sabato 9 agosto 2014

Gonfienti antica nel sito della Soprintendenza (SBAT)

Ricevo la segnalazione che per la prima volta la Soprintendenza, nel suo sito archeologico, parla di Gonfienti antica, forse memore di una recente promessa di acquisizione.
Si parla  di vari complessi abitativi posti ai lati di grandi strade (grandi sì, di dieci metri e quindi della città di 120 mila metri quadrati!) e della domus, la cui grandezza però è ridimensionata: passa da 1400 a 1270.
Si parla del tetto, di cui mi risulta però che non sia stato fatto calco a terra, e sarebbe stato opportuno visto che si trattava di un ritrovamento unico nella storia etrusca.
Non è detto cosa sia venuto fuori dagli ultimi scavi, quelli compresi nella data 26/08/2013- 8/01/2014 (si sapeva già che la domus era di dimensioni minori già nel 2006 oppure? la domus è stata messa in regime di sicurezza idraulica?) Insomma, nella descrizione ad usum populi di Interretem non c'è un elenco cronologico delle scoperte, eccetera.


Prato, località Gonfienti

"Negli ultimi anni, la realizzazione di grandi opere pubbliche ha messo in evidenza le notevoli potenzialità archeologiche di quella parte della pianura pratese compresa fra il fiume Bisenzio, il torrente Marinella ed il piede del rilievo della Calvana, geologicamente collocabile al margine del bacino fluvio-lacustre Firenze-Prato-Pistoia.
In particolare, la costruzione dell'Interporto della Toscana Centrale, concepito come il più grande scalo-merci regionale, ha consentito alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana l'individuazione di una vasta area occupata da una serie di strutture di periodo etrusco arcaico (VI - V secolo a.C.), coerenti per orientamento, tipologia costruttiva e cronologia, riferibili ad un insediamento urbano ad oggi presumibile su almeno dodici ettari.

Il nuovo centro etrusco di Prato è ubicato in un punto strategico per i collegamenti commerciali: allargando lo sguardo sul territorio circostante, appare fondamentale la presenza di Fiesole – con l’area sestese-fiorentina – e di Artimino, dei quali è nota la funzione di snodo svolta durante l’età del Ferro e per tutta l’epoca etrusca, rispetto alla direttrice volterrana ed ai collegamenti con i maggiori centri etruschi del versante tirrenico, lungo la valle dell’Arno.
In particolare, Prato appare fortemente proiettata verso la direttrice transappenninica e trova il suo naturale confronto urbanistico e architettonico con la città di Marzabotto, posta di là dall'Appennino, sulla strada interna che univa l'Etruria Settentrionale con Bologna e con il Nord.

Le indagini ad oggi svolte hanno consentito l’identificazione di alcuni vasti complessi abitativi posti ai lati di grandi strade, sistemati razionalmente secondo un coerente piano urbanistico. Gli edifici, dei quali si conservano le strutture di fondazione in pietrame commesso a secco, sono separati da profondi canali ben costruiti, necessari per la regimazione idraulica dell’area.

In particolare, è stato in buona parte scavato un complesso edilizio di notevoli dimensioni (Lotto 14), costituito da una serie di ambienti che si affacciano su un cortile centrale quadrangolare. L’edificio, che richiama nell’organizzazione interna le note esemplificazioni di Marzabotto e di Roma arcaica, misura almeno 1270 metri quadrati ed appare internamente organizzato.
Se nella parte centrale del lato prospiciente la strada può essere identificato l'ingresso, con ai lati due vani di forma allungata, che sembrano articolati in complessi autonomi e funzionali alla proiezione verso la strada stessa, gli ambienti abitativi gravitano sul cortile interno, pavimentato in terra battuta frammista a pietrisco, a profilo leggermente convesso nella parte centrale, in modo da garantire il deflusso laterale delle acque, e delimitato su tutti i lati da un portico.
Al fine di formulare una ipotesi sull'ubicazione del presunto colonnato del portico, appare determinante, nella tessitura del muro perimetrale al portico stesso, la presenza ricorrente di blocchi litici di dimensioni maggiori, veri e propri plinti su cui potevano essere collocate le colonne, che scandiscono regolarmente lo spazio secondo l'unità di misura prescelta, che - come per Marzabotto - risulta essere il piede attico (cm 29,6).
Il cortile è fornito di un pozzo a bocca circolare, ubicato in prossimità della parte coperta presso l'angolo Nord-Ovest e rivestito mediante ciottoli di media pezzatura disposti in anelli concentrici, con bordo sopraelevato rispetto al piano del cortile, per impedire l'inquinamento dell'acqua di falda.
Particolare attenzione viene dedicata al sistema di deflusso delle acque, che vengono allontanate dal cortile tramite un canale (F) aperto in corrispondenza del lato meridionale, posto a separare l'area d'ingresso dall'ambiente laterale B e destinato a confluire nella grande canalizzazione perimetrale (G), che delimita l'edificio, garantendone la salubrità mediante un piano di scorrimento notevolmente più basso rispetto ai livelli pavimentali ad ogni evidenziati all'interno degli ambienti.

L’edificio era coperto in buona parte dallo strato di crollo del tetto, con tegole e coppi, che sono stati scavati sistematicamente per quadrati, per non precludere future possibilità di restauro.
Nel crollo del tetto, oltre a tegole converse trapezoidali e a coppi di colmo, sono emerse antefisse a testa femminile di pregevole fatture, incorniciate entro un grande nimbo a conchiglia con baccellature radiali. Le antefisse, decisamente rare in questa parte dell’Etruria in periodo tardo-arcaico, confermano l’alto livello economico e sociale degli abitanti, come d’altra parte si evince anche dai reperti recuperati nelle diverse aree di scavo. Infatti, accanto alla ceramica d'impasto e depurata, attestata dalle forme tipiche dei contesti domestici, utilizzate per la dispensa, per la mensa e per la cucina, sono presenti oggetti di notevole pregio, quali le importazioni di ceramica attica, talvolta di altissimo livello".

Mi sembra opportuno evidenziare il commento a questo articolo e, in particolare al contenuto del sito della SBAT:

"Leggo con stupore e rabbia che la città degli Etruschi sul Bisenzio è ormai declassata ad aggregato di case, con una serie di seriali strutture murarie, senza identità alcuna, che, pur di rilievo storico, non rendono certamente più l'idea di quello che doveva essere l'antico sito tardoarcaico della metropoli bisentina. Che fine hanno fatto il cardo di oltre 10 metri di larghezza e quel lunghissimo decumano acciottolato che, in direzione sud est, verso le grandi tombe a cupola dell'area sestese? La sola domus di 1270 mq, rappresenta oggi un'eccellenza isolata con i suoi straordinari reperti, devitalizzata e marginale nel contesto che in realtà, come era stato accertato dalle introspezioni geofisiche del 2003, rappresentava la centesima parte di un ben più grande insediamento. Questo enorme spazio "proto urbano", reso impresentabile, è stato, forse per vergogna, deciso di obliterarlo, anche dalla memoria, essendo ormai coperto per due terzi dal cemento che, quale unica certezza per il futuro, continua a crescere tutt'intorno. Al brutto destino di questi ultimi dieci anni, fa dunque seguito un restauro che si preannuncia bruttissimo, almeno a giudicare da quel che oggi vediamo, dalla ricomposizione scolastica del tetto, che pare piuttosto un "falso", giacché nelle foto che la stessa Soprintendenza mostrò con orgoglio in una proiezione fatta al Castello dell'Imperatore solo qualche anno fa, osservavamo una realtà ben diversa, con le tegole scomposte a terra in un disegno denso ed eloquente per capire le ragioni dell'antico crollo, situazione che di certo meritava, come ben osservato, di essere oggetto di un calco esteso prima di passare alla sua rimozione. Un'immagine ed una composizione perduta, nulla più ci resta. Una situazione che si mostra oggi ancor più inquietante dalla deoggettivazione compiuta di quella meravigliosa struttura a coppi e tegole dipinte del V sec. a.C., ora arbitrariamente assortita e "tristemente musealizzata" ai margini di un'area completamente decontestualizzata. Così, dopo avere subito l'incuria del luogo e lo spreco di pubblico denaro, ci si appresta ad uccidere anche il sogno della riscoperta della grande Gonfienti Etrusca, primario crocevia dell'Etruria Settentrionale. E' proprio vero: mala tempora currunt per l'archeologia nostrana, non sono quindi bastati i crolli di Pompei".


venerdì 8 agosto 2014

La favola del comune leggero (1)

Era un sindaco esile trasparente, tanto che lo si poteva vedere da una parte all'altra; qualcuno diceva che era un bene, altri che non serviva a niente.

Gli assessori non sempre si trovavano; a volte sì, a volte no. Dicono che si nascondessero, per paura o forse per la malattia del 'non si sa'.

La malattia del 'non si sa' prende due forme: che non si sa fare qualcosa, o che è misteriosa.
Non si sa quale delle due forme avesse preso gli assessori.

Il Consiglio Comunale era così leggero, così alleggerito,  che l'opposizione si confondeva a volte, perché qualcuno si sedeva, non per sbaglio, ma per leggerezza, a posto di un altro.

Per questo motivo si verificavano risse e alterchi, ma duravano poco, perché poi ognuno tornava al posto suo, aggrappandosi alla lunga scrivania.

I cittadini erano irrequieti.

Sì perché, per contrario, la loro vita era pesante, era affossante, camminavano con difficoltà, e di notte molti non dormivano e non si capacitavano come e perché avessero votato, qualcuno forse per loro? erano stati raggirati?, quelle persone così leggere, così diverse da loro!

Un giorno, chissà come e perché, dicono che lo fecero apposta ma a spargere la voce furono le male lingue, il Palazzo Comunale cominciò, per la sua leggerezza, ad alzarsi da terra e oscillare, a destra, a sinistra, e lentamente, lentamente, preso dalla sua leggerezza, dalla sua quasi trasparenza, a volare sù...

Questo accadde, incredibile, durante una seduta del consiglio al suo completo, e ci volle del tempo prima che il sindaco, finendo alla finestra per l'instabilità scivolandovi dal suo scranno centrale travolgendo alcuni assessori al passaggio, s'accorgesse che s'erano alzati dal suolo, di almeno un metro...

(Segue)

giovedì 7 agosto 2014

Scavi di Gonfienti, altre informazioni del degrado

Non è esatto che è stato ripulito tutto il sito archeologico, posto che lo sia stato quello che è sigillato dall'improponibile cancello che dà su via del Ciliegio.
Anche un'altra zona sotto tutela, e che qui si mostra in una foto da Google Earth del 2012, quella che costeggia la ciclabile a destra (indicato con la freccia a sinistra), ben visibile dalla stessa ciclabile, è totalmente ricoperta dagli alberi e quanto altro, così come che io stessa ho potuto vedere, anche se non fotografare, perché ci sono capitata casualmente.
Così come la strada che costeggia l'Interporto, via del Ciliegio appunto (piena di calcinacci e rifiuti lasciati abusivamente), e che passa davanti al cancello degli scavi naturalmente senza alcuna indicazione di area archeologica, senza alcun cartello è del tutto impraticabile, piena di buche, assurdo.


Quella che si vede qui in basso verso destra è la famosa 'domus'.

Su questo degrado bisogna fare interrogazioni!

mercoledì 6 agosto 2014

Altro che Gonfienti etrusca, potenziamento dell'Interporto

Copio e incollo dal sito del Comune di Prato. Mentre vi hanno appena raccontato la favoletta-contentino dell'ex-sindaco Mattei, secondo cui compreranno la città etrusca sul Bisenzio (insieme a quella per cui sarebbe stata appena stata ripulita, risettata, e forse presto riaperta al pubblico!), ecco la sostanza delle cose, ovvero l'ampliamento del fallimentare Interporto, sempre nella visione dello 'sviluppo' del Presidente Rossi; tutto questo non come sta scritto sotto,  ovviamente nel rispetto dell'area archeologica di Gonfienti, bensì per l'esatto contrario, affinché tutto vada di pari passo con dell'ampliamento dell'Aeroporto di Firenze e dell'invasione cementifera!, visione che i neo-eletti pratesi sposano a occhi chiusi.
Anzi, il contentino etrusco viene concesso per far meglio i propri comodi sul territorio.
Non c'era bisogno di andare a votare per vedere messo in scena un copione che ormai viene rappresentato soltanto da chi può garantire la continuità di questo stesso sistema di potere e affari.

"TrasportiRichiesto l'inserimento del finanziamento nel decreto Sblocca Italia

L'interporto di Prato al centro dell'incontro di stamani al Ministero delle Infrastrutture

Il potenziamento dell'Interporto della Toscana centrale è stato oggi al centro del tavolo tecnico tenutosi a Roma al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a cui hanno partecipato il viceministro Riccardo Nencini, l'assessore ai Lavori pubblici Valerio Barberis e il direttore dell'Interporto Luciano Pannocchia, oltre a rappresentanti del Comune di Campi Bisenzio e della Regione. Tra le richieste avanzate i finanziamenti per l'incremento di un settore strategico come la logistica da inserire nel decreto "Sblocca Italia" del Governo, che tra le misure per ripartire prevede uno specifico capitolo appunto per gli interporti. Tutto questo ovviamente nel rispetto dell'area archeologica di Gonfienti, la cui valorizzazione, uno degli obiettivi principali dell'Amministrazione comunale, andrà di pari passo con quella dell'Interporto. "

martedì 5 agosto 2014

Piazza 29 martiri a Figline di Prato


A commemorare l'eccidio dei 29 martiri di Figline di Prato, avvenuta il 6 settembre del 1944, c'è una brutta piazza, con un misero alberello maltenuto e sedute che ne spezzano l'unità. Chi la rovinò così? 
Quando io ci feci lo spettacolo Vita restante di carnefice. (La vita immaginaria e reale di Karl Laqua, boia di Figline) non era così imbruttita. Era il 2009.
Auspichiamo che qualcuno si interessi di rendere migliore questa memoria, senza volerla riempire di inutili orpelli.
Parla da sola per tutti il bassorilievo del Tintori.

lunedì 4 agosto 2014

Che sia bello, o dio profitto!



Previsioni meteo sbagliate, tutti a promettere che sarà bello, ma fra qualche giorno.
La gente con il capo sull' i-pod a leggere se domani potrà vivere una bella giornata.

Albergatori arrabbiatissimi, già piangono amarissime lagrime di incassi mancati. 
Qualcuno chiede: si potrebbe aggiustare un po' il tempo secondo il profitto? Non si può?
Ma come, con tutta la scienza che hanno, la tecno-logia, non c'è verZo di spazzare le nuvole e far venire il bel tempo e così incassare, o dio profitto?

Mia nonna, che aveva il suo meteo-popolare, avrebbe annunciato che non c'è speranza, fra qualche giorno c'è Santa Maria, che l'estate si porta via.

Riprese video del Laris Pulenas a Marciana Marina

Grazie ad un amico, abbiamo le riprese di alcuni minuti del Laris Pulenas a Marciana Marina.
Giove Pluvio ci ha pietosamente graziati, quella sera.
https://www.youtube.com/watch?v=2P4r0FLGlCk

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...