sabato 11 gennaio 2014

Cari amici de l'Espresso, a Pompei come a Gonfienti

Cari amici de L'Espresso,
molto bene il Vostro articolo.
Questa mia per comunicarvi che a Prato, nella Toscana Felice, hanno fatto esattamente lo stesso che in Campania; l'Interporto, che non serve a nulla, ha sepolto una intera città etrusca e non solo, conosciuta con il nome di Gonfienti.
Lo sapevate?
Una scoperta incredibile è stata sepolta senza pensarci troppo, e ora ormai definitivamente dimenticata fra Interporto, Centri commerciali, megatralicci e prossime campagne elettorali.
Io ho perso anche tempo e soldi a scriverci un libro, per ricordare quanto siamo stati sciocchi a credere a certa gente, e che continua a stare dove sta!


venerdì 10 gennaio 2014

Sgarbi: un assist a Cenni?

Sgarbi ha presentato la sua domanda per dirigere il Museo Pecci di Prato.
Sembra, un vero assist politico a Roberto Cenni, Sindaco di Prato, che, dopo la bella mostra di Palazzo Pretorio, si potrebbe fregiare di cotanto nome.
Sarebbe un punto un più per la sua eventuale (ancora non ha ufficializzato la ricandidatura) nuova campagna elettorale.
Staremo a vedere.

Dieudonné e la censura

Non mi piace l'affaire Dieudonné, questo modo di fare comicità (?) che si basa sugli stereotipi negativi.
Certo, il teatro ne fa uso, ma così si mostra la propria disonestà.
L'offesa, lo stereotipo negativo è un modo però che funziona, perché ci sono sempre gli sciocchi, i violenti, i pericolosi, i frustrati che abboccano. Serve molto a fare cassa.
Infatti l'ultimo spettacolo censurato dal Consiglio di Stato francese per le offese agli ebrei è costato nientepopodimenoché 43 euri a testa; mica male per uno che ce l'ha con il mondo sionista-americano!

Tuttavia, nonostante questa mia personale repellenza, credo che la censura sia controproducente, è servita solo al furbastro Dieudonné.

giovedì 9 gennaio 2014

La Scaveide

Nell'esultare di Palazzo Pretorio di Prato c'è del vero e giusto. Riaperto con una bellissima mostra.
Stamani all'ingresso c'era ancora tanta gente.

Però vi siete dimenticati di Gonfienti e di tutto il resto.

Ora Rossi ha promesso di comprare quel pezzetto di passato, e intanto così darà un po' di soldi al mai nato Interporto.

Di Gonfienti e dei relativi scavi eccetera, non se ne farà poi un bel niente, temo.

Intanto, se non gli scavi, la commedia LA SCAVEIDE è pronta; entro la primavera la presenterò agli spettatori al Teatro La Baracca.

Il nostro TAR (Le Residenzine Toscane)

Mentre seguiamo con interesse i ricorsi al TAR di Comune e Provincia, non ci dimentichiamo del nostro ricorsino al TAR, dato che la Regione Toscana ci ha tolto tutto, ma proprio tutto.

Ora, l'assessore Anna Beltrame ha pensato di aiutarci a non sprofondare del tutto per quest'anno  (diciamo una tamponatura), regalando alla cittadinanza due nostri spettacoli importanti per la città al Teatro Magnolfi - Gaetanina Bresci e Cafiero Lucchesi  (domenica 2 e domenica 23 febbraio)- con un cachet minimamente degno di questo nome, dopo che, per esempio, abbiamo fatto tre spettacoli dico tre alla Circoscrizione Nord a Natale per un cachet complessivo che mi vergogno a scrivere; quindi, tra spese e cose varie, significa che io ho guadagnato, dico guadagnato 150 euro a spettacolo, facendo anche carico e scarico e incluso servizio audio-luci-, e Gianfelice e l'Eloisa se leggono sanno di cosa parlo. Ma comunque sono stata felice di farlo.

Giusto anche perché in questi anni abbiamo lavorato e lavoriamo praticamente quasi gratis al Teatro La Baracca dando moltissimo alla cittadinanza senza ormai sostegno nemmeno per le spesine, e ci siamo autofinanziati e ci finanziamo con gli spettacoli fuori città, altrimenti il teatro La Baracca avrebbe chiuso da tempo, e mi sarebbe dispiaciuto per i genitori per esempio che continuamente vengono a chiederci gli spettacoli per i ragazzi (o anche altri spettacoli, come è il caso dei Celestini, o di Cafiero o anche della Gaetanina Bresci) anche durante la settimana... e tutto il resto che ci facciamo.

Il nostro ricorsino dunque va avanti, perché non è possibile che un teatrino che è tanto seguito come il nostro debba essere trattato così dall'Ufficio Cultura della Regione, dopo ventidue anni di onorata attività, pesando sulle casse pubbliche per soli  diecimila euro di contributi che abbiamo ricevuto da Sipario Aperto e bricioline varie, in ventidue anni ripeto, di cui io mai personalmente mai un centesimo mi sono presa e messa in tasca. 
Sono tutti andati alle altre compagnie e agli spettacoli degli altri (quando li potevo ospitare), alle spese che abbiamo avuto.
Per un totale da primato di spettacoli poi che nessun teatro in Toscana ha presentato, nemmeno quelli pubblici. Sto facendo il conto degli spettacoli che abbiamo fatto in questi anni e presto ve lo dirò.

Conto assolutamente di vincere il ricorso, e di inficiare un risultato del 'concorso' relativo alle residenze teatrali, di una commissione che non conosceva assolutamente quello che andava a giudicare e che ha contribuito a distruggere l'humus teatrale della Regione Toscana.

Non possiamo mandarli a casa, ché molti sono impiegati di uffici, ma tentare di limitare il loro potere datogli dalla falsa politica e di cui alcuni sono emissari, questo sì dobbiamo tentare di farlo.
Così, in tutti questi anni, nessun aiuto nessuna chiamata abbiamo ricevuto dalla Fondazione Toscana Spettacolo, nonostante la qualità dei nostri spettacoli e la diversità della proposta, mentre si sono chiamate compagnie giovani e 'amiche' e di dubbia qualità. Per anni ho presentato il  Laris Pulenas, tanto per fare un esempio, e altro ho presentato: tutto rifiutato con la scusa di dover offrire al pubblico spettacoli di gente famosa per fare cassa o roba simile.  Venti anni di no, venti anni di balle.

mercoledì 8 gennaio 2014

Guerra fra Provincia e Comune di Prato a colpi di TAR: cencio dice male di straccio?

La guerra è in atto. Dopo il ricorso del Comune, oggi arriva quello della Provincia sul Piano di Indirizzo territoriale regionale. Si tratta di sapere che ne sarà del nostro territorio. Di quel che ne rimane di libero nella Piana, che però fra aeroporti e finti parchi della Piana si vogliono ancor mangiare e corrodere.

Se volete rendervi conto di cosa hanno fatto in questi anni, della Piana fra Pistoia, Prato e Firenze, basta andare che ne so, a Monte Morello a Firenze, o a Poggio Castiglioni sopra Prato, oppure inerpicarsi un po' sulle colline pistoiesi. E da lassù guardate cosa hanno combinato. Cosa abbiamo combinato tutti.

Si sospetta che il motivo della guerra fra Comune e Provincia sia perché non si trovano d'accordo su come, chi e dove debba edificare. Si accusano vicendevolmente di manovre cementificatorie, ma si può davvero presumere che 'cencio dica male di straccio', e che in fondo, mutatis mutandis, l'obbiettivo sia sostanzialmente lo stesso.

"Il Comune di Prato ricorre al Tar contro il Pit regionale (15/11/2013- COMUNICATO STAMPA COMUNE DI PRATO)
Il sindaco e l'assessore Cenni: «E' un'azione di tutela degli interessi dei cittadini e della nostra autonomia di governo del territorio. Basta interventi a gamba tesa della Regione»
Il Comune di Prato ha promosso un ricorso al Tar della Toscana contro la variante al Piano di Indirizzo Territoriale (Pit) che prevede l'ampliamento dell’aeroporto di Firenze e la definizione del parco agricolo: pur avendo presentato la propria osservazione al Piano nell’ambito del procedimento di adozione del PIT, con tanto di studio del CNR, l'Amministrazione comunale ha ritenuto necessario ricorrere alla giustizia amministrativa per tutelare gli interessi primari dei cittadini e la propria autonomia nel governo del territorio. Il deposito del ricorso è stato annunciato oggi dal sindaco Roberto Cenni e dall'assessore all'Urbanistica Gianni Cenni.
Molteplici le ragioni che stanno alla base dell'azione legale: la prima è la contraddizione di fondo contenuta nello stesso titolo del PIT, ovvero la coesistenza del nuovo aeroporto e del Parco della piana sul medesimo territorio, ma con obbiettivi diametralmente opposti:«Ci si chiede se nella sostanza la variante al PIT sia modellata e strutturata funzionalmente per il nuovo aeroporto oppure per il parco della piana? - domanda  provocatoriamente l'assessore Cenni - Noi ritieniamo purtroppo che l’elemento ordinatore di fondo del PIT sia l’aeroporto, quindi che senso ha bloccare degli ulteriori ettari del territorio pratese, oltre a quelli gia’ portati in dotazione al parco (circa 2400 ettari) e messi in salvaguardia  già autonomamente dal nostro Piano Strutturale?»
Altro motivo del ricorso sono quelle che secondo l'Amministrazione comunale si profilano come profonde incertezze e tematiche di fondo non risolte attorno al PIT, iniziando dalle tempistiche ipotizzabili per la sua approvazione definitiva (ad esempio un analogo provvedimento regionale, il PIT sul paesaggio, è stato adottato nel giugno 2009 e ad oggi non è stato ancora approvato), nonche’ le contraddizioni che sembrano emergere nel merito della variante, come il problema della lunghezza della nuova pista (2000 mt o 2400 mt?). Argomenti questi che hanno indotto il Comune di Prato ad avanzare nel ricorso la riserva di apportare motivi aggiuntivi all’impugnativa medesima.
Il procedimento di elaborazione del Parco della Piana aveva visto inoltre , da parte della Regione, l’attivazione di un processo partecipativo tra enti territoriali gia’ dal 2000, a cui il Comune di Prato aveva dato il proprio contributo: «Gli esiti di tale processo partecipativo - precisa l'assessore -  sono stati  disattesi dalla Regione all’esito del testo del PIT portato all’adozione».
Infine secondo il Comune alle incertezze temporali si unisce l' indeterminatezza funzionale sui vincoli apposti dalla Regione sul territorio pratese. Infatti, oltre al territorio ricompreso nel Parco della Piana vero e proprio, la Regione appone le salvaguardie sulle c.d. aree funzionali al Parco della Piana, «su cui non si capisce per quale funzione dovrebbero essere pianificate, ne’ come potrebbero essere trasformate con funzioni ammissibili o compatibili - dice ancora Cenni -  e quindi per quale ragione dovrebbero rimanere bloccate in attesa di un accordo di pianificazione tra gli enti della piana che, viste le legittime posizioni anche degli altri Comuni sull’aeroporto, non appare concretamente raggiungibile». «Siamo stufi di tollerare entrate a gamba tesa come quella della Regione che nel Pit ha posto sotto salvaguardia quelle poche centinaia di ettari all'interno dei quali  in una piccola percentuale il Comune potrebbe trovare spazi di perequazione per essere artefice del proprio destino urbanistico - aggiunge il sindaco Roberto Cenni -  Per non parlare della scelta scellerata da parte del Consiglio regionale di approvare una delibera come quella del Pit, che contiene un nuovo aeroporto e la nascita del Parco della piana. Per queste ragioni abbiamo deciso di ricorrere al Tar. Il Comune è il fronte al quale i cittadini si rivolgono per una miriade di problemi, molti dei quali neppure di responsabilità comunale, eppure cerchiamo di dare una risposta a tutti. Lo Stato carica i Comuni di tasse statali mascherate da gabelle comunali, la Regione esercita abusi di potere, a nostro avviso, in materia urbanistica. Siamo stanchi di questi comportamenti irresponsabili, che non fanno altro che aumentare la disaffezione e la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della loro capacità di dare risposte ai bisogni».

L'antefatto dell'impugnazione è l'esito della conferenza paritetica interistituzionale in merito ai presunti contrasti insorti tra il Piano strutturale del Comune e il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia: «Il confronto con la Provincia di Prato alla fine si è risolto in un nulla di fatto, - spiega l'assessore Cenni - in quanto la Conferenza Paritetica Interistituzionale regionale, composta da rappresentanti della Regione, delle Province e dei Comuni, che doveva trovare una soluzione al conflitto, non ha espresso alcun parere entro il termine perentorio di 120 giorni previsto dall’art. 26 della Legge regionale 1/05. Conseguentemente il Comune di Prato ha provveduto al far pubblicare sul BURT la mancata pronuncia della Conferenza Paritetica e la riacquisizione della piena efficacia da parte del Piano Strutturale del Comune di Prato. Peraltro noi avevamo avanzato una proposta tendente a cercare di sanare gli asseriti contrasti, con un approccio che mirava a rendere ancora più chiare le salvaguardie contenute nel Piano Strutturale. Ma dall’altra parte e da parte della Conferenza Paritetica sono state prospettate delle soluzioni che non solo risultavano infondate, ma che addirittura avrebbero mortificato la dignita’ istituzionale del Comune di Prato e messo in dubbio l’onestà intellettuale dei nostri uffici tecnici. Pertanto, giunti ad una tale situazione, ho ritenuto opportuno abbandonare il tavolo della Conferenza Paritetica, posto che comunque oramai il procedimento instaurato era viziato, in quanto ampiamente fuori dai termini di legge».


Provincia di Prato, ricorso al Tar contro il Comune (Dal Il Tirreno di oggi)
Sull’urbanistica è guerra senza esclusione di colpi tra la Regione e la Provincia da una parte e il Comune dall’altra. In ballo la tutela di 400 ettari di aree agricolo. di Cristina Orsini.

Da sinistra Gestri, Beltrame e i tecnici del settore urbanistica della Provincia
PRATO. La Provincia scende in campo contro il Comune e lo fa rivolgendosi al Tar contro il piano strutturale del Comune approvato in via definitiva lo scorso autunno.
Sul banco degli imputati la compatibilità degli strumenti urbanistici di Provincia, (Ptc), Regione (Pit) e, appunto, Piano Strutturale. Secondo Regione e Provincia enti che hanno presentato entrambi un ricorso al Tribunale amministrativo regionale (la Regione i primi dell'anno, la Provincia ieri, martedì 7 gennaio) permangono le incompatibilità già evidenziate dalla commissione paritetica regionale che si è riunita due volta, il primo e il 28 ottobre, alla quale si era rivolta la Provincia per sanare, in particolare, la questione di alcune centinaia di ettari (400) messi in trasformazione dal Piano strutturale e che invece sono vincolati come terreni agricoli dal Ptc.
"Abbiamo agito - spiega l'assessore al governo del territorio Alessio Beltrame - unicamente su quella quota di terreni ad esclusivo uso agricolo che il Comune ha trasformato in aree urbane e quindi direttamente edificabili o in aree a prevalente uso agricolo che non è altro che l'anticamera della trasformazione".
Per il presidente dela Provincia Lamberto Gestri: "Non si tratta assolutamente di una guerra a colpi di ricorsi al tar ma del rispetto delle prerogative dei diversi enti in materia urbanistica. Alla Provincia spetta la tutela dei territori e non possaimo certo abdicare alla nostra funzione. Inoltre si tratta di preservare gli ultimi territori rurali delle città preservandoli dalla cementifcazione". (Seguono aggiornamenti)

Quando non si dormiva mai

Mentre ripulivo il computer, mi sono ritrovata - anno 1980 all'Università di Firenze. Durante una assemblea all'ex-Magistero di via del Parione, può essere; sicuramente appena sveglia o poco ci manca.
Non ricordo chi mi abbia scattato la foto. In quegli anni non si dormiva mai, e si incontrava tanta gente che il giorno dopo non vedevi più.

Il cognome della mamma

Ora anche gli italiani devono sbrigarsi per togliere quest'altra disparità, ossia l'impossibilità di aggiungere al proprio nome quello della mamma.
Così ha sentenziato la corte di Strasburgo.

Al momento cognome della mamma è sempre il cognome del babbo, e non c'è niente da fare, lo sarà ancora per molto.

I coniugi ora litigheranno anche per questo motivo, purtroppo. Non tutti gli uomini sono disposti a lasciare il marchio di tribù alla compagna. Dopo secoli e secoli di dominio assoluto e incontrastato in questo campo.

La vita in Italia si annuncia più difficile, e le donne oggi non sono certo pronte per le battaglie. Figuriamoci i maschietti.

Sento già l'affanno per questa ennesima querelle, quando prima però ce ne sono tante tante da fare, in casa, dove gli uomini restano immancabilmente tali, indietro, assolutamente non europei, viziati proprio dalle mamme, incapaci di crescere spesso, con una concezione possessiva o strumentale della compagna eccetera.

Per cui sì, va bene questa sollecitazione, ma, signori di Strasburgo il nostro non è mai stato e non è ancora un paese civile;  è lontano da voi, dalle vostre leggione.
Qui non solo c'è un forte sessismo, ma anche machismo. Come facciamo?

Sì, voi cercate di aiutarci. Ma questo, l'Italia, non è un paese per donne, se non domestiche. Guardate la politica. Le donne, qui in Italia, sono ancora soprammobili. Oppure hanno lo sguardo inacidito e stanco di chi ha dovuto indossare i guantoni tutti i giorni.

Coloro, quelle poche, che cercano il rispetto al posto della costante e quasi quotidiana umiliazione o strumentalizzazione, rimangono spesso isolate, anche dalla famiglia di origine.

Anche se è giusto e sacrosanto, dopo secoli di usanza al maschile, dare ai figli il cognome della madre, io proporrei di togliere tutti i cognomi, piuttosto, non di aggiungere o sostituire con un altro marchio del clan. Si può fare?

Ponte alle Caserane e zone limitrofe

E' un ponte sul fiume Ombrone, che segna il confine di Provincia fra Prato e Pistoia.
E' un vecchio ponte, che, sotto l'assalto del traffico e dell'incuria (a parte una veloce controllatina qualche tempo fa) appare assai malsicuro e incerto.
I muretti di protezione stanno crollando.
Ultimamente la portata dell'acqua alta, oltre il limite di guarda, lo ha messo in seria difficoltà.

E' mai possibile che nessuno faccia niente? E' una vergogna assoluta.

Aggiungo che tutta la località Le Vanne-Caserana, e l'ho scritto più volte (quella che dovrebbe essere inserita nel Parco della Piana, credo), ormai è totalmente assediata dal traffico da e per il Casello dell'Autostrada, Prato Ovest, e anche quello pesante, con strade del tutto abbandonate, in particolare nel Comune di Prato: zero o quasi segnaletica, manto stradale non solo pieno di buche, ma declinante verso i fossi pericolosamente...Senza contare l'abbandono della zona di via Bigoli...

martedì 7 gennaio 2014

Metastasio teatro nazionale?

Il Teatro Metastasio come teatro nazionale è apparentemente una buona notizia.
Come riporto qua sotto, il segretario del Pd locale Gabriele Bosi, sottolinea che questa opportunità non deve essere perduta.
Questo però potrebbe accentuare ancora di più il monopolio teatrale cittadino e regionale, soffocando, almeno se non cambiano completamente le cose e finora non è stato così, tutte le spinte artistiche dal basso, non alla moda, non televisive; diverse, e non dettate e dirette dalla partitica.
Com'è stato e com'è ora.

Tra l'altro questo si muove in direzione opposta da ciò che è sostenuto da molti cantori della Sinistra, contrari alla cultura finanziata.
Come la mettiamo?
E' evidente che, se il teatro stabile non fosse sostenuto economicamente, nel sistema attuale, crollerebbe. E questi cantori americaneggianti canterebbero meno.
Tuttavia il sistema teatrale calato dall'alto dei segretariati e dai parlamenti rischierebbe ancor più di schiacciare tutto quello che potrebbe nascere - in una città in fondo piccola come Prato- , perché poi alla fine quello che conta sono sempre i numeri (infatti è sulla base di numeri e di calcoli che si diventa teatro nazionale), e per far tornare i numeri si fanno certe scelte chiamiamole artistiche e quindi si chiamano artisti di grido e di richiamo. Non certo altri.
Personalmente sono contro tutti i monopoli culturali, tutti i sistemi stretti e calati dall'alto dei partiti.

In realtà quello che serve alla città è dare spazi e opportunità a suoi artisti. Dar loro la possibilità di crescere. Così cresce davvero una città, e la sua 'cultura'.

E un teatro nazionale non necessariamente tiene conto di queste esigenze, se non delle sue, quelle relative alla sua esistenza in vita. Che poi sono le stesse della partitica che lo genera e sostiene.

E poi basta con questa parola, 'eccellenze': ne abbiamo piene le scatole. Ogni volta che la usate, ci propinate la fregatura. Come è accaduto per Gonfienti etrusca.


Da IL Tirreno
«La ridefinizione del sistema teatrale nazionale promossa dal Ministero della Cultura può rappresentare per Prato una grande opportunità - affermano Gabriele Bosi segretario provinciale Pd Prato e Aurora Castellani responsabile cultura Pd Prato -, se la città saprà perseguire un risultato importante: far rientrare il nostro Teatro Metastasio nella nuova categoria di "teatro nazionale. Indubbiamente il Metastasio ha tutte le potenzialità e risorse per raggiungere questo obiettivo, ma si rende necessario un lavoro concertato di cui tutti devono farsi carico. Si tratta del riconoscimento di una realtà che, in linea con la sua storia, continua a rappresentare un luogo di innovazione, creatività e produzione, che ha contribuito in modo determinante a definire la cultura teatrale del nostro Paese. E' necessario quindi un impegno non solo da parte del Comune e della Provincia ma anche della Regione, per riconoscere a Prato il ruolo di città centrale per il sistema culturale toscano».

« I nostri parlamentari dovranno seguire da vicino l'iter ministeriale, lavorando come per l'emendamento sull'energia in favore del distretto. Serve poi anche un impegno comune di tutti gli attori della città: pensiamo alla Fondazione CariPrato, alle categorie economiche, alle aziende partecipate dal Comune. Ognuno dovrà fare la sua parte investendo in un'eccellenza cittadina, luogo di produzione culturale determinante per l'identità e la ridefinizione del nostro territorio. La rinascita della città passa infatti anche da questa piccola grande battaglia: piccola sul piano economico, grande per il valore che può rappresentare per tutti noi. Una battaglia per mantenere la storia di Prato nel solco della contemporaneità, della ricerca, dell'intuizione storica e della visione del futuro. Un teatro nazionale a Prato potrebbe rappresentare il motore di un nuovo sistema culturale complessivo capace di fare sistema tra le nostre eccellenze, per misurarsi su uno scenario internazionale e affrontare con più forza le sfide che ci attendono».

Modifiche alla stagione del Teatro La Baracca

Attenzione, ci sono modifiche alla staglione al Teatro La Baracca.

Lo spettacolo Una donna e Mussolini è previsto per sabato 25 gennaio alle ore 21 (e non più venerdì 24 gennaio).
Dato il gradimento della Raccontessa, lo spettacolo sarà replicato al Teatro La Baracca domenica 19 gennaio e domenica 9 febbraio 2014 alle ore 16,30, sostituendo gli spettacoli di teatro-ragazzi previsti.
Domenica 23 febbraio saremo al Teatro Magnolfi con Cafiero Lucchesi; il 2 marzo sarò  al Teatro Stabile di Potenza con Cuori di donna.
Da segnalare la replica di Gaetanina Bresci domenica 2 febbraio 2014 al Teatro Magnolfi di Prato.

Per le date e gli spettacoli fate riferimento al programma su www.teatrolabaracca.com

Le nutrie del Bisenzio (2), e il Grande Roditore

Già tre anni fa avevo scritto sulle nutrie del Bisenzio, per cui non mi sembra strano che ora ci si allarmi, ma che nel frattempo non si sia fatto nulla.

Gli argini lungo Viale Galilei del fiume sono effettivamente impraticabili, sporchi tenuti male, in più si aggiungono questi roditori che, pur simpatici quanto volete, costituiscono un problema in più, in particolare al tramonto.

Oltre all'uomo, naturalmente, il primo infestatore.  Il Grande Roditore. Primo perché costruisce lungo gli argini; secondo perché inquina; terzo perché non cura il fiume.

L'agronomo Mori ha parlato del 'problema nutrie' dopo la frana della pista ciclabile, che però ha ceduto più a monte, che sarebbe dovuta alle loro tane.
Tuttavia l'argine ha ceduto in un punto cementato...probabilmente solo per la forte pressione dell'acqua, ormai incanalata troppo strettamente dall'uomo.

Tuttavia il problema nutrie non è da sottovalutare, almeno più a valle, e proprio a ridosso della città. Non mi risulta nessun tipo di controllo in questo senso.

Non è più tollerabile che gli argini del fiume siano abbandonati, inquinati e devastati, dato che tra l'altro paghiamo per il controllo di questi fiumi, Bisenzio e Ombrone (ormai morto per sempre, qui nemmeno le nutrie ci vanno più). 

La Prato città dei Parchi è lontana lontana da venire.

lunedì 6 gennaio 2014

Campagna elettorale: chiamate l'Uomo Ragno

Come si mette male, qui a Prato, per la campagna elettorale!
Nessuna, ma proprio nessuna novità.

Cenni si ricandida, pare. Ma non si sa come né dove, né soprattutto perché.

A Sinistra (a Sinistra?) i giovanotti hanno idee confuse e distorte e sanno solo biascicare qualche osanna di circostanza. Sono ligi più dei vecchi, ma talmente ligi al sistema partito che di più non si può.

I grillini sembrano clinicamente morti. Chi li ha visti?

Se non viene l'Uomo Ragno,  ci annoieremo a morte.

Raccontessa racconta com'è andata la replica

Ieri pomeriggio al Magnolfi con la Raccontessa, complice il bel tempo improvvisamente tornato e i saldi, c'era meno gente dell'altra sera, ma ho ricevuto molta più soddisfazione. In primo luogo vedere i bambini davanti, seduti nelle prime file, con le testoline in su, che non si sono perduti nemmeno una virgola, e poi non so, forse la seconda replica (in genere la peggiore sempre),  è stata magica.
E infine i commenti dei genitori sul Quaderno del Gradimento! ("Bello e originale". "Finalmente qualcosa di diverso"; "Bravi gli attori"... eccetera); i bambini, com'era da immaginarsi, sono andati pazzi per la 'Fantasmanina' (questa volta abbiamo scelto di andare senza microfono, ed è stata ancor più gradita...).
Grazie, sono contenta, quanto più lo spettacolo è stato sofferto nella sua preparazione, tanto più grande la soddisfazione per come è stato accolto.


domenica 5 gennaio 2014

Soldatesse, ma perché?

La storia della caserma di Ascoli, dove alcune soldatesse venivano adescate dai certi caporalmaggiori, dà la misura di quello che è l'andazzo dei rapporti fra uomo e donna nel nostro paese e come la cosiddetta emancipazione sia fallita da tempo.

Peccato che le donne si prestino a questo gioco, peccato che ce ne siano così tante che per lo stipendiuccio vogliano rifugiarsi in questi posti, che dovrebbero essere risanati. E nel frattempo evitati.

Le donne si devono uniformare a questo stile di vita che non dovrebbe essere nemmeno maschile, che degrada l'essere umano.

Entrare nell'esercito per le donne non ha significato essere uguali agli uomini, ma solo e ancora sempre subalterne. Doppiamente umiliate.

Capita che questi addestratori non siano all'altezza del compito, che non abbiano nessuna vera preparazione se non meramente tecnica; che spesso utilizzino il trito e ritrito linguaggio da caserma
con più gusto nei confronti  delle allieve, su cui  fanno pressione per dominarle.

La loro visione della vita è, utilizzo un termine banale ma per capire, maschilista, per cui le donne sono zoccole (che gusto che hanno certi uomini per questa violenza verbale), casalinghe o meglio serve di casa. Mamma e santa lo è solo la propria.

Nel gioco della guerra si nasconde da subito tanta sporcizia. 

Un nuovo direttore al Centro di Scienze Naturali

Al CSN, Centro di Scienze Naturali fondato da Gilberto Tozzi, c'è un nuovo giovane direttore, David Fastelli.
Auspichiamo che il geologo porti al centro un po' della sua giovane età e del suo entusiasmo  (e perché no? qualche nuova idea), dato che in questi ultimi anni il Centro è molto decaduto, insieme a tutta la zona del Monferrato.
Il Centro è invecchiato: quando lo fondò Tozzi (nel '71 credo) era una novità assoluta, allora pochi si preoccupavano dell'ambiente. Oggi, così come si presenta, appare agli occhi di molti concettualmente superato. Va rinnovato, oltre che bonificato, nel suo senso.
Ultimamente il susseguirsi di direttori in pochi mesi (Fiorenzo Gei, Massimiliano Terraveglia e Cordaro) lo ha indubbiamente danneggiato (si è parlato di incompatibilità fra direttori e presidente, Pamela Bicchi): fatto sta che non è stato possibile portare avanti un percorso di rivalutazione del Centro, che appare non più rinviabile.