sabato 28 settembre 2013

Gaetanina Bresci: la stampa nazionale ne parla!

Articolo su Il Manifesto di oggi di Giuseppe Galzerano, autore di Gaetano Bresci, Vita, attentato, processo, carcere e morte dell'anarchico che "giustiziò" Umberto I". 
Cita lo spettacolo, e non ne parla come altri giornalisti hanno fatto, come se fosse solo frutto della 'fantasia dell'autrice'! Ma, come mi ha detto il mio amico Fulvio, la cosa più importante è che non l'autore, pur a conoscenza dei 'piccoli' fatti di Prato, non cita la proposta dell'eliminazione della via intitolata a Gaetano Bresci, ma sì il Teatro La Baracca!
Grazie.

(L'articolo si può leggere anche all'indirizzo http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130928/manip2pg/16/manip2pz/346461/)

venerdì 27 settembre 2013

Una delle due figlie di Gaetano Bresci

Pubblico qui la foto di una delle due figlie di Gaetano Bresci, non si sa se Maddalena o Gaetanina, insieme all'anarchico abruzzese Umberto Postiglione. La foto si trova sul libro Gaetano Bresci di Giuseppe Galzerano, ed tratta da Umberto Postiglione, Scritti Sociali (Pistoia, 1972).
Sotto copio l'articolo uscito oggi su La Nazione riguardo al mio spettacolo, a cui faccio solo un piccolo appunto: non è dato sapere con certezza se la moglie e le figlie di Bresci abbiano o meno avuto più contatti  con l'Italia.



LA NAZIONEPRATO ven, 27 set 2013
SI APRE con uno spettacolo di stringente attualità la stagione autunnale del Teatro La Baracca. Va in scena domani alle 21 “Gaetanina Bresci, mio padre Gaetano il regicida” scritto e interpretato da Maila Ermini. E l’attualità è data proprio dalla polemica in corso sulla possibilità di eliminare la strada intitolata a Bresci. Al di là di questo c’è la novità. La Ermini ha svolto accurate ricerche sulla seconda figlia del Bresci nata in America che non conobbe mai il padre. Nel dramma si immagina che negli anni ’70 Gaetanina decida di venire in Italia per riappropriarsi della figura del padre. Un dramma dove la politica e gli affetti familiari si intrecciano: un viaggio negato nel passato che ora avviene. Ma la ricerca delle proprie radici di Gaetanina si scontra con la ragion di Stato. Nella realtà sia le figlie di Bresci che la moglie non ebbero mai più contatti con l’Italia. Lo spettacolo replicato il mese il 4, 12, 19 e 26 ottobre.
F.R.




giovedì 26 settembre 2013

Perché Gaetanina Bresci

Mentre le compagnie e i teatri si autocelebrano e intascano soldi a destra e a sinistra (dipende dalle regioni e dagli agganci politici, solo così si può prosperare); mentre ci hanno negato la residenza teatrale -faremo ricorso -; mentre nessun assessore o autorità in questi anni dall'insediamento della giunta comunale o provinciale o regionale ci è mai venuto a trovare o a vedere, con una scusa o con un'altra, come se fossimo la peste bubbonica,  anzi come se fossimo untori, se si esclude una volta un consigliere comunale e, sempre una volta, il direttore artistico del Met Paolo Magelli  (ma poi  telefonò arrabbiato per un mio articolo e buonanotte), debuttiamo sabato prossimo con GAETANINA BRESCI (Mio padre Gaetano il regicida) in assoluta autoproduzione.

In questi anni abbiamo studiato molto, e ci siamo preparati, allenati. Come si dice, abbiamo fatto più fiato, ammorbidito e reso più profonda la voce, agile il corpo. Nonostante l'età non più giovanissima. Abbiamo scritto tanto, perché il nostro è un teatro di attore e di parola.
La parola come scheggia. Il teatro come azione politica nel senso etimologico della parola, oltre che estetica. In quattro anni, solo io, ho scritto più di dieci opere.
E' un teatro senza scenografie, fatto di poche cose. Libero anche in questo.
Non solo resistiamo, ma in questi anni questi signori che ci hanno negato l'esistenza, in realtà ci hanno nutrito. Nutrito con tutte le loro bestialità, ingiustizie, omissioni, silenzi, mancanze. Ci hanno tolto tutto e in questo toglierci, privarci di tutto, ci hanno rafforzato interiormente e ringiovanito.
Gaetanina Bresci arriva dunque come frutto di un percorso travagliato ma ricco, simbolo come lei di qualcosa di irriducibile.
Siamo anche sereni, nonostante non so fino a quanto ancora potremo essere così ottimisti riguardo al futuro. Ma chi lo può essere, veramente? Coloro che ora si fregiano dei titoli di guru dei grandi teatri? Coloro che decidono chi far vivere o far morire nella mostra della loro finta indifferenza (vedi alla voce 'invidia') o, ancora, coloro che si sono fatti assumere grazie ai voti di papà?

Dedico Gaetanina Bresci , che vi invito a non perdere, a Pier Paolo Pasolini, che scrisse: "Ho nostalgia di quella gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone".

Il Teatro La Baracca presenta

GAETANINA BRESCI
Mio padre Gaetano, il regicida

Un dramma scritto e interpretato da Maila Ermini
Con Gianfelice D’Accolti

28 settembre
4-12-19-26 ottobre 2013
ore 21 al Teatro La Baracca, Prato

mercoledì 25 settembre 2013

Nostra Signora dei Rifiuti

Torno dal cassonetto or ora, sono andata a gettare la plastica; tento con fatica di fare la raccolta differenziata.
Ho avuto una visione impressionante. Ci mancava il topo, ed era perfetto.

I cassonetti sono sempre più sporchi. Abbandonati. Vengono a svuotarli, punto.
Se non ci fossero gli extracomunitari che passano a ripulire un po' quello che viene ammassato attorno, sarebbero piccole discariche.

In questi anni è peggiorato, almeno qua dove vivo io.

Che fine fanno i rifiuti? Non lo si sa. Io non lo so. Lo sapete voi?

L'aria raramente viene monitorata, ma è diventata più pesante, nonostante molte fabbriche abbiano chiuso.
Delle polveri sottili non si sa nulla.
Forse non esistono?

Le acque, be', non parliamo delle acque.
In zona i depuratori sono lasciati nell'occulto, come se quello che viene rimestato là dentro fosse top secret.

Il Calice, Baciacavallo. Parlo di Prato.

L'acqua del depuratore Calice ce l'ho sotto casa, o quasi, quella che va a finire nell'Ombrone.

Quando denunciai quello che accade al Calice qui sul blog attaccando la municipalizzata GIDA, fui quasi minacciata e NESSUNO mi dette sostegno.

Mi dissero, fermandomi per la strada: "Con quell'articolo non ci sei piaciuta". E poi tirarono dritto, lasciandomi basita, e sinceramente con un piccolo tocco di paura.

Qualche anno fa feci uno spettacolo sui rifiuti, ma, tanto per cambiare, mi fu censurato (Nostra Signora dei Rifiuti). Anche da alcuni comitati e gruppi poi si sono battuti e si battono per una nuova politica dei rifiuti eccetera, che utilizzarono la solita e ben conosciuta tecnica del 'silenzio'.

Forse è per questo che hanno scritto che questo è un blog alimentare?



La mamma che serve a tavola

Siamo stati allevati così, con la mamma che serve a tavola.
E ancora oggi in Italia è così. Di cosa ci stupiamo? 

La Boldrini, presidente della Camera, dice che ora basta con le pubblicità stile Barilla Mulino Bianco con la mamma che felice serve la colazione nella casa col mulino che gira (!). E poi vestita di tutto punto, bellissima, eccetera.
(Va bene, ma lo dice con quel tono patetico che è insostenibile. Per favore, ci vuole qualcuno che le dica che le cose non basta dirle, vanno anche sapute dire).

Ora, la rivoluzione delle donne s'è fermata da un pezzo. Le giovanotte di oggi sono tornate indietro e pronte, a continuare a servire per il loro fidanzato e credono che davvero esiste il Mulino Bianco. In realtà esiste solo la versione 'Burino Bianco',  se va bene.
Più spesso c'è la versione "Assassino Bianco" e finiscono come la ragazza di Taranto: dopo che il fidanzEto le aveva sparato, non lo ha denunciato. Ha dovuto spararle per la seconda volta, e poi è morta.

C'è poco da sperare. I maschi possono stare tranquilli; le  femmine sognano ancora in maggioranza di stare in quella pubblicità, anche se lavorano studiano eccetera. E' avvenuta  solo una emancipazione di superficie o di puro stampo capitalistico (e in particolare questo si nota nel Nord Europa, qui ormai nemmeno quella, perché è crisi di lavoro).

Personalmente ho fatto tanta battaglia in questo campo, anche in famiglia ma sul serio, perché la Toscana è profondamente tradizionalista e maschilista, anche se non se lo vuol sentir dire; ho scritto e messo in scena anche uno spettacolo "Cenerentola è andata via". 
Dopo averlo rappresentato e rappresentarlo ancora (prossimamente sarò in provincia di Brescia), le donne, non tutte ma molte, ci rimangono male. Perché sono abituate quando si fanno spettacoli 'd'occasione' come per l'8 marzo, a sentirsi e vedersi 'liberate', intelligenti, emancipate, e invece guardandomi viene loro il dubbio che non lo siano affatto, e che in casa loro non sia cambiato quasi nulla, a parte le debite eccezioni: che ci saranno, ma io ne ho incontrate pochissime.
E voi?

martedì 24 settembre 2013

La 'rivoluzione' fallita di Prato

Non si trovano facilmente le parole per descrivere cosa è successo oggi pomeriggio a Prato dopo che all'assessore Caverni e compagnia è venuta in mente l'idea di far installare semafori intelligenti per far defluire meglio il traffico in prossimità di Piazza San Marco a Prato (quella della scultura di Moore) e attuare l'unica 'rivoluzione' che in città si riesce a immaginare, ossia quella del traffico veicolare: il centro della città era bloccato.

Mi veniva in mente lo slogan, tanto caro alla giunta Cenni: "Se vuoi bene alla città, vivi il centro".

Sì, erano proprio tutti lì, molti pratesi, arrabbiatissimi, a patire il centro dentro le brave macchinuzze e noi, quelli della bici o a piedi,  a lato, che non si respirava dallo smog attorno per quel traffico congestionato. Roba da non credere.   Ma come si fa, dico io, a compiere questi disastri? Bisogna proprio mettersi d'impegno!

Proprio ieri avevo scritto quell'articolo sull'incapacità di questa giunta di mettere in campo una mobilità cittadina alternativa. Ma che dico: di pensarla! Sembrava un argomento 'minore'? Ma è tutta qui l'altezza a cui arriva la filosofia della politica cittadina, e mi sembra anche dell'opposizione, che finora non ha profferito parola (c'erano stati 'riscontri bipartisan positivi' al progetto...)

Ecco infatti cosa combinano. Si affidano agli esperti di traffico, e lo bloccano.
Avessero almeno fallito tentando un altro scenario cittadino, che ne so; avessero fatto le prove per qualcosa di davvero diverso e impegnativo! E invece hanno fallito proprio nel loro campo mentale, la 'rivoluzione del traffico'! (dopo aver punzonato le biciclette, eh!),  nella loro strategia da manualetto cittadino provinciale su come fare a vincere le prossime elezioni, dove si legge che la città deve avere appunto il suo traffico di macchinuzze che defluisce, di tre quattro minuti in meno rispetto alla tornata elettorale precedente...Oppure, togliere lo spauracchio del carro-attrezzi per le macchine (può andar bene come manovrina pre-pre...?). Eh, sì, perché loro pensano in grande, paragonandosi agli amministratori di Nuova York!

Dopo aver intasato il cuore della città per quasi un mese, con le brutture e le scazzottate della Palla Grossa della festa settembrina e condimento di musica (musica?) a tutto volume e volgare, roba che, come afferma qualche direttore di teatro, si deve tollerare perché al popolino piace...

Ma chi paga, ora? La società fiorentina Aleph Transport Engineering (http://www.alephprogetti.com/index.php)?

Ci piacerebbe sapere cosa dicono questi ingegneri, ci piacerebbe avere spiegazioni, visto che i calcoli sui semafori intelligenti non sono andati molto bene o cosa, magari è colpa di qualcun altro?

In sostanza: quanto è costata questa figuraccia?

Questo devono dire. Non basta ammettere di aver fallito. Bisogna dire ai cittadini quanti soldi sono stati buttati.

La superbia e l'incapacità di certi amministratori va a cavallo, in questo caso in macchina, e torna a piedi.


Ecco come era stato annunciata la 'rivoluzione del traffico' in un articolo de Il Tirreno del giugno scorso; a rileggerlo risulta comico:
Prato, piazza San Marco: a fine estate la rivoluzione del traffico
Il piano prevede l’installazione di due semafori intelligenti, uno su via San Silvestro e l’altro su viale Piave




di Carlandrea Poli
PRATO.Piazza Mercatale-piazza San Marco, in tre minuti nell'ora di punta. Senza ausilio di clacson o di fazzoletti bianchi per chiedere strada, ma con una minirivoluzione della circolazione. Progettato dallo studio Aleph Transport Engineering di Firenze il piano prevede l'installazione di due semafori intelligenti: uno su via San Silvestro l'altro su viale Piave. Questo già di per sé servirebbe a fluidificare il traffico evitando la contestuale immissione di veicoli su piazza San Marco da entrambe le direzioni, causa importante di rallentamento specie nelle ore di spostamento verso i luoghi di lavoro. A fare la differenza, però, saranno alcuni accorgimenti nella circolazione. Così, chi transiterà da viale Piave potrà proseguire soltanto verso via Ferrucci, reimmettendosi da via Valentini per andare verso la stazione. L'accesso a viale Vittorio Veneto, invece, resterà garantito solo per chi proverrà da via San Silvestro.
Per ottenere questo risultato piazza San Marco cesserà di essere una grande rotonda e non ci sarà più la curva che consente attualmente di convergere verso il semaforo in direzione Coop e Poste centrali. A tal proposito sarà interdetta la svolta verso via Arcivescovo Martini. Con questo mix di misure e la possibilità di regolare il tempo del verde dei due semafori per fasce orarie la percorrenza media ne uscirebbe dimezzata nelle ore più difficili: da 6 a 3 minuti.
Molteplici i risultati. Il più caro all'assessore al traffico, Roberto Caverni – che ha illustrato questa ipotesi stamane in commissione – è rendere la circolazione più agevole. In secondo luogo vietare l'accesso verso le poste da piazza San Marco costringerebbe gli utenti delle Poste ad accedere dal lato del parcheggio, incentivandone l'utilizzo. Un beneficio ci sarà anche per il trasporto pubblico. Per la Lam ci saranno due corsie preferenziali (una per senso di marcia) in viale Piave e una nel tratto di piazza San Marco. Diventerà riservata agli autobus anche la corsia prospiciente le Poste di via Martini. Il piano d'azione, che ha trovato primi riscontri bipartisan positivi, potrebbe scattare alla fine dell'estate. Ed è diventato tanto più necessario – fa notare il dirigente del settore, Rossano Rocchi – dopo la chiusura per riqualificazione di piazza delle Carceri, che ha avuto l'effetto di ridurre l'afflusso di auto del 20% verso piazza San Marco, appesantendolo al contempo in Mercatale. (IL Tirreno, Prato)
http://www.alephprogetti.com/index.php

La coniglia

Dialogo che ho raccolto nelle campagne di Prato fra due uomini.


-Senti, fammi un favore...
-Eh.
-Te ce l'hai ancora quer conigliolo...
-Orecchione?
-Eh.
- Sì.
-Ascolta...io c'ho una coniglia...Ma bella, guarda, bella, grassa e bella, neanche tanto vecchia, ma non vole i maschio, nun c'è niente da fare...ho provato in tutti i modi. Appena i' maschio e' s'avvicina, lei la lo morde, ma forte, eh, cattiva, e ringhia anche, tu sentissi!, e lui un ce la fa a montalla, un so i' che gli fa, 'un lo vole e nun c'è verso guarda che 'la lo pigli.
-Eh, può capitare. Le coniglie so' come le donne, a volte nun lo pigliano.
-A me u'm'era mai capitato, con tutte le coniglie che ho avuto...Ma lei un c'è verso. Io so che i tu' coniglio è un be' maschio...bisognerebbe che tu me lo prestassi, oppure che ti portassi la mi' conigliola a vede' se lui ci riesce...
-Va bene, portala.
- Se va a buon fine, un coniglio te lo dò.
-Va vai, un ti preoccupare...vedrai che Orecchione ce la fa...
-Pe' questo te l'ho chiesto...Allora te la porto domani...
-Va bene.

(Segue?)

Il Comitato di Casale e la Varvarito

Ci sarà una assemblea, lunedì 30 settembre a Casale - Casa della Gioventù della Parrocchia, ore 21-, sulla possibilità che si trasferisca la ditta che demolisce i materiali inerti Varvarito alle Pantanelle.

Naturalmente sono assolutamente contraria a questa possibilità, l'ho denunciato per prima e quindi appoggio l'iniziativa.

Le Pantanelle sono già ampiamente disastrate così e ben lontane dallo standard Parco della Piana (che vive nei sogni). C'è già un'altra ditta di demolizione di inerti, c'è il depuratore del Calice, c'è il problema alluvione.

Sarà interessante vedere però se prossimamente il comitato, che pure ha saputo opporsi all'inceneritore,  sarà utilizzato, come è successo nella passata tornata elettorale, da parte di alcuni strumentalmente a fini elettorali, magari proprio con questa o minacce sul territorio, che sono oggettive.


lunedì 23 settembre 2013

Punzoniamo Prato e chi la guida

Dopo la storia della punzonatura gratis delle biciclette e tutta la montatura mediatica provincialotta, in realtà c'è da dire che la sostanza non cambia: Prato non è la città delle biciclette.
Chi si muove come me in bici in città, rischia continuamente di essere investito.

Sembra una questione 'minore', ora che tutti stanno affilando le penne e sprimacciando le piume per le prossime elezioni, ma è una delle cartine al tornasole della cattiva amministrazione di questa triste città.

Questa ultima giunta non ha fatto praticamente nulla per facilitare la mobilità alternativa in bici e le piste ciclabili che ci sono, sono lasciate al buon cuore dei cittadini.
Ci sono dei tratti, al momento, dove le canne sono cresciute così alte che quasi non ci si passa che alternandosi.

Tanto meno si è pensato di sensibilizzare all'uso della bici, a creare, con poca spesa si sarebbe potuto fare, dei tratti ciclabili sui alcuni marciapiedi che possono essere idonei al percorso misto pedo-ciclabile.

Tanto per dire una stupidaggine.

Né a scuola né altrove attraverso media, pubblicità o altro è stata messa in campo qualche tipo di sensibilizzazione, anche per tentare di convincere chi guida a essere più rispettoso verso pedoni e biciclette. A rispettare il codice della strada, questo sconosciuto.

La punzonatura delle biciclette, che poi, da mossa pubblicitaria-pre-elettorale si è trasformata in autogol, non serve a gran ché, se non a mostrare una città ormai volgare e aggressiva da questo gratis giuntaiolo a tutti i costi.

Propongo di punzonare Prato e chi la guida.

Rossi, l'ospedale di Prato e l'alzheimer del project-financing

Nel suo discorso polemico che ha inaugurato l'ospedale di Prato (che noi speriamo non si chiami con il nome di un santo ma che sia dedicato a una figura significativa della città LAICA),  Rossi, dopo averci fatto piangere e fatto sentire in colpa perché non ci occupiamo come dovremmo dell'alzheimer, che a Prato sarebbe stato causa di un recente fatto di cronaca nera, ha polemizzato con Cenni sulla questione della destinazione dell'area dell'ormai vecchio ospedale.

I due poli partito-cementificatori si scontrano su chi debba mettere le mani in quel pezzetto di Prato (La Misericordia e Dolce diventata 'amara'), e per questo si son viste facce scure. Rossi contava di rifarsi dei debiti con cui è stato costruito l'ospedale nuovo, e s'era accordato con Cenni, ma poi l'accordo è saltato.

Ora, a parte questo 'dettaglio', noi speriamo che questo ospedale, che come gli altri in Toscana è stato costruito con il 'project financing' - e quindi è un debito vivo per tutti noi - non sia stato costruito MALISSIMO come risulta costruito male quello da poco inaugurato e gemello di Pistoia, per cui il M5S, dopo aver fatto un sopralluogo, ha presentato una interrogazione in consiglio comunale.
Sembra che il San Jacopo abbia forti carenze strutturali (prese elettriche non a norma, porte dove le carrozzine non passano, acqua che cade dal soffitto nelle stanze operatorie...).

Aggiungo che secondo alcuni economisti il 'project-financing' sarebbe una vera e propria truffa. Le grandi opere che così si costruiscono andrebbero a carico dello Stato, e i costi verrebbero occultati nei bilanci di società private. In sostanza è il cittadino che paga la 'grande opera', è lui che è indebitato, e di questo debito si avvantaggiano solo i partiti e le lobby.
Al riguardo ci sono già diversi libri pubblicati.

L'assessore Giorgio Silli

Dopo la questione sulla via intitolata a Gaetano Bresci sorge spontanea la riflessione sull'assessore all'integrazione del Comune di Prato.
Ora l'assessore è stato famoso per tre questioni:

1. la campagna contro l'aborto e la legge 194;
2. il suo rifiuto di incontrare il ministro Kyenge;
3. il suo appoggio alla proposta dell'associazione Nastro Azzurro per togliere la titolazione della via a Gaetano Bresci.

L'assessore all'integrazione (esattamente egli è 'assessore ai rapporti con l'Unione Europea, alle relazione con il pubblico e alle politiche d'integrazione') dovrebbe essere un assessore al dialogo. Non sembra che l'assessore Silli abbia portato avanti questo compito, bensì piuttosto, attraverso le sue prese di posizione,  che abbia fatto il contrario.

http://primaveradiprato.blogspot.it/2013/06/lassessore-silli-non-incontra-il.html
http://primaveradiprato.blogspot.it/2010/07/lassessore-e-laborto.html

domenica 22 settembre 2013

La punzonatura delle bici e i pidocchi

Per farsi punzonare le bici i cittadini di Prato sono corsi a frotte. Era gratis!
Quando è gratis, in questa città, si vedono subito muovere le orde. E come fanno di tutto le amministrazioni, ormai da anni e anni, per allevare i cittadini a quest'usanza!

Infatti anche alla mostra di inaugurazione di Palazzo Pretorio c'era folla, perché era gratis; ora no, perché devono pagare...

Tutti in fila per la punzonatura, i pratesi si sono arrabbiati nei confronti dell'assessore Pieri perché, dicono, voleva superare la fila; per questo è stata fischiata (magari lei era andata in piazza per essere applaudita per aver appoggiato il progetto e invece...).

Ora io non so come sia andata la faccenda, però è vero che molti sono un po' pidocchi e pur di non spendere nemmeno 3 euro, tanto costerà la punzonatura, preferiscono marcire in una fila chilometrica, pensando di essere migliori dell'assessore che molti di loro hanno votato e che ora fischiano.

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...