sabato 4 gennaio 2014

Ricordo di Anna Berti

Anna Berti mi telefonò una mattina del 2009, era ancora Presidente della Circoscrizione Est.

Mi telefonò per Gonfienti etrusca. Fu una lunga telefonata.
Non ci conoscevamo, ma lei mi sembrò franca, diretta, e stanca.

Era molto amareggiata, si disse convinta che ogni battaglia per valorizzare il sito archeologico sarebbe stata persa. Che là tutto era già stato deciso da tempo.

Tuttavia mi spronò a continuare.

Poi ci conoscemmo, e parlammo ancora.

Giurò che avrebbe smesso definitivamente con la politica, ne era del tutto delusa.
Che spesso o quasi sempre si trattava di manfrine; che le decisioni si prendevano sempre fuori da dove si sarebbero dovute prendere.

Mi confessò che avrebbe preferito tornare a fare stracci, sarebbe stato più dignitoso.

Ora che qualche ipocrita di turno ne parla tanto bene dopo averla messa da parte - ma solo per parlar bene di sé stesso - mi sentivo di ricordarla a dovere.

Anna Berti era una nota imprenditrice pratese prestata alla politica, morta due giorni fa non ancora settantenne.

Sulla mostra da Donatello a Lippi

Tardi, quasi agli sgoccioli, sono andata stasera a vedere la mostra a Palazzo Pretorio, che termina fra pochi giorno.
Primo perché temo sempre il chiasso, il fragore dei grandi eventi; la liquidità della cultura moderna, le sue forme mercantizzate e numerarie, i biglietti venduti e i personaggi importanti che sfilano davanti alle macchine fotografiche.

La mostra è emozionante.

Un pensiero: un tempo gli artisti erano meno liberi di oggi nei loro temi, costretti in quelli religiosi, ma niente può competere oggi con tanta fattura e bellezza.
L'artista vero si riprende sempre la libertà che gli è stata tolta dall'obbligo della commissione, dalla censura, dal solco che deve tracciare.

Trovo che Filippino Lippi sia pittore 'metafisico' ante quem.

A questo punto aspettiamo la riapertura di Palazzo Pretorio.

venerdì 3 gennaio 2014

A.A.A. Candidata offresi...?

Che disastro: ancora nessun candidato.
Allora, che fare?
Mi tocca a dire di sì, accettare?
No, proprio non vorrei...
Dica di sì, non faccia l'impiastro...
Sì...lo dica lei!

Ho un teatro stile bomboniera
s'illumina di sera

Scrivo e metto in scena
che sembro una sirena

sto così bene
son così felice

senza guadagno
spesso
come vera attrice,

e mi sollecitano
e mi solleticano

Sù sù di nuovo scenda in campo
è antipatica quanto basta
è la persona giusta

sa usar la frusta
ha già provato il vanto

il gusto di stare sulla piazza
sa parlar dal palco

sa camminare
senza voltarsi a guardare
chi col guanto la insozza
con il talco;

ha qualche ideuzza
da piazzare
presa da qualche vecchia ideologia
non troppo grossa
per poi buttarla via...?

Faccia, suvvia,
antenna ai signorfanti
si lasci buttar addosso
i loro lordi canti...

Si offra si offra
sul mercato elettorale

si faccia male...
(Ma avrà l'emolumento
avrà l'innalzamento..)

Ma che farò ma che farò
mah, ci penserò...?

Ma il mio teatrino
la mia bomboniera

che ne sarà
s'illuminerà di sera?

Candida candidata
orsù
scenda in campo
la sua veste
sia presto sozzo manto.



Firenze, turistodromo

Ora Firenze come turistodromo lo è da molto tempo. Quando frequentavo la mia prima università al Parione, vicino a via Tornabuoni, lo era anche tanto. Ma c'era anche tanta vecchia Firenze nelle stradine girato l'angolo.
Con la pedonalizzazione, che pure è così bella e così trendy, si accentua quello che è ormai il destino di tutti noi: compratori per sempre.
E così, il consumopolitismo riduce anche la città di Renzi, il direttore del nuovo futuro, in uno squallido pisciatoio turistico.


(Da La Nazione, di Philippe Daverio). SI NARRA che la nota fotografia che Robert Capa scattò durante la Guerra di Spagna, quella del 1937, nella quale un miliziano con fucile alzato nella mano destra viene ripreso nel momento stesso nel quale lo colpisce una pallottola nemica, ebbene si narra che quella lì, considerata una delle più note fotografie del XX secolo, sia in realtà il risultato d’una messa in scena. In questo senso ben più veritiera come foto dal campo di battaglia è quella pubblicata in questi giorni a proposito del giovanotto carico di liquidi propiziatori per l’anno nuovo che, senza vergogna e in mezzo ad altri estenuati della festa di mezzanotte, orina liberamente a Firenze fra Battistero e Duomo. Troppo facile parlare di crollo dei valori (non parliamo di quelli etilici nel sangue). Illogica la citazione sul declino dei tempi, rimane una domanda legittima: come mai non succede a Parigi dinnanzi a Notre Dame, a Londra dinnanzi a Westminster, a Berlino di fronte al Dom imperiale o a Barcellona dinnanzi alla Sagrada Famiglia? Che cosa hanno questi edifici di più nobile del cupolone di Brunelleschi? Nulla, ce lo dicono i libri di storia dell’arte. E’ quindi l’orinare in pubblico tradizione toscana con epicentro a Firenze? Le cronache quattrocentesche sembrano negarlo. 
IL GESTO è per conseguenza recente e non dipende dalla mutazione delle vesciche toscane, le quali pare che da secoli così si esprimano sui piazzali antistanti le scuderie e le osterie dei villaggi di campagna. Dipende quindi il gesto che da naturale si fa sconcio dalla mutazione di Firenze. Ora un dato è certificato: Firenze non è più la città del Rinascimento, del Risorgimento e della Resistenza. Le tre R sono parte della storia passata. Firenze è diventata la città della nuova R, quella dell’astro nascente di Renzi Matteo. E il sindaco, prima di passare alla gloria dell’ascesa nazionale, la ha radicalmente modificata. Firenze è diventata isola pedonale totale e totalizzante. L’ultimo totalitarismo è quello della città pedonale, del villaggio globalizzato dove tutti vanno a piedi in un turistodromo che è l’opposto della città vera e propria. La città (Parigi, Londra, Berlino, Barcellona) è un luogo dove convivono le necessità contradittorie che ne compongono la complessità e dove pisciare per strada sembra cosa inopportuna anche ad un ubriaco, il quale semmai non trovando l’orinatoio cerca il vicolo oscuro. Il villaggio è monodimensionale. 
ANNI FA organizzai una mesta cerimonia funebre per la chiusura della Libreria Internazionale Seeber che diventava negozio di vestiti. La città pedonale diventa una cosa nuova, tutta da governare secondo parametri che ci sono tuttora ignoti. E via Tornabuoni ne è esempio da studio universitario: appare oggi come lo spazio di deambulazione d’un infinito duty free da aeroporto intercontinentale. La città pedonale diventa una roba nuova che non conosciamo e Firenze ne è caso emblematico: perde circa mille abitanti all’anno. Finirà con allinearsi all’altro turistodromo d’Italia, Venezia. Forse è ora di fermarsi un attimo e riflettere.

giovedì 2 gennaio 2014

18 milioni di chiacchiere per la città

A Prato c'è stata la 'guerra del gas', per cui la gara del gas indetta dal Comune sarebbe secondo il consiglio di Stato perfettamente legittima e quindi contro il sistema monopolistico di Estra Consiag.
Il Centro-Destra, che regge il Comune, esulta.
Da tutto questo risulterebbero da incassare per il Comune 18 milioni di Euro.
Ebbene: che fine faranno? Come saranno utilizzati?
Per il sistema parchi, per esempio? Per dare qualche alloggio a qualcuno che ne ha bisogno? Sostegni vari alle famiglie? Sostegni alla sanità, cultura?

Eppure, chi esulta contro il sistema monopolistico raccogli voti, non dice una parola su altri monopoli, quello culturale per esempio, che, se non è finalizzato a raccogliere voti come il sistema delle municipalizzate, ha tuttavia funzione di controllo e di potere.

Sono anni che ne parlo, ma non ricevo sostegno da questi paladini forzisti dell'antitrust.
Chiacchiere, solo chiacchiere.
E' veramente ridicolo che ora certi partiti passati all'opposizione al governo scimmiottino il Grillo e la protesta.

mercoledì 1 gennaio 2014

La gente non chiude più le porte

A proposito della mancanza di manualità di cui tanto si parla, che i ragazzi, ma non solo direi anche gli adulti, non sono nemmeno più capaci di tenere in mano una penna, una matita, eccetera, grazie all'uso del dio computer, io posso dire questo: che nessuno più si preoccupa di chiudere le porte, se non quelle di  casa.

Quando gli spettatori arrivano nel mio teatro pre-tecnologico e completamente fatto con materiali riciclati (al 90% sì), pensano di arrivare in un teatro con le porte scorrevoli: nessuno chiude la porta.

La manualità si sta perdendo anche nelle fasce più povere della società, a tal punto che in effetti tenere in mano una penna e scrivere su un quaderno è diventato un atto che può suscitare ilarità.

Infatti, quando mi capita di scrivere qualcosa in pubblico con la penna, mi sento guardata con sospetto.  Lo stesso succede se si legge un libro. Un vecchio libro, di carta.

martedì 31 dicembre 2013

Le scelte peggiori per la città di Prato

Copio qui sotto un articolo apparso su La Nazione relativo al viadotto del Soccorso.
Condivido completamente le posizioni del Comitato, secondo cui il viadotto è la scelta peggiore.
Ma questa non è la sola, in città.
Copio anche un comunicato del rappresentante del Comitato stesso, su un grave disservizio cittadino, che mostra la qualità della vita a Prato.

In materia di viabilità, la città è ancora molto indietro, lontana non solo dall'Europa, ma dai livelli di molte città italiane.
In questi anni s'è fatto poco e niente per la viabilità alternativa in bicicletta o in autobus eccetera.
Sarebbe così necessario, ora che la gente, a causa della crisi, aumenterà l'utilizzo di quei mezzi,  e non solo gli appassionati o gli alternativi. Molti sono e saranno costretti.
Basta pensare a quanti meno motorini si comprano; siamo appena in grado spesso di gestire una macchina, in famiglia, dato che mantenerla è costoso.
Certo, questa amministrazione non ha più tempo per recuperare il tempo perduto in questo senso. Ma qualcosa può essere ancora fatto. Per esempio, si sono spesi tanti soldi per la pubblicità del 'vivi il centro': perché non s'è fatto nulla per sensibilizzare a una diversa mobilità?
Il traffico cittadino è maldestro, aggressivo, a tratti violento. Non ci sono controlli di nessun tipo, a parte gli autovelox, che servono però anche a far cassa. 
Anche il viadotto del Soccorso rientra in queste scelte per cui l'automobile è il mezzo per eccellenza e solo quello deve restare, invasivo e davvero non a favore della cittadinanza.
Il viadotto è la scelta del subito, dell'ora risolvo e mi tolgo il problema del traffico, ma non penso al futuro della città. Così per anni e anni è stato fatto, e si vedono i risultati, anche a livello della sbandierata sicurezza.

Senza parlare poi di quello che non è stato fatto in campo culturale, il sostanziale abbandono di Gonfienti antica, lento progressivo inesorabile, con l'uscita finale del Presidente della Regione, che ha detto, ma solo detto, che la Regione acquisterà l'area archeologica, liberando l'Interporto...e lo scambio osceno che si sono proposti il Sindaco e il Presidente Rossi sulla Fattoria di Lorenzo il Magnifico?
Declinante è stata anche Officina Giovani, quest'anno, fino a scomparire completamente; mentre s'è data forza e spazio a una associazione, non certo gestita da giovani, piuttosto che li vuol gestire, con la simpatica scusa del recupero della zona di San Giorgio...

Ma l'abbandono più smaccato è stato quello delle periferie, in particolare nella zona Ovest e Sud, anche a causa dell'indebolimento delle Circoscrizioni, ormai ridotte all'ombra di sé stesse perché senza risorse, assediate dall'uso dei capannoni fatiscenti da parte della comunità cinese, che in realtà non fa altro che continuare e peggiorare un uso che era una volta nostro, anche perché nella crisi il sistema-lavoro è diventato per tutti più selvaggio.

Infine, tutto è stato fatto per il centro, anche se con risultati dubbi (se si escludono la pedonalizzazione di piazza delle Carceri e la riapertura di Palazzo Pretorio), mentre il resto della città fatica, è debole, lontano. Ma Prato è città estesa, città con contado...
E cosa dire del sottopasso di Via Ciulli dove morirono le tre donne cinesi, ancora chiuso?
E il silenzio dell'amministrazione relativamente al nuovo ospedale, per cui non si sa che cosa sia quello che ne fuoriesce, di notte almeno, con quei vapori urticanti che io stessa ho provato?

Non stupisce che il livello della sicurezza in città sia, nelle classifiche che vengono fatte sulla qualità di vita, uno degli ultimi in Italia. 

(Da La Nazione)
SOCCORSO IL COMITATO CITTADINO ANCORA CRITICO SUL PROGETTO
«Viadotto, pronti a nuovi ricorsi»
«LA STRADA del non ritorno l’avevamo imboccata da tempo, dal momento che l’amministrazione comunale non ha mai ascoltato le nostre istanze. Il viadotto è la scelta peggiore in assoluto». E’ con queste parole che Filippo Bonanni, portavoce del Comitato Per la Riqualificazione del Soccorso, commenta lo stanziamento di 15 milioni di euro inserito nella legge di stabilità per il nodo viario del Soccorso. Si farà il viadotto, per il quale il ministero ha approvato la valutazione di impatto ambientale. 
«Quella del viadotto — commenta Bonanni — è una scelta dettata da motivi politici e da interessi economici, non certo presa per tutelare i cittadini. L’amministrazione non ha mai voluto prendere in considerazione nessun altro progetto, seppur con costi minori, riservando all’ipotesi viadotto un percorso preferenziale poco trasparente e non partecipativo per i cittadini. Non dico che la scelta avrebbe dovuto ricadere per forza sull’interramento ma non sono mai state prese in considerazione soluzioni intermedie, magari temporanee in attesa di realizzare l’opera definitiva». 
Grande preoccupazione per il degrado che potrà portare la nuova opera: «Il progetto definitivo prevede che sotto al ponte venga realizzato un parcheggio di 400 metri in lunghezza e 30 in larghezza, se anche il progetto esecutivo lo prevederà il Comune non avrà più il problema di mandare via i Rom dal sagrato della chiesa del Soccorso ma da sotto il ponte, senza contare i problemi legati allo spaccio e all’inciviltà delle persone che gettano i loro rifiuti per strada». 
«Il sindaco Cenni e l’assessore alle grandi opere Bernocchi — continua Bonanni — si sono prodigati nell’affermare che il ponte sarebbe stato bello e riqualificante per il quartiere. Su questa promessa li misureremo e non verrà fatto nessuno sconto qualora non venisse rispettata. Vigileremo inoltre perché vengano rispettati i criteri del progetto a partire dalla realizzazione del cantiere e siamo pronti a ricorrere nuovamente alle autorità giudiziarie qualora non siano rispettate le regole del bando». Monica Bianconi"


"Buongiorno,
vi scrivo per documentarvi un nuovo episodio di disservizio da parte di CAP.
Mia moglie lavora a Firenze e per spostarsi utilizza il servizio extraurbano di CAP.
Stamani ha avuto la brutta sorpresa di scoprire che CAP aveva deciso di considerare la giornata di oggi come festiva, facendo quindi passare un autobus ogni ora. Come al solito questa decisione è stata accompagnata da una scarsa campagna di comunicazione: un avviso sul sito sotto la voce "Novità sul servizio" ma nessun avviso alle fermate che avrebbe permesso anche a chi prende l'autobus saltuariamente di apprendere la "novità" (scarsità testimoniata dal numero di persone che come lei erano ad aspettare l'autobus delle 07.35 quando il primo a passare sarebbe stato quello delle 08.05). Abbiamo subito contattato il numero verde della Regione Toscana per denunciare il disservizio e ci hanno confermato l'assoluta inadeguatezza della comunicazione messa in campo da CAP.
D'altro canto dalla biglietteria CAP (al numero dell'URP oggi non risponde nessuno) ci hanno detto che la scelta di trattare il 31/12 come festivo è dovuta a precise direttive comunali e regionali, ed essendo le tratte di proprietà del Comune e della Regione l'azienda non può che adeguarsi così come farebbe un dipendente con le direttive date dal suo titolare. Come riprova dell'assoluta inadeguatezza di queste scelte basta dire che già alla fermata del Soccorso il numero di persone in piedi superava quello massimo previsto dalla legge (e riportato su apposita targhetta visibile sopra il parabrezza), in via Ferraris due controllori evitavano di salire e l'autista telefonava in centrale chiedendo un nuovo automezzo perché non poteva caricare altre persone ma alla Questura era costretto a farle salire visto l'evidente diniego dalla sede all'invio di un nuovo autoveicolo.
Considerato che l'autobus percorre un lungo tratto autostradale, già avere una sola persona in piedi è altamente rischioso e pianificare il servizio in modo che in un giorno lavorativo siano dimezzati gli autoveicoli è criminale. 
Infine, anche se le colpe sulla scarsità di corse di oggi possono non essere
solo di CAP, a loro va contestato l'assoluto disinteresse verso i propri clienti. 
Un tipico atteggiamento da monopolista.
Filippo Bonanni

lunedì 30 dicembre 2013

Prato città offesa

E' inqualificabile il 'tweet' del Presidente Rossi in merito alle Cascine di Tavola, la cui Fattoria andrà all'asta fra pochi giorni e a soli 6 milioni di euro!
"Noi vogliamo finanziare la fattoria medicea e vogliamo fare il parco agricolo. C'è legame".

Doveva aggiungere: vogliamo anche ampliare l'aeroporto, e fare i parchi agricoli che ci fanno comodo a noi, in mezzo agli aeroporti appunto.

E' ugualmente inqualificabile la proposta di Cenni, che appoggia l'idea di Rossi di costruire case per i cinesi in cambio dei 700 ettari 'sequestrati' dalla Regione, che il Comune vuole rendere edificabili.

Che dire?

Chissà cosa si dovranno scambiare per Gonfienti antica?, per cui aspettiamo la sua firma, signor Presidente!

La città è offesa da questo modo basso di ragionare, dalle speculazioni che si subodorano ovunque. Dalle asfissianti prossime elezioni, dove cercherete tutti di rimanere a galla.

Mentre noi siamo già stati affondati e stiamo soffocando.

Sulla "Raccontessa"

Ricevo un commento di una spettatrice di ieri e volentieri pubblico.
Sì, (e qui rispondo anche a chi mi scrive) noi non riceviamo finanziamenti, e lavoriamo con molta difficoltà, facendo tutto noi. In questo periodo ci aiuta saltuariamente Eloisa, che però non possiamo assumere come avremmo voluto (e anche un'altra persona, ragazzi giovani e preparati che meriterebbero molto di più), perché la Regione Toscana ci ha negato la residenza teatrale, e alla nostra età siamo costretti a fare attori e tecnici.
Per ora sono in grado di farlo, anche se la stanchezza è tanta.

Hanno anche accusato questo blog di essere un blog 'alimentare', un blog finalizzato a trovar lavoro. Mi hanno offeso più volte.
In sostanza hanno detto che è giusto che non abbiamo finanziamenti,  mentre altri sono ancora un po' sostenuti economicamente, noi e altri come noi, dobbiamo crepare.

"Ieri non ho avuto modo di scrivere sul Quaderno del Gradimento, e le scrivo una mail.
La ringrazio per il bello spettacolo, sognante e poetico. I bambini sono stati catturati da lei e dal suo collega, il bellissimo albero. Ma anche noi adulti lo eravamo.
Racconta le favole in maniera eccellente, struggenti le canzoni e la sua voce cangiante, e la 'Fantasmanina', la mano fantasma con quella voce buffa e dispettosa, è una trovata geniale.
Grazie. 
(Le storie sono tutte sue? E Monna Dada di via Galcianese è davvero esistita a Prato? So che non ricevete finanziamenti, ogni tanto leggo il suo blog, ed è incredibile.").

Marta Gorini"

(Monna Dada è davvero esistita - l'ho scoperta in un vecchio documento pratese - , ma la storia intorno a lei è inventata. Tutti i racconti sono miei. Grazie a Lei per l'apprezzamento, ne abbiamo bisogno per andare avanti. M)


domenica 29 dicembre 2013

Fumi molto sospetti fuoriescono dal nuovo ospedale di Prato

Stasera, di ritorno a casa, sono passata dal nuovo ospedale di Prato.
Erano le 10,15 circa.

L'aria era irrespirabile e mi ha colpito alle labbra e alla gola un sapore acre e pruriginoso.

Quei fumi che escono dall'ospedale cosa sono? Non sono affatto innocui come dicono quelli dell'ASL, mi sono sentita male. Ho tossito parecchio con gli occhi fuori dalle orbite.

Queste mie non sono inutili polemiche, ma un dato di fatto.

L'aria era come avvelenata e anche chi era con me ha sofferto dello stesso disturbo!

Che cosa sta succedendo all'ospedale?

DITECI LA VERITA'.

Raccontessa: qualche precisazione

Qualche precisazione per lo spettacolo di oggi al Teatro Magnolfi di Prato (ore 16, ingresso libero), La Raccontessa.
E' stato presentato come spettacolo di improvvisazione, ma non lo è.
All'inizio si presentava come tale, ma poi, nella costruzione, lo spettacolo  è diventato altro.
E' un esempio di ricerca teatrale, dove vari generi e tecniche si intersecano: la narrazione, la commedia, l'arte concettuale applicata al teatro (le mani-personaggio), e il teatro canzone.
Uno spettacolo di poesia in prosa con diversi elementi comici, e non solo per ragazzi.


LA RACCONTESSA
scritto e interpretato da Maila Ermini
con Gianfelice D'Accolti
Canzoni eseguite e composte dall'autrice.

Presentazione
Raccontessa viene da Kima, il paese dei racconti, dove un tempo si persero i nomi e si decise di rinominare il mondo e di raccontarlo per non perderlo più; e non solo raccontarlo nel passato anche nel futuro. Nel suo viaggio nelle storie è accompagnata da personaggi mai visti: Legnotto, un albero metropolitano, Sedia Itagliata e Fantasmanina.
Sarà l'occasione di ascoltare anche la storia, finora sconosciuta, di una donna pratese, Monna Dada.


Analisi 
La Raccontessa si svolge su due piani principali. Uno è quello della Raccontessa stessa in cui si evoca, si sogna, si “futura” il mondo perché  tutto viene da KIMA, lo strano paese in cui si racconta il futuro.

L’altro, adiacente e necessario al primo, è  quello composto dai personaggi Legnotto, Fantasmanina e Sedia Itagliata che del mondo raccontato dalla Raccontessa sono co-partecipi e testimoni attivi e intraprendenti; e che vogliono farsi raccontare, perché non basta apparire ma si è veramente, si esiste davvero solo se qualcuno ti racconta, ti rende vero nelle sue parole. Questo è il compito scoperto di Raccontessa, rendere vero il reale per mezzo della parola, innervarlo di poesia, ri-velarlo per fornirne il senso compiuto.

I due piani colloquiano tra di loro e rendono evidenti anche i personaggi di cui non c’è ancora una avvenuta reificazione scenica, come Stellaccia, Puzzocchia, il Piccolo Dittatore, Monna Dada, che non hanno ancora corpo fisico e scenico ma vivono nell’evocazione teatrante di Raccontessa, figlioli anche loro di Kima, distanti nel corpo ma presenti nell’evocazione.

Raccontessa sublima questa sua entità narrante nel racconto-canzone, che accelera il precipitare lo spettatore nell'abisso del sogno e della fantasia, per poi farlo partecipare, se vuole, all'azione narrante.

Una modesta proposta: no ai politici in tivvù

Considero dannosi i politici che si mostrano in tivvù, che si ascoltano alla radio, e quindi propongo di toglierli dalle trasmissioni radio-televisive, dove sono presenti soprattutto nei 'talk-show', i programmi-chiacchiera.
In particolare chi è rivestito di qualche carica, è parlamentare, è ministro, è sindaco eccetera, non dovrebbe lasciarsi intervistare dalle Lilly Gruber, dai Gad Lerner o i Santoro, le Annunziate, i Cruciani eccetera.
Molta della barbarie politica proviene da questo chiacchiericcio, dal divismo che ne consegue, dalle finte trasmissioni inchiesta, dove il politico è presentato come divo del momento da intervistare. Ma cosa rivela, nell'intervista? Cosa comunica allo spettatore cittadino elettore? Politicamente lo status quo, di cui è un esempio; infatti è stato eletto proprio grazie al sistema partitico, di cui garantisce la continuità. In genere il 'divo' è chiamato a difendersi, a spiegare di sé; entra in un presunto agone, nel 'ring' e parla e parla incalzato dalle finte domande, che in genere sono già stabilite. Alla fine della trasmissione in genere non se ne sa più di prima dell'inizio.
A tutto questo si aggiunga il divismo del giornalista, che compete in divismo col politico e spesso i due ruoli si intersecano e confondono.

Il politico è diventato un teatrante, un saltimbanco, un buffone. Urla, sbraita, offende.

La tivvù, la radio (ormai insostenibile per l'orecchio, troppe interruzioni da pubblicità eccetera) è un flusso di ininterrotta propaganda e costruzione dell'immagine del politico.