sabato 29 novembre 2014

ANCHE NOI SIAMO STANCHINI

Anche noi siamo stanchini, come dice di sé Grillo.

Solo che noi non abbiamo tutti i soldi che ha lui. Tra qualche giorno dovremo pagare altre tasse e senza nessuna prospettiva che la situazione politica ed economica cambi.

Certo, lui c'ha provato. Ma i cambiamenti si son visti più che altro sui giornali, sui meet up, discussioni, chiacchiere su facebook, presenzialismi, vanità varie e incapacità ancora maggiori, litigi invidie, e la sostanza è tutta ancora un polpettone asfissiante di un sistema che, tanto per fare un esempio, qui in Toscana è INSOPPORTABILE.

Siamo davvero stanchini e non vediamo altra prospettiva se non i vari sindacucci incosistenti dei vecchi partiti, gli assessorini comunicanti feisbucchiani, i presidentoni che vanno in giro a fare promozione dei propri libri e della propria immagine.

E' un disastro. Vanno mandati tutti a casa. Anche quelli che dicono di fare opposizione e in realtà perdono troppo tempo sulla tastiera e basta. E poi alla fine lavorano a tal punto contro di te che tu auspichi il ritorno al vecchio!

Forse Grillo, l'unica cosa che potrebbe fare, dovrebbe azzerare tutto, ricominciare da capo, troppa gente s'è creduta politico senza averne le benché minime capacità, piccoli dittatori sono cresciuti (e per fortuna qualcuno se n'è andato), eccetera.

Dopo la fine del MS5, preparatevi a quella del PD, che è dietro l'angolo. Forza Italia già non c'è più.

La gente tutta, tutti quanti, stanchini. (Come hanno mandato a dire in anticipo ma ben chiaro in Emilia Romagna).

Ho un sogno: azzerare tutto, dal più piccolo al più grande; per amministrare la cosa pubblica non c'è bisogno né dei partiti né di questi movimenti.


venerdì 28 novembre 2014

Il grillo stanco

C'era una volta
un vecchio grillo
che era stanco
di fare il trillo.

Trillava bene
trillava tanto

e tutti ballavano
al suo bel canto.

Aveva dato
voce ai quei tanti
che non sapevano
andare avanti.

Il grillo cantava
mai si stancava

e dava anche voce
a chi taceva.

Ma la canzone
era la stessa

nulla cambiava
nella rimessa;
e  molti usavano
quel suo bel canto

per farsi belli
per farsi il vanto.

I grilli furono
già senatori

e nella camera
come dottori

tutti vi entravano,
e predicavano

quel suo bel canto.
(Per molti era
un paravento).

Il grillo stanco
infine urlò:

or che farò?

qui cambia poco
e ora vi dico:
il grillo è guasto,
stramaledico,
e a troppi tanti
solo ci piace,
come in un pasto,
ingurgitare, politicanti,
la nostra specie.

"Un angolo di teatro civile resiste da 22 anni a Casale"

L'articolo con video di Paolo Toccafondi de Il Tirreno sul Teatro La Baracca, pubblicato in data di oggi.

PRATO. Il nome è venuto da sé. Tenuto conto che in quella porzione di campo c'era un rimessaggio di attrezzi di un contadino, pollaio e piccionaia. Insomma, una baracca. E Baracca è stata quando 22 anni fa Maila Ermini, attrice teatrale di ritorno a Casale dopo dieci anni di lavoro a Roma e all'estero, ha deciso di aprire nel 1992 proprio a Casale, in via Frosini, un laboratorio teatrale. Uscio e bottega, più o meno. "Come facevano anche gli artigiani pratesi - ricorda Ermini - che avevano lo stanzone sotto all'abitazione". Lei si è inventata il suo angolo di teatro a pochi passi da casa, una simbiosi tra vita e lavoro.
Il nome era scelto, appunto, La Baracca. Che aveva poi anche un altro motivo, frutto di una suggestione letteraria e teatrale. "Amo il teatro di Garcia Lorca ed ero stata in Spagna a lavorare - racconta Maila Ermini - "La Barraca" era il teatro itinerante di Garcia Lorca, un teatro campesinos con cui girava il paese prima di essere ucciso. Un richiamo che mi piaceva molto". Così Ermini si è comprata quel pezzetto di terra sostituendo via via il rimessaggio con un edificio stabile e il laboratorio teatrale è diventato un teatro vero e proprio, per quanto piccolo, dove si producono e si mettono in scena spettacoli. Intervento dopo intervento, ne ha ricavato un teatro da 65 posti al massimo (quando il palco viene ridotto) con un micro-giardino che viene sfruttato per piccoli spettacoli estivi per bambini.
Ventidue anni dopo il teatro è ancora vivo, senza contributi pubblici, se si eccetta un breve periodo in cui la Regione lo inserì nel progetto Sipario Aperto, poi esaurito ("ricevemmo 4.000 euro, poi mai più visto un euro da nessuno"). Da diversi anni  La Baracca propone una vera e propria stagione teatrale, fatta di produzioni proprie e spettacoli ospitati. Con Ermini collabora stabilmente l'attore e regista Gianfelice D'Accolti, gli altri attori provengono dal laboratorio.




Il teatro La Baracca
Il teatro La Baracca

Negli ultimi anni La Baracca ha scelto di puntare soprattutto sulla messa in scena di storie pratesi e sono sempre storie "scomode", che suscitano dibattiti e reazioni. Com'è nello spirito di "impegno civile"  che caratterizza La Baracca fin dalla sua nascita. Il primo fu lo spettacolo sullo scandalo dei Celestini di Prato, poi quello sui "concubini" scomunicati dal vescovo Fiordelli. E ancora quelli sugli scavi etruschi di Gonfienti, sul Sacco di Prato, sui Martiri di Figline e ora sul regicida anarchico Gaetano Bresci. In mezzo anche tanti appuntamenti sulla poesia e le storie per i bambini, l'ultima, "Petuzzo" in versione filastrocca rock.
Il progetto per il 2015 è ancora più ambizioso. "Stiamo preparando un Teatro tour di Prato - spiega Ermini - Allestiremo uno spettacolo itinerante che porteremo all'aperto nelle varie zone della città, adattandolo di volta in volta e coinvolgendo i cittadini nelle azioni teatrali con molte sorprese". (p.t.)



L'intero del teatro La Baracca
L'interno del teatro La Baracca

Il video si vede all'indirizzo dell'articolo:


giovedì 27 novembre 2014

"Balle today", il nuovo giornale regionale

Per favore, non mi scrivete per chiedere cosa ne penso di questo annuncio "La regione Toscana acquisterà la città etrusca di Gonfienti", uscito oggi.
Tutto questo blog è pieno di commenti su Gonfienti, basta scorrere un po', ho già risposto da tempo.

Comunque vi aiuto a leggere: il Comune di Prato e i suoi compari intanto finanziano Interporto della Toscana Centrale SpA. Ecco la sostanza, ecco il vero significato del comunicato della nuovo giornale regionale, "Balle today".

http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2014/11/27/news/prato-la-regione-toscana-acquistera-l-area-etrusca-di-gonfienti-1.10390162

Con le mie tasse sostengo una casta che lavora contro di me

Dopo che ogni giorno devo combattere per esistere con il mio lavoro, dico ogni giorno, dopo che subisco continue umiliazioni, da gente che decide e non conosce spesso né vuole conoscere; assessori dalla faccia di bronzo che fanno finta di cadere dal pero; consiglieri che ti dicono ' sai io non vengo a vederti perché non mi piace il teatro', e poi li vedi seduti nei teatri paludati in prima fila; impiegatucci impiegatucce funzionari funzionarie invidiosi, acidi, frustrati che vogliono solo la mia (e anche di qualcun altro, certo!) rovina e che sempre denigrano il mio lavoro e quando possono con piacere lo mettono nell'angolino, anzi non lo fanno proprio esistere; privati che vorrebbero che lavorassi a cento euro a spettacolo eccetera, ecco che arrivano le tasse, le tasse che devo pagare per un lavoro che non ho fatto, le tasse in previsione (quelle del 2015!) per un lavoro che forse nemmeno farò!

In aggiunta a un modesto guadagno e tutto sudato, arrivano queste tasse, che con le TASI eccetera, sono tra le più odiose.

E' allora che viene una smania aggressiva nei confronti di tutti coloro di cui sopra, e anche di quelli che, con tanto di pensione o di vitalizi, pontificano e denigrano e fanno sarcasmi; colleghi che pur valendo poco o niente hanno i santi in paradiso negli uffici regionali e con questo ingrassano le loro parrocchiette,  giovani rampanti e vecchi ruffiani nelle fondazioni ben fondate...

Mi rendo conto che la prospettiva più sicura è quella di essere, oltreché umiliata dai signorotti di partito locali (a cui fra qualche anno succederanno altri), anche derubata dallo Stato, dalla Regione, dal Comune ogni giorno, per allevare, mantenere, soddisfare una casta che poi alla fine lavora contro di me e il mio lavoro.

mercoledì 26 novembre 2014

Piazza Mercatale: pedonalizzare non basta, vogliamo di più

Su questo blog, sono anni, anzi da quando è nato otto anni fa, che parlo di pedonalizzare Piazza Mercatale.
Puntualmente se ne riparla, a cicli, che quasi è diventata la novella dello sconforto.
La pedonalizzazione della piazza non ci basta però, perché va rivisto anche tutto il sistema del traffico cittadino,  va ripensata la mobilità interna alla città.
All'estero, infatti, quando si è pedonalizzato si è al contempo rafforzato il sistema di trasporto urbano, si sono costruite ciclo-pedonabili, eccetera.
Su questo il Comune deve lavorare, e non perdere altro tempo!, e quindi deve poter ridare a questa magnifica piazza un nuovo destino.

Pedonalizzando il Mercatale la città riprenderebbe molto del suo perduto fascino e interesse, sarebbe un piccolo elemento al tassello del 'pacchetto turismo', che alcuni vedono, in modo un po' semplicistico e superficiale per la verità, come la panacea alla crisi universale.

Prato, lo ripeto per l'ennesima volta, è città estesa (architetti, ci siete?) e non può cambiare se non cambia l'assetto complessivo sulla mobilità, che  aiuti i cittadini a spostarsi e a vivere il e sul territorio in modo diverso.

E' questa una delle tante sfide a cui sarebbe chiamata una giunta degna di questo nome.


Quando lui mi picchia

Una canzone che ho dedicato alla sorelle Spinelli di Tizzana, Alice e Osmina, e a tutte le donne che come loro subiscono quotidiana violenza.


Quando lui mi picchia
non ci vedo più

esce il sangue fuori
esce il sangue giù.

Quando lui mi picchia
ogni settimana

se torna ubriaco
gli prende la mattana.

Mi cala le mutande
vuol fare all'amore

io non lo voglio
mi si stringe il cuore.

Questo mio marito
lo posso buttare

lo butto nel fiume
lo lascio al mare.

Perché mi son sposata
se son dispiaceri

lui non ama me
ma solo i suoi poderi.

martedì 25 novembre 2014

Dittatura culturale in Toscana: l'esempio della Fondazione Toscana Spettacolo

Dopo lo scritto potete ammirare la pubblicità, ricordo con soldi pubblici, che la Fondazione Toscana Spettacolo ha fatto apparire ieri, lunedì 24 novembre, a tutta pagina su La Repubblica, con l'elenco dei teatri da lei gestiti. Sono 64 fra teatri e spazi, praticamente quasi tutto quello che esiste in Toscana in campo teatrale.

Un monopolio assoluto, asfissiante, antidemocratico. Una perfetta aberrazione omogeneizzante, un vero dramma teatrale che invece viene presentato come il meglio che esista, soprattutto per lo spettatore.

La Fondazione è  gestita, manco a dirlo, in modo del tutto partitico, nelle nomine del suo direttore e presidente, ma quello che è ancor più grave, compie una silente discriminazione nei confronti di compagnie e spettacoli non graditi, che non vengono mai chiamate, mai scelti. Queste compagnie sono trattate come appestate, allontanate, emarginate.

Il Teatro La Baracca - uno dei pochi spazi ancora non lobbizzati - non è il solo. Uno scandalo su cui si dovrebbe finalmente dire qualcosa. 

Intanto cominciare a disertare certo teatro: cosa che in realtà i cittadini fanno e anche per questo la Fondazione ha bisogno di pubblicizzarsi in modo così massiccio, prendendo a scusa i  25 anni della sua esistenza.

La Regione realizza così una dittatura raffinatissima tramite questo ente, che gestisce una programmazione simile ovunque in Toscana, con spettacoli graditi e non preoccupanti, codificati eccetera.

Le amministrazioni, invece di aiutare gruppi, compagnie o quanto altro a svilupparsi autonomamente, e quindi differenziando l'offerta, preferiscono, anche per problemi organizzativi, demandare tutto o quasi a FTS, non rendendosi conto del danno culturale ed economico che causano.

Le 'reti' possono belle a condizione che siano sviluppate in modo osmotico; altrimenti sono sistemi in cui ci si impiglia,  oppressivi, che finiscono solo per imporre un diktat culturale che tiene a bada e poi asfissia chi pensa e agisce con la propria testa e con le proprie forze.

Parafrasando un antico proverbio cinese amato da Mao, che alcuni di questi oppressori osannavano in gioventù, ai cittadini non si insegna a pescare, ma si vuole dare solo  il pesce, ovviamente marcio.




lunedì 24 novembre 2014

Queste elezioni sono ancora valide?

Presto, è chiaro, la gente non andrà più a votare nel presunto sistema democratico.
Ha capito che i partiti e anche coloro che si dichiarano non partiti votano solo sé stessi. Che il sistema delle elezioni è solo un modo per continuare a che non cambi nulla.
Il sistema inventa anche l'opposizione.
Per esempio: Salvini e la Lega è stato ben utilizzato contro Grillo, e ha funzionato e gli ha sottratto voti.
Qualcuno ha sostenuto che anche Grillo è nato così. 
Vero o no questo ultimo assunto,  certo è che il sistema, per continuare la sua esistenza, si inventa il 'contrasto' sociale e politico. 

Ma il problema che si pone è in realtà il valore delle elezioni stesse.
In Emilia Romagna il vincitore ha ottenuto in sostanza solo il 17%. Che e chi rappresenta, un presidente di Regione con così scarso seguito reale ed effettivo?

E' chiaro che le elezioni, al momento, non rappresentano la cittadinanza e i partiti sono solo uno specchio offuscato di una democrazia malata.

Si può e si deve cominciare a pensare di organizzare l'amministrazione della cosa pubblica in modo non partitico, non monopolizzato e etero-diretto.

Sei anni di diario

Questo mio diario ha compiuto 6 anni, è nato a novembre del 2008.
Ho portato avanti tante battaglie, quasi tutte perse.
La prima sconfitta, quella generale, è quella di vedere la gente pensarla diversamente, in modo non conformistico: sembra ancora una pia illusione. I risultati delle elezioni regionali di oggi, per esempio, ce lo dicono. La gente crede ancora (anche se molto molto poco ormai) ai partiti e al sistema. D'altronde, ne dipendiamo tutti economicamente, perché in sostanza non ci permettono di essere liberi, autonomi, neanche un pochino.
La seconda bella sconfitta è stata quella della Città Etrusca del Bisenzio, che non ci sarà mai, a Prato.
Aprire una grande area archeologica, invece che un fazzolettino a mo' di presa per i fondelli e contentino, avrebbe significato un cambiamento nella storia cittadina.
La terza bella sconfitta è stata quella di vedere le città, Prato ma non solo, con un sistema alternativo di mobilità e in generale mi sarei auspicata un minimo di rinascita dal punto di vista ambientale.  Dopo tanti anni di abusi e violenze territoriali. Dove vivo, per esempio, le piste ciclabili sono desuete, mal tenute da funzionari che non sa cosa sia andare in bicicletta; l'acqua poi è ormai del tutto compromessa, e anche l'aria. Qui vicino basta andare a Baciacavallo o al Calice, e si capisce tutto. Qualche giorno fa sono passati a casa mia a prelevare campioni d'acqua, perché si sospetta che ci sia quello che non ci deve essere. Bollite l'acqua.
La quarta sconfitta, ma questa non è una sconfitta definitiva, è vedere che la gente segue la moda culturale - Prato per esempio, come altre città industriali o ex-industriali - è particolarmente modaiola. A teatro va nei luoghi paludati e del sistema e lo fanno - miror! - anche coloro che dicono di combatterlo. Tuttavia questa non è una guerra del tutto persa, e alcune battaglie le abbiamo vinte, siamo riusciti a far vivere un teatrino nelle estrema periferia. 

Non ci rimane molto altro da fare che essere ottimisti e mi piace ancora credere, come dice Herzog nel suo film Fitzcarraldo,  che "chi sogna può muovere montagne". 

Debutto di "Petuzzo, la filastRock!"



Mi preme dire due parole sul debutto di "Petuzzo, la FilastRock!", spettacolo per ragazzi con un testo in rima.
La rima costringe a una maggiore attenzione, incluso i grandi, e per chi recita costituisce una certa difficoltà.
Erano anni, a parte la poesia vera e propria, che non recitavo in rima, e mai mai l'avevo fatto con i ragazzi.
I bambini sono stati invece molto attenti e per nulla annoiati, e credo sia piaciuto anche ai grandi.

Con "Petuzzo", rappresentato con attori in carne e ossa, pupazzi, e anche musica dal vivo, abbiamo  rivitalizzato una antica filastrocca toscana, la cosiddetta tradizione, che molti giovani non conoscono.
Anche se stanchissimi - abbiamo dovuto fare le prove in un breve periodo di tempo - noi siamo molto soddisfatti.

Insomma, in un mondo prosaico, la nostra sfida è la poesia. Grazie ancora a tutti coloro che sostengono il nostro teatro, preferiscono le alternative e la non conformità.

Copio di seguito alcuni commenti, a parte i cuori dei bambini, i disegni e i 'mi è piaciuto moltissimo':

"La 'filastrocca" recitata da Maila è UNICA, come sempre!!..." (B.De Luca).

"La Baracca...bella scoperta! (Senza firma).

"Oggi ero presente allo spettacolo: grande Maila divertente spettacolo di un ora circa ,tenuto molto bene dall'attrice regista e dall'attore Gianfelice bravissimo anche lui, qui non si condisce con l'acqua; la professionalita' e la passione teatrale della Maila Ermini in Toscana e' unica". (T.C.Serafini).

"La Maila Ermini...c'ha fatto pisciare addosso. Brava brava brava...complimenti sei una grande... ho saputo da Fulvio che gli presti il teatro per fare gli spettacoli autogestiti ai bambini... bella storia... ottima idea! bravi tutti! (D.Ciaramelli)

giovedì 20 novembre 2014

Petuzzo, la filastRock!

Per alcuni giorni vi abbandono: sono impegnata nel debutto del mio Petuzzo, la FilastRock!, un'opera teatrale per ragazzi tutta in rima. Difficilissimo e credo molto bello. A tra qualche giorno...


Domenica 23 novembre ore 16, al Teatro La Baracca


Petuzzo, ragazzo disobbediente ai genitori, eccessivamente severi, vuole vivere una vita tutta sua. E’ ribelle e ama il rock. Scappa di casa e nel suo viaggio, accompagnato alcuni ragni amici che gli permettono di non perdere mai la strada grazie al filo che tessono, incontra il buon bibliotecario Azzurro, ma anche Sua Cattiveria, che cerca di ingannarlo…Liberamente tratto dall'omonima filastrocca popolare.

mercoledì 19 novembre 2014

Teatro Metastasio versus Teatro Pergola

Non è di questa sostanza che ci interessa veramente: chi deve vivere o morire fra il Teatro Metastasio e il Teatro della Pergola nella corsa verso il riconoscimento di teatro nazionale. Roba da politicanti astuti del Medioevo Contemporaneo, dove il teatro è solo uno dei tanti strumenti del gioco politico. Ed infatti così viene usato, come in un offerta da mercato, messo sulla bilancia.
Certo, va bene fare il possibile per 'valorizzare' il proprio teatro nel 'gioco del campanile toscano', trovare accordi mediazioni, offrire intese; ma è la sostanza che non viene intaccata da questi politici: primo: della qualità degli spettacoli (mediocri, via mediocri, a parte le belle scenografie, le luci, eccetera, rese belle dalla disponibilità economica!), che rendono inutile il teatro stesso, allontanano il pubblico e dalla cultura; secondo (e su questo avrebbero forse qualche possibilità?) delle nomine di schiere di incapaci o graditi ai partiti a gestire parti artistiche e non dei teatri stessi (o musei, è lo stesso)! Di questo, cari assessori tutti, non avete mai parlato. E sapete benissimo cosa intendo. Su questo, nessun consorzio possibile. Nessuna offerta valida, finora.
Teatri o enti che costano troppo e non ridanno quello che costano. Carrozzoni, si diceva una volta.
Per non danneggiare colleghi non pubblico le lettere e i racconti vari che ricevo sulla noia che il pubblico prova a certi spettacoli da noi tutti foraggiati.

Per leggere meglio l'articolo: http://tmp.comune.prato.waypress.eu/RassegnaStampa/LetturaNL.aspx?dest=silvialavita%40gmail.com&cod=192014SIG302911001

Le "Femen" e i dubbi sul mondo mediatico

Mentre la sorella di Renzi le manderebbe nel mondo islamico dove "crocifiggono i cristiani e li bruciano vivi' (dopo il loro ennesimo 'show', questa volta in Piazza San Pietro), ecco che oggi viene fuori che le "Femen" sarebbero mensilmente foraggiate da 'qualcuno' (...United States of America?).

Insomma, la scoperta dell'acqua calda.

Come se fosse possibile, oggi, uscire così bene sui giornali, in televisione o altrove se non ci fossero i 'foraggiatori', molto danarosi s'intende, o se non si fosse funzionali a qualcuno.

Gli stessi politici, bisognerebbe ricordare alle sorelline, sono così stati fatti santi dai partiti.

Ma senza andare molto in alto, si può ogni giorno osservare che solo se vogliono i gruppi economici e politici potenti si diventa, che ne so, un misero e inutile sindaco di provincia, e che le cosiddette democratiche elezioni non lo sono affatto, perché i meccanismi del voto sono, non dico falsi, ma falsati e manovrati dalla mediaticità; insomma, diventi qualcuno solo se qualcuno ti ci fa diventare e l'elettore cade sempre ogni volta nella trappola delle promesse che non saranno mai mantenute e di cui presto ci si scorderà.

 Dunque, vi prego, sante donne e casti ometti, smettetela con la vostra disgustosa ipocrisia.

Non a caso, stupidi esseri viventi che siamo, le FEMEN sono bone, belle, giovani, bionde; insomma, sono il reale concretizzarsi del fumetto vivente della donna perfetta e attraente, che non solo ogni uomo desidera, ma che ogni donna vorrebbe essere.

Insomma, per tirarci il giochetto, le operazioni di marketing sono sempre studiate ad hoc.

martedì 18 novembre 2014

Domandine all'Assessore Mipiace

L'Assessore Mipiace, dato che lo fanno anche il Sindaco, il Presidente e il Ministro Mipiace, ritiene giusto stare sui social e cliccare i Mipiace ai suoi Mipiace.

Si dimentica che Mipiace, una volta diventato appunto Assessore, è Assessore di Mipiace e Nonmipiace e non solo dei suoi Mipiace.

Insomma è Assessore Mipiace solo di alcuni Mipiace, anche con i soldi di chi sta in Nonmipiace - che non sono pochi - che notoriamente non fanno esistere.

Dunque: è giusto che l'Assessore Mipiace clicchi Mipiace con i soldi di tutti solo ad alcuni Mipiace o dovrebbe astenersi, occupandosi piuttosto di cliccare altro, magari nel social-davvero?

Non rischia tra l'altro di coinvolgere tutto il suo staff nel Mipiace-affarìo: parafrasando il noto -?- pratese Sem Benelli: chi non clicca con me, peste lo colga! e con ripercussioni sul posticino di lavoro? (clicca clicca, si fa cricca!).

L'Assessore Mipiace che clicca Mipiace ai suoi Mipiace e basta non pratica insomma ingiustizia-social Mipiace?

lunedì 17 novembre 2014

Come si fa a gestire un teatro senza soldi pubblici

Siccome diverse persone mi chiedono come si fa a gestire un teatro, ancorché piccolo come il mio, senza finanziamenti pubblici, rispondo che semplicemente non si fa.

Per esempio: nella serata di sabato sera, con discreto pubblico, siamo andati a rimessa. E in genere è così. Non è possibile, anche facendo tutto esaurito sempre, recuperare i soldi che sono necessari per lo spettacolo.

I pochi soldi pubblici che abbiamo ricevuto negli anni tuttavia ci permettevano di attutire le spese di gestione, pagare la Siae, per esempio, e la pubblicità. Ora tutto questo non c'è più.

E' chiaro che l'Ufficio Cultura della Regione Toscana che proditoriamente ci ha tolto tutto, ha come finalità quella di far morire lo spazio, perché non devono esistere spazi alternativi o che non sono in qualche modo gestiti dall'autorità o dai partiti. Vi faranno vivere solo se potranno metterci il loro zampino.

E non dovete farvi ingannare se ogni tanto qualcuno di queste autorità viene a trovarvi. Se vengono a trovarvi, vengono solo per rubarvi un po' di idee, esperienza, sapere cose per poi farvi la guerra. E' questo il motivo per cui certa gente segue questo blog.

Io vado avanti a queste condizioni: non pagare l'affitto (lo spazio è mio); avere attori e collaboratori bravi e pazienti, che non pretendano troppo (comunque sempre devi pagarli); fare a baratto per certe attività (per esempio: ingresso gratis in cambio di qualche collaborazione eccetera); riciclare tutto, utilizzare tutto; avere molta cura per lo spazio; avere altri spazi per il deposito; una parte dell'incasso degli spettacoli che facciamo fuori deve andare al teatro, necessariamente; fare laboratori; affittare lo spazio (ma questo avviene sporadicamente); mettere in scena testi propri (e quindi non dover pagare ad altri Siae eccetera).

E tuttavia tutto questo non basta: bisogna essere molto bravi (o piacere al pubblico, come vi pare) come autori e attori, e coraggiosi, e avere tanto tanto tanto stomaco per non vomitare per le botte ideali,  le umiliazioni e i sacchi di invidia o indifferenza che quasi quotidianamente si ricevono.

Naturalmente non conto la mia assoluta, completa attività-dedizione: se dovessi pagarmi, farei fallire il teatro.

Certo è che negli anni sono diventata esperta in molte cose, che un tempo mi sembravano lontane da me: sono praticamente capace di gestire un teatro dal punto di vista amministrativo, legale, scenografico e tecnico, oltreché esperta nella pesante materia di promozione e ingaggi di opere teatrali eccetera, senza contare la mia vocazione per la scrittura drammatica, la regia e la recitazione; e quindi magari, se fallisce il teatro, avrò sicuramente un futuro luminoso altrove.


P.S. "Resistere significa semplicemente tirar fuori i coglioni e meno sono le chance più dolce è la vittoria" (C.Bukowski)

domenica 16 novembre 2014

Serata storica, indimenticabile al Teatro La Baracca con la poesia estemporanea

Ieri sera spettacolo indimenticabile con i poeti Realdo Tonti e Emilio Meliani al Teatro La Baracca.
Primo per la bravura dei poeti; secondo perché si è ricreata, nel teatro, quella antica, autentica atmosfera di attenzione che c'era una volta quando la poesia estemporanea era 'necessaria'.

I poeti hanno introdotto l'ottava rima, hanno spiegato cos'è, come si fa, la sua storia. Poi sono passati 'all'azione poetica'. I temi posti a contrasto, e in gran parte dati dal pubblico, sono stati questi: Introduzione e Saluto al Teatro La Baracca; Pisa e Livorno; Il Sogno e la Realtà; la Luce e l'Ombra; il Teatro Venale e il Teatro Povero. Altri contrasti sono invece nati liberamente fra gli stessi poeti.

Emilio Meliani ha anche declamato il terzo canto dell'Inferno di Dante; Realdo Tonti ha cantato antiche canzoni, d'amore e anarchiche.

Lo spettacolo è durato più di due ore. Una serata indimenticabile e molto 'nutriente 'per l'anima. Il pubblico più che soddisfatto: felice. Ho ripreso alcuni momenti dello spettacolo che presto spero di mettere nel nostro canale You Tube. Qui metto una ripresa di pochi minuti con il telefonino.

sabato 15 novembre 2014

Sabato 15 novembre, ore 21 
UN’ OTTAVA DI SERA                                                
Lezione-spettacolo sull’ottava rima
con Realdo Tonti ed Emilio Meliani

Una serata speciale con la poesia estemporanea di antica tradizione toscana con i poeti Realdo Tonti di Agliana ed Emilio Meliani di Pisa.

"Il motivo per cui ho pensato il poeta estemporaneo Realdo Tonti ed Emilio Meliani parte innanzitutto dal mio lavoro sulla poesia che ho presentato a Prato quest'estate, Alla ricerca dei poeti perduti, anzi in qualche modo ne fa parte. Sono andata e vado per l'Italia alla ricerca dei poeti, in particolare dei poeti 'popolari', quelli che non ci sono più: ossia gente che scrive e che scriveva o che improvvisava poesia senza avere una preparazione culturale 'alta' o scolastica.

Oggi questo fenomeno creativo non esiste più, perché tutti si va a scuola, quasi sempre fino alle superiori, e tuttavia questa produzione poetica dal basso è nei fatti  scomparsa o non 'necessaria', è quasi impossibile per un operaio o un impiegato essere un poeta come lo sono o sono stati questi. Insomma, l'omologazione culturale di massa distrugge il processo creativo autonomo e originale.

Con Realdo Tonti ed Emilio Meliani voglio cogliere e far cogliere ancora qualcosa che si è perduto, che ci hanno costretto a perdere per sempre: la creatività popolare. E' come un tentativo di lasciare qualcosa, una fiammella anche per il futuro, un'usanza, una pratica, una necessità che spero non si estingua, questa della improvvisazione e della poesia tutta, cantata o meno. 

Il Teatro La Baracca, poi, per la sua struttura semplice, ecologica, non conforme, per il suo essere fuori dagli schemi teatrali convenzionali, è il luogo più adatto e 'necessario' per un 'arte ormai ai margini della società". (Maila Ermini, da una intervista).

Teatro La Baracca
via Virginia Frosini 8
Prato - Telefono 0574-812363.

venerdì 14 novembre 2014

Tota Sancta (in consilium venerunt urbis delendae...)

O come sono santa
o come sono pia

faccio sgombrare l'aula
e dico l'avemmaria!

Lunedì mi scandalizzo
martedì non ve lo dico
mercoldì mi fossilizzo
giovedì mi mangio un fico;

venerdì pulisco il cuore
sabato a supermercare
domenica si sa, vado a pregare!

O come sono santa
o come sono pia

faccio sgombrare l'aula
e così sia!

Queste cose non si dicono
queste cose non si fanno

fica cazzo culo
o mamma, che danno!

Fuori fuori
qui non ci starete

che confusione è questa
qui non vincerete!

oh, chi ha detto 'casino'?
Chi dice 'venduto' o 'cretino'?

Sì, l'ho sentito:
qualcuno ha detto 'cornuto'!

'Dimettiti,
o sindachino!'.

No no, questo santo posto
voi non zozzerete
con le vostre assurde pretese:

qui si decide il vero
qui si decide e basta;
qui si sa fare...
' quello che dice la casta!' .

Silenzio, silenzio!
bisogna dare esempio
di civiltà...

(o vigile, tu buttafuori,
punisci i contravventori!).

Suvvia, sloggiate
da questo santo consiglio;
e basta con lo scompiglio...
Suvvia, andate...in pace;
anzi, ora, piuttosto, grazie a noi,
meglio...volate!

giovedì 13 novembre 2014

Cometa catturata

Cometa
granellone di polvere

sei brutta
così vicina
malfatta

grigia sei
puntuta
sembri
un confetto pistoiese
stracotto

Granellona
cometa

ti son venuti a prendere
non hai più scampo

ora ti portano via
due sacchetti di sabbia

ti raschia un po'

granellona

una rosetta
mal cotta
brugnolosa
rosetta

mercoledì 12 novembre 2014

Perché non voterò Rossi alle prossime elezioni regionali

1. Non voterò Rossi perché non ha mai risposto alla mia lettera sull'area archeologica di Gonfienti pubblicata anche da La Repubblica del 2011, ma ancora e ancora e ancora di più perché ci ha preso in giro riguardo alla valorizzazione del patrimonio artistico e naturalistico della Toscana tutta;

2. Non voterò Rossi perché sotto il suo mandato, non si sa se con regolare concorso o meno, concorso che non mi risulta esserci mai stato, è stato assunto personale 'partigiano', che più che occuparsi di cultura in realtà sembra piuttosto fungere da controllore del sistema e catalizzatore di voti attraverso l'esercizio della distribuzione di soldi.

3. Non voterò Rossi, e mi collego al punto 2, perché ritengo lui e tutta la confraternita che lo attornia responsabile del disastro che stiamo vivendo a livello culturale, non ultimo la nostra difficile situazione e parlo del Teatro La Baracca, che la 'compagnia' vuole affossare per i noti motivi, ossia non vogliono che esista dissenso culturale, non vogliono che esista un 'altro' teatro;

4. Non voterò Rossi perché, e mi collego al punto precedente, il Tar ancora non ha dato risposta alla ingiustizia delle residenza negata al nostro piccolo teatro e ci ha messo col culo per terra (mentre vediamo capre urlanti dirigere e recitare negli SSSTTTAAABBBIIILLLIII, vediamo gli amici di partito e di zona benedetti e finanziati lautamente, eccetera);

5. Non voterò Rossi perché vuole cambiare l'immagine della Regione Toscana, facendola diventare 'moderna'. Ossia, è del partito dei cementificatori;

6. Non voterò Rossi perché ha il solito atteggiamento sprezzante nei confronti di chi non la pensa come lui; ossia mette in atto l' 'atteggiamento del sorrisetto', tipico di chi pensa e crede di guardare dall'alto gli altri, i 'poveracci', quelli non del partito, eccetera;

7. Non voterò Rossi perché voglio cambiare, non amo la classe dirigente attuale della Regione Toscana, sono contro questi partiti; o forse proprio sono contro i partiti tutti,  e mi rifaccio a Simone Weil;

8. Non voterò Rossi perché ci sono state troppe alluvioni disastrose durante il suo mandato (dal 2010), disastri ecologici e ambientali e sociali ed economici, e lui si è sempre tirato fuori;

9. Non voterò Rossi perché amplierà l'aeroporto di Firenze, di cui non abbiamo bisogno; invece abbiamo necessità assoluta di migliorare il sistema di collegamento e di mobilità terrestre lungo la piana fra Firenze Prato e Pistoia; e perché potenzierà un interporto inutile, quello di Prato e che diventerà anche di Campi Bisenzio (ironia della sorte: Prati e Campi occupati dal cemento in maniera selvaggia ormai da più di un secolo in nome del guadagno sfrenato!);

10. Non voterò Rossi perché non si occupa degli aspetti fondamentali dei cittadini, come: inquinamento di acqua, aria, acustico, alimentare, culturale; non si occupa di valorizzare l'agricoltura sufficientemente, eccetera.

11. Non voterò Rossi perché non si sottometterà nemmeno alle presunte democratiche primarie;

12. Non voterò Rossi perché è diventato amico di Renzi. E già questo sarebbe motivo sufficiente e unico per non votarlo.

(Segue, naturalmente; anzi il post è in continuo cambiamento).

La lettera al Presidente Rossi la leggete qui:

http://primaveradiprato.blogspot.it/2011/02/lettera-al-presidente-della-regione.html

Le ciclabili nel migliore dei mondi possibili di Panglossino-Stenterello pratese

Mamma mia, sono davvero commossa. Finalmente, nel giorno del non so ancora quando, potrò arrivare a Prato e tornare nella mia periferia, Casale in specifico, sana e salva.
Sta per arrivare, sì sta per arrivare, il migliore dei mondi possibili del Panglossino pratese (assomiglia tutto a Stenterello, l'avete notato?) ! Finalmente.
Leggete il comunicato, e vi emozionerete anche voi...
Non so però chi fossero questi cittadini che hanno fatto il sopralluogo con i responsabili delle ciclabili e sono stati così convincenti. Non lo dice il comunicato. Avrei voluto tanto saperlo, così che ci parlavo anch'io...
Con me non hanno voluto parlare direttamente,  io che cattivella cominciai a rompere le scatole tanti anni fa, appena sbarcata dal pianeta Rompi-rompi; ho fatto mille sopralluoghi, ho provato mille strade e percorsi, sono stata bravissima, nessuno nel settore ha lavorato come me.
In attesa dell'Eldorado, intanto ,a Casale, la ciclabile è così come la vedete nella foto e non si può utilizzare, e molti continuano a utilizzare i 'sistemi inquinanti' per spostarsi.

(Dal sito del Comune di Prato) "Via Reggiana, in arrivo 1,2 km di tratti di piste ciclopedonali
Collegheranno Casale al centro storico. Ad occuparsi della realizzazione e delle spese per conto del Comune saranno i lottizzanti del Parco Prato per un importo complessivo stimato pari a 200mila euro circa
Un chilometro e duecento metri complessivi di tratti ciclopedonali che collegheranno l'abitato di Casale al centro storico, realizzati per conto del Comune dai lottizzanti del Parco Prato per un importo stimato pari a 200mila euro circa. E' la novità approvata questa mattina dalla commissione consiliare 4 (Urbanistica, ambiente, protezione civile), presieduta dal consigliere Massimo Carlesi: i componenti della commissione hanno infatti espresso parere favorevole alla variante al piano di lottizzazione del Centro Multifunzionale San Giusto ("Parco Prato"), piano che prevede la costruzione dei tratti di piste ciclabili nella zona di via Reggiana a compensazione della mancata cessione all'Amministrazione delle aree originariamente destinate a viabilità e verde pubblico.
I richiedenti, a propria cura e spesa, si occuperanno quindi della messa a punto dei setti tratti di pista, inseriti all'interno di un progetto più complessivo di riqualificazione e sviluppo della mobilità sostenibile nel quartiere. Si tratta, in particolare, di circa 600 metri di percorso realizzati su un marciapiede già esistente all'interno del polo scolastico di via Reggiana e altri 140 metri che andranno a inserirsi nel tracciato esistente tra via di Reggiana, via Orione e il centro commerciale. A questi, si sommano poi ulteriori 350 metri di pista ciclopedonale tra il polo scolastico e il centro commerciale attraverso via delle Gardenie e, infine, 110 metri che andranno a ridefinire e completare il tratto compreso tra il polo scolastico e il centro commerciale attraverso la piazza antistante il centro polivalente Ventrone.
L'intervento - grazie al quale verranno installati anche 10 pali dell'illuminazione - è stato richiesto nell'ottica di rispondere alle istanze dei cittadini che durante un sopralluogo, settimane fa, avevano riferito al Comune il problema delle piste ciclabili "interrotte". Queste opere di compensazione consentiranno quindi di integrare e migliorare la mobilità nella zona a favore dell'utilizzo delle due ruote e di sistemi di spostamento non inquinanti."

martedì 11 novembre 2014

L'aeroporto me lo misero nell'orto

I ragazzi del Teatro La Baracca hanno deciso di drammatizzare questa mia canzoncina:


C'era un tempo un aeroporto
me lo misero nell'orto
due coglioni e un affarista
ampliarono la pista.

Il turista venne presto
e di peso fu portato
al mercato, difilato!

Compra e paga
paga e compra

le sue buste
piene zeppe
straripavano a bizzeffe.

Quando ha tutto poi comprato
lo rimettono sull'ala

e con il 'selfie'
s'immortala.

C'era un tempo un aeroporto
te lo misero nell'orto;

t'incazzasti un pochettino
ci facesti il discorsino;

furon tutti un po' commossi
quasi quasi pure scossi.

Ma è già tutto deciso,
volsi là in paradiso,
disse quello che rideva
e poi anche, giù!, firmava.

Ogni giorno io mi annaffio
l'insalata al carburante,
mascherina pe' davante.

E che fa e che fa,
il progresso puoi fermar?

Sento boing atterrare
e li sento poi andare...

tutto questo movimento
e mi tiene anche contento;
dal mio orto li saluto
con il cavolo afferrato,

io lo scuoto a perdifiato.

Li saluto li saluto.

Vado via quando ho annaffiato.




lunedì 10 novembre 2014

OPPOSIZIONE OPPOSIZIONE OPPOSIZIONE!

Dopo il brutto spettacolo per la regia di Ronconi che abbiamo visto al Metastasio 

(dove si è osservato come vengano buttati i nostri soldi pubblici e che il pubblico capra applaude non sa nemmeno a cosa - quanto siamo imbevuti di mitologia, eh? -  invece di buttare giù dal palco i finti (?) telegrafi costosissimi - ben due, non ne bastava uno, no! - con cui il regista milanese- e ora anche pratese, pratese, capito?, gli hanno dato la cittadinanza onoraria!, ma de che de che! - ha cercato di ingannare il pubblico sulla sua mediocrità, oltre alla solita scenografia carrellata di cui non ne possiamo proprio più - è dagli anni '70 che va giocando, il signor Ronconi, con i nostri dindi! - ,  senza contare gli errori di dizione della signora Asti, imperdonabili in una attrice di prosa con tanta esperienza! Ma perché ai musicisti non gli si perdona il minimo errore di interpretazione e invece si lasciano parlare così male gli attori che calcano i teatri che una volta si chiamavano della borghesia, solo in virtù della loro fama, del mito e di un mal interpretato senso della presunta e quindi falsa spontaneità? Ma l'opposizione la dobbiamo fare solo nei consigli o in Parlamento, e male per giunta? Opposizione opposizione opposizione a tutto questo teatro, per favore Gianfelice dillo anche tu!),

dopo tutto questo, cerchiamo di rifarci un po' con spettacoli non convenzionali, o almeno ci si prova, visto che ormai non sappiamo più a che santo votarci per trovare qualcosa di diverso.

Noi, al Teatro La Baracca, ci proviamo; almeno ci proviamo e senza spendere i VOSTRI soldi!:

sabato prossimo, 15 novembre, ore 21, abbiamo due cantori del cantar di poesia o cantar d'ottava, Realdo Tonti e Emilio Meliani, che ci presenteranno in modo non consueto la tecnica dell'improvvisazione a contrasto; si tratta di una lezione-spettacolo. Consiglio la prenotazione, perché abbiamo diverse richieste (non tutto è perduto).

Ricordo poi, per domenica 23 novembre ore 16, Petuzzo, la filastRock (storia di un ragazzo che diceva di no), un'opera per ragazzi in rima, dico in rima!, come non se ne trova da nessuna parte per i bambini, e Gaetanina Bresci (mio padre Gaetano il regicida), sabato 6 dicembre ore 21, data secca, e quindi, per chi l'avesse persa l'anno passato, imperdibile.

domenica 9 novembre 2014

Ronconi e Strindberg non vanno d'accordo

"La danza macabra" di Strindberg per la regia di Ronconi in scena al Metastasio non convince.

Intanto va detto che il regista mette in scena solo la prima parte; lascia totalmente la seconda in cui compaiono i figli Judith e Allan.
Ma sia.
E' il tono formalistico della recitazione che non convince, che rende un dramma un nemmeno divertente quadretto nevrotico moderno in stile noir. 

Insomma, Ronconi è riuscito a eliminare il vero dramma dalla coppia, anche con quell'indulgere al fumetto vampiresco di cui naturalmente non c'è traccia nell'autore svedese.

La sua messa in scena rimane un esercizio di stile, nemmeno fra i suoi più riusciti, dove spicca solo l'attore protagonista, Ferrara, anche se chiave di fumetto.

sabato 8 novembre 2014

ASSEMBLEA SULLA CULTURA - COM'E' ANDATA

Dico subito che è mancata la comunicazione necessaria da parte di chi l'ha organizzata,   non  è passata notizia sui giornali, che non hanno ritenuto importante pubblicare l'iniziativa - il che è abbastanza grave -, e che quindi l'assemblea avrebbe potuto essere un po' più affollata; tuttavia credo sia stato un momento significativo di democrazia e di partecipazione. E, come ha detto qualcuno, emotivamente intenso.
Più che parlare, l'assessore Mangani ha voluto rispondere alle domande, o comunque ascoltare chi aveva 'qualcosa' da dire. 
Si è parlato di decentramento, di valorizzare i piccoli centri in modo che abbiano la loro dignità socio-culturale; io ho proposto di ampliare l'offerta del piano colore non solo al centro e a Figline, ma anche ad altri borghi che hanno mantenuto in parte la loro caratteristica urbana antica.
Si è parlato anche molto di teatro, visto che eravamo in un piccolo teatro, delle ingiustizie che sono state praticate dalla Regione (ho saputo che anche altri si lamenta del massacro delle Residenze eccetera), che non ci permettono per esempio di offrire lavoro. E su questo una ragazza ha detto chiaramente come stanno le cose, che è difficile trovare lavoro negli enti, e che invece l'ha trovato da noi, anche se saltuariamente. 
Si è detto il rapporto difficile con questi enti culturali, incluso musei, l'atteggiamento di altezzosità, chiusura, l'autoreferenzialità; manca un rapporto con la città che sia di qualche significato.
Si è parlato di cultura dal basso, - "meno intrattenimento più pensamento" - contro il sistema omologante della cultura; sembra che l'assessore sia favorevole a una rete di teatri, per esempio, e non al 'sistema'.
C'è molta richiesta di spazi; poca attenzione e rispetto ai (pochi) professionisti della cultura in città (si veda il Metastasio, che non compie il suo compito di valorizzazione al riguardo, preoccupato soprattutto dei numeri degli abbonamenti eccetera).
E' stato chiesto insomma un cambiamento a questo stato di cose, che è asfissiante, che non ci faccia sentire artisti di serie B.  E meno male che non sono stata io sola a dirlo!
(Come è possibile che tutti questi direttori che si occupano di teatro non vengano mai a vedere quello che facciamo al Teatro La Baracca, sempre con l'intento di non farci esistere?).

Qualcuno ha proposto un modo diverso di visitare la città: ed è quello che noi faremo con "Lo spettacolo della città" nella prossima primavera, in un modo del tutto originale. 

Abbiamo parlato dello scandalo cittadino e nazionale di Gonfienti, del museo che davvero non c'è e io dico che non ci sarà, e della cosa che vado chiedendo da anni, come una stupida canzone ormai, che è quella di un cartello che indichi dov'è la Città Etrusca di Gonfienti, che dica che 'era qui'. Un piccolo gesto che può dire tanto. Ora la gente non ride più, condivide e sostiene, ma qualche anno fa, ricordo benissimo chi mi rideva in faccia o diceva che 'non c'erano i soldi'! Chissà se ce la faremo, verso questo piccolissimo passo, visto che tutto il resto non va?

Personalmente sono rimasta imbarazzata e però contenta dalle dichiarazioni di stima di alcuni presenti nei confronti del mio lavoro e del teatro che si fa alla Baracca.

Sembra che si vada verso la creazione di altre 'baracche' in città, che i giovani chiedano spazi (Officina Giovani non può bastare certo): e allora finalmente saranno messi a tacere quei signori e signore che mi hanno dileggiato e umiliato per aver costruito un 'teatrino' a Casale!, or sono 23 anni fa.

Infine è mancata la presenza dei consiglieri della Commissione Cultura (a parte l'Alberti che la organizzava), una mancanza assolutamente ingiustificata e inspiegabile, che nessun racconto fatto da altri potrà colmare.

venerdì 7 novembre 2014

SERATA SULLA CULTURA

Stasera l'incontro sulla cultura al Teatro La Baracca.
Il nostro è un piacere e un dovere di ospitalità nei confronti dell'assessore Mangani e del consigliere Alberti. Quindi staremo ad ascoltare.

Tuttavia non si capisce - o forse si capisce molto bene! - come ancora oggi questo nostro spazio è tenuto come sospetto, non valorizzato né aiutato, se si escludono alcuni spettacoli che facciamo per il Comune, ma non lo spazio.

Da vent'anni siamo qua, fortemente osteggiati, quasi come silenziosamente perseguitati, resistiamo con spettacoli di qualità e con una attività ininterrotta, di cui il 'centro' politico non sa nulla. E non vuole sapere nulla.

Domani per i miei lettori -grazie, siete sempre di più e questo mi spinge a continuare a far vivere questo diario! -scriverò  un resoconto della serata.

Dittatura

Stamani càpito
in questa dittatura,
a vedere com'è
dentro, che natura.

Devi entrarci
perché fuori
non la si vede,
solo ogni tanto
si sente
qualche grida
da lunge.

Dicono si tratti di
tortura.

Ma tortura leggera
quasi inconsistente;
solo al mattino
si frusta un po' la mente.

Fa male?
Dicono di no, ormai
si tien per cosa naturale.

In questa dittatura
in cui càpito
stamani,
assoluta cosità,
esseri cosati
vivono frustati contenti,
e frustrati vien di conseguenti.

Dittatura animale
che a tanti 'piace',
alla frusta il  'like'
si mette giornalmente!
Clicchi e reimposti
te stesso. Un niente.

Il culo è sempre rosso
ma nascosto e protetto
da santo jeans onesto.

Seduti sempre, piegati
son ciechi e van piagati.

Ma nessuno vede
né sente odor di niente.

E l'uno mostra come è
che non può essere,

esprime
ciò che non pensa;
diamine!
lo trova scritto,
lo prende:
copia e incolla!

Invia. Stampa.
Archivia. Campa.

Schermata dittatura.

La servitù è dunque
azione pura
è l'àmbito ambito
quasi il para-diso.

Se esci, se vai via,
non lo fare
si legge ovunque
senza che scritto sia!
potresti capitare
nell'altrove
dove nessuno sa
chi sia

chi sei?
ometto stupido
che credi
che al fuori
tu ci accedi.

Pezzettino

Pezzettino.
Stai sul mio cuore
acciambellato
come un cagnolino.

Fa le fusa, però;
sei anche gatto
e balzi su con scatto,
senza riguardo
di nessuno.

Pezzettino.
Sei anche un po'
uccello canarino,
e stridi pel becchime
e chiedi di mattino,
arruffato e senza rime.

Pezzettino.
Vai sul mio cuore
calpestandolo un po',
a seconda dell'umore,
e ridi e piangi
come l'arlecchino.

Pezzettino.
Che ci fai tu qui;
con quegli occhi
mi domandi,
di bambino.

giovedì 6 novembre 2014

I soldi dati ai teatri (in Toscana)

Come si può vedere sopra, ecco quanto prendono le compagnie toscane dal FUS (Fondo Unico dello Spettacolo); alcune di loro, già percepiscono già soldi come Residenze Teatrali regionali, una media di 450 mila euro in tre anni, come Krypton, che vede aggiudicarsi altri 170 mila euro; oppure Giallo Mare Minimal Teatro, che prende 'solo' altri 52.000 euri.

Al TPO vanno 70.000, che si vanno a sommarsi ad altri che riceve.
Sbanca la compagnia Lombardi Tiezzi, con 307.000 euro.

Altrove nel decreto ministeriale si legge che il Teatro Metastasio prende, dallo Stato, senza contare ciò che prende da Regione e Comune, 518.935,62 euro.

La Fondazione Toscana Spettacolo, ente di distribuzione, senza contare quello che prende dalla Regione, 555.000

Altre compagnie o enti teatrali toscane, senza contare quello che percepiscono da Comune e Regione:
Teatro di Pontedera  391.000,00; Sipario Toscana di Cascina 211.000; Teatro di Rifredi 210.000.

In sostanza, e questo si può vedere anche per altre realtà teatrali fuori della Regione, i soldi vanno sempre agli stessi, con pochissime differenze o cambiamenti. Irrilevanti.

Questo stato di cose non può durare, la distribuzione della ricchezza va redistribuita seriamente.

E' chiaro che con questo sistema il potere si prende una bella fetta di consenso, il gioco lo conosciamo.
Di fronte al livello teatrale - qualità degli spettacoli proposti, preparazione degli attori eccetera - gran parte di questi enti e compagnie dovrebbero prendere molto meno.
In realtà gran parte dei soldi servono non tanto agli artisti e alla produzione, ma al sistema dei gruppi stessi, al mantenimento dei dipendenti, per altro generalmente pagati poco e male.

Tutto il sistema teatrale va rivisto. 
Le nomine degli enti non possono più essere partitiche, siamo stanchi di vedere direttori-fantoccio; la distribuzione degli spettacoli deve cambiare, non si può chiamare soltanto gli amici o coloro che garantiscono gli scambi, o i divi televisivi per far cassa ma soprattutto mostrare i numeri al Ministero.

Anche a causa di questo sistema a rete e connivenze, il teatro è sempre meno interessante e significativo, e a teatro ci va sempre meno gente. Anche se non lo dicono, naturalmente. 
Non vi fanno sapere la crisi in cui sono immersi, fino al collo.

mercoledì 5 novembre 2014

IN TOSCANA GLI ASSASSINI DELLA VERA CULTURA

Leggete l'articolo del Corriere Fiorentino.
Se l'articolo dice la verità, i soldi del FUS  (Fondo Unico dello Spettacolo) vanno a chi già li riceve dalla Regione; e ora li avrà dallo Stato.
Sono tutti gruppi e compagnie 'amiche'.

Per questo faremo battaglia dura a questi disonesti di politicanti, che hanno tolto l'ossigeno a chi come noi è veramente una compagnia di produzione seria e indipendente.

Non daremo il voto a chi ci uccide!

E la giustizia tace. E anche gli 'artisti' (?), con debite eccezioni ma come noi inascoltati, tacciono.

Mentre i TAR sono 'svegli' per i grandi politici e importanti situazioni (vedi De Magistris, per lui il TAR ha risposto subito, e subito l'hanno rimesso nella sella napoletana), a noi NON RISPONDONO (a noi che dopo più di vent'anni di lavoro sul territorio, lavoro vero, hanno negato la Residenza Teatrale e quindi siamo senza soldi e soffocati), non rispondono perché sanno che abbiamo ragione da vendere e non possono sentenziare, devono prima farci morire e poi trovare il cavillo per annullarci.

Venite in Toscana: troverete gli assassini più raffinati della vera cultura.

Il povero autore

Nel processo massmediatico che coinvolge tutte le arti, l'autore è un poveraccio.
In particolar modo nel teatro.

Nella "Danza di morte" di Strindberg (tradotta con sfumatura medioevale, "Danza macabra", perché la parola morte in sostanza allontana lo spettatore, mentre il macabro ha comunque in sé ancora qualcosa del riso, il grottesco) e che vedremo al Metastasio e in giro per l'Italia con la regia di Ronconi, l'autore, lo Strindberg, nei resoconti dei giornali e nell'  'onlaine', scompare.

Si capisce che coloro che ne scrivono, non lo hanno letto; si capisce che Ronconi, gli attori e le attrici, sono più importanti del drammaturgo, che ormai avendo fatto la sua danza di morte diversi anni fa, non è più utilizzabile per far cassa o far pubblicità.

Il grande pubblico non sa nulla di Strindberg, di dov'era, quando è vissuto, di quest'opera, che cosa voleva dire: vuole il prodotto attraente e al solito confezionato con nomi alla moda, altrimenti non si muove; vuole il mito. E gli operatori del sistema eseguono.

Con tutto il rispetto del regista - Luca Ronconi però alla presentazione a Prato, dove è stato nominato cittadino onorario, non c'era- e per i grandi attori (la Adriana Asti...), tuttavia il povero autore è rimasto sepolto e, in fondo, anche l'opera stessa.
Ma il regista e l'attore sono strumenti, interpreti, mezzi del senso; e ancor più la messa in scena: e invece, in una confusione totale, da troppo tempo ingombrano, soffocano, rabbuiano, perché sono diventati il fine.

martedì 4 novembre 2014

Gonfienti, aeroporto e interporto: tutti insieme uniti nel Parco della Piana

Ricevo comunicazione da alcuni lettori della Primavera di quanto segue:

1. che il convegno sull'opportunità etrusca di Gonfienti, previsto all'Interporto della Toscana Centrale per venerdì 7 novembre di cui ho dato notizia (1), è stato rinviato a data da destinarsi;
2. che forse perché la Soprintendenza non era disponibile (?);
3. che oggi aeroporto e interporto sono ormai uniti, con in mezzo solo il centro commerciale dei Gigli, grazie a una pista di 2400 metri e forse anche di più.
4.  Manca l'inceneritore chiamato termovalorizzatore, e saremo a posto. 
5.   Aggiungo io: abbiamo però già i depuratori di Baciacavallo e il Calice; siamo a buon punto, col Parco.


In particolare un lettore scrive:


“Il colpo di teatro c’è stato con la soprintendenza che ha rinviato (per indisponibilità di chi?) la data del convegno di giovedì prossimo (la nuova data resta segretissima, che forse divulgare convegni a numero chiuso faccia male a qualcuno? In questo caso parrebbe davvero di sì). E’ pure probabile che il binario, triste e solitario, perda l’antefissa e corra per la sua strada senza MIBac? Oggi intanto l’ENAC ha congiuto la pista, portata a 2400 mt. (ndr. i maligni dicono che annessi e connessi siano in realtà non meno di 2600) con l’interporto; ormai restano solo i Gigli a dividere le due infrastrutture. Viva il Parco della Piana!".


Turismo critico

Si sa, io sono contro il turismo 'classico'. (1)

Già da ragazza lo odiavo. L'odio cominciò a Firenze, dove ho frequentato il Liceo e la prima Università  e si è sviluppato passando per il mercatino di S.Lorenzo ogni mattina.
Poi ho fatto finta di essere una turista anch'io, finché in Grecia decisi che non lo sarei stata più.

Tuttavia, ogni tanto, mi capita di travestirmi da turista ancora, molto ogni tanto ormai, per non essere la solita 'marziana a Roma', e finisco quasi sempre per annoiarmi, e non certo per presunzione, ma perché questo turismo, la visita alla città, i musei eccetera, così come vengono concessi e presentati, è lontano dal senso di cui oggi abbiamo bisogno.

I musei soffrono molto di questo, anche se nessuno lo dice: insensatezza. Probabilmente perché nei musei si respira un'aria stantia, servile, tesa e sovrintendente, lontanissima dall'arte, e intendo a livello dirigenziale, negli uffici, non fra le statue o i dipinti...

Oggi il turismo è addirittura spacciato come panacea per i mali del lavoro che non c'è, salvatore da un Italia in crisi. E anche io, con lo scempio dell'aria archeologica di Gonfienti sono stata costretta, per far capire alle teste di rapa e a coloro che hanno occultato per interesse, che poteva essere utile per il turismo eccetera. 

Naturalmente visite e pratiche turistiche 'classiche' devono essere possibili, e anzi, migliorate, curate, sostenute. Ma questo turismo non significa più molto, se non per le casse degli albergatori, ristoratori e i numeri che devono snocciolare gli assessorati. 

Ma noi che non lo dobbiamo fare, osiamo e rompiamo gli schemi.

Con il giro teatrale previsto per la primavera prossima e che faremo su una parte del territorio pratese (Lo spettacolo della città - teatro-tour della città di Prato) tenterò di spiegare cosa intendo per turismo critico; anzi, spero di metterlo in pratica.
Naturalmente lo condirò con l'ingrediente che conosco, il teatro, ma il senso finale sarà un tentativo per  praticare diversamente il territorio.

Mi piace pensare che Teatro La Baracca stesso sarà forse un giorno  meta di questo diverso modo di praticare il turismo. Quello che io chiamo critico.

(1)
http://primaveradiprato.blogspot.it/2014/06/abbasso-il-turismo.html

Sogno di una meteo-allerta-terrorizzata

Piove piove piove. Sono affaticata. Sono alla guida. Sulle strade la segnaletica è assente. Si vede solo asfalto nero. Che brilla brilla...