sabato 12 ottobre 2013

Priebke

L'assassino è morto
ma non sa dove andare

il suo corpo
non lo vuole nessuno.

Una vita come un signorino
senza un rimorso
senza un pianto

senza vacillare
ha vissuto per bene
è stato, protetto,
boia d'oltremare.

Ora da morto
sconta la sua pena
viva e vera,
e non all'inferno
non nell'aldilà

ma qua fra noi,
come ha fatto lui
senza pietà.


venerdì 11 ottobre 2013

Comunicato del Comitato per la Riqualificazione del Soccorso


"Il Comitato per la Riqualificazione del Soccorso organizza un incontro col Sindaco ed il Presidente della Circoscrizione Centro per discutere dei problemi di degrado e di sicurezza che affliggono il quartiere.
L'incontro si terrà lunedi 14/10 alle ore 21.00 presso il Centro Civico Pitigliani in via Milano 6.
Soprattutto in questi ultimi anni il nostro quartiere sta convivendo con situazioni più o meno drammatiche che ormai sono diventate endemiche: dalla totale incapacità di utilizzo dei cassonetti pubblici, agli atti vandalici o
intimidatori (l'ultimo episodio, delle feci umane rinvenute davanti alla porta di un appartamento), dalle centrali dello spaccio ai furti e alle risse all'arma bianca, senza dimenticare la questione del gruppo di nomadi
che bivacca sul sagrato della chiesa.

Durante l'incontro sarà data ampia disponibilità ai cittadini di intervenire con domande, testimonianze e proposte da rivolgere alle istituzioni presenti.
Sono ben accette fotografie esplicative che verranno proiettate durante la serata."

Filippo Bonanni,
Portavoce del Comitato per la Riqualificazione del Soccorso

Prato: verso le elezioni del 2014

A Prato i motori sono già avviati per le prossime amministrative: il PD mette sul tavolo per la segreteria la possibile candidatura di Simone Mangani, ed è una bella mossa.

Avvocato, civatiano, ex-attore di certa levatura per la verità (recitò diversi anni fa con la sua compagnia al Teatro La Baracca), può rifare l'immagine del disastrato partito pratese; a suo confronto sbiadiscono le debolissime candidature del M5S, se si esclude quella 'forte' di Adriana Pagliai, che però non diventerà candidata sindaco, si farà da parte per Barosco.

Qualcuno auspica anche la candidatura di Milone, sospetto di ripetere la mossa della smarcatura, questa volta da Cenni, come già fece quando appoggiava il Centro-Sinistra: dalle meravigliose pagine di FB lo si acclama come salvatore di Prato.

giovedì 10 ottobre 2013

M5S e volontà popolare

Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sconfessano i loro rappresentanti parlamentari sulla questione del reato di clandestinità.
Personalmente ero rimasta sorpresa da questa nuova presa di posizione dei 'grillini' sulla questione immigrazione, ma ora il blog di Beppe Grillo ha rimesso le cose 'a posto' affermando  che l'abolizione del reato di clandestinità non fa parte del programma del movimento.

Mi colpisce la frase:

"Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico. Sostituirsi all'opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono "educare" i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un'unica entità".

Dunque loro non vogliono educare i cittadini, ma solo essere strumento dei cittadini. Lo diceva già Schopenhauer che è follia educare la cittadinanza, in particolare il popolino, e dunque è vecchia storia. Tuttavia la politica, anche quella del M5S, si basa proprio su questa 'favola' della modificazione dell'esistente (concetto molto vicino all'educazione), favola che serve a tutti, partiti o movimenti che siano, per portare con sé i cittadini e quindi per diventare portavoce di questa presunta volontà popolare, sintagma che abbiamo molto udito nel passato, per poi finire ai posti di comando.

Anche il partito di Forza Italia ha fatto riferimento a questa 'volontà popolare' quando ha voluto difendere Berlusconi a causa dei suoi problemi giudiziari; addirittura qualcuno ha affermato che non si può togliere dalla Parlamento una persona che ha ricevuto tutti questi consensi dalla volontà popolare.

La Lega di Bossi, ugualmente, fa spesso riferimento alla 'volontà popolare'.

Qualcuno definisce tutto questo 'populismo', anche se si esplicita attraverso forme mediatiche differenti.


Storie massoniche

A Gelli, il venerabile della P2, è stata sequestrata Villa Wanda di Arezzo per reati fiscali. Tanti soldi, sembra, non pagati allo Stato.
Lui intanto se ne sta in Svizzera, credo.
E allora viene da pensare che da troppo tempo le nostre città sono bloccate da certo potere, in cui la massoneria,  fa la sua grande parte, e di cui non sappiamo nulla.
E tutte le proteste che possiamo fare s'infrangono in questo potere, in questi gruppi sodali, queste 'amicizie', questi favori, questi connubi.
Le storie massoniche delle nostre città ci tormentano da anni e anche se non le conosciamo nel dettaglio; il suo/loro fantasma gira a Palazzo e ogni tanto si intravede. Raramente si presenta per nome, ma c'è eccome.
Fa bene leggere la relazione di Tina Anselmi e relativa commissione sulla P2 - è datata ma ancora illuminante-; parla anche dettagliatamente della Massoneria italiana anche nelle sue ramificazioni locali:
http://www.strano.net/stragi/tstragi/relmp2/index.html

mercoledì 9 ottobre 2013

La Scaveide, II Atto


Riassunto del primo atto: si sta costruendo il megastore Senzatìr e improvvisamente si scopre una città etrusca, ma si vuole ricoprire tutto. Le mummie etrusche non ci stanno e si ribellano e minacciano la stabilità della città.

II ATTO
I scena

Nel sottosuolo, nella sepolta città etrusca.

Entrano il sindaco con il coro delle cinesi, il presidente della società Senzatir e il Sovrintendente.  Separato da tutti il blogger attivista  Scrivotutto, sempre in silenzio.

CORO DELLE CINESI           Oh, quanta umidità, quanta umidità. Non è buono per la salute!

SINDACO            State zitte…

PRESIDENTE                        Io un po’ di paura ce l’ho…

SOVRINTENDENTE            Per di qua, per di qua…

SINDACO            Ma dove andiamo? Mamma mia che buio, qua sotto…ma qua son tutte tombe…ah, c’è una mummia, sicuro, è là…Io scappo via, ho paura.

CORO CINESI                            Non è conveniente scappaLe in questo fLangente…Licoldati delle elezioni! E poi dietLo di te c’è il bloggel ScLivotutto…

PRESIDENTE                        Ma chi lo ha chiamato, quello?..Oh, ma ci sono le mummie…davvero!

SOVRINTENDENTE                         Non bisogna farsi vedere impauriti. E soprattutto, inventiamo delle storie, così loro saranno contente…

CORO DELLE MUMMIE ETRUSCHE  Ecco i costruttori, ecco i distruttori! Ma insomma, lasciate ci in pace, che ci tormentate?

SOVRINTENDENTE  Parla tu, sindaco.

SINDACO  Dunque, dunque…noi, non costruiremo più il Megastore Senzatir sopra.

PRESIDENTE              (A voce bassa). Non ti sbilanciare troppo, eh.

CORO ETRUSCO   E’ vero, questo?

Dietro il coro etrusco spunta la testa dell’operaio scavatore.

OPERAIO            Non li credete!

PRESIDENTE                          Ma questo è l’operaio?!

SOVRINTENDENTE    Ma non dovevi mandarlo sulla Salerno-Reggio Calabria?

PRESIDENTE            (All’operaio). Cosa ci fai tu qui? Torna a casa! Tua moglie e i tuoi figli ti aspettano….

CORO ETRUSCO   Non è più sposato, è il nostro innamorato. Non lo toccare, altrimenti, finisce male.

CORO CINESE  VostLo innamorato? Che bella stoLia d’amoLe sotto il megastoLe…

SINDACO            Silenzio, voi…Piuttosto, cercate di aiutarmi, che devo fare?

CORO CINESE            Non è conveniente scappaLe in questo fLangente…Licoldati delle elezioni! E poi dietLo di te c’è il bloggel ScLivotutto, che scLive tutto e fa cattiva pubblicità.

SINDACO            Ma questo l’avete già detto…è la battuta prima.

CORO CINESI  E’ vero…scusaci, amoLe…

SINDACO            State zitte, non è questo il momento…(Al coro etrusco). Dunque, mie care…

CORO ETRUSCO              Non siamo care che al nostro amore, l’operaio scavatore…    

SINDACO  Dicevo per dire…insomma, se voi mi aiutate, vi faccio avere un posticino in comune…

CORO ETRUSCO    Comune?

SINDACO   .... in provincia…

CORO ETRUSCO      Provincia?.....

SINDACO     E se non basta anche in Regione o al Parlamento…

SOVRINTENDENTE              E’ troppo, è troppo…

SINDACO   Bisogna pur convincerle...

PRESIDENTE  Mamma mia quanto sono brutte…come fa l’operaio scavatore a…

OPERAIO            Non vi fidate, mie adorate. Vogliono comprarvi.

CORO ETRUSCO  Di che si tratta, di che si tratta?

SINDACO   Di un ufficio grande e importante sull’archeologia…

SOVRINTENDENTE  Ma questo non è possibile, e allora io che ci sto a fare? Vabbene, ho capito, ci vogliono eliminare...

SINDACO  (Al Sovrintendente). Ma questa è solo una scusa, stai tranquillo.

SOVRINTENDENTE   Magari le mummie ci credono davvero… e allora che si fa? Bisogna dar loro un ufficio, un incarico, fare il decreto. La cosa sarebbe comunque complicata.

PRESIDENTE   Troppe chiacchiere, non perdiamo tempo. Farò un assegno.

OPERAIO   Qui non ci sono banche.

PRESIDENTE   Sei sicuro, traditore?

CORO ETRUSCO   Chi parla male del nostro amore, è nemico del cuore...Non ci sono banche, qua!  Tie' beccati 'sto reperto.  (Colpiscono il presidente).

PRESIDENTE  Ma io vi avrei pagato bene...maledette...

SINDACO  (Al coro cinese). Possono votare le mummie?

CORO CINESI    Non ci LisuLta che possano votaLe, peLò potLebbe esseLe…
Ma pLima dovete daLcelo a noi, il voto, LicoLdi? Quando anche i cinesi potlanno votaLe...

PRESIDENTE Non facciamo confusione, sindaco! Qui bisogna costruire, punto e queste mummie le dobbiamo mettere a tacere. I soldi non li vogliono, non vogliono niente, non possiamo comprarle, che facciamo?

CORO ETRUSCO   Ma cosa dicono?

OPERAIO Vi vogliono fregare, ecco cos’è…vorrebbero darvi la possibilità di votare...E allora sarebbe fatta, vi avrebbero già in pugno e col cemento sopra... Una volta col cemento in testa, non ci sarà più nulla da fare per noi. Saremo sepolti per sempre.

CORO ETRUSCO   Andatevene, abbiamo capito. Noi non voteremo il sindaco, né nessuno. Se costruirete il Megastore Centro Senzatir noi ci vendicheremo. Basta!

CORO CINESI  Non vi aLLabbiate, cugine!  Venite qui. Volete massaggio?

CORO ETRUSCO  Noi siamo mummie, non abbiamo bisogno di massaggi.

CORO CINESI  Forse opeLaio vuole massaggio?

CORO ETRUSCO Non provate a toccare il nostro amore, l’operaio scavatore…(Se ne vanno, portando via l’operaio)..

SOVRINTENDENTE   E ora?

PRESIDENTE   Non mi importa niente, io costruisco e basta!

SINDACO   Calmati, bisogna costruire però bisogna dire che non si costruisce.

SOVRINTENDENTE    Eh, la fate facile voi.  Io comunque devo tutelare il paesaggio, sono in un bel guaio…Per me è più difficile: devo tutelare però non lo devo fare. Come faccio? Ci vuole un finanziamente ad hoc, la materia è difficile!

SINDACO   E io, che tra poco ci sono le elezioni? Devo tirar fuori questa città etrusca e però non la devo tirar fuori…Ah, questa umidità mi uccide…(Guardando il blogger Scrivotutto, ancora in disparte). Ma cosa vuole, quello là, cosa vuole? Non mi fai, paura, capito? Scrivi pure quello che ti pare...(Alle cinesi). Non ce la faccio più, sono esaurito…

CORO  Ci vuole un bel massaggino al pisellino, eh!

SINDACO  Zitte, zitte, ora non è il momento…

PRESIDENTE            Ma come facevano prima, le mummie? Scusa, se stanno sotto, non possono continuare a stare qua sotto; che gliene importa del cemento, eh.

SOVRINTENDENTE            Già.

PRESIDENTE     Ma glielo avete detto, questo? Gliel’avete detto? Che gliene importa a loro dei metri cubi di cemento? Sono secoli che stanno sotto, ora gl’è venuta la voglia di stare all’aria aperta, ma dico…e poi…magari all’aria aperta scompaiono, si liquefanno, si disintegrano, si scompongono…Metter loro paura. Potrebbe  essere, no?

(Segue...) (©)

La strategia del discredito

Uno degli esercizi più amati da chi invidia o deve 'cancellare' qualcuno, attaccarlo perché lo si vuol mettere a tacere, è, oltre alla famosa strategia del silenzio, quella del discredito.

E' un procedimento ben diverso dall'attacco politico diretto.

Quando è morta Margherita Hack se ne sono visti di esempi suoi giornali, ma naturalmente su internet di più.
Essendo atea e vegeratariana, i giornali cattolici l'hanno fatta passare per scienziata di 'serie B', pur intessendone i dovuti elogi.

Dato che anch'io sono stata oggetto di questa strategia, a causa di questo blog che si vuol tenere sotto controllo, ho studiato un po' questo 'sistema', che sostanzialmente si riduce a un esercizio retorico per cui si inframezza il malcelato sarcasmo con i 'doverosi' elogi.

E' una forma, ipocrita, di censura, astuta perché ridicolizza l'altro senza le forme consuete della censura o della critica aperta.

Oltre che nella Chiesa di Roma, la strategia del discredito, con pur con diversa sfumatura, si praticava molto abilmente nei discorsi del Partito Comunista Sovietico (che ho studiato anche per la messa in scena di "Cafiero Lucchesi"); in questo caso non era presente il sarcasmo - vietato il riso nel mondo sovietico! - , ma si procedeva prima con l'elogio di colui che doveva essere 'silurato' e poi, immancabilmente, dopo la congiunzione 'adnaka' (tuttavia, però), nell'ultima parte si criticava. Invece, per il compagno che doveva essere riabilitato, si procedeva al contrario: prima si criticava e dopo l''adnaka', lo si riabilitava. Questo immancabilmente, per cui il procedimento era diventato 'segno' di sfortuna e fortuna all'interno del Partito.

martedì 8 ottobre 2013

Che Fico

Questo signor Fico (M5S) presidente della Vigilanza Rai, ha ragione da vendere sulla lottizzazione della TV di Stato, ed è per questo che gli emissari dei partiti chiedono le sue dimissioni con qualche pretesto (il fatto che avrebbe partecipato a una manifestazione di protesta con Grillo davanti alla sede Rai qualche giorno fa...).
Basta guardare i telegiornali regionali per rendersi conto di quanto sfacciata sia questa lottizzazione: in Toscana il TG3 arriva, in certe edizioni, a essere sospetto organo di propaganda di partito (o di partiti, perché fanno concessioni anche alle opposizioni...).
Chiedete un po' di lavorare, di collaborare, come ho fatto io nel lontano passato (quando le opportunità di lavoro c'erano davvero): era impossibile senza raccomandazione; tutti così entravano, così mi fu chiaramente detto a Roma, dove feci un timido tentativo di entrare a Radio Rai di via Asiago...Purtroppo allora ero una fanciulla, e non ebbi la forza di denunciare; oggi lo avrei fatto. 
Bravo Fico. 

Bisognerebbe anche parlare della lottizzazione dei teatri, ma questo la prossima volta (che fanno a Parma, per esempio? Purtroppo non è cambiato molto, e con la lottizzazione teatrale tutto procede come prima anche regnante il M5S...)

lunedì 7 ottobre 2013

L'archivio Malaparte torna a Prato?

Dopo la figuraccia del 2009, che prefigurò il fallimento elettorale del Centro-Sinistra, il Comune di Prato sembra intenzionato a comprare da Dell'Utri l'archivio delle opere di Malaparte.
Dell'Utri, sappiamo, non sta passando un bel momento, e ha bisogno di riorganizzare le 'stanze' della sua biblioteca; tant'è che tutte quelle opere (ma quanto spazio occupano?) le cederebbe volentieri a Prato, alla stessa somma per cui le ha comprate, 700 mila euri.
I soldi per comprare non ci sarebbero tutti, anzi! ci vuole un aiuto da parte della Fondazione Cariprato, che al momento vive un momento di incertezza statutaria. Bisogna aspettare...
Tra le buche riparate, le strade rifatte, le feste e archivi ritrovati, e via di seguito Cenni tenta di restare in sella e si prepara a redigere la lista delle cose fatte, dei regali alla città, numeri e cifre che sentiremo presto risuonare insieme alle fanfare.
Ma ricostruiamo un po' di storia: Cenni, quando l'archivio di Malaparte se ne andò a Milano, era Presidente della Fondazione Cariprato. Perché a suo tempo non intervenne? Proprio in quei giorni egli diventò candidato sindaco per il Centro-Destra...Se si seguono le fasi di quella dipartita, sembra, dico sembra che si sia voluto lasciar andare l'archivio quando faceva comodo; e ora, che si voglia farlo ritornare trionfalmente per lo stesso motivo...
Questi di seguito sono gli articoli relativi alla vendita dell'archivio di Malaparte del 2009; in ultimo il riferimento all'articolo di oggi. Scusate per il lungo 'post'.

Da il Tirreno del 14/03/09
L’archivio Malaparte va a Milano.Ignorata l’offerta del Comune, ora appartiene alla Biblioteca di Dell’Utri.  Venduto a 700mila euro. La perizia commissionata dall’amministrazione comunale si era fermata a 450mila  PRATO. Il Comune di Prato è rimasto a bocca asciutta. L’archivio fiorentino di Curzio Malaparte non arriverà a Prato. C’era già l’idea di destinargli uno spazio prestigioso all’interno della nuova biblioteca Campolmi ma è di ieri la notizia che gli eredi dello scrittore di “Maledetti toscani” hanno venduto l’intero patrimonio documentale, rimasto in questi anni nella villa della famiglia Rositani ad Arcetri, alla Biblioteca di via Senato a Milano, di cui è presidente Marcello Dell’Utri, l’amico fidato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’accordo fra le parti è stato siglato sulla cifra di 700mila euro. «Abbiamo fatto il possibile - commenta l’assessore alla Cultura Andrea Mazzoni - ma disponevamo di una perizia che ci imponeva di non oltrepassare una certa cifra».
A dare notizia della vendita dell’archivio di Curzio Malaparte è stato il settimanale “Toscana Oggi” che già in passato aveva seguito da vicino il destino dell’importante fondo letterario ed epistolare. Ma è lo stesso assessore Mazzoni, sinceramente rammaricato per non essere riuscito a concretizzare l’acquisto, a ripercorrere le ultime tappe della vicenda.
«L’interessamento all’archivio malapartiano è stato portato avanti congiuntamente dal Comune di Prato e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato in occasione dei cinquant’anni dalla morte dello scrittore - ricorda Mazzoni - nel novembre 2007, al termine di una perizia affidata al professor Franco Contorbia dell’Università di Genova, presentammo la nostra offerta al rappresentante degli eredi, l’avvocato fiorentino Niccolò (la sua nonna materna era la sorella di Malaparte, Edda Suckert, ndr). In base alla perizia l’intero archivio non valeva più di 450mila euro. Come amministrazione comunale non possiamo assolutamente partecipare ad una gara al rialzo: eravamo vincolati a quella cifra. Però alla parte economica accompagnammo una serie di offerte culturali».
Al primo punto, naturalmente, la collocazione del fondo all’interno della nuova biblioteca Lazzerini. «La nostra idea era quela di creare un Centro Malapartiano - aggiunge l’assessore Mazzoni - inoltre ci saremmo impegnati all’archiviazione di tutto il materiale, edito ed inedito, alla sua valorizzazione, all’organizzazione di convegni, alla pubblicazione di studi. Avevamo in mente anche la costituzione di un comitato scientifico di grande qualità. Non escludevamo, inoltre, eventuali acquisti dei diritti d’autore per la pubblicazione di testi inediti, a partire dalla “Fedra” che possediamo». Si tratta di un testo acquistato da un antiquario nel 2001 per 5 milioni di lire di cui però il Comune non dispone dei diritti d’autore. Il testo di Malaparte è custodito nella biblioteca Lazzerini e al momento non può essere nemmeno consultato.
Dal novembre 2007 ad oggi non c’è stata alcuna risposta da parte degli eredi dello scrittore pratese, oggi tornato di prepotente attualità con la decisione della casa editrice Adelphi di ripubblicare le sue opere. «Non ci hanno più cercati - chiarisce l’assessore alla cultura - non abbiamo saputo più nulla. Lo scorso febbraio, quando abbiamo saputo che alla Soprintendenza dei beni culturali di Firenze era stato notificato l’atto di compravendita, ci siamo mossi. Il sindaco Romagnoli ha inviato una lettera al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi sollecitando lo Stato ad esercitare il diritto di prelazione». Da allora ad oggi niente si è mosso. Ed il disappunto, dopo la grande profusione di energie e risorse economiche in occasione del biennio malapartiano, è tanto. Ciò che preme all’assessore Mazzoni puntualizzare è che non c’è stata “avarizia” da parte del Comune. «L’amministrazione comunale non può comprare al prezzo che vuole - precisa - altrimenti ci troveremmo di fronte alle contestazioni da parte della Corte dei Conti. La perizia ci ha vincolati». E quindi è del tutto naturale che gli eredi abbiano accettato l’offerta più appetibile presentata dalla Biblioteca milanese di via del Senato, presieduta da Dell’Utri. E chissà che Malaparte, dalla sua tomba a Spazzavento, non rilanci la proverbiale invettiva: “maledetti toscani”.
Giovanni Ciattini

Da la Nazione del 14/03/09

SE NE VA LONTANO un pezzo di storia letteraria della città scritto con la ‘pelle’, le viscere e i colori degli stracci cantati da un pratese che «Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo. E dico questo non perché son pratese, e voglia lisciar la bazza ai miei pratesi, ma perché penso che il solo difetto dei toscani sia quello di non esser tutti pratesi». L’archivio di Curzio Malaparte, contenente carte, documenti e manoscritti appartenuti al grande scrittore e giornalista pratese, è stato venduto dagli eredi alla Biblioteca di via Senato di Milano, presieduta dal senatore Marcello Dell’Utri. Nella partita per la gloria patria l’ha avuta vinta il fattore finanziario.
L’AVVOCATO fiorentino Niccolò Rositani, legale rappresentante della comunione eredi dello scrittore (la sua nonna materna era la sorella di Malaparte, Edda Suckert) ha ceduto per 700.000 euro il patrimonio «cartaceo» appartenuto all’avo e finora conservato nella villa fiorentina dei Rositani ad Arcetri. L’avvocato ha uno studio legale a Milano, specializzato proprio in diritto d’autore — materia che insegna anche all’Università degli studi di Firenze — ed è inoltre console onorario della Lettonia e amministratore di Casa Malaparte a Capri. Già da tempo era venuta meno la possibilità che l’archivio potesse essere acquistato dal Comune di Prato — destinato poi al fondo della biblioteca civica «Lazzerini» — comunque da altre istituzioni della città natale di Malaparte, dove Kurt Suckert (il vero nome dello scrittore) è sepolto nel mausoleo da lui stesso voluto sulla collina di Spazzavento.
LE TRATTATIVE tra l’amministrazione comunale e gli eredi si sono protratte per diversi anni e sembravano giunte ad una volta durante le celebrazione del cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore, avvenuta a Roma nel 1957. Tra l’altro, qualche mese fa era sfumato all’ultimo momento l’accordo tra l’avvocato Rositani e un imprenditore pratese, rimasto anonimo, forse a causa dell’entità della cifra richiesta. Le carte, dunque, dopo il nulla osta della Direzione generale per gli Archivi del ministero per i Beni e le attività culturali hanno preso la via di Milano. L’acquisto si è realizzato grazie all’interessamento diretto del senatore Marcello Dell’Utri, appassionato bibliofilo che ha fondato nel 1997 la Biblioteca di via Senato, un’istituzione che si è affermata nel panorama culturale del capoluogo lombardo con i suoi fondi librari e soprattutto con incontri ed esposizioni. (Elena Duranti).

Da la Nazione del 15/03/09
«Le istituzioni locali non avevano interesse» Il nipote di Curzio che cura i ‘tesori’ di famiglia critica l’atteggiamento del Comune sull’archivio di FRANCO RICCOMINI
LA QUERELLE sull’acquisizione dell’Archivio Malaparte dalla Biblioteca di via Senato di Milano presieduta dal senatore Marcello Dell’Utri, è sempre più calda e si arrichisce di prese di posizioni dei protagonisti e commenti all’indomani dell’anticipazione di «Toscana oggi».
Gli interventi, le spiegazioni, le levate di scudi non bastano a giustificare il fatto che Prato si sia lasciata sfuggire questo super archivio di un concittadino, simbolo di Prato nel mondo, che, insieme al Datini, è il personaggio più importante che abbia offerto la città, mandando all’aria anche progetti che nel tempo erano stati avanzati e che sono caduti nel nulla.
L’avvocato Nicolò Rositani, nipote di Malaparte e rappresentante degli eredi e della Fondazione esordisce con una frase che non lascia adito a dubbi, pur sottolineando che si tratta di una sua impressione: «Ho avuto la sensazione in questi ultimi tempi che a Prato non interessasse fino in fondo avere questo archivio visto che da un lungo periodo nessuno si era più fatto vivo per dare risposte concrete alle proposte che dovevano comunque essere discusse». E aggiunge: «Forse la attuale vendita ha tolto un pensiero all’amministrazione comunale»?.
E spiega: «Da oltre un anno abbiano cercato di trasferire l’archivio a Prato ma la risposta precisa non è mai arrivata e questo a mio avviso è abbastanza grave vista l’importanza del personaggio».
Rositani torna indietro anche alle ulitime manifestazioni che la città ha dedicato al grande Malaparte: «Mi aspettavo più entusiasmo nel passato, e non soltanto entusiasmo. Per il cinquantenario della morte di Malaparte è stato fatto un programma di manifestazioni che sono risultate più slogan politici che non eventi di qualità. Ora la scelta di affidare l’archivio ad una prestigiosa biblioteca qual’ è quella milanese non deve far gridare allo scandalo anche perché in parte motivata da queste considerazioni».
Ed afferma che sul «tavolo» della trattativa c’è anche il fatto che la fondazione milanese si impegna ogni anno ad allestire una iniziativa sulla figura di Malaparte: «E’ stato questo un elemento dirompente – dice Rositani – oltre al fatto che la mamma di Malaparte era milanese e che io opero a Milano con uno studio che si occupa dei diritti d’autore».
Una città, Milano che è al centro di un movimento editoriale che farà grande Malaparte: la casa editrice Adelphi di Colasso, infatti, ripubblicherà i testi malapartiani per la rivalutazione del personaggio ( e intanto in Francia Malaparte risulta l’autore più importante del Novecento).
E per quanto riguarda il valore dell’archivio e le perizie c’è da considerare che nel 2007 il professor Franco Contorbia dell’Università di Genova che aveva avuto l’incarico di valutare l’eredità malapartiana, l’aveva attestata sui 400/500mila euro, mentre Philipe D’Averio, incaricato dalla famiglia, parlava di 700mila euro. Come è noto c’era stata anche una base di accordo con un imprenditore pratese (rimasto anonimo) ma la trattativa era naufragata, probabilmente per l’alta cifra in palio.
Certo va tenuta presente la soggettività del valore economico di un così vasto ed eterogeneo materiale. In ultima analisi, secondo Rositani, non ci sono state da parte del Comune di Prato proposte concrete. E Prato ha perso per sempre un archivio che, oltre tutto, avrebbe richiamato studiosi e studenti da tutto il mondo.
E fra le tante considerazioni su questo «infelice» evento per la città, anche la voce di Umberto Mannucci, presidente dei Bibliofili e storico cittadino che si rammarica del trasferimento dell’archivio a Milano che taglia le gambe al Centro studi malapartiano già progettato e non del tutto abbandonato: «Il fatto sebbene spiacevole - sottolinea - non deve scoraggiare le istituzioni culturali cittadine circa la possibilità di valorizzare in loco la figura e le opere del grande scrittore pratese».
E ora vediamo in dettaglio che cosa ha perso Prato in numeri: dattiloscritti e corrispondenza dai primi del Novecento alla morte dello scrittore, riproduzioni fotografiche, sette volumi raccolti dalla sorella Edda con 500 pagine di lavoro, cartelle , lettere materiali originali. Oltre all’orgoglio di rimanere depositaria (e sarebbe stato più che giusto) dell’eredità dello scrittore. Per ricambiare quello stesso orgoglio che Malaparte aveva di essere pratese.

Ma la giunta contrattacca: «La proposta? Vera e articolata»
SULL’EREDITÀ dell’archivio malapartiano la campana, da Prato, suona in maniera diversa: l’assessore alla cultura Andrea Mazzoni, in rapporto alle considerazioni di Rositani, si affretta a dichiarare: «Al rappresentante degli eredi la proposta di acquisto dell’archivio è stata presentata durante un incontro nel mio ufficio, frutto di un percorso messo assieme alla Fondazione Cassa di Risparmio che, oltre all’offerta, prevedeva un vastissimo spettro di iniziative e di impegni volti alla valorizzazione culturale del fondo nella nuova Biblioteca Lazzerini. Erano presenti anche Fabrizio Fabrini segretario della Fondazione della Cassa. Filippo Foti, dirigente del Comune, e Franco Neri, direttore della Lazzerini i quali possono confermare che l’avvocato Rositani disse che entro 15/20 giorni avremmo ricevuto la risposta alla nostra offerta: giusto il tempo di valutare tutto con i familiari». E qui Andrea Mazzoni si inalbera: «La totale assenza di risposta non ha significato solo mancanza di considerazione, ma ha rappresentato un segnale inequivocabile di non interesse. E’ legittimo e comprensibile che le motivazioni economiche possano prevalere in chi vende qualcosa, ma per favore non si cerchino diversivi per nascondere ciò!». E la conferma arriva anche dal sindaco Marco Romagnoli che poco tempo fa aveva scritto al ministro Bondi chiedendo che «lo Stato intervenisse per non far perdere a Prato questa importante occasione».
E nel coro delle voci su questo evento, quella autorevole di Massimo Luconi, ex assessore alla cultura che durante il suo mandato aveva avanzato il progetto di istituire il Centro Studi Malaparte individuando la sede nella villa Fiorelli di Galceti simbolicamente situata proprio sotto la collina dello Spazzavento. Anche lui è addolorato della perdita rammaricandosi anche che il suo progetto si era arrestato per la fine del suo mandata. Ed aggiunge: «La cifra dell’offerta non era lontana da quella richiesta, bisognava forse far pesare che il Comune non è una fondazione privata e quindi avere una maggiore sensibilità a questo riguardo. Probabilmente c’è stata una incomprensione fra gli eredi e il Comune di Prato».
Il capitolo della trattativa ormai è chiuso e tra qualche giorno l’archivio prenderà la via di Milano, ma probabilmente non si è conclusa la polemica. E rimane l’amaro in bocca per questa mancata acquisizione che priva la città di un pezzo importante della propria storia.

Da il Tirreno del 15/03/09
Il presidente della Fondazione CariPrato, Roberto Cenni. «Venduto a 700mila ma gli eredi ci avevano chiesto 2 milioni» 
PRATO. Roberto Cenni, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e candidato sindaco del Pdl, esprime un grande rammarico per l’acquisto sfumato dell’archivio di Curzio Malaparte, ma è anche convinto che tutte le strade possibili per portare il patrimonio di documenti dello scrittore a Prato siano state percorse.
«Non c’è niente da recriminare. Il segretario della Fondazione, Fabrizio Fabrini e l’assessore alla cultura Andrea Mazzoni - spiega Cenni - si sono impegnati a fondo senza però riuscire a superare la resistenza degli eredi. Oggi la distanza fra l’offerta del Comune, i 450mila euro della stima peritale, e il prezzo di vendita alla Biblioteca di via dello Statuto (700mila euro), appare minima, ma così non era due anni fa. La famiglia all’inizio chiese 2 milioni di euro, una cifra esorbitante. Il Comune aveva messo sul piatto della bilancia, oltre alla parte economica, anche l’impegno di valorizzare al massimo l’archivio, attraverso la creazione di un Centro studi, ma a quanto pare non se ne è tenuto conto».
Roberto Cenni non depone del tutto le speranze. «Malaparte è pratese, è sepolto qui, le sue opere parlano della nostra città - continua Cenni - dobbiamo trovare il modo di collaborare con la Fondazione della Biblioteca di via del Senato per non spezzare questo cordone ombelicale».
G.C.

Da il Tirreno del 22/03/09«E’ stato il Comune ad offrirsi per acquistare gli archivi» L’assessore Mazzoni ripercorre l’iter delle trattative rispondendo ai consiglieri «La famiglia non ha risposto per un anno Critiche ingiuste»
PRATO.«Non sono stati gli eredi di Malaparte ad offrire l’Archivio dell’artista, ma è stato il Comune ad offrirsi per l’acquisizione, senza ricevere alcuna risposta per oltre un anno, così come il sindaco Romagnoli non ha avuto risposta dal Ministero dei Beni culturali sulla proposta di acquistare un patrimonio così significativo». Dopo le affermazioni dell’avvocato Niccolò Rositani, legale rappresentante della famiglia dello scrittore l’assessore Andrea Mazzoni ha ricostruito in Consiglio comunale la vicenda della mancata acquisizione. A tornare sul caso sono stati due question time, presentati da Massimo Taiti della Lista civica Taiti e da Rita Pieri e Roberto Baldi di Forza Italia. Mazzoni è partito dal 2006, quando vennero presi i primi contatti con Rositani, insieme alla Fondazione Cassa di risparmio. Poi nel luglio 2007 ci fu la valutazione del valore dell’archivio da parte del professor Franco Contorbia, consulente per la Regione Toscana dei fondi archivistici, che stabilì la cifra di 450mila euro. Il Comune, come ha spiegato Mazzoni, era disponibile ad aggiungere fino a 100mila euro per il trasferimento dei diritti d’autore sugli inediti in archivio, più un’ampia offerta per la valorizzazione del patrimonio malapartiano, tra cui l’affidamento di due incarichi di alto livello per l’inventariato e la ricognizione bibliografica, la collocazione nelle prestigiosa sede del nuovo Centro culturale Lazzerini che aprirà tra pochi mesi all’ex Campolmi e l’organizzazione di convegni internazionali annuali. «Prato non era fin dall’inizio in cima ai pensieri degli eredi - ha spiegato Mazzoni - anche lo stesso Rositani conveniva che sarebbe stata la sede naturale dell’archivio, essendo la città natale di Malaparte e quella dov’è sepolto. La risposta che non è mai arrivata è il segno non solo della mancanza di considerazione di due istituzioni della città. Che prevalesse una logica puramente legata ai soldi l’abbiamo capito nella primavera dell’anno scorso, quando ci giunse notizia della firma di un contratto di compravendita con un privato per 700mila euro». Alla ridda di polemiche e di interventi in questi ultimi giorni, l’assessore ha così replicato: «Al di là di tutte le reazioni e di questi giorni, rivendico con forza che l’assessorato e la giunta siano stati i primi a porsi l’obiettivo di acquisire l’archivio di Malaparte, pur in un periodo di vacche magre, mentre altri non sapevano che si trovasse da decenni in una villa di Arcetri e non se ne preoccupavano più di tanto». Massimo Taiti ha invitato la giunta a rispondere per le rime all’avvocato Rositani, che ha attaccato la città in modo inaccettabile: «Il Comune, il sindaco e l’assessorato hanno fatto tutto il possibile e anche di più. Ma alla fine di tutto questo Malaparte è stato tenuto per 40 anni ad Arcetri e ora viene mandato nella grigia Milano». Nella sua replica Pieri ha ribadito il rammarico per la perdita del fondo culturale e ha suggerito di intessere rapporti con i proprietari per eventi e mostre da organizzare in città.
Il torto non è la vendita ma quello di non aver rispettato lo scrittore Curzio sarebbe indignato coi parenti
Sono molto fortunati i cittadini che vi scrivono e trovano pronta accoglienza sulle pagine del vostro giornale. È un vero peccato che l’immagine che danno del pubblico sia così riduttiva, così vecchia nei contenuti, esprimenti un concetto di cultura che è assolutamente individuale, casalingo, rancoroso, d’antan. La cultura è altro, è il cercare di vivere insieme con civiltà, con rispetto delle istituzioni che ci rappresentano, che per quanto riguarda Prato, sia il Comune che la Provincia, sono fortemente impegnati in iniziative culturali. Lo scopo è che la città viva e cresca, che cresca la cultura e la libertà di pensiero. S’informino, lor signori, e poi scrivano. Credo che si possa riconoscere agli amministratori buona volontà e competenza, rispetto della rappresentatività. I vostri corrispondenti mancano di humour nel parlare del fondo Malaparte: il nostro grande sarebbe indignato dalla mancanza di rispetto dei parenti nei suoi confronti, parenti che vendono quei documenti che lui avrebbe avuto forse il piacere di regalare cultura, che continua a studiarlo per capire i fermenti che ne hanno determinato il pensiero mutevole e originale, inquieto, per comprendere ora più che mai come sia riuscito, a dare in tempi storicamente pericolosi per tutti e confusi, come ora, una caratterizzazione della guerra (che lui stesso aveva voluto e acclamato) così vero e così maledettamente attuale. Per uomo che ha fatto la guerra, non c’è patria, non c’è gloria, non c’è bandiera, non c’è vittoria, non c’è sconfitta, c’è solo il ricordo della guerra. I parenti fiorentini non hanno il torto di aver venduto a Milano, a Dell’Utri o a chi per esso, hanno il torto di non aver rispettato Malaparte, di averlo coinvolto in una squallida querelle con pretese politiche, di giudizio sul Comune di Prato. Che problema c’è? Andremo a Milano una volta di più, stabiliremo con la Fondazione di Dell’Utri dei rapporti di collaborazione, di scambio, studieremo Malaparte dal punto di vista de «il Corriere» e la diversità diventerà....cultura. Curzio Malaparte è stato uno scrittore politico e ci guarda da Spazzavento, dalla sepoltura che si è scelto e che l’amministrazione comunale diretta da Roberto Giovannini si è preoccupata che avesse «sputando nella gola del tramontano».Anna Rita Rossi


 http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2013/10/07/news/in-bilancio-i-soldi-per-acquistare-l-archivio-di-malaparte-1.7880317

Cosa risponde Papa Francesco?

Ricevo e pubblico il testo di un volantino dell'UAAR la cui distribuzione è stata bloccata ad Assisi dalla DIGOS durante l'ultima visita di Papa Francesco.

… DIRITTI UMANI
La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite fu approvata nel 1948 con l’astensione dei paesi del blocco sovietico, mentre lo Stato della Città del Vaticano non la firmò (nonostante non ci fosse possibilità di ratifica successiva); ricordiamo che la Santa Sede, nell'Onu, ha lo status di Osservatore Permanente per la Città del Vaticano come Stato non membro.
Perché, ad oggi, Città del Vaticano non ha sottoscritto né quella Dichiarazione né la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali o Cedu (che potrebbe invece ratificare in ogni momento)?
… DIRITTI CIVILI
Qualche esempio di diritti civili rispetto ai quali, in Italia, siamo indietro rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei. Insegnamento dell'educazione sessuale nelle scuole ?
➔ L'ignoranza favorisce il rischio di gravidanze indesiderate e, quindi, della necessità di ricorso all'aborto.
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita ?
➔ Ciascuno decide in piena libertà per se stesso.
Legge 40/2004 in materia di fecondazione artificiale ?
➔ Possibilità di accesso alle coppie non sposate e riconoscimento della cosiddetta “eterologa” e delle diagnosi preimpianto.
➔ Riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, sia etero che omosessuali ? Perché il Parlamento, nello Stato italiano, non può legiferare autonomamente su queste materie?
UNA FINANZIARIA A FAVORE DEL VATICANO?( IN ITALIA SÌ, TUTTI GLI ANNI ! )
La stima aggiornata dei costi annui della Chiesa è: € 6.277.375.437
Perché la Chiesa Cattolica è a carico di tutti i cittadini, anche non credenti, e non solo dei suoi fedeli?

Per approfondimenti:
http://www.occhiopermille.it e http://www.icostidellachiesa.it
terni@uaar.it - 328/445.28.91 info@civiltalaica.it - 348/408.86.38
Assisi, 4 Ottobre 2013
Fotocopiato in proprio in Via del Lavoro 29, Perugia



Dal carcere

Ieri a pranzo
passando dal carcere
quante camicie
quanti asciugamani

sarà stata la doccia
della domenica
sarà stata la fame
della domenica
ne ho contati tanti

ho pensato ai ladri
che hanno scassinato
l'altra sera
dai miei vecchi
lasciandoli sgomenti

e ho pensato ai ladri
che sono là ora
con l'anima appesa
allo strazio del vento

farne così male della vita
che mestiere assurdo.

domenica 6 ottobre 2013

Comunarie, ovvero della finta democrazia

Le Comunarie proposte dal M5S possono essere un esempio di neo-finta democrazia.
Dicono che non ci saranno investiture dall'alto, ma nel loro piccolo, anche in questo caso le investiture saranno solo dall'alto o meglio in ambito settario. In realtà la logica che si sottintende è la stessa di un qualsiasi altro partito: se fai parte del gruppo, allora corri per il posticino; altrimenti no.
E non conta la preparazione culturale (in senso lato del termine), politica o amministrativa.
Infatti in alcuni casi i candidati proposti mancano di competenza e di preparazione. Qual è il loro curriculum? E' sufficiente essere attivisti per avere le credenziali giuste per concorrere? Questo accadeva appunto anche nel PCI (a cui io però non sono mai stata iscritta).
Dopo i disastri che stiamo subendo di gente di partito o di gruppo messa al comando su basi di gestione di potere (spesso con competenze non proprie), è assolutamente necessario che i candidati - e non solo quelli dei 5 Stelle s'intende! -  siano persone scelte con cura e non calate dall'alto o elette attraverso votazioni di puro stampo demagogico, ovvero 'a furor di popolo' (che in Italia è sempre pericoloso). 

A Prato poi, parlando dei 5 Stelle,  c'è il dilemma di due gruppi avversari che ancora Beppe Grillo non ha sciolto.

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...