lunedì 30 settembre 2013

Recensione di Gaetanina Bresci

Eloisa Pierucci, che fra pochi giorni discuterà la sua tesi in Scienza dello Spettacolo, mi manda questa 'impressione' su Gaetanina Bresci.

"È difficile definire con un'espressione univoca uno spettacolo come GAETANINA BRESCI, così semplice, eppure così complesso. Semplice per quanto riguarda i mezzi di realizzazione: una scenografia essenziale (tre sedie, una scrivania, pochi oggetti a delineare l'ambiente claustrofobico del consolato italiano di San Francisco), una luce fissa, due attori e nessun commento musicale o effetto sonoro. Complesso per la pluralità dei temi trattati, da un lato, e, dall'altro, per le tante sfumature vocali, gestuali, espressive che caratterizzano la recitazione dei due protagonisti (Maila Ermini, anche autrice del testo e regista, e Gianfelice D'Accolti).
Gli spunti di riflessione evocati dalla figura di Gaetanina - seconda figlia di Gaetano Bresci, l'operaio tessile pratese, anarchico, che nel 1900 uccise il re Umberto I per vendicare gli eccidi compiuti per ordine regio da Bava Beccaris a Milano due anni prima - sono molteplici. Nella pièce si immagina che nel 1971 la donna, vissuta fino a quel momento negli Stati Uniti in una costante condizione di precarietà a causa di un cognome così ingombrante, voglia intraprendere un viaggio in Italia alla ricerca delle proprie radici, per potersi riappropriare a pieno del ricordo di un padre mai conosciuto. A una settimana dalla partenza, Gaetanina viene convocata dal consolato italiano di San Francisco: ufficialmente si tratta di una "pura formalità" (ho citato non a caso il titolo del famoso film di Tornatore, di cui in questo spettacolo si respira, almeno in parte, la stessa atmosfera kafkiana), ma nella sostanza assistiamo a un vero e proprio interrogatorio. Emerge allora il vero motivo di questa strana convocazione: le autorità italiane temono che l'arrivo della Bresci possa fungere da detonatore per le contestazioni in atto nel Paese. 
Il dialogo instaurato da Gaetanina con i tre personaggi che si avvicendano per parlarle, in un confronto serrato (il console, un poliziotto e una donna misteriosa, la sedicente nipote di Bresci), è costellato di riflessioni che riguardano non solo la storia, ma anche l'attualità: l'abuso di potere da parte dell'autorità, la repubblica e la democrazia che, se intese solo in senso formale, si riducono a vuote formule, le difficoltà incontrate da chi vuole fare politica al di fuori di etichette e partiti. Molto forte - e secondo me azzeccato - l'accostamento tra il regicidio messo in atto dall'anarchico Gaetano e la pena di morte, ancora in vigore (negli anni '70 come adesso) in alcuni Stati U.S.A.: in entrambi i casi, qualcuno decide che "sia giusto" uccidere qualcun altro. In entrambi i casi, siamo di fronte a una vendetta (quella di Bresci contro un potere repressivo, quella di uno Stato contro chi ha violato la legge). Personalmente, ritengo che la vendetta non sia mai una soluzione e che non si possa punire la violenza con un'altra violenza. Proprio per questo trovo che lo studio del passato, presentato in tutta la sua veridicità, senza reticenze, sia essenziale per comprendere e migliorare il presente. Ed è dallo studio della storia e dal suo costante confronto con l'oggi che scaturisce la forza di questo spettacolo. 
Un'ultima osservazione sul lavoro degli attori: Maila Ermini gioca sul cambiamento "linguistico" (passando dall'italiano parlato con accento americano, all'inglese, all'italiano) e su variati toni di voce per restituire i diversi stati d'animo di Gaetanina. Emerge il ritratto di una donna risoluta, in cerca di giustizia, ma anche piena di dubbi, stanca ed energica allo stesso tempo. Gianfelice D'Accolti, con l'aiuto di pochi costumi ed accessori, dà vita agli altri tre personaggi, creando tre figure completamente diverse, caratterizzate soprattutto dalla gestualità e dal modo di parlare. 

Particolarmente riuscita, a mio avviso, è la figura femminile che compare in chiusura dello spettacolo: risolta con l'uso di pochissimi oggetti e con un tono di voce mellifluo, la misteriosa nipote di Bresci ci accompagna, in un dialogo ricco di sfumature con la protagonista, verso il finale della pièce, aperto e denso di emozioni. 
Il pubblico presente alla prima di sabato 28 settembre ha risposto con entusiasmo, trattenendosi per più di un'ora dopo la fine dello spettacolo per un animato dibattito insieme agli artisti."

Eloisa Pierucci

Il debutto di Gaetanina Bresci

Dato che non c'era nessun giornalista a vedere lo spettacolo, scrivo qui per i conoscenti e gli amici che mi hanno chiesto due parole sul debutto di Gaetanina Bresci di venerdì 28 settembre 2013 al Teatro La Baracca.
Lo spettacolo dura 1 e 5 minuti senza intervallo. In scena io, che interpreto Gaetanina Bresci, e Gianfelice D'Accolti che interpreta invece gli altri personaggi: il console, il funzionario di polizia, l'accompagnatrice. La scelta è, ancora una volta, in economia (come è accaduto da Laris Pulenas in poi, costretta a fare davvero teatro di 'ricerca' per mancanza di soldi).

Presente anche la politica locale: un consigliere comunale, Aurelio Donzella, e un gruppo del M5S di Prato.

Il dibattito è durato più di un'ora, e si è parlato soprattutto di Bresci e del significato oggi della sua figura, del suo gesto, anche se non solo; ci sono state anche domande propriamente più teatrali come relative alla regia (in particolare l'aspetto linguistico del dramma che presenta alcune particolarità), o ai personaggi: quello di Gaetanina Bresci e la sua psicologia, e quello molto riuscito e più propriamente teatrale del poliziotto.

E' stato valutato positivamente l'articolo dello scrittore ed editore Giuseppe Galzerano, autore del libro più famoso ed esaustivo sul Bresci, pubblicato su Il Manifesto.
Tra l'altro l'autore sarà presente per la replica venerdì prossimo 4 ottobre.

Gianfelice è stato come al solito bravissimo e, come ho detto, non avrei potuto fare questo spettacolo senza di lui: primo perché è stato disponibile in carenza finanziaria; secondo perché sopporta i miei difficili testi assolutamente non commerciali; terzo perché ha pazienza di sopportarmi anche come regista di spettacoli senza soldi; quarto perché dà sempre consigli e apporti significativi.

Trascrivo qui anche alcuni commenti della serata, scritti sul Libro del Gradimento (il pubblico è libero di scrivere o meno quello che pensa o giudica dello spettacolo) o mandati via mail; sono tutti positivi, non posso farci niente, sono questi:

"Molto bello e interessante questo spettacolo: il personaggio di Gaetanina è strepitoso per l'intelligenza riflessiva, l'intransigenza, lo spessore umano... un debutto molto bello. Gaetanina mi ha colpito al cuore, proprio perché non era una che amava i pianti, mi pare di capire. Perlomeno voleva distinguere le ragioni del cuore e della ragione, per dirla con Pascal.
 . (S.Batisti).

"Che dire dello spettacolo?  Brava, bravi davvero. Si è riusciti a parlare di Bresci attraverso un aspetto a cui nessuno aveva pensato, completamente dimenticato: le figlie! Sono felice di essere stato in questo  piccolo grande teatro. Grazie". (Biglietto anonimo).

"Lo so che appaio melenso, tuttavia non posso non ringraziare te e Gianfelice per il Lavoro che state portando avanti. Date l'opportunità a qualcuno, di misurarsi con la voglia di capire e di apprezzare la Cultura nella sua più Alta Forma:la Conoscenza..."(M.Tofani).

Omosessualità: la finta tolleranza della società italiana

Durante una intervista al programma La Zanzara di Radio24, condotto da uno dei peggiori giornalisti-servi di cui si possa fregiare la nostra Italietta (pur dichiarando che invece dice quello che gli pare), il signor Barilla è incappato nella trappola ed ha affermato che non solo la donna è l'angelo del focolare come si vede nelle pubblicità della sua famosa 'casa', ma che la pasta più famosa del mondo non farebbe mai una pubblicità di una famiglia di omosessuali, perché la sua idea di famiglia non è quella (pur rispettando le scelte sessuali di ognuno eccetera eccetera).

E' scoppiata la polemica, ed era proprio quello che voleva il giornalista al servizio dei potenti signori del danaro locale, i quali, tramite la radio che finanziano invece si dichiarano tutti a spada tratta in favore della famiglia omosessuale eccetera eccetera.

Si è paventato addirittura il boicottaggio alla famosa ditta a livello internazionale e sono seguite le solite scuse.

Ora, a parte il fatto che è bene ricordare il detto di Voltaire ("Disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo") e che il rischio sia quello che non si possa esprimere il proprio pensiero, pur retrogrado e banale o quello che si voglia (insomma bisogna tutti avere gli stessi pensieri per poter comprare gli stessi prodotti?), bisogna dichiarare che l'Italia non è affatto a favore degli omosessuali. La Chiesa, contro cui i giornalisti servi non si scagliano, ha condotto per secoli la sua campagna contro l'omosessualità - pur essendone afflitta con relativi scandali - e non ha affatto cambiato opinione ora che c'è Francesco Papa; ha soltanto mostrato un atteggiamento più tollerante, dovendo rifarsi la faccia.

Come è accaduto per l'emancipazione femminile, così anche per gli omosessuali si tratta di un accettazione di comodo, caratterizzata dall'interesse commerciale. Le donne, emancipandosi e avendo sulla carta stessi diritti doveri dell'altro sesso, sono diventate perfette consumiste, inserite a pie' pari nel sistema capitalistico (rimanendo di fatto schiave della casa e della relativa gestione familiare); lo stesso vale per gli omosessuali, un'altra grande fetta di mercato, a cui, a patto che sia sottomesso alle regole, si è disposti a fare concessioni e a essere a favore delle loro richieste.

Insomma come è stata l'emancipazione femminile, anche la tolleranza sulle scelte sessuali di ognuno non è che una dichiarazione di comodo frutto di una valutazione di marketing sociale. 

L'Italia è un paese dove le donne non sono affatto emancipate e visceralmente ostile agli omosessuali.

"Bling Ring" di Sofia Coppola: un film da vedere

Non so quale sia stato di più spettacolo, se vedere il film oppure la reazione dei ragazzi in sala e fuori, prima e dopo la proiezione.

Il film è di quelli fastidiosi sulla nostra modernità 'liquida', la smania del successo, la mitologia moderna e l'uso dei cosiddetti social media in funzione egotica, e vede protagonisti un gruppo di ragazzi di liceo che a Hollywood va a svaligiare le ville dei vip. Sembra si ispiri a un fatto vero.

Mi hanno detto che il film fa da corollario al mio libello Faccine, e per questo forse mi è piaciuto più della Grande Bellezza di Sorrentino, film che vuole trattare un tema simile ma con modismi manieristici e senza una 'storia', dove però è la vecchiaia, non la gioventù, a essere corrotta.

Alcune immagini e scene di "Bling Ring" sono davvero da grandi cineasti: come quella silenziosa in cui i ragazzi rubano in una villa a vetri, che la regista accompagna con i suoni della città in lontananza che c'erano durante la ripresa. (Contrariamente a quanto avviene in Sorrentino, dove l'immagine rimane al primo livello, seppur bellissima e sapientemente mostrata, come nella scena finale dove il Colosseo fa da sfondo; non riesce quindi a superare il primo livello di significazione e/o estetico formale e diventa fine a sé stessa).

Brava la Sofia; il film è a tratti ripetitivo, ma assolutamente da vedere e soprattutto proiettare a go go nelle scuole. I ragazzi erano davvero indispettiti di vedersi così rappresentati; perché pur ragazzi americani, quelli del film, e con un contesto ricco e da 'star', erano praticamente uguali a quelli che avevo accanto e che, durante l'intervallo, usavano senza pace i loro i-phone per fare foto, mandarsi messaggi eccetera, sì proprio come nel film!

domenica 29 settembre 2013

Sottopassi allagati, ovvero quando non si costruisce bene

Frequentemente nelle città, appena si verifica un po' di pioggia come ultimamente sta cadendo, con fenomeni torrenziali, i sottopassi si allagano.

Famoso purtroppo l'allagamento del sottopasso di via Ciulli a Prato, dove morirono tre donne cinesi e che ora si dovrebbe riaprire...

Per questi frequenti allagamenti, gli addetti dei Comuni e la politica di certo stampo, sostengono che è meglio costruire sovrappassi con tutte le conseguenze del caso, ovvero brutture cementizie,  degrado urbano e inquinamento acustico eccetera.

Ora so che il sottopasso costruito da Nervi al Muro Torto a Roma per le Olimipiadi del '60, lunghissimo e appunto 'torto', non s'è mai allagato.

Questo deve far pensare come si costruisce oggi, non solo in 'economia', ma male e spesso facendo, per risparmiare, calcoli e affidamento su sistemi di sicurezza che non hanno niente a che vedere con la scienza delle costruzioni.

sabato 28 settembre 2013

Gaetanina Bresci: la stampa nazionale ne parla!

Articolo su Il Manifesto di oggi di Giuseppe Galzerano, autore di Gaetano Bresci, Vita, attentato, processo, carcere e morte dell'anarchico che "giustiziò" Umberto I". 
Cita lo spettacolo, e non ne parla come altri giornalisti hanno fatto, come se fosse solo frutto della 'fantasia dell'autrice'! Ma, come mi ha detto il mio amico Fulvio, la cosa più importante è che non l'autore, pur a conoscenza dei 'piccoli' fatti di Prato, non cita la proposta dell'eliminazione della via intitolata a Gaetano Bresci, ma sì il Teatro La Baracca!
Grazie.

(L'articolo si può leggere anche all'indirizzo http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130928/manip2pg/16/manip2pz/346461/)

venerdì 27 settembre 2013

Una delle due figlie di Gaetano Bresci

Pubblico qui la foto di una delle due figlie di Gaetano Bresci, non si sa se Maddalena o Gaetanina, insieme all'anarchico abruzzese Umberto Postiglione. La foto si trova sul libro Gaetano Bresci di Giuseppe Galzerano, ed tratta da Umberto Postiglione, Scritti Sociali (Pistoia, 1972).
Sotto copio l'articolo uscito oggi su La Nazione riguardo al mio spettacolo, a cui faccio solo un piccolo appunto: non è dato sapere con certezza se la moglie e le figlie di Bresci abbiano o meno avuto più contatti  con l'Italia.



LA NAZIONEPRATO ven, 27 set 2013
SI APRE con uno spettacolo di stringente attualità la stagione autunnale del Teatro La Baracca. Va in scena domani alle 21 “Gaetanina Bresci, mio padre Gaetano il regicida” scritto e interpretato da Maila Ermini. E l’attualità è data proprio dalla polemica in corso sulla possibilità di eliminare la strada intitolata a Bresci. Al di là di questo c’è la novità. La Ermini ha svolto accurate ricerche sulla seconda figlia del Bresci nata in America che non conobbe mai il padre. Nel dramma si immagina che negli anni ’70 Gaetanina decida di venire in Italia per riappropriarsi della figura del padre. Un dramma dove la politica e gli affetti familiari si intrecciano: un viaggio negato nel passato che ora avviene. Ma la ricerca delle proprie radici di Gaetanina si scontra con la ragion di Stato. Nella realtà sia le figlie di Bresci che la moglie non ebbero mai più contatti con l’Italia. Lo spettacolo replicato il mese il 4, 12, 19 e 26 ottobre.
F.R.




giovedì 26 settembre 2013

Perché Gaetanina Bresci

Mentre le compagnie e i teatri si autocelebrano e intascano soldi a destra e a sinistra (dipende dalle regioni e dagli agganci politici, solo così si può prosperare); mentre ci hanno negato la residenza teatrale -faremo ricorso -; mentre nessun assessore o autorità in questi anni dall'insediamento della giunta comunale o provinciale o regionale ci è mai venuto a trovare o a vedere, con una scusa o con un'altra, come se fossimo la peste bubbonica,  anzi come se fossimo untori, se si esclude una volta un consigliere comunale e, sempre una volta, il direttore artistico del Met Paolo Magelli  (ma poi  telefonò arrabbiato per un mio articolo e buonanotte), debuttiamo sabato prossimo con GAETANINA BRESCI (Mio padre Gaetano il regicida) in assoluta autoproduzione.

In questi anni abbiamo studiato molto, e ci siamo preparati, allenati. Come si dice, abbiamo fatto più fiato, ammorbidito e reso più profonda la voce, agile il corpo. Nonostante l'età non più giovanissima. Abbiamo scritto tanto, perché il nostro è un teatro di attore e di parola.
La parola come scheggia. Il teatro come azione politica nel senso etimologico della parola, oltre che estetica. In quattro anni, solo io, ho scritto più di dieci opere.
E' un teatro senza scenografie, fatto di poche cose. Libero anche in questo.
Non solo resistiamo, ma in questi anni questi signori che ci hanno negato l'esistenza, in realtà ci hanno nutrito. Nutrito con tutte le loro bestialità, ingiustizie, omissioni, silenzi, mancanze. Ci hanno tolto tutto e in questo toglierci, privarci di tutto, ci hanno rafforzato interiormente e ringiovanito.
Gaetanina Bresci arriva dunque come frutto di un percorso travagliato ma ricco, simbolo come lei di qualcosa di irriducibile.
Siamo anche sereni, nonostante non so fino a quanto ancora potremo essere così ottimisti riguardo al futuro. Ma chi lo può essere, veramente? Coloro che ora si fregiano dei titoli di guru dei grandi teatri? Coloro che decidono chi far vivere o far morire nella mostra della loro finta indifferenza (vedi alla voce 'invidia') o, ancora, coloro che si sono fatti assumere grazie ai voti di papà?

Dedico Gaetanina Bresci , che vi invito a non perdere, a Pier Paolo Pasolini, che scrisse: "Ho nostalgia di quella gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone".

Il Teatro La Baracca presenta

GAETANINA BRESCI
Mio padre Gaetano, il regicida

Un dramma scritto e interpretato da Maila Ermini
Con Gianfelice D’Accolti

28 settembre
4-12-19-26 ottobre 2013
ore 21 al Teatro La Baracca, Prato

mercoledì 25 settembre 2013

Nostra Signora dei Rifiuti

Torno dal cassonetto or ora, sono andata a gettare la plastica; tento con fatica di fare la raccolta differenziata.
Ho avuto una visione impressionante. Ci mancava il topo, ed era perfetto.

I cassonetti sono sempre più sporchi. Abbandonati. Vengono a svuotarli, punto.
Se non ci fossero gli extracomunitari che passano a ripulire un po' quello che viene ammassato attorno, sarebbero piccole discariche.

In questi anni è peggiorato, almeno qua dove vivo io.

Che fine fanno i rifiuti? Non lo si sa. Io non lo so. Lo sapete voi?

L'aria raramente viene monitorata, ma è diventata più pesante, nonostante molte fabbriche abbiano chiuso.
Delle polveri sottili non si sa nulla.
Forse non esistono?

Le acque, be', non parliamo delle acque.
In zona i depuratori sono lasciati nell'occulto, come se quello che viene rimestato là dentro fosse top secret.

Il Calice, Baciacavallo. Parlo di Prato.

L'acqua del depuratore Calice ce l'ho sotto casa, o quasi, quella che va a finire nell'Ombrone.

Quando denunciai quello che accade al Calice qui sul blog attaccando la municipalizzata GIDA, fui quasi minacciata e NESSUNO mi dette sostegno.

Mi dissero, fermandomi per la strada: "Con quell'articolo non ci sei piaciuta". E poi tirarono dritto, lasciandomi basita, e sinceramente con un piccolo tocco di paura.

Qualche anno fa feci uno spettacolo sui rifiuti, ma, tanto per cambiare, mi fu censurato (Nostra Signora dei Rifiuti). Anche da alcuni comitati e gruppi poi si sono battuti e si battono per una nuova politica dei rifiuti eccetera, che utilizzarono la solita e ben conosciuta tecnica del 'silenzio'.

Forse è per questo che hanno scritto che questo è un blog alimentare?



La mamma che serve a tavola

Siamo stati allevati così, con la mamma che serve a tavola.
E ancora oggi in Italia è così. Di cosa ci stupiamo? 

La Boldrini, presidente della Camera, dice che ora basta con le pubblicità stile Barilla Mulino Bianco con la mamma che felice serve la colazione nella casa col mulino che gira (!). E poi vestita di tutto punto, bellissima, eccetera.
(Va bene, ma lo dice con quel tono patetico che è insostenibile. Per favore, ci vuole qualcuno che le dica che le cose non basta dirle, vanno anche sapute dire).

Ora, la rivoluzione delle donne s'è fermata da un pezzo. Le giovanotte di oggi sono tornate indietro e pronte, a continuare a servire per il loro fidanzato e credono che davvero esiste il Mulino Bianco. In realtà esiste solo la versione 'Burino Bianco',  se va bene.
Più spesso c'è la versione "Assassino Bianco" e finiscono come la ragazza di Taranto: dopo che il fidanzEto le aveva sparato, non lo ha denunciato. Ha dovuto spararle per la seconda volta, e poi è morta.

C'è poco da sperare. I maschi possono stare tranquilli; le  femmine sognano ancora in maggioranza di stare in quella pubblicità, anche se lavorano studiano eccetera. E' avvenuta  solo una emancipazione di superficie o di puro stampo capitalistico (e in particolare questo si nota nel Nord Europa, qui ormai nemmeno quella, perché è crisi di lavoro).

Personalmente ho fatto tanta battaglia in questo campo, anche in famiglia ma sul serio, perché la Toscana è profondamente tradizionalista e maschilista, anche se non se lo vuol sentir dire; ho scritto e messo in scena anche uno spettacolo "Cenerentola è andata via". 
Dopo averlo rappresentato e rappresentarlo ancora (prossimamente sarò in provincia di Brescia), le donne, non tutte ma molte, ci rimangono male. Perché sono abituate quando si fanno spettacoli 'd'occasione' come per l'8 marzo, a sentirsi e vedersi 'liberate', intelligenti, emancipate, e invece guardandomi viene loro il dubbio che non lo siano affatto, e che in casa loro non sia cambiato quasi nulla, a parte le debite eccezioni: che ci saranno, ma io ne ho incontrate pochissime.
E voi?

martedì 24 settembre 2013

La 'rivoluzione' fallita di Prato

Non si trovano facilmente le parole per descrivere cosa è successo oggi pomeriggio a Prato dopo che all'assessore Caverni e compagnia è venuta in mente l'idea di far installare semafori intelligenti per far defluire meglio il traffico in prossimità di Piazza San Marco a Prato (quella della scultura di Moore) e attuare l'unica 'rivoluzione' che in città si riesce a immaginare, ossia quella del traffico veicolare: il centro della città era bloccato.

Mi veniva in mente lo slogan, tanto caro alla giunta Cenni: "Se vuoi bene alla città, vivi il centro".

Sì, erano proprio tutti lì, molti pratesi, arrabbiatissimi, a patire il centro dentro le brave macchinuzze e noi, quelli della bici o a piedi,  a lato, che non si respirava dallo smog attorno per quel traffico congestionato. Roba da non credere.   Ma come si fa, dico io, a compiere questi disastri? Bisogna proprio mettersi d'impegno!

Proprio ieri avevo scritto quell'articolo sull'incapacità di questa giunta di mettere in campo una mobilità cittadina alternativa. Ma che dico: di pensarla! Sembrava un argomento 'minore'? Ma è tutta qui l'altezza a cui arriva la filosofia della politica cittadina, e mi sembra anche dell'opposizione, che finora non ha profferito parola (c'erano stati 'riscontri bipartisan positivi' al progetto...)

Ecco infatti cosa combinano. Si affidano agli esperti di traffico, e lo bloccano.
Avessero almeno fallito tentando un altro scenario cittadino, che ne so; avessero fatto le prove per qualcosa di davvero diverso e impegnativo! E invece hanno fallito proprio nel loro campo mentale, la 'rivoluzione del traffico'! (dopo aver punzonato le biciclette, eh!),  nella loro strategia da manualetto cittadino provinciale su come fare a vincere le prossime elezioni, dove si legge che la città deve avere appunto il suo traffico di macchinuzze che defluisce, di tre quattro minuti in meno rispetto alla tornata elettorale precedente...Oppure, togliere lo spauracchio del carro-attrezzi per le macchine (può andar bene come manovrina pre-pre...?). Eh, sì, perché loro pensano in grande, paragonandosi agli amministratori di Nuova York!

Dopo aver intasato il cuore della città per quasi un mese, con le brutture e le scazzottate della Palla Grossa della festa settembrina e condimento di musica (musica?) a tutto volume e volgare, roba che, come afferma qualche direttore di teatro, si deve tollerare perché al popolino piace...

Ma chi paga, ora? La società fiorentina Aleph Transport Engineering (http://www.alephprogetti.com/index.php)?

Ci piacerebbe sapere cosa dicono questi ingegneri, ci piacerebbe avere spiegazioni, visto che i calcoli sui semafori intelligenti non sono andati molto bene o cosa, magari è colpa di qualcun altro?

In sostanza: quanto è costata questa figuraccia?

Questo devono dire. Non basta ammettere di aver fallito. Bisogna dire ai cittadini quanti soldi sono stati buttati.

La superbia e l'incapacità di certi amministratori va a cavallo, in questo caso in macchina, e torna a piedi.


Ecco come era stato annunciata la 'rivoluzione del traffico' in un articolo de Il Tirreno del giugno scorso; a rileggerlo risulta comico:
Prato, piazza San Marco: a fine estate la rivoluzione del traffico
Il piano prevede l’installazione di due semafori intelligenti, uno su via San Silvestro e l’altro su viale Piave




di Carlandrea Poli
PRATO.Piazza Mercatale-piazza San Marco, in tre minuti nell'ora di punta. Senza ausilio di clacson o di fazzoletti bianchi per chiedere strada, ma con una minirivoluzione della circolazione. Progettato dallo studio Aleph Transport Engineering di Firenze il piano prevede l'installazione di due semafori intelligenti: uno su via San Silvestro l'altro su viale Piave. Questo già di per sé servirebbe a fluidificare il traffico evitando la contestuale immissione di veicoli su piazza San Marco da entrambe le direzioni, causa importante di rallentamento specie nelle ore di spostamento verso i luoghi di lavoro. A fare la differenza, però, saranno alcuni accorgimenti nella circolazione. Così, chi transiterà da viale Piave potrà proseguire soltanto verso via Ferrucci, reimmettendosi da via Valentini per andare verso la stazione. L'accesso a viale Vittorio Veneto, invece, resterà garantito solo per chi proverrà da via San Silvestro.
Per ottenere questo risultato piazza San Marco cesserà di essere una grande rotonda e non ci sarà più la curva che consente attualmente di convergere verso il semaforo in direzione Coop e Poste centrali. A tal proposito sarà interdetta la svolta verso via Arcivescovo Martini. Con questo mix di misure e la possibilità di regolare il tempo del verde dei due semafori per fasce orarie la percorrenza media ne uscirebbe dimezzata nelle ore più difficili: da 6 a 3 minuti.
Molteplici i risultati. Il più caro all'assessore al traffico, Roberto Caverni – che ha illustrato questa ipotesi stamane in commissione – è rendere la circolazione più agevole. In secondo luogo vietare l'accesso verso le poste da piazza San Marco costringerebbe gli utenti delle Poste ad accedere dal lato del parcheggio, incentivandone l'utilizzo. Un beneficio ci sarà anche per il trasporto pubblico. Per la Lam ci saranno due corsie preferenziali (una per senso di marcia) in viale Piave e una nel tratto di piazza San Marco. Diventerà riservata agli autobus anche la corsia prospiciente le Poste di via Martini. Il piano d'azione, che ha trovato primi riscontri bipartisan positivi, potrebbe scattare alla fine dell'estate. Ed è diventato tanto più necessario – fa notare il dirigente del settore, Rossano Rocchi – dopo la chiusura per riqualificazione di piazza delle Carceri, che ha avuto l'effetto di ridurre l'afflusso di auto del 20% verso piazza San Marco, appesantendolo al contempo in Mercatale. (IL Tirreno, Prato)
http://www.alephprogetti.com/index.php

La coniglia

Dialogo che ho raccolto nelle campagne di Prato fra due uomini.


-Senti, fammi un favore...
-Eh.
-Te ce l'hai ancora quer conigliolo...
-Orecchione?
-Eh.
- Sì.
-Ascolta...io c'ho una coniglia...Ma bella, guarda, bella, grassa e bella, neanche tanto vecchia, ma non vole i maschio, nun c'è niente da fare...ho provato in tutti i modi. Appena i' maschio e' s'avvicina, lei la lo morde, ma forte, eh, cattiva, e ringhia anche, tu sentissi!, e lui un ce la fa a montalla, un so i' che gli fa, 'un lo vole e nun c'è verso guarda che 'la lo pigli.
-Eh, può capitare. Le coniglie so' come le donne, a volte nun lo pigliano.
-A me u'm'era mai capitato, con tutte le coniglie che ho avuto...Ma lei un c'è verso. Io so che i tu' coniglio è un be' maschio...bisognerebbe che tu me lo prestassi, oppure che ti portassi la mi' conigliola a vede' se lui ci riesce...
-Va bene, portala.
- Se va a buon fine, un coniglio te lo dò.
-Va vai, un ti preoccupare...vedrai che Orecchione ce la fa...
-Pe' questo te l'ho chiesto...Allora te la porto domani...
-Va bene.

(Segue?)

Il Comitato di Casale e la Varvarito

Ci sarà una assemblea, lunedì 30 settembre a Casale - Casa della Gioventù della Parrocchia, ore 21-, sulla possibilità che si trasferisca la ditta che demolisce i materiali inerti Varvarito alle Pantanelle.

Naturalmente sono assolutamente contraria a questa possibilità, l'ho denunciato per prima e quindi appoggio l'iniziativa.

Le Pantanelle sono già ampiamente disastrate così e ben lontane dallo standard Parco della Piana (che vive nei sogni). C'è già un'altra ditta di demolizione di inerti, c'è il depuratore del Calice, c'è il problema alluvione.

Sarà interessante vedere però se prossimamente il comitato, che pure ha saputo opporsi all'inceneritore,  sarà utilizzato, come è successo nella passata tornata elettorale, da parte di alcuni strumentalmente a fini elettorali, magari proprio con questa o minacce sul territorio, che sono oggettive.


lunedì 23 settembre 2013

Punzoniamo Prato e chi la guida

Dopo la storia della punzonatura gratis delle biciclette e tutta la montatura mediatica provincialotta, in realtà c'è da dire che la sostanza non cambia: Prato non è la città delle biciclette.
Chi si muove come me in bici in città, rischia continuamente di essere investito.

Sembra una questione 'minore', ora che tutti stanno affilando le penne e sprimacciando le piume per le prossime elezioni, ma è una delle cartine al tornasole della cattiva amministrazione di questa triste città.

Questa ultima giunta non ha fatto praticamente nulla per facilitare la mobilità alternativa in bici e le piste ciclabili che ci sono, sono lasciate al buon cuore dei cittadini.
Ci sono dei tratti, al momento, dove le canne sono cresciute così alte che quasi non ci si passa che alternandosi.

Tanto meno si è pensato di sensibilizzare all'uso della bici, a creare, con poca spesa si sarebbe potuto fare, dei tratti ciclabili sui alcuni marciapiedi che possono essere idonei al percorso misto pedo-ciclabile.

Tanto per dire una stupidaggine.

Né a scuola né altrove attraverso media, pubblicità o altro è stata messa in campo qualche tipo di sensibilizzazione, anche per tentare di convincere chi guida a essere più rispettoso verso pedoni e biciclette. A rispettare il codice della strada, questo sconosciuto.

La punzonatura delle biciclette, che poi, da mossa pubblicitaria-pre-elettorale si è trasformata in autogol, non serve a gran ché, se non a mostrare una città ormai volgare e aggressiva da questo gratis giuntaiolo a tutti i costi.

Propongo di punzonare Prato e chi la guida.

Rossi, l'ospedale di Prato e l'alzheimer del project-financing

Nel suo discorso polemico che ha inaugurato l'ospedale di Prato (che noi speriamo non si chiami con il nome di un santo ma che sia dedicato a una figura significativa della città LAICA),  Rossi, dopo averci fatto piangere e fatto sentire in colpa perché non ci occupiamo come dovremmo dell'alzheimer, che a Prato sarebbe stato causa di un recente fatto di cronaca nera, ha polemizzato con Cenni sulla questione della destinazione dell'area dell'ormai vecchio ospedale.

I due poli partito-cementificatori si scontrano su chi debba mettere le mani in quel pezzetto di Prato (La Misericordia e Dolce diventata 'amara'), e per questo si son viste facce scure. Rossi contava di rifarsi dei debiti con cui è stato costruito l'ospedale nuovo, e s'era accordato con Cenni, ma poi l'accordo è saltato.

Ora, a parte questo 'dettaglio', noi speriamo che questo ospedale, che come gli altri in Toscana è stato costruito con il 'project financing' - e quindi è un debito vivo per tutti noi - non sia stato costruito MALISSIMO come risulta costruito male quello da poco inaugurato e gemello di Pistoia, per cui il M5S, dopo aver fatto un sopralluogo, ha presentato una interrogazione in consiglio comunale.
Sembra che il San Jacopo abbia forti carenze strutturali (prese elettriche non a norma, porte dove le carrozzine non passano, acqua che cade dal soffitto nelle stanze operatorie...).

Aggiungo che secondo alcuni economisti il 'project-financing' sarebbe una vera e propria truffa. Le grandi opere che così si costruiscono andrebbero a carico dello Stato, e i costi verrebbero occultati nei bilanci di società private. In sostanza è il cittadino che paga la 'grande opera', è lui che è indebitato, e di questo debito si avvantaggiano solo i partiti e le lobby.
Al riguardo ci sono già diversi libri pubblicati.

L'assessore Giorgio Silli

Dopo la questione sulla via intitolata a Gaetano Bresci sorge spontanea la riflessione sull'assessore all'integrazione del Comune di Prato.
Ora l'assessore è stato famoso per tre questioni:

1. la campagna contro l'aborto e la legge 194;
2. il suo rifiuto di incontrare il ministro Kyenge;
3. il suo appoggio alla proposta dell'associazione Nastro Azzurro per togliere la titolazione della via a Gaetano Bresci.

L'assessore all'integrazione (esattamente egli è 'assessore ai rapporti con l'Unione Europea, alle relazione con il pubblico e alle politiche d'integrazione') dovrebbe essere un assessore al dialogo. Non sembra che l'assessore Silli abbia portato avanti questo compito, bensì piuttosto, attraverso le sue prese di posizione,  che abbia fatto il contrario.

http://primaveradiprato.blogspot.it/2013/06/lassessore-silli-non-incontra-il.html
http://primaveradiprato.blogspot.it/2010/07/lassessore-e-laborto.html

domenica 22 settembre 2013

La punzonatura delle bici e i pidocchi

Per farsi punzonare le bici i cittadini di Prato sono corsi a frotte. Era gratis!
Quando è gratis, in questa città, si vedono subito muovere le orde. E come fanno di tutto le amministrazioni, ormai da anni e anni, per allevare i cittadini a quest'usanza!

Infatti anche alla mostra di inaugurazione di Palazzo Pretorio c'era folla, perché era gratis; ora no, perché devono pagare...

Tutti in fila per la punzonatura, i pratesi si sono arrabbiati nei confronti dell'assessore Pieri perché, dicono, voleva superare la fila; per questo è stata fischiata (magari lei era andata in piazza per essere applaudita per aver appoggiato il progetto e invece...).

Ora io non so come sia andata la faccenda, però è vero che molti sono un po' pidocchi e pur di non spendere nemmeno 3 euro, tanto costerà la punzonatura, preferiscono marcire in una fila chilometrica, pensando di essere migliori dell'assessore che molti di loro hanno votato e che ora fischiano.

sabato 21 settembre 2013

Conferenza stampa al Teatro La Baracca con la nuova insegna

Bella la conferenza stampa di stamani per la nuova stagione teatrale, 2013-2014, ricca di spunti e di riflessioni.
In particolare si è parlato del più importante e imminente debutto, Gaetanina Bresci, di cui in contemporanea va la polemica sulla via di Prato, che una associazione di militari vuole togliere a Gaetano Bresci e, fra le altre cose, della negata residenza al Teatro La Baracca da parte della Regione.
Poi degli altri spettacoli, di cui copio sotto la programmazione essenziale, incluso del teatro ragazzi.  E ancora degli 'spettacoli imprevisti' che ci saranno, ovvero fuori programmazione, come La Scaveide, ovvero la commedia degli scavi, di cui ho pubblicato qui il testo di alcune scene.

Non nutrita la delegazione della stampa, ma sì pubblico.
Presente il nostro amico Fulvio Silvestrini, che ha fatto un intervento memorabile sulle periferie e sul valore della cultura dal 'basso', e anche una delegazione del Movimento 5 Stelle di Prato.

Abbiamo presentato la nuova addetta stampa e inaugurato la nuova insegna, a dimostrazione della nostra volontà di resistere e di esserci.
Il resto domani sui giornali che ne vorranno scrivere o prossimamente, di volta in volta, su questo mio diario.

Intanto allego anche un articolo di risposta a quello di ieri, apparso oggi su La Nazione di Prato, sulla questione Bresci.

venerdì 20 settembre 2013

Gaetano Bresci e la Prato beghina

La Nazione Cronaca di Carrara
La Nazione Cronaca di Prato
Domani presentiamo la nostra Gaetanina Bresci, insieme alla stagione, e la Nazione pubblica proprio oggi, con un tempismo allarmante, questo 'simpatico' articolo su un gruppo che vuole togliere la via Gaetano Bresci.
Intanto si intitolano vie a suore e frati nella nostra Prato beghina!

Favorire il no-profit

La proposta del consigliere pratese Nicola Oliva è interessante: in sostanza detassare le associazioni no profit che svolgono attività culturale. In particolare, sostiene, dobbiamo portare l'arte nelle periferie.

Molto bene.

1. Sono anni che porto l'arte in periferia, ma molti non si sono ancora visti. Soprattutto del partito a cui appartiene Oliva;
2. Bisogna poi dire che in Toscana e non solo si può fare attività culturale in sostanza solo se hai una associazione. Sei quindi obbligato ad avere la 'forma' che dice l'autorità. Molte compagnie di professionisti utilizzano quest'escamotage per farei il loro lavoro, che non è affatto no-profit. Sono costrette dalla Regione, per esempio, se vogliono avere contributi, ma sono professionisti.
3. Basta con questa storia del 'no-profit ovunque, visto come la santità del mondo; non capisco poi perché non ci si debba 'profittare' un po', creando, invece lavoro in campo culturale.
4. Alla fine chi ne trarrebbe vantaggio, temo, sarebbero sempre gli stessi che da anni traggono vantaggio dal finto 'no-profit'. E' quindi invece l'ora di togliere il velo di Maia al sistema che non è affatto limpido e che forse serve appunto agli enti o ai partiti non so per 'profittare' e creare consenso.
5. Manca il pagamento dell'Enpals- Inps, voce obbligatoria anche per il 'no-profit', almeno in alcuni casi.


Proposta di NIcola Oliva: 1 - Sportello Unico per le Attività No-Profit - SUA-NP

Chi fa del volontariato sociale non può perdere delle giornate intere dietro alla burocrazia dividendosi tra mille sportelli.

2 - Tassa di occupazione del suolo pubblico - pagamento di un forfettario annuale.

stabiliamo un compenso forfettario annuale e che siano previste esenzioni a favore delle organizzazioni no-profit per progetti di particolare interesse.
E' vero che si applica lo sconto dell'80% se c'è il patrocinio del Comune, ma c'è pur sempre da pagare il 20% ogni volta per ogni nuova iniziativa! Per effetto della crisi economica, i contributi e le donazioni dei privati si sono notevolmente ridotti, così che che alla fine dell'anno la tassa per occupare il suolo pubblico incide notevolmente sui bilanci, facendo mancare le risorse per ulteriori attività sociali.

3 - diritti SIAE - pagamento di un forfettario annuale.

Purtroppo le risorse sono limitate, eppure v'è la necessità di moltiplicare le iniziative che puntano a rafforzare le capacità cognitivo-creative dei cittadini.
La cultura è leva di sviluppo, dobbiamo trovare il modo di favorire le iniziative che portano l'arte nelle periferie; ai grandi eventi che fanno da traino, vanno affiancate iniziative quotidiane per educare al bello e far esprimere i talenti.

giovedì 19 settembre 2013

Senza Pelù sulla lingua


Il rocker fiorentino Piero Pelù, dalla grande postazione-totem facebook, ha criticato il sindaco 'grande assente' Matteo Renzi: invece di asfaltare il partito PdL, come ha detto il primo cittadino sognando di essere candidato premier sfidante, dovrebbe asfaltare le strade di Firenze.

Pronta la risposta dell'apparato che ricorda al rocker non solo le strade che l'amministrazione ha asfaltato, ma anche di quanto Pelù sia stato -riccamente- ricompensato come direttore artistico di due edizioni fallimentari dell'estate fiorentina.

Lo stesso è successo a una attrice del Met, nel 2009 sostenitrice del Cenni sul palco del Politeama di Prato, che ha criticato il settembre pratese tanto caro al primo cittadino: subito le hanno ricordato che 'lei' non può criticare, essendo stata in qualche modo 'voluta' da Cenni stesso...

Morale? Il potere non te ne fa passare una, e va sempre a spulciare il tuo passato, e a ricordarti a chi devi dire babbo e mamma.

Se non lo può fare, se non sei 'ricattabile', allora ti ignora, ti schiaccia, ti disprezza col suo silenzio e non ti illumina con le sue 'luci'.

S.O.S. dal Soccorso di Prato

Mentre la politica locale discute del sesso degli angeli e in sostanza prepara la corsa elettorale e per questo si fanno i viaggi dal Papa e ci si mostra davanti alle telecamere; dopo anni di slogan "Se vuoi bene alla città vivi il centro" e di finta partecipazione - con riapparizione dei soliti guru epigono-democristiani negli ultimi giorni -, dopo i richiami ai presunti valori della Palla Grossa (quali, le scazzottate?), la realtà è che noi, cittadini, i soliti poveracci, viviamo nello squallore di una città abbandonata a sé. Ecco  un'altra lettera dal Comitato di Riqualificazione del Soccorso, diretta al Prefetto di Prato.
Che dire?
Effettivamente il viadotto in quella zona le darebbe il colpo di grazia.

P.S. Previsioni: tutti i partiti si faranno in quattro per accaparrarsi il comitato.


Stim.mo sig. Prefetto,

nell' incontro avuto con Lei, Ella ha raccomandato ai cittadini di essere tempestivi nelle segnalazioni di atti delinquenziali o oltraggiosi del decoro, e non sono passate neppure 24 ore che nello spazio che noi segnalavamo a rischio, per presenze ormai acclarate di convivenze e permanenze accertate di legittimo sospetto, è avvenuta l'ennesima aggressione, questa volta a danno di persone di nazionalità cinese.
Certamente questo è uno di quei reati per cui la macchina investigativa sarà già entrata in moto, vorremmo però confermarLe l’urgenza di avviare al più presto anche quella collaborativa da Lei pr ospettata per la lotta contro il degrado.
Nel nostro incontro Le abbiamo esposto casi sospetti di malversazioni,estorsioni, aggressioni, oltraggio al decoro, probabile sfruttamento della prostituzione minorile, racket delle elemosine, possibili fenomeni del
"pizzo" e confidiamo che questo lungo elenco che data prima della Sua venuta a Prato sia già stato sufficiente ad aver fatto avviare altre indagini.
E' verosimile però pensare che l'impunità che ormai regna nella zona sia la miccia che determina anche quest'ultimo episodio criminoso ed è concreto il rischio, vista anche la multietnicità del quartiere, che si sviluppino gruppi che cerchino di auto-tutelarsi.
Le scriviamo dandone conto agli organi di informazione, perché speriamo che anche l’Assessore alla sicurezza urbana del Comune sia prontamente disponibile alla cooperazione visto che Lei con le Sue parole ha già dato dimostrazione di una forte volontà sinergica.
Ancora grazie per la sua disponibilità,
Filippo Bonanni
Portavoce del Comitato per la Riqualificazione del Soccorso
P.S.: per Sua ulteriore conoscenza La informiamo che ieri sera abbiamo avuto un’ennesima testimonianza di quanto sta succedendo sul sagrato della chiesa.
Una coppia di coniugi ci ha portato testimonianze fotografiche di come la notte un furgoncino scarichi materassi usati poi dai rom per accamparsi nello spazio sotto le logge.
I due hanno in più sere chiesto l’intervento - nell’ordine - di Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Municipale. I primi sono venuti ed hanno chiesto ed ottenuto lo sgombero, i secondi sono intervenuti anch’essi senza
effettuare lo sgombero perché, hanno spiegato, dormire sul sagrato non è reato, ed infine i vigili urbani hanno dichiarato che, essendo quella proprietà privata, potevano intervenire solo se ha chiederlo fosse stato il prete o la diocesi.



Passaparola, la guida per la China-Town pratese

Grande risalto sulla stampa locale alla 'guida o progetto? "Passaparola Prato - Scopri il viCINAto", che vuole essere una...