sabato 5 ottobre 2013

Seconda replica di Gaetanina Bresci

Dato che i giornalisti, seppur invitati, non vengono a vedere gli spettacoli né li recensiscono più, se non raramente, mi piace trascrivere qui i commenti scritti sul "Libro del gradimento" alla replica di ieri sera, a cui era presente Giuseppe Galzerano.

"Spettacolo intenso e commovente, che rispecchia e ricostruisce la storia del pratese Bresci" (Giuseppe Galzerano).
"Bravi! Una serata di libertà" (A.B.)
"Sempre in tempo a riflettere sui fatti che si sono svolti nella nostra città e che si vorrebbe dimenticare. Complimenti Maila" (M.B.)
"Inquietante, emozionante. Bravi!" (R.C.)
"Bellissimo spettacolo! Complimenti davvero!".

Una città che fa acqua

Oggi, recitava la pubblicità che la partitica ha messo a nostre spese sul nuovo ospedale di Prato all'uscita del casello di Prato Est, sarebbe dovuto essere il giorno del nuovo ospedale di Prato.
Evidentemente così non è stato, l'ospedale si apre con tutti i problemi di una cattiva costruzione, aggravata dalla peggior idea di aprire l'ospedale nel periodo delle piogge.
E i malati sono ancora da trasferire...
La città era bloccata, stasera. Tornavo da Firenze e il sottopasso della Questura era bloccato; eppure è stato costruito da poco, ma non riesce a smaltire l'acqua...

Insomma la Declassata, la via che dovrebbe essere a scorrimento veloce per il traffico veicolare, lo crea e lo moltiplica.

La città è davvero tutta da ripensare e di immaginare.

venerdì 4 ottobre 2013

Quei morti in mare

Tutti piangono ora dopo la tragedia degli extracomunitari morti nello Stretto di Sicilia. S'invoca il soccorso del governo europeo, si dice 'bisogna fare qualcosa'.

Ma questi non sono altro che il ritorno umano di quello che noi europei eccetera facciamo in Africa e altrove, vendendo armi e sfruttando persone e territorio, insomma compiendo il peggio del peggio da secoli.

Ricorso

Abbiamo fatto ricorso contro la Regione Toscana, in particolare contro l'Ufficio Cultura, che ha deciso di togliere il Teatro La Baracca di mezzo (insieme ad altri teatri e realtà) per la questione delle 'residenze teatrali'.

Noi speriamo comunque che presto siano tolte le 'residenze' anche a questi inspiegabili funzionari di questi cosiddetti uffici cultura (alcuni dei quali sono diventati tali sono per grazia di partito)  e siano impiegati a fare altro, visto che molti di loro non sono che cattivi esecutori delle volontà di qualcuno o degli arbritri della peggiore politica.

Ci hanno tolto tutto.

Mi piacerebbe far provare a questi funzionari e 'giuristi' cosa significa non avere più niente e gestire un teatro - pur piccolo - solo con i propri soldi.

Oppure far provare loro cosa significa dover guadagnare a vista, nella più totale incertezza e non aver più lo stipendiuccio sicuro, per cui fanno come quei cagnolini finti che una volta si mettevano nella parte posteriore delle automobili a dire sempre di sì con la testa. E forse presto capiterà anche a loro, come sta accadendo negli Stati Uniti.

giovedì 3 ottobre 2013

Torna Gaetanina Bresci

Domani, venerdì 4 ottobre, ore 21, torna Gaetanina Bresci al Teatro La Baracca.

Alla recita di domani sarà presente Giuseppe Galzerano, autore ed editore del libro Gaetano Bresci (Vita, attentato, processo, carcere e morte dell'anarchico che 'giustiziò' Umberto I), l'opera più importante ed esaustiva su Bresci.

Conti a posto

Ma che dissesto ma che dissesto
il mio regime è più che onesto

non manca niente nessun ammanco
ci mancherebbe fosse dal banco

è tutto a posto i soldi in cassa
non dire niente nessuna tassa

va tutto bene il conto è a posto
io sono un duro un tipo tosto

Ma che dissesto non dire questo
un po' di tempo e poi riassesto

è propaganda sol propaganda
la stessa musica la stessa banda

non mi credete?
guardate voi
se manca un euro
si mette poi

si metterà
lo metterete

basta son stufo
è un vero arnese
che si aziona
contro di me:

allarme! che allarme?
qui non ce n'è

casca la scuola
ripara il tetto?
buca per strada
ma chi c'abbada!
e il vecchietto
e il bambino
ma che facciamo
senza pulmino?

Su, via sta' zitta
su non parlare
metto la festa
che sembra un mare.


mercoledì 2 ottobre 2013

Praticare l'arte e cambiare il mondo è (quasi) la stessa cosa

Praticare l'arte e cambiare il mondo è (quasi) la stessa cosa. Almeno per me. Non potrei pensare di occuparmi di teatro senza avere in mente l'altra parte importante del mio lavoro.

Sto parlando di un'arte che nasce dalle idee, nel senso filosofico ma anche come atto intuitivo libero, che non si sottomette a nessun programma tematico culturale o di partito.

Sono infatti le idee che cambiano il mondo e l'hanno forse reso a volte meno barbaro e brutto da come  è.

E dato che oggi l'arte va da un'altra parte completamente, ossia è serva e prona e non vuole affatto cambiare il mondo, anche perché vuota di idee e di vere intuizioni, ecco che per me mente e inganna nella sua stessa ragion d'essere, anche quando è ben fatta. Anzi quando è ben fatta,  ricca e composta,  è più sospetta di essere lontana dalla sua finalità.

Ci sono poi quelli che dicono di voler cambiare il mondo nell'arte, e naturalmente fanno il bel gioco su compenso e si  mostrano pavoni quando sono soltanto tacchini.Vecchia storia.

Il potere preferisce questi, perché così può dare senso all'inganno che fa ai cittadini spacciando la 'sua' cultura, senza correre il rischio che il mondo davvero cambi un po'.

Ma il tacchino vestito da pavone, è sempre tacchino e invece di far la ruota fa solo 'glu glu'.

martedì 1 ottobre 2013

Caccia all'untore: colpa di Bresci?

Mi racconta la persona che si occupa di mettere le locandine dello spettacolo 'Gaetanina Bresci' nei locali in città che qualcuno, nonostante in un primo momento dica di sì e le lasci appendere, dieci minuti dopo però le tolga.

Ora, basterebbe dire di no, nessun problema.

Sospetto sia il terribile nome di Bresci che faccia paura.

O magari sono io, l'untrice, che come è accaduto qualche giorno fa in un circolo Arci, ci hanno quasi cacciato come se fossimo (non ero sola, ero con Gianfelice) degli appestati.

Se fossi stata sola, avrei pensato di aver sognato. E invece non lo ero, non ho sognato. Perché naturalmente io non sono di partito o di area e ho la colpa di essere una tipa sospetta di inzaccherare le maniglie di roba giallastra, perché si presentò a suo tempo come candidato sindaco per una lista civica.

Il clima è insomma dei peggiori e, o per un motivo o per un altro (anche psicologico magari del genere invidia), la tensione, cittadina o italiana che sia, è palpabile.

Comunque non abbiate paura a dire di no, e se siete di coloro per cui Bresci eccetera o per cui io come tale e tal'altra, basta dire no. Abbiate un po' di coraggio.

Ciclabili di Prato, ecco in che condizioni si trovano

Lo so: esistono a Prato disastri ben più consistenti, come l'acqua che cade dentro il nuovo ospedale  (avevo già scritto pochi giorni fa in merito e sulla possibilità che fosse stato costruito un po' maluccio!), oppure, che i conti comunali non tornano eccetera; tuttavia mi permetto di mostrare come sono tenute le ciclabili a Prato, mentre ci si preoccupa della punzonatura delle biciclette e si racconta che ci saranno nuove ciclabili o si fanno le festicciole strapaesane per celebrarle! Le canne in alcuni punti sono cresciute così alte che non ci si passa più (questo significa che in tutta l'estate non s'è provveduto alla manutenzione) o, in altri tratti dove c'è l'asfalto, ci sono buche molto pericolose e impreviste...

lunedì 30 settembre 2013

Recensione di Gaetanina Bresci

Eloisa Pierucci, che fra pochi giorni discuterà la sua tesi in Scienza dello Spettacolo, mi manda questa 'impressione' su Gaetanina Bresci.

"È difficile definire con un'espressione univoca uno spettacolo come GAETANINA BRESCI, così semplice, eppure così complesso. Semplice per quanto riguarda i mezzi di realizzazione: una scenografia essenziale (tre sedie, una scrivania, pochi oggetti a delineare l'ambiente claustrofobico del consolato italiano di San Francisco), una luce fissa, due attori e nessun commento musicale o effetto sonoro. Complesso per la pluralità dei temi trattati, da un lato, e, dall'altro, per le tante sfumature vocali, gestuali, espressive che caratterizzano la recitazione dei due protagonisti (Maila Ermini, anche autrice del testo e regista, e Gianfelice D'Accolti).
Gli spunti di riflessione evocati dalla figura di Gaetanina - seconda figlia di Gaetano Bresci, l'operaio tessile pratese, anarchico, che nel 1900 uccise il re Umberto I per vendicare gli eccidi compiuti per ordine regio da Bava Beccaris a Milano due anni prima - sono molteplici. Nella pièce si immagina che nel 1971 la donna, vissuta fino a quel momento negli Stati Uniti in una costante condizione di precarietà a causa di un cognome così ingombrante, voglia intraprendere un viaggio in Italia alla ricerca delle proprie radici, per potersi riappropriare a pieno del ricordo di un padre mai conosciuto. A una settimana dalla partenza, Gaetanina viene convocata dal consolato italiano di San Francisco: ufficialmente si tratta di una "pura formalità" (ho citato non a caso il titolo del famoso film di Tornatore, di cui in questo spettacolo si respira, almeno in parte, la stessa atmosfera kafkiana), ma nella sostanza assistiamo a un vero e proprio interrogatorio. Emerge allora il vero motivo di questa strana convocazione: le autorità italiane temono che l'arrivo della Bresci possa fungere da detonatore per le contestazioni in atto nel Paese. 
Il dialogo instaurato da Gaetanina con i tre personaggi che si avvicendano per parlarle, in un confronto serrato (il console, un poliziotto e una donna misteriosa, la sedicente nipote di Bresci), è costellato di riflessioni che riguardano non solo la storia, ma anche l'attualità: l'abuso di potere da parte dell'autorità, la repubblica e la democrazia che, se intese solo in senso formale, si riducono a vuote formule, le difficoltà incontrate da chi vuole fare politica al di fuori di etichette e partiti. Molto forte - e secondo me azzeccato - l'accostamento tra il regicidio messo in atto dall'anarchico Gaetano e la pena di morte, ancora in vigore (negli anni '70 come adesso) in alcuni Stati U.S.A.: in entrambi i casi, qualcuno decide che "sia giusto" uccidere qualcun altro. In entrambi i casi, siamo di fronte a una vendetta (quella di Bresci contro un potere repressivo, quella di uno Stato contro chi ha violato la legge). Personalmente, ritengo che la vendetta non sia mai una soluzione e che non si possa punire la violenza con un'altra violenza. Proprio per questo trovo che lo studio del passato, presentato in tutta la sua veridicità, senza reticenze, sia essenziale per comprendere e migliorare il presente. Ed è dallo studio della storia e dal suo costante confronto con l'oggi che scaturisce la forza di questo spettacolo. 
Un'ultima osservazione sul lavoro degli attori: Maila Ermini gioca sul cambiamento "linguistico" (passando dall'italiano parlato con accento americano, all'inglese, all'italiano) e su variati toni di voce per restituire i diversi stati d'animo di Gaetanina. Emerge il ritratto di una donna risoluta, in cerca di giustizia, ma anche piena di dubbi, stanca ed energica allo stesso tempo. Gianfelice D'Accolti, con l'aiuto di pochi costumi ed accessori, dà vita agli altri tre personaggi, creando tre figure completamente diverse, caratterizzate soprattutto dalla gestualità e dal modo di parlare. 

Particolarmente riuscita, a mio avviso, è la figura femminile che compare in chiusura dello spettacolo: risolta con l'uso di pochissimi oggetti e con un tono di voce mellifluo, la misteriosa nipote di Bresci ci accompagna, in un dialogo ricco di sfumature con la protagonista, verso il finale della pièce, aperto e denso di emozioni. 
Il pubblico presente alla prima di sabato 28 settembre ha risposto con entusiasmo, trattenendosi per più di un'ora dopo la fine dello spettacolo per un animato dibattito insieme agli artisti."

Eloisa Pierucci

Il debutto di Gaetanina Bresci

Dato che non c'era nessun giornalista a vedere lo spettacolo, scrivo qui per i conoscenti e gli amici che mi hanno chiesto due parole sul debutto di Gaetanina Bresci di venerdì 28 settembre 2013 al Teatro La Baracca.
Lo spettacolo dura 1 e 5 minuti senza intervallo. In scena io, che interpreto Gaetanina Bresci, e Gianfelice D'Accolti che interpreta invece gli altri personaggi: il console, il funzionario di polizia, l'accompagnatrice. La scelta è, ancora una volta, in economia (come è accaduto da Laris Pulenas in poi, costretta a fare davvero teatro di 'ricerca' per mancanza di soldi).

Presente anche la politica locale: un consigliere comunale, Aurelio Donzella, e un gruppo del M5S di Prato.

Il dibattito è durato più di un'ora, e si è parlato soprattutto di Bresci e del significato oggi della sua figura, del suo gesto, anche se non solo; ci sono state anche domande propriamente più teatrali come relative alla regia (in particolare l'aspetto linguistico del dramma che presenta alcune particolarità), o ai personaggi: quello di Gaetanina Bresci e la sua psicologia, e quello molto riuscito e più propriamente teatrale del poliziotto.

E' stato valutato positivamente l'articolo dello scrittore ed editore Giuseppe Galzerano, autore del libro più famoso ed esaustivo sul Bresci, pubblicato su Il Manifesto.
Tra l'altro l'autore sarà presente per la replica venerdì prossimo 4 ottobre.

Gianfelice è stato come al solito bravissimo e, come ho detto, non avrei potuto fare questo spettacolo senza di lui: primo perché è stato disponibile in carenza finanziaria; secondo perché sopporta i miei difficili testi assolutamente non commerciali; terzo perché ha pazienza di sopportarmi anche come regista di spettacoli senza soldi; quarto perché dà sempre consigli e apporti significativi.

Trascrivo qui anche alcuni commenti della serata, scritti sul Libro del Gradimento (il pubblico è libero di scrivere o meno quello che pensa o giudica dello spettacolo) o mandati via mail; sono tutti positivi, non posso farci niente, sono questi:

"Molto bello e interessante questo spettacolo: il personaggio di Gaetanina è strepitoso per l'intelligenza riflessiva, l'intransigenza, lo spessore umano... un debutto molto bello. Gaetanina mi ha colpito al cuore, proprio perché non era una che amava i pianti, mi pare di capire. Perlomeno voleva distinguere le ragioni del cuore e della ragione, per dirla con Pascal.
 . (S.Batisti).

"Che dire dello spettacolo?  Brava, bravi davvero. Si è riusciti a parlare di Bresci attraverso un aspetto a cui nessuno aveva pensato, completamente dimenticato: le figlie! Sono felice di essere stato in questo  piccolo grande teatro. Grazie". (Biglietto anonimo).

"Lo so che appaio melenso, tuttavia non posso non ringraziare te e Gianfelice per il Lavoro che state portando avanti. Date l'opportunità a qualcuno, di misurarsi con la voglia di capire e di apprezzare la Cultura nella sua più Alta Forma:la Conoscenza..."(M.Tofani).

Omosessualità: la finta tolleranza della società italiana

Durante una intervista al programma La Zanzara di Radio24, condotto da uno dei peggiori giornalisti-servi di cui si possa fregiare la nostra Italietta (pur dichiarando che invece dice quello che gli pare), il signor Barilla è incappato nella trappola ed ha affermato che non solo la donna è l'angelo del focolare come si vede nelle pubblicità della sua famosa 'casa', ma che la pasta più famosa del mondo non farebbe mai una pubblicità di una famiglia di omosessuali, perché la sua idea di famiglia non è quella (pur rispettando le scelte sessuali di ognuno eccetera eccetera).

E' scoppiata la polemica, ed era proprio quello che voleva il giornalista al servizio dei potenti signori del danaro locale, i quali, tramite la radio che finanziano invece si dichiarano tutti a spada tratta in favore della famiglia omosessuale eccetera eccetera.

Si è paventato addirittura il boicottaggio alla famosa ditta a livello internazionale e sono seguite le solite scuse.

Ora, a parte il fatto che è bene ricordare il detto di Voltaire ("Disapprovo quel che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo") e che il rischio sia quello che non si possa esprimere il proprio pensiero, pur retrogrado e banale o quello che si voglia (insomma bisogna tutti avere gli stessi pensieri per poter comprare gli stessi prodotti?), bisogna dichiarare che l'Italia non è affatto a favore degli omosessuali. La Chiesa, contro cui i giornalisti servi non si scagliano, ha condotto per secoli la sua campagna contro l'omosessualità - pur essendone afflitta con relativi scandali - e non ha affatto cambiato opinione ora che c'è Francesco Papa; ha soltanto mostrato un atteggiamento più tollerante, dovendo rifarsi la faccia.

Come è accaduto per l'emancipazione femminile, così anche per gli omosessuali si tratta di un accettazione di comodo, caratterizzata dall'interesse commerciale. Le donne, emancipandosi e avendo sulla carta stessi diritti doveri dell'altro sesso, sono diventate perfette consumiste, inserite a pie' pari nel sistema capitalistico (rimanendo di fatto schiave della casa e della relativa gestione familiare); lo stesso vale per gli omosessuali, un'altra grande fetta di mercato, a cui, a patto che sia sottomesso alle regole, si è disposti a fare concessioni e a essere a favore delle loro richieste.

Insomma come è stata l'emancipazione femminile, anche la tolleranza sulle scelte sessuali di ognuno non è che una dichiarazione di comodo frutto di una valutazione di marketing sociale. 

L'Italia è un paese dove le donne non sono affatto emancipate e visceralmente ostile agli omosessuali.

"Bling Ring" di Sofia Coppola: un film da vedere

Non so quale sia stato di più spettacolo, se vedere il film oppure la reazione dei ragazzi in sala e fuori, prima e dopo la proiezione.

Il film è di quelli fastidiosi sulla nostra modernità 'liquida', la smania del successo, la mitologia moderna e l'uso dei cosiddetti social media in funzione egotica, e vede protagonisti un gruppo di ragazzi di liceo che a Hollywood va a svaligiare le ville dei vip. Sembra si ispiri a un fatto vero.

Mi hanno detto che il film fa da corollario al mio libello Faccine, e per questo forse mi è piaciuto più della Grande Bellezza di Sorrentino, film che vuole trattare un tema simile ma con modismi manieristici e senza una 'storia', dove però è la vecchiaia, non la gioventù, a essere corrotta.

Alcune immagini e scene di "Bling Ring" sono davvero da grandi cineasti: come quella silenziosa in cui i ragazzi rubano in una villa a vetri, che la regista accompagna con i suoni della città in lontananza che c'erano durante la ripresa. (Contrariamente a quanto avviene in Sorrentino, dove l'immagine rimane al primo livello, seppur bellissima e sapientemente mostrata, come nella scena finale dove il Colosseo fa da sfondo; non riesce quindi a superare il primo livello di significazione e/o estetico formale e diventa fine a sé stessa).

Brava la Sofia; il film è a tratti ripetitivo, ma assolutamente da vedere e soprattutto proiettare a go go nelle scuole. I ragazzi erano davvero indispettiti di vedersi così rappresentati; perché pur ragazzi americani, quelli del film, e con un contesto ricco e da 'star', erano praticamente uguali a quelli che avevo accanto e che, durante l'intervallo, usavano senza pace i loro i-phone per fare foto, mandarsi messaggi eccetera, sì proprio come nel film!

domenica 29 settembre 2013

Sottopassi allagati, ovvero quando non si costruisce bene

Frequentemente nelle città, appena si verifica un po' di pioggia come ultimamente sta cadendo, con fenomeni torrenziali, i sottopassi si allagano.

Famoso purtroppo l'allagamento del sottopasso di via Ciulli a Prato, dove morirono tre donne cinesi e che ora si dovrebbe riaprire...

Per questi frequenti allagamenti, gli addetti dei Comuni e la politica di certo stampo, sostengono che è meglio costruire sovrappassi con tutte le conseguenze del caso, ovvero brutture cementizie,  degrado urbano e inquinamento acustico eccetera.

Ora so che il sottopasso costruito da Nervi al Muro Torto a Roma per le Olimipiadi del '60, lunghissimo e appunto 'torto', non s'è mai allagato.

Questo deve far pensare come si costruisce oggi, non solo in 'economia', ma male e spesso facendo, per risparmiare, calcoli e affidamento su sistemi di sicurezza che non hanno niente a che vedere con la scienza delle costruzioni.