai smesso di fare politica.
Non avevo certo bisogno di candidarmi a sindaco, come è stato nel 2009,  per fare politica. E poi, anche con questo blog, questo diario preferisco dire, con questo diario propriamente politico non ho mai smesso.

E non smetterò, anche se non dovessi continuare a scrivere qui.

Per me non c'è discrasia fra il mio cosiddetto lavoro, il teatro, e la politica. Tutto il contrario! 

I miei colleghi -non solo quelli dei teatricchi ma anche dei teatroni - non mi capiscono e mi considerano una assoluta 'fuorigenere'. Alcuni ragazzi, che lavoravano con me in teatro qualche anno fa, mi hanno abbandonata proprio per questo. Preferiscono un altro teatro, quello che, pur con istanze sociali eccetera ecciotera,  va nei circuiti ufficiali, anche nei circuiti non ufficiali ufficiali.

Con me i ragazzi si sentivano fuori da tutto. Anche quando andavamo in giro col teatro ragazzi, ci potevano essere contestazioni (memorabile quella del primo spettacolo sulla Befana, L'amore bum bum, che fu rifiutato perché 'hippie'...), e così non poteva andare. 

E poi io non andavo a fare anticamera dai direttori artistici! Dai politici importanti! Con il progettino giusto, lo spettacolino giusto....Ma come si fa...

Quindi io sono già candidata, sono una 'eterna' candidata della politica (e del teatro), contrariamente a tanti che, sia nel teatro che nella politica, sono candidati del partito, per il posto.  Eccetera ecciotera.

mercoledì 26 giugno 2013

Sera

Sera sera
che vieni a fare,
per farmi pensare!

Muovere nuvole
accomodarle
sulla tua fronte
come gioielli

chiappare cirri
e rinserrarli
in un recinto
come d'agnelli

-pazze le nuvole
nel lor viaggi
mille le forme
senza consigli!-

Ah, quello vorresti tu?
Non s'usa più.

Papa Francesco e Obama: il cambiamento che non c'è

Chi mi conosce sa che io non mi sono mai illusa sul fatto che l'elezione del primo presidente di colore, Obama, alla Casa Bianca potesse minimamente cambiare la politica interna ed estera degli Stati Uniti.

Il potere utilizza quello che un tempo ha perseguitato per cambiare la propria facciata, ma mai la sostanza, e per mostrarsi 'diverso' nella sua continuità. Ne è un esempio il sì al matrimonio omosessuale degli stessi Stati Uniti (in polemico aperto contrasto con Santa Romana Chiesa...), che sembra essere un altro passo verso la libertà. In realtà il 'love is love' , il 'passo epocale' è sì un passo verso la libertà, ma anche e soprattutto forse, un inganno. La concessione del potere ai propri sudditi, che non devono però metterlo in discussione.

Lo fa anche con le donne, dando loro l'illusione che l'uscire dalla casalinghitudine (da dove non sono ancora affatto uscite: la condizione attuale della donna è mediamente il più raffinato prodotto della neo-schiavitù post-capitalistica) abbia un risvolto moderno e civile; in realtà, le donne non producono affatto una politica diversa dagli uomini, non esiste una politica 'femminile' (né veramente una femminista più se non in epigonis); non esiste un 'tratto' femminile nella politica partitica attuale; posto che qualcuna abbia questa vaghezza, e questa forza di opporsi alla struttura del potere attuale e di inventarne un'altra, anche nei modi interpersonali, viene subito tolta di mezzo e condannata alla marginalità. 

Così, parallelamente, questo nuovo Papa, questo narratore di Dio che vuole disegnare un'altra Chiesa di Roma, non ci convince e non attendiamo cambiamenti sostanziali; non è stato eletto per questo, ma solo per creare la favola di un'altra chiesa, felice, amorevole, santa, ripulita, dal vago sapore francescano appunto,  e che non ci può essere.

La Notte Nera della Periferia di Prato (4): San Giusto

La zona S. Giusto è divisa in due: la parte del Villaggio Gescal degli anni '50 e la parte più vecchia, nata attorno alla antichissima Chiesa di San Giusto in Piazzanese. La chiesa è di qualche valore, anche da un punto di vista storico, ma  per nulla valorizzata e considerata a livello cittadino.

Il teatro Frassati, appartenente alla Chiesa, non è mai riuscito a decollare come teatro periferico né come centro culturale, sia per problemi strutturali, ma anche perché non ci sono investimenti culturali ad hoc, come invece, in qualche modo la Circoscrizione realizzava nel passato riuscendo a garantire certa continuità nelle aperture. Vani sono stati tutti i tentativi finora, anche di personaggi famosi come Ariani, di organizzare vere e proprie stagioni teatrali all'insegna del comico.

Nella zona del Villaggio Gescal, ora rivalutato dopo essere stato considerato per anni luogo 'brutto' anche dal punto di vista architettonico - ma in realtà risultano ben evidenti gli sforzi di aggregazione sociale della sua costruzione, la sua finalità razionale soprattutto se paragonata ad oggi -, è tornato a nuova vita - vita caotica, vita d'uso quotidiano e per lo più mattutino -  per la massiccia concentrazione di scuole e, successivamente, per la discussa costruzione di Parco Prato e della Multisala.

Quest'ultima ha completamente schiacciato la vecchia San Giusto, anche per una pessima struttura viaria che la circonda: infatti essa è costretta fra Tangenziale, Declassata e Autostrada, a cui si è appunto aggiunta la struttura del grande centro commerciale, che ha finito per marginalizzarla completamente e ridurla ad esclusivo dormitorio.

Insomma, una delle zone di Prato ormai del tutto degradate.


martedì 25 giugno 2013

Varvarito alle Pantanelle?


Nella zona c'è già la Prato Scavi che recupera gli inerti e va avanti e indietro con i propri camioncioni, su una strada che è una strada di campagna... Ora ci vogliono mettere, 'provvisoriamente', anche la Varvarito. Quando dicono 'il Calice' di solito intendono la zona vicino al lago delle Pantanelle, ma non si sa ancora di sicuro, di quale terreno si tratta non è dato sapere esattamente...Là avranno l'opposizione solo degli aironi e non dei cittadini di Viaccia e quindi hanno gioco facile. La zona fa parte del fantomatico Parco della Piana e c'è il lago delle Pantanelle. Strade di campagna devono sostenere i bilici? A due passi dall'impianto del Calice della Depurazione delle Acque della Gida, che immette acqua fetida nell'Ombrone?


(Da Notizie di Prato). Caso Varvarito, a sorpresa l’azienda potrebbe spostarsi al Calice


Il titolare Franco Varvarito chiede che l’autorizzazione venga estesa per un altro anno, nell’area di proprietà a San Giorgio a Colonica o nell’attuale sito, ma è disposto a valutare anche altre ipotesi, pur di non interrompere l’attività e pregiudicare le commesse acquisite. “Già in passato il Comune ci aveva proposto un terreno al Calice, ma si trattava soltanto di tre ettari in un’area che non ritenevamo idonea – dice Franco Varvarito -. Adesso si tratterebbe di un altro terreno, che valuteremo in questi giorni”.  Dopodomani è previsto un nuovo incontro in Prefettura, dopo quello di stamani, a cui hanno partecipato anche il sindaco Cenni, il presidente della Provincia Gestri e l’assessore Stefano Arrighini.Altro colpo di scena nella vicenda Varvarito. Nel corso dell’ennesimo vertice in Prefettura, il Comune ha proposto oggi all’azienda di trasferirsi provvisoriamente in un terreno comunale al Calice, in attesa che sia completato l’iter di cambio destinazione d’uso dei terreni agricoli di Viaccia, di cui la Varvarito è promissaria acquirente dopo l’aggiudicazione della gara pubblica. L’azienda, che ha 103 dipendenti, è da mesi sotto sfratto dall’attuale sede provvisoria al Macrolotto e gode di una proroga che scadrà tra pochi giorni, il 30 giugno.

Nella zona c'è già la Prato Scavi che recupera gli inerti. La zona fa parte del fantomatico Parco della Piana e c'è il lago delle Pantanelle. Di quale terreno si tratta esattamente?

La scuola di teatro al Magnolfi non s'ha da fare

Dunque, ora so, e mi consolo, che non rispondono nemmeno al signor Cecchi, presidente del Met (che, uso le sue stesse parole, "Non è un teatricco che tira a campare"!), D'altronde, a onor del vero,  lui  anche non usa rispondere alle lettere, o almeno non ha mai risposto alla mia. Vuole fare la scuola di recitazione e di scrittura, immagino teatrale, ma non rispondono alle sue richieste!

Intanto il fatto è questo: Alice (o forse è altra?) gestisce il teatro Magnolfi e non facilmente il signor Cecchi e compagnia potranno buttar fuori una cooperativa molto amata dall'opposizione...e in regola con il contratto fino al 2014!
In effetti il caso è tutto politico.
Nel 2014 Cenni sarà riconfermato?, si potrà organizzare, gestire, manovrare,   fare dire baciare lettera testamento, velocemente il tutto con il nuovo scenario politico?

(In calce mi sorge la domanda: vogliono assumere insegnanti! forse dunque ho una possibilità di essere assunta come dramaturg pratese pluripremiata e plurilaureata? o forse altri, più giovani e meglio addestrati e mansueti accederanno a tanto, visto che già,  pur col ciuccio in bocca e la pennina incerta in mano - e risultati dubbi -hanno visto i loro scarabocchi allestiti su cotanto palco...).

PRATO. «Vorremmo fare una scuola di scrittura e di recitazione, assumere insegnanti. Ma il Comune non ci concede la gestione del teatro Magnolfi». È decisamente adirato il presidente del Metastasio, Umberto Cecchi. Questa mattina l'ha palesato in commissione cultura. Ricordando uno dei suoi obiettivi più cari: dare allo stabile un laboratorio di formazione per attori e sceneggiatori, pareggiando il progetto in corso al teatro La Pergola di Firenze. Quello sul quale fare tecnicamente la corsa, visto che pochi mesi fa voleva strappare al Met lo status di stabile della Toscana. Con un intervento di salvataggio insperato da parte dell'assessore regionale Scaletti.
Per dare corpo alla scuola, Cecchi avrebbe individuato un percorso ben preciso: prendere in gestione il teatro Magnolfi e attraverso questa base fisica d'appoggio accedere ai fondi strutturali europei. Da Bruxelles si prevederebbe l'arrivo a Prato di risorse per 450-500 mila euro. Anche finanziariamente significherebbe salire o perdere un treno storico per il mondo culturale. «Io fra un anno non ci sarò più alla presidenza. Indipendentemente da chi sarà il prossimo sindaco. Tuttavia, penso che sia una battaglia da fare, perché dopo di me il Met continuerà ad esserci e non si tratta di un teatricco che tira a campare. È conosciuto in ogni parte d'Europa».
L'intoppo è apparentemente burocratico. Il Magnolfi è attualmente in gestione a una cooperativa, che ha il contratto fino a giugno del 2014 e per gli uffici non è modificabile. Cecchi ha allora spedito una missiva ufficiale ai dirigenti e al sindaco Roberto Cenni per chiedere una soluzione. Fosse a lui sottoposta la questione un lodo l'avrebbe già escogitato: subentrare al contratto della cooperativa. In alternativa lasciarle la gestione delle camere e del ristorante, mettendo a disposizione del Metastasio la parte di teatro vera e propria.
«Ho scritto la lettera due settimane fa – ha confidato Cecchi davanti ai consiglieri comunali sbigottiti –. Non ho ricevuto ancora una risposta». Balzo sulla sedia a parte fatto trasversalmente da Pd e Pdl, il presidente della commissione Roberto Baldi ha disposto la convocazione di una nuova riunione venerdì pomeriggio alla presenza del sindaco e dell'assessore alla cultura per porre un rimedio. Un rimedio politico. Perché il problema sarà pure burocratico, ma – secondo il ragionamento di Cecchi – deve essere intestato alla politica qualora il sindaco e l'assessore non fossero in grado di imporsi sul loro dirigente nel trovare una via d'uscita.
Carlandrea Poli, Il Tirreno del 24 giugno 2013

Laris Pulenas a Luogomano

















Il 10 agosto prossimo, alle ore 19,  replicheremo Laris Pulenas  a Luogomano, nell'Anfiteatro della Val di Bisenzio costruito da Giuliano Mauri. Si corona un piccolo sogno.

Prossimamente vi darò informazioni su come arrivare.

Laris Pulenas a Poggio Castiglioni, Prato, nel luglio 2008

lunedì 24 giugno 2013

Idem Berlusconi

Letta ha chiesto e ottenuto le dimissioni del Ministro Idem per le sue irregolarità contributive eccetera.
Ci piacerebbe che le chiedesse anche al signor Berlusconi, condannato oggi per il caso Ruby.

Vorremmo essere liberati da chi da più di vent'anni ormai sta sulla prima pagina dei giornali televisioni ovunque. (E anche da coloro che, all'opposizione, hanno favorito  e favoriscono la sua permanenza addirittura standoci insieme a governare).

Non lo sopportiamo più, basta. Non riusciamo nemmeno più a leggere i giornali.

Mandatelo da qualche parte a fare il manutentore di mantenute. E con lui tutta quella sua corte dei mantenuti, tutti quelli che stanno al suo libro paga.

Anche quel disgustoso ruzzolamerda parlante che ha detto che Berlusconi è come Pasolini.
Ninetto Davoli dovrebbe dire qualcosa.

Le Ville Medicee, l'Unesco , sì ma intanto...

Le Ville Medicee della Toscana sono diventate patrimonio dell'Umanità. E' una bella notizia.
Il Presidente Rossi, gongolante, dichiara: "Abbiamo un po' più di responsabilità nei confronti del mondo".
Le sue responsabilità non finiscono qui. Si ricorda a tutti che il governo regionale capeggiato da Rossi ancora non sta facendo nulla per la Città Etrusca di Gonfienti (ma anche di altre scoperte simili come a S.Casciano e altre), anzi la ignora del tutto, e che, oltre a promuovere la visione della Toscana da 'Voglio vivere così' e quindi una visione esclusivamente da 'merchandasing', non muove foglia; anzi.
Il suo governo continua a mangiare territorio e a volerlo mangiare con ampliamento di aeroporto e di Interporto, nascondendosi dietro un FALSO PARCO DELLA PIANA  o con altri insediamenti che i tanti comitati nati in questi ultimi anni in Toscana potrebbero ricordargli.
Tra l'altro lui ha detto che non sarà il presidente della Toscana delle seconde case e che vuole industrializzarla...

Ecco due e frasi celebri di Rossi:
"E chi ha detto che in questo senso l'adeguamento dell'aeroporto non possa migliorare le cose? Potremmo pensare ad esempio ad introdurre un "pedaggio" di 1 euro a tutti quelli che frequentano Peretola. In un anno avremmo 2 milioni da dedicare alle politiche di risanamento e potremmo piantare tanti nuovi alberi nel parco della Piana".

"La Breda mi preoccupa molto ma ci sono altre realtà positive come Piaggio, General Electric, la zona del cuoio che aumenta l'export. L'importante è non stare fermi sull'idea di una Toscana felix appisolata e piena di seconde case, anche qui c'è stata una certa superfetazione immobiliare. Martini percepì questo rischio quando nel 2009 lanciò un piano d'intervento anticrisi. Contano ricerca,  infrastrutture, tecnologia. Su questo ci giochiamo il futuro e quello dei giovani che oggi cercano lavoro lontano".

domenica 23 giugno 2013

Nel pallone

Mentre a Prato si discute  - e provincialmente e in funzionale elettorale - dello Stadio e delle sorti della squadra del Prato con annessa  Palla Grossa, mentre la città va a picco nel suo totale immobilismo e indifferenza, e non si curano i fondamentali e solo ogni tanto la vita politica viene scossa da querelle con tema immigrati e si vede la città divisa in pro e contro, come se fosse una partita appunto!, in Brasile si dà una svolta epocale al calcio, e nella patria del calcio.
Molti brasiliani scendono in piazza per dire basta al dispendio di danaro per l'organizzazione dei mondiali di calcio, allo sport superpagato e supercorrotto, sostenendo giustamente che c'è bisogno di spendere per far star meglio la popolazione con scuole, ospedali, cultura... Questa protesta marca il primo arresto di uno sport che nel Novecento ha guadagnato tanto consenso e diffusione, anche fra le donne, per cui le abbiamo viste trasformate in, ah il femminismo!, 'tifose'.

Crolla la venerazione nei confronti del Dio Pallone.

E questa rivolta avviene in contemporanea a quella nei confronti del sultano Erdogan in quel di Turchia (lui, il sultano, parla di complotto dei media stranieri e dell'opposizione!) e di altre piccole proteste di cui i media non parlano...

Nemmeno a dirlo tutte le proteste, pur quelle non violente, hanno visto i cosiddetti stati democratici nella loro più brutale opera di repressione con polizia manganellante.