sabato 15 febbraio 2014

Punto caro Renzi: siamo noi che non abbiamo altra scelta!

Dice Renzi che lui avrebbe voluto diventare presidente del Consiglio tramite elezioni ma, con questa legge elettorale non aveva altra scelta.

Ma che c...dici! Siamo noi a non avere altra scelta e SUBIRE come pecore all'ammasso se non allo sgozzo la TUA presenza, come abbiamo subito quelle degli altri.

E poi: io non ho capito, non è chiaro perché se n'è andato quell'altro calato dall'alto, il pisano Letta. Perché? 

Tutta questa informazione, tutto questo inutile Internet che non ci spiega un c...! Distrugge subito la memoria, la cancella in favore di un eterno presente.

Tra poco, quando i giornali cartacei spariranno, sarà facilissimo cancellare la memoria di quello che accade. Anche se, con questa sciocca informazione, che cosa sappiamo? Quali sono le notizie vere che passano?

Renzi, non ti voglio non mi piaci non voterò le tue pedine! Sei solo un altro burattino arrivista e ambizioso nelle mani dei potenti, della finanza.

Ma non di quella bella ambizione che fa si che noi ci miglioriamo sempre, vogliamo studiare e conoscere eccetera; tu sei fatto di quella ambizione dell'ego che conosce solo e vuole conoscere solo sé, come ormai quasi tutti noi, illusi che siamo in democrazia solo perché abbiamo la macchinetta con cui si può comunicare, sfogarsi un po' e soprattutto mostrarsi in vetrina per essere 'cliccati e piaciuti'.

venerdì 14 febbraio 2014

ASSESSORE SCALETTI: A CASA!



Insomma, dopo "Gonfienti e il tesoro da valorizzare", con tanto di foto di lei fra l'ispettrice e il presidente mentre meravigliati guardano il tesoro che avrebbe dovuto essere valorizzato, ma che è scomparso, o sottoterra (come si può apprezzare in quest'ultima foto  che mostra l'Interporto della Toscana Centrale visto dall'alto) o in qualche sottotetto, chi lo sa;
dopo lo scipito 'aperitivo arcobaleno, roba da bassa animazione;
dopo le residenze teatrali (o quanti bei teatri, madama Doré);
dopo la benedizione - aiuto! - all'anarchico Leo Ferré;

ecco questo altr'altra misera figurina:
la pubblicità kitsch della Regione Toscana, che ha fatto il giro del mondo.
Rossi, visto le proteste furibonde, ha fatto macchina indietro. Troppo tardi.
Altro che 'divina Toscana'!

Ricordo che ho chiesto le dimissioni della signora del Turismo e Cultura, in quanto non all'altezza del suo compito, come in effetti si dimostra:


P.S. Nella figura seconda si legge il verso dantesco: "Lasciate ogni pensiero voi che entrate".
A parte che la citazione è 'infernale', e si contrappone al paesaggio orrendamente paradisiaco che si mostra, in realtà il sottotesto è che non vogliono che si usi il nostro cervello.
Purtroppo per loro qualcuno ancora lo usa.



giovedì 13 febbraio 2014

Per Matteo Renzi

-Matteo, stai sereno, nessuno vuole prendere il tuo posto-.

Clima stalinista per gli impiegati comunali

Un altro segno della dittatura che stiamo vivendo è questo nuovo decreto del Presidente della Repubblica che impedisce in sostanza la libertà ai dipendenti comunali eccetera. Ma già da tempo gira una brutta aria per le stanze di comune e province, e tutti stanno con la bocca cucita. Anzi, non parlano nemmeno fra di loro. Un clima stalinista serpeggia nei corridoi.

"Vietato sparlare dei colleghi. Vietato fare telefonate troppo lunghe. Vietato dare una sbirciata a Facebook o a Twitter anche dal proprio smartphone . Vietato dire male del sindaco. Vietato prendere il caffè al bar. Vietato criticare l'amministrazione sui social network . Vietato intrattenere rapporti con i giornalisti. Vietato giocare con le slot machine del casinò pubblico". Non c'è pace per i dipendenti dei vari Comuni italiani. Così Alessio Ribaudo sul Corriere della Sera. "I codici di comportamento dei dipendenti comunali, adottati in queste settimane dalle varie giunte per recepire il decreto del presidente della Repubblica numero 62 del 16 aprile 2013, stanno trasformando la vita degli impiegati in un percorso a ostacoli. Perché in molti casi i diciassette articoli pubblicati lo scorso giugno sulla Gazzetta Ufficiale sono stati integrati con provvedimenti ancora più restrittivi. L'ultimo riguarda Sanremo. Il comma 2 dell'articolo 10 stabilisce che il dipendente «non diffonde informazioni e non fa commenti, nel rispetto e nei limiti della libertà di espressione, volutamente atti a ledere l'immagine o l'onorabilità dei colleghi, di superiori gerarchici, di amministratori, o dell'ente in generale». Poco più in basso, il comma 4 puntualizza che i dipendenti «non possono accedere alle sale slot e sale da gioco del Casinò municipale, se non per ragioni di servizio». «Un caso davvero strano di limitazione della libertà dell'individuo. Per quale motivo, poi? Significa che il dipendente saprebbe come manometterne l'uso?», sbotta caustico Michele Gentile, coordinatore dei settori pubblici della Cgil nazionale, il sindacato che è maggiormente rappresentativo in questo campo. Gli esempi stanno diventando tanti. A Modena non ci si può dilungare in chiamate personali ed è proibito navigare in Rete, anche dal proprio cellulare. A Venezia non si possono rilasciare interviste senza aver consultato il direttore di riferimento e averne concordato il contenuto. A Livorno niente acquisti online . A Imperia non si può più uscire per bersi una tazzina di caffè come si deve al bar: ci sono i distributori automatici. A Ravenna incorre in una sanzione disciplinare chi critica l'amministrazione sui social network , anche se è sul profilo privato. A Napoli bocche cucite con la stampa (il Codice, però, è ancora una bozza). E niente regali, come già stabiliva il Dpr, del valore superiore ai 150 euro: ma Genova ha tenuto fede alla sua fama di città parsimoniosa abbassando il limite a cento. «Mi sembrano più regole di immagine che altro», commenta Gentile, che non ama quella che definisce «una idea "brunettiana" del dipendente pubblico». E va avanti: «Mi sembra che si continui a pensare che la corruzione riguardi soltanto questa categoria. Eppure mi limito ai titoli di giornale degli ultimi tre giorni: il presidente di un grande ente si è dimesso; il presidente di una Regione importante ha assunto parenti e amici; appalti truccati». Per il sindacalista sta prevalendo la logica dei tagli lineari. «Sono molto più semplici di quelli verticali. Ma se colpisci tutti, non colpisci nessuno. Alcune norme sono talmente assurde e illegittime che non sarà difficile fare e vincere un ricorso». Resta da chiedersi come mai sia stato necessario mettere nero su bianco regole che sono di buon senso, come vietato sparlare. «È molto legato a un clima sociale e culturale diventato teso e aggressivo», spiega Andrea Castiello D'Antonio, psicologo del lavoro e docente alla Università Europea di Roma. Aggiunge che questi provvedimenti non servono. «Anzi, lasciano spazio a nuove forme di danneggiamento delle istituzioni». Molto meglio, allora, premiare il buon esempio. «È il metodo più efficace. Il problema, infatti, è sempre lo stesso: la mancanza di meritocrazia»". (Da "RomaPost")

Perché i candidati sindaco sono così insignificanti?

Guardando un po' là e un po' qua in Italia ci si rende chiaramente conto che in questa tornata elettorale quasi tutti, se non tutti almeno di sorprese, i candidati sindaco per le prossime amministrative sono candidati deboli. Spesso, diciamolo senza paura, politicamente insignificanti.
E non certo perché alcuni sono giovani.
Perché? Perché Perché?
Perché lo devono essere. Io non trovo altra risposta.
Devono poter essere controllati dal gruppo dal partito eccetera, e non possono essere carismatici o con idee troppo chiare.
Dietro di loro l'organizzazione mette l'angelo o gli angeli custodi, che lo assistono.
Gli dicono quali cose dire, quali argomenti trattare, lo preparano, lo instradano.

Ora, si può obbiettare, è giusto, il rappresentante di un gruppo non può mica fare come gli pare, non è libero. Rappresenta il partito.
Chiaro.
Ma c'è candidato e candidato. Umanità e umanità. 
Chi ha il dono della comunicazione e chi non ce l'ha. Ecco, vengono sempre scelti questi ultimi. Almeno scegliessero qualche anima vibrante, simpatica, empatica, idealista, sognante, concreta, culturalmente preparata e non solo sugli argomenti della campagna elettorale (oh, ma tutti hanno gli stessi argomenti e a nessuno gli viene in mente di guardare il mondo da un'altra prospettiva...).

Considerando poi che il livello culturale si è molto abbassato, anche scolastico nonostante internet, anzi forse anche a causa di questo nostro bel strumentino che ci dà la possibilità di essere un popolo di (cito Ferrarotti) 'informatissimi idioti', ci incamminiamo verso una insignificante quanto inutile campagna elettorale, che metterà nei palazzi piccoli grandi burattini di altrui voleri, incapaci e impossibilitati di apportare elementi di benché minima originalità.
Perché perché perché?

Straducce elettorali

Molti, troppi cittadini si sentono un po' Grillo. Ma non tutti possono esserlo.
Molti, troppi cittadini, per essere almeno un po' Grillo alla lontana, si impegnano in piccole grandi battaglie, ma in realtà fanno soltanto percorsi, pur interessanti, di autopropaganda.
Battaglie a destra e a sinistra, che si rivelano subito, e si vede, percorsi personali di autopropaganda.
Già li vedo, iscritti nelle listucce.
La battaglia civica è una cosa seria. Difficile. Amara. Non tutti, PURTROPPO, sono votati per le battaglie, o hanno argomenti, ma soprattutto, hanno passione vera.
Quanti ne ho visti così, per Gonfienti etrusca!
Ora, in questi giorni, in questo giro elettorale, vanno altri argomenti. Che, per carità, contengono problematiche vere e pressanti, drammatiche. Che è sacrosanto dibattere.

Tuttavia molti ci stanno facendo la loro straduccia elettorale. Infatti, se parli loro di altro argomento, che non sia quello di cui si occupano,  con cui si mostrano, con cui si lucidano, non ti sentono, non capiscono, si voltano da un'altra parte. Anche se vedono qualcuno nella cacca, lo scansano. Se non peggio.
L'indifferenza è in realtà il sentimento più diffuso fra questi pseudo-impegnati.
E poi non ti provare anche tu a occuparti dello stesso argomento, sai, che questo è argomento 'mio'...
O di quel comitato. O di quel gruppo. Che ti ci mette il marchio, il copio-rait.
Provare per credere.

mercoledì 12 febbraio 2014

Voglio andare a votare

Non mi piacciono questi giochi di governo. Voglio andare a votare. Datemi almeno questa finta possibilità.
Non voglio Renzi nominato da Napolitano, che già ha fatto questi giochetti per ben due volte: NON E' DEMOCRATICO.

BASTA CON QUESTO GIOCO ALLA DITTATURA DEL VENTUNESIMO SECOLO.

(Noi, poi, qui in Toscana, ce li ritroviamo tutti doppi con il giochino delle matrioske, a toglierci anche l'aria, a occupare posti, enti, nomine, tutto, come hanno fatto da dopo la Seconda Guerra Mondiale, senza che nessuno abbia potuto fare niente. La storia del Dopoguerra è la storia di una dittatura mascherata da pseudo-elezioni democratiche, di occupazione, di mancanza di libertà, di vera democrazia, una Storia che prima o poi dovrà essere riscritta. Una storia di abusi e ricatti).

Chi ha paura della Luna?

Solo una volta io ebbi paura della Luna. Ma più che paura, fu la sensazione, l'emozione datomi del sublime, avrebbe detto Kant.
Ero a Sevilla, alla Esposizione Universale del 1992, e ricordo che una sera, mentre ero seduta come spettatrice su gradinate all'aperto, si mostrò all'improvviso enorme, grandissima, piena. Vicina come mai mi era apparsa. Il chiaroscuro in cui erano immersi i suoi crateri frastagliati, erano così visibili!, avrebbero formato la bocca e gli occhi sorridenti, come spesso ci capita di fantasticare, quando l'avrei osservata da lontano.
Per il resto mai ho avuto paura della Luna.
Da quando è stata inventata questa "Lista Luna", ecco, tutti mi guardano interroganti.
Oppure deridono, solito copione e personaggi. Forse impauriti, più che divertiti?
Che sia perché così vicina, il motivo?

Sulla "Lista Luna" ho scritto già. Chi vorrà saperne di più, non deve fare altro che venire ai prossimi incontri...lunari.
Abbiamo aggiunto Pasolini fra i nostri maestri, e io qui aggiungerei anche Orazio Costa, in onore al teatro in cui si è nata la "Luna" (fra l'altro il maestro scrisse la raccolta poetica "Luna di casa", che ho conosciuto grazie a Gianfelice, suo allievo).
Li avevo ben presenti, solo che mi ero dimenticata di annotarlo.
Scrive Shakespeare, sempre debitore alla Luna:
"Oh, non giurare sulla Luna incostante che tramuta in ogni mese nel suo corso - non sia mai altrettanto mutevole il tuo amore". (Romeo e Giulietta, II, 2).


P.S. Nella foto la nostra ispiratrice politica, la filosofa Simone Weil. A questi indirizzi (ne esistono altri) potete leggere il suo "Manifesto per l'eliminazione dei partiti politici":
In questo, la prima traduzione del lunare Franco Ferrarotti,1951:
Esiste anche una pubblicazione cartacea in italiano, Castelvecchi Editore, con la bella prefazione di André Breton, che io tengo spesso sul mio comodino, ma che potete trovare anche in uno dei luoghi più belli della città di Prato, la Biblioteca Lazzerini.


martedì 11 febbraio 2014

Noi, nel Lago della Piana, ancora sott'acqua

Mentre improbabili, posticci candidati sindaco sproloquiano, impreparati tra l'altro e mal parlanti; altri, ormai al tramonto s'ammantano di giovinezze mai avute e farfalloni sprimacciano le proprie ali a veder se possono tentar di nuovo il voletto; mentre presidenti  che 'sanno come si fa' ci sorvegliano le notti ammollate, o resuscitano per raccogliere all'ultimo momento gli ultimi voti, eccoci di nuovo sott'acqua, quasi impossibilitati a uscire, minacciati da fossi e gore benedette dalla propaganda.
Ricordiamo che NULLA è stato fatto dall'ultima alluvione del 2010, a parte rimettere l'argine del Calice, dove si strappò.
Lo stesso dicasi dall'altra parte del Sud di Prato, a Castelnuovo.
UN SUD DI NULLA.
Fanfaronate su Parchi della Piana, Pantanelle, specie protette con tanto di proiezioni e comitati, convocazioni provinciali e comunali, e intanto tutto rimane com'è, impiantino Gida first of all, puzzi, inquinamenti, annaffiamenti, strade non curate.
Tangenziali incompiute.

Nessun lavoro strutturale serio, nel Lago della Piana, dove gli aerei dell'aeroporto fiorentino MacRenzie, allungato fino a Prato, dovranno essere, necessariamente, idrovolanti.


lunedì 10 febbraio 2014

Gratuito per protesta il debutto de "L'amore è un brodo di capperi"


Sabato 15 febbraio 2014, ore 21
al Teatro La Baracca di Prato

L'AMORE E' UN BRODO DI CAPPERI

E' l'ultimo appuntamento, per 'grandi' della stagione teatrale 2013-2014.

Data la situazione culturale ed economica disastrosa in cui ci troviamo, reputo opportuno rendere questa occasione, oltre a un momento di divertimento - trattasi infatti di una commedia - anche una serata di protesta e riflessione collettiva per le condizioni in cui noi artisti professionisti ci troviamo a lavorare, a causa dei motivi che qui elenco:

1. siamo senza nessun contributo pubblico, quando altri teatri e compagnie riescono a prendere cifre stratosferiche, senza che questi abbiano prodotto nemmeno la metà del numero (non voglio parlare di qualità!) degli spettacoli che abbiamo prodotto;
2. lavoriamo senza la possibilità quindi di assumere, coinvolgere attori o di farci aiutare da collaboratori eccetera; senza la possibilità di comunicare adeguatamente. Siamo quindi costretti a recitare da soli, oppure cercando, attraverso la ricerca, soluzioni che a volte sono felici, ma sempre comunque difficili e faticose;
3. subiamo l'ostilità della Fondazione Toscana Spettacolo, ente regionale di distribuzione e gestione. La Fondazione ha sempre escluso il Teatro La Baracca dai suoi circuiti, nonostante la qualità del nostro lavoro, e i temi proposti. 
Un tempo questo non costituiva un problema, ma oggi, dato che monopolizza tutti gli spazi teatrali significativi della regione, esso costituisce non solo una esclusione, ma anche una persecuzione. La stessa persecuzione che certi politici locali mettono in pratica di conseguenza nei nostri confronti, amplificando il danno.
4. subiamo l'atteggiamento ostile anche della Regione, che ha negato le cosiddette Residenze al teatro la Baracca, mettendolo praticamente in ginocchio, dopo aver distrutto un circuito teatrale alternativo e libero, Sipario Aperto, che nei suoi intenti costituivi era un elemento di cultura dal basso, nel senso di non necessariamente istituzionale.

Tutto questo è dovuto alla mia attività politica, alla partecipazione attiva, attraverso il blog o di persona alle problematiche cittadine, regionali eccetera; alla mia battaglia per la Città Etrusca ma non solo, e anche ad alcuni spettacoli teatrali definiti 'imbarazzanti', per cui io, e chi con me collabora, è definito persona non gradita.

Dunque l'attacco è stato duplice: nessun contributo al teatrino, e  soprattutto nessun ingaggio per la compagnia.

Il Teatro Metastasio poi, teatro stabile cittadino, non ha svolto la sua funzione di sostegno di altre realtà del territorio, come fra le altre cose avrebbe dovuto fare, se non marginalmente con piccole rassegne, e costretto. Più che altro nel passato ha cercato di utilizzarci per pubblicizzare i suoi spettacoli.

Sono consapevole che non siamo gli unici a subire questo, ma quasi, perché in realtà molto humus teatrale e culturale in genere in questi anni è stato distrutto. Non ci sono più spazi teatrali liberi, autonomi come il Teatro La Baracca, teatrino periferico unico nel suo genere che esiste da ventidue anni. Come ho ricordato spesso, in questi anni ha ricevuto briciole, ma tutte sono state utilizzate per le spese. In questi ventidue anni, dei miseri soldi pubblici, per me non ho intascato una sola lira, un solo centesimo. Li ho dati agli attori, ai vari tecnici e collaboratori e alle compagnie che fino a due anni fa potevo ospitare. E questo è tutto documentato dal conto corrente.  Per me ho solo preso i soldi dagli spettacoli esterni, come professionista, e così continuo a fare. Nulla è stato poi preso, dai soldi pubblici, per fare le migliorie e gli adeguamenti che nel corso degli anni ho apportato al teatrino, rendendolo anche architettonicamente parlando,  sui generis. L'ultima opera è stata di consolidamento della base e nuova recinzione del 'pereto' appena un mese fa.

Abbiamo presentato un numero impressionante di spettacoli, anche per ragazzi, offrendo anche recite gratuite. Per questo, l'ENAP, che se n'è accorto, ha premiato la produzione. Checché stupidi e sterili invidiosi possano aver commentato ironicamente, al solito per sminuire il significato della nostra presenza.

Questa non è una vicenda 'personale', ma antonomasica, emblematica della dittatura mascherata che stiamo vivendo, complici media e partitica di ogni colore che tendono a strumentalizzare l'arte o trasformarla in vetrina o puro consumo, se non peggio, e a rendere il cittadino sempre più cliente e utente e a stordirlo con feste, grandi magazzini, compere ed eventi collettivi, numeri, successi, come a Prato abbiamo visto negli ultimi anni, e basta.

Gli artisti che non si adeguano - e purtroppo sono pochi, perché la crisi è forte e gli artisti sono spesso troppo preoccupati di sé e basta, quasi mai solidali - quelli non allineati, insomma, sono schiacciati.

Il territorio è culturalmente e di conseguenza anche economicamente, distrutto, molto oltre di quello che Pasolini aveva previsto, incapace e anche impossibilitato ormai di apportare alcunché di originale, libero e vero dal basso, se non in forma di maniera, come una specie di 'scimmiottamento'; e anche chi fruisce cultura, va alle mostre, teatri, cinema eccetera, non è più capace o non vuole distinguere quello che viene offerto, e si lascia calare dall'alto offerte preconfezionate e alla moda.

Fahrenhei 451 è già qui, con piccole sfumature di diversità, s'intende, dettagli: per esempio, gli uffici cultura sono ormai preposti alla distruzione definitiva della cultura, asserendo naturalmente il contrario. 

L'ingresso allo spettacolo sarà polemicamente gratuito; chi vorrà potrà fare una offerta volontaria per il teatro.
Vi aspettiamo, il testo, una volta tanto, è divertente.

Immagine in linea 1

Perché hanno ucciso Pasolini?

Lo hanno ucciso perché doveva smettere di parlare.
Lo hanno ucciso perché doveva smettere di scrivere.
Lo hanno ucciso perché era un uomo di cultura.
Lo hanno ucciso perché non apparteneva a nessun partito.
Lo hanno ucciso perché era un 'diverso', ma non in quanto omosessuale.
Lo hanno ucciso perché dava fastidio.
Lo hanno ucciso perché era un poeta.
Lo hanno ucciso perché erano invidiosi.
Lo hanno ucciso perché era gentile.
Lo hanno ucciso perché odiava la violenza.
Lo hanno ucciso perché faceva film scomodi.
Lo hanno ucciso perché non era protetto da nessuno.
Lo hanno ucciso perché non proteggeva nessuno.
Lo hanno ucciso perché era non convenzionale.
Lo hanno ucciso perché rispettava gli altri.
Lo hanno ucciso perché l'Italia, come diceva lui, è un paese profondamente reazionario.
Lo hanno ucciso perché l'Italia è un paese bigotto.
Lo hanno ucciso perché l'Italia è un paese ipocrita.
Lo hanno ucciso perché l'Italia odia le persone che pensano con la propria testa.
Lo hanno ucciso perché sapeva tante cose.
Lo hanno ucciso perché aveva capito tante cose delle stragi di Stato.
Lo hanno ucciso perché aveva capito il senso profondo e strumentale della televisione.
Lo hanno ucciso perché era un uomo solo.
Lo hanno ucciso perché sognava un futuro diverso.
Lo hanno ucciso perché era disperato, perché in Italia quel futuro non ci poteva essere.
Lo hanno ucciso perché la sua stessa presenza nel mondo era un atto di accusa nei confronti del mondo.

Le piattaforme blog

Dovendo in qualche modo limitare o gestire la libera espressione, in periodo elettorale nascono le 'piattaforme blog', oppure si invitano i cittadini a tenere blog riunendoli in un gruppo comune.

Oltre ad avere informazione a buon mercato, il massimo scopo di quest'operazione è spesso 'divèrtere'.

domenica 9 febbraio 2014

E' spuntata la 'Luna"

Timido inizio, ma molto bello della Lista Luna.
Con Fulvio Silvestrini abbiamo scelto di iniziare con un profilo basso, senza clamore e nessuna informazione se non questo blog.

Dunque all'inizio ho spiegato come è nata l'idea di questa lista 'fantastica', in absentia.
Fulvio  ha un poi spiegato il senso della scelta del nome, Luna anche come elemento femminile che si vuole valorizzare, anche come aspetto non riconosciuto o negato del maschio. E viceversa.
Ha poi illustrato il concetto che sta alla base della lista stessa, ossia la nostra avventura lunare, ossia l'utilità dell'inutile, in un mondo ormai tutto dedicato all'utile, in cui i cittadini delle città non sono più persone, ma clienti o utenti.

I partecipanti hanno letto e commentato brani di autori come Simone Weil (fra cui passi dal Manifesto per l'eliminazione dei partiti e il capitolo  "Farsi da parte" da L'Ombra e la grazia) che già introducono il concetto della politica dell'assenza-presenza; alcuni articoli di giornale, fra cui uno tratto da Il Manifesto di Sonia Gentili dal titolo "La costruzione del soggetto 'marginale'. 
Infine. Leopardi. Ci siamo soffermati su alcuni pensieri dello Zibaldone, in particolare dell'agosto 1820 ("L'abuso e la disubbidienza alla legge, non può essere impedita da nessuna legge") e del 18 dicembre 1820 sull'infelicità data dal Cristianesimo.

Le riunioni future della lista avranno due livelli: il primo ideologico, critico e spirituale, in cui ci confronteremo con testi e autori; un altro pratico, concreto, in cui analizzeremo gli aspetti irrisolti e le menzogne della politica cittadina e nazionale.

Prossimamente affronteremo anche il problema del linguaggio, perché non ci piacciano le parole come 'assessori' e 'assessorati' e per questo intendiamo inventare una lista in modo del tutto insolito e possibilmente innovativo.

Ci ritroveremo sabato 1 marzo, ore 17,30, con un ordine del giorno che probabilmente avrà come temi la periferia, l'informazione e la partecipazione vera, non calata dall'alto, addomesticata o strumentalizzata come abbiamo visto in questi anni.

Le riunioni avranno una durata media di due ore, perché si intende rispettare il tempo e la volontà dei partecipanti.

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...