sabato 29 novembre 2014

ANCHE NOI SIAMO STANCHINI

Anche noi siamo stanchini, come dice di sé Grillo.

Solo che noi non abbiamo tutti i soldi che ha lui. Tra qualche giorno dovremo pagare altre tasse e senza nessuna prospettiva che la situazione politica ed economica cambi.

Certo, lui c'ha provato. Ma i cambiamenti si son visti più che altro sui giornali, sui meet up, discussioni, chiacchiere su facebook, presenzialismi, vanità varie e incapacità ancora maggiori, litigi invidie, e la sostanza è tutta ancora un polpettone asfissiante di un sistema che, tanto per fare un esempio, qui in Toscana è INSOPPORTABILE.

Siamo davvero stanchini e non vediamo altra prospettiva se non i vari sindacucci incosistenti dei vecchi partiti, gli assessorini comunicanti feisbucchiani, i presidentoni che vanno in giro a fare promozione dei propri libri e della propria immagine.

E' un disastro. Vanno mandati tutti a casa. Anche quelli che dicono di fare opposizione e in realtà perdono troppo tempo sulla tastiera e basta. E poi alla fine lavorano a tal punto contro di te che tu auspichi il ritorno al vecchio!

Forse Grillo, l'unica cosa che potrebbe fare, dovrebbe azzerare tutto, ricominciare da capo, troppa gente s'è creduta politico senza averne le benché minime capacità, piccoli dittatori sono cresciuti (e per fortuna qualcuno se n'è andato), eccetera.

Dopo la fine del MS5, preparatevi a quella del PD, che è dietro l'angolo. Forza Italia già non c'è più.

La gente tutta, tutti quanti, stanchini. (Come hanno mandato a dire in anticipo ma ben chiaro in Emilia Romagna).

Ho un sogno: azzerare tutto, dal più piccolo al più grande; per amministrare la cosa pubblica non c'è bisogno né dei partiti né di questi movimenti.


venerdì 28 novembre 2014

Il grillo stanco

C'era una volta
un vecchio grillo
che era stanco
di fare il trillo.

Trillava bene
trillava tanto

e tutti ballavano
al suo bel canto.

Aveva dato
voce ai quei tanti
che non sapevano
andare avanti.

Il grillo cantava
mai si stancava

e dava anche voce
a chi taceva.

Ma la canzone
era la stessa

nulla cambiava
nella rimessa;
e  molti usavano
quel suo bel canto

per farsi belli
per farsi il vanto.

I grilli furono
già senatori

e nella camera
come dottori

tutti vi entravano,
e predicavano

quel suo bel canto.
(Per molti era
un paravento).

Il grillo stanco
infine urlò:

or che farò?

qui cambia poco
e ora vi dico:
il grillo è guasto,
stramaledico,
e a troppi tanti
solo ci piace,
come in un pasto,
ingurgitare, politicanti,
la nostra specie.

"Un angolo di teatro civile resiste da 22 anni a Casale"

L'articolo con video di Paolo Toccafondi de Il Tirreno sul Teatro La Baracca, pubblicato in data di oggi.

PRATO. Il nome è venuto da sé. Tenuto conto che in quella porzione di campo c'era un rimessaggio di attrezzi di un contadino, pollaio e piccionaia. Insomma, una baracca. E Baracca è stata quando 22 anni fa Maila Ermini, attrice teatrale di ritorno a Casale dopo dieci anni di lavoro a Roma e all'estero, ha deciso di aprire nel 1992 proprio a Casale, in via Frosini, un laboratorio teatrale. Uscio e bottega, più o meno. "Come facevano anche gli artigiani pratesi - ricorda Ermini - che avevano lo stanzone sotto all'abitazione". Lei si è inventata il suo angolo di teatro a pochi passi da casa, una simbiosi tra vita e lavoro.
Il nome era scelto, appunto, La Baracca. Che aveva poi anche un altro motivo, frutto di una suggestione letteraria e teatrale. "Amo il teatro di Garcia Lorca ed ero stata in Spagna a lavorare - racconta Maila Ermini - "La Barraca" era il teatro itinerante di Garcia Lorca, un teatro campesinos con cui girava il paese prima di essere ucciso. Un richiamo che mi piaceva molto". Così Ermini si è comprata quel pezzetto di terra sostituendo via via il rimessaggio con un edificio stabile e il laboratorio teatrale è diventato un teatro vero e proprio, per quanto piccolo, dove si producono e si mettono in scena spettacoli. Intervento dopo intervento, ne ha ricavato un teatro da 65 posti al massimo (quando il palco viene ridotto) con un micro-giardino che viene sfruttato per piccoli spettacoli estivi per bambini.
Ventidue anni dopo il teatro è ancora vivo, senza contributi pubblici, se si eccetta un breve periodo in cui la Regione lo inserì nel progetto Sipario Aperto, poi esaurito ("ricevemmo 4.000 euro, poi mai più visto un euro da nessuno"). Da diversi anni  La Baracca propone una vera e propria stagione teatrale, fatta di produzioni proprie e spettacoli ospitati. Con Ermini collabora stabilmente l'attore e regista Gianfelice D'Accolti, gli altri attori provengono dal laboratorio.




Il teatro La Baracca
Il teatro La Baracca

Negli ultimi anni La Baracca ha scelto di puntare soprattutto sulla messa in scena di storie pratesi e sono sempre storie "scomode", che suscitano dibattiti e reazioni. Com'è nello spirito di "impegno civile"  che caratterizza La Baracca fin dalla sua nascita. Il primo fu lo spettacolo sullo scandalo dei Celestini di Prato, poi quello sui "concubini" scomunicati dal vescovo Fiordelli. E ancora quelli sugli scavi etruschi di Gonfienti, sul Sacco di Prato, sui Martiri di Figline e ora sul regicida anarchico Gaetano Bresci. In mezzo anche tanti appuntamenti sulla poesia e le storie per i bambini, l'ultima, "Petuzzo" in versione filastrocca rock.
Il progetto per il 2015 è ancora più ambizioso. "Stiamo preparando un Teatro tour di Prato - spiega Ermini - Allestiremo uno spettacolo itinerante che porteremo all'aperto nelle varie zone della città, adattandolo di volta in volta e coinvolgendo i cittadini nelle azioni teatrali con molte sorprese". (p.t.)



L'intero del teatro La Baracca
L'interno del teatro La Baracca

Il video si vede all'indirizzo dell'articolo:


giovedì 27 novembre 2014

"Balle today", il nuovo giornale regionale

Per favore, non mi scrivete per chiedere cosa ne penso di questo annuncio "La regione Toscana acquisterà la città etrusca di Gonfienti", uscito oggi.
Tutto questo blog è pieno di commenti su Gonfienti, basta scorrere un po', ho già risposto da tempo.

Comunque vi aiuto a leggere: il Comune di Prato e i suoi compari intanto finanziano Interporto della Toscana Centrale SpA. Ecco la sostanza, ecco il vero significato del comunicato della nuovo giornale regionale, "Balle today".

http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2014/11/27/news/prato-la-regione-toscana-acquistera-l-area-etrusca-di-gonfienti-1.10390162

Con le mie tasse sostengo una casta che lavora contro di me

Dopo che ogni giorno devo combattere per esistere con il mio lavoro, dico ogni giorno, dopo che subisco continue umiliazioni, da gente che decide e non conosce spesso né vuole conoscere; assessori dalla faccia di bronzo che fanno finta di cadere dal pero; consiglieri che ti dicono ' sai io non vengo a vederti perché non mi piace il teatro', e poi li vedi seduti nei teatri paludati in prima fila; impiegatucci impiegatucce funzionari funzionarie invidiosi, acidi, frustrati che vogliono solo la mia (e anche di qualcun altro, certo!) rovina e che sempre denigrano il mio lavoro e quando possono con piacere lo mettono nell'angolino, anzi non lo fanno proprio esistere; privati che vorrebbero che lavorassi a cento euro a spettacolo eccetera, ecco che arrivano le tasse, le tasse che devo pagare per un lavoro che non ho fatto, le tasse in previsione (quelle del 2015!) per un lavoro che forse nemmeno farò!

In aggiunta a un modesto guadagno e tutto sudato, arrivano queste tasse, che con le TASI eccetera, sono tra le più odiose.

E' allora che viene una smania aggressiva nei confronti di tutti coloro di cui sopra, e anche di quelli che, con tanto di pensione o di vitalizi, pontificano e denigrano e fanno sarcasmi; colleghi che pur valendo poco o niente hanno i santi in paradiso negli uffici regionali e con questo ingrassano le loro parrocchiette,  giovani rampanti e vecchi ruffiani nelle fondazioni ben fondate...

Mi rendo conto che la prospettiva più sicura è quella di essere, oltreché umiliata dai signorotti di partito locali (a cui fra qualche anno succederanno altri), anche derubata dallo Stato, dalla Regione, dal Comune ogni giorno, per allevare, mantenere, soddisfare una casta che poi alla fine lavora contro di me e il mio lavoro.

mercoledì 26 novembre 2014

Piazza Mercatale: pedonalizzare non basta, vogliamo di più

Su questo blog, sono anni, anzi da quando è nato otto anni fa, che parlo di pedonalizzare Piazza Mercatale.
Puntualmente se ne riparla, a cicli, che quasi è diventata la novella dello sconforto.
La pedonalizzazione della piazza non ci basta però, perché va rivisto anche tutto il sistema del traffico cittadino,  va ripensata la mobilità interna alla città.
All'estero, infatti, quando si è pedonalizzato si è al contempo rafforzato il sistema di trasporto urbano, si sono costruite ciclo-pedonabili, eccetera.
Su questo il Comune deve lavorare, e non perdere altro tempo!, e quindi deve poter ridare a questa magnifica piazza un nuovo destino.

Pedonalizzando il Mercatale la città riprenderebbe molto del suo perduto fascino e interesse, sarebbe un piccolo elemento al tassello del 'pacchetto turismo', che alcuni vedono, in modo un po' semplicistico e superficiale per la verità, come la panacea alla crisi universale.

Prato, lo ripeto per l'ennesima volta, è città estesa (architetti, ci siete?) e non può cambiare se non cambia l'assetto complessivo sulla mobilità, che  aiuti i cittadini a spostarsi e a vivere il e sul territorio in modo diverso.

E' questa una delle tante sfide a cui sarebbe chiamata una giunta degna di questo nome.


Quando lui mi picchia

Una canzone che ho dedicato alla sorelle Spinelli di Tizzana, Alice e Osmina, e a tutte le donne che come loro subiscono quotidiana violenza.


Quando lui mi picchia
non ci vedo più

esce il sangue fuori
esce il sangue giù.

Quando lui mi picchia
ogni settimana

se torna ubriaco
gli prende la mattana.

Mi cala le mutande
vuol fare all'amore

io non lo voglio
mi si stringe il cuore.

Questo mio marito
lo posso buttare

lo butto nel fiume
lo lascio al mare.

Perché mi son sposata
se son dispiaceri

lui non ama me
ma solo i suoi poderi.

martedì 25 novembre 2014

Dittatura culturale in Toscana: l'esempio della Fondazione Toscana Spettacolo

Dopo lo scritto potete ammirare la pubblicità, ricordo con soldi pubblici, che la Fondazione Toscana Spettacolo ha fatto apparire ieri, lunedì 24 novembre, a tutta pagina su La Repubblica, con l'elenco dei teatri da lei gestiti. Sono 64 fra teatri e spazi, praticamente quasi tutto quello che esiste in Toscana in campo teatrale.

Un monopolio assoluto, asfissiante, antidemocratico. Una perfetta aberrazione omogeneizzante, un vero dramma teatrale che invece viene presentato come il meglio che esista, soprattutto per lo spettatore.

La Fondazione è  gestita, manco a dirlo, in modo del tutto partitico, nelle nomine del suo direttore e presidente, ma quello che è ancor più grave, compie una silente discriminazione nei confronti di compagnie e spettacoli non graditi, che non vengono mai chiamate, mai scelti. Queste compagnie sono trattate come appestate, allontanate, emarginate.

Il Teatro La Baracca - uno dei pochi spazi ancora non lobbizzati - non è il solo. Uno scandalo su cui si dovrebbe finalmente dire qualcosa. 

Intanto cominciare a disertare certo teatro: cosa che in realtà i cittadini fanno e anche per questo la Fondazione ha bisogno di pubblicizzarsi in modo così massiccio, prendendo a scusa i  25 anni della sua esistenza.

La Regione realizza così una dittatura raffinatissima tramite questo ente, che gestisce una programmazione simile ovunque in Toscana, con spettacoli graditi e non preoccupanti, codificati eccetera.

Le amministrazioni, invece di aiutare gruppi, compagnie o quanto altro a svilupparsi autonomamente, e quindi differenziando l'offerta, preferiscono, anche per problemi organizzativi, demandare tutto o quasi a FTS, non rendendosi conto del danno culturale ed economico che causano.

Le 'reti' possono belle a condizione che siano sviluppate in modo osmotico; altrimenti sono sistemi in cui ci si impiglia,  oppressivi, che finiscono solo per imporre un diktat culturale che tiene a bada e poi asfissia chi pensa e agisce con la propria testa e con le proprie forze.

Parafrasando un antico proverbio cinese amato da Mao, che alcuni di questi oppressori osannavano in gioventù, ai cittadini non si insegna a pescare, ma si vuole dare solo  il pesce, ovviamente marcio.




lunedì 24 novembre 2014

Queste elezioni sono ancora valide?

Presto, è chiaro, la gente non andrà più a votare nel presunto sistema democratico.
Ha capito che i partiti e anche coloro che si dichiarano non partiti votano solo sé stessi. Che il sistema delle elezioni è solo un modo per continuare a che non cambi nulla.
Il sistema inventa anche l'opposizione.
Per esempio: Salvini e la Lega è stato ben utilizzato contro Grillo, e ha funzionato e gli ha sottratto voti.
Qualcuno ha sostenuto che anche Grillo è nato così. 
Vero o no questo ultimo assunto,  certo è che il sistema, per continuare la sua esistenza, si inventa il 'contrasto' sociale e politico. 

Ma il problema che si pone è in realtà il valore delle elezioni stesse.
In Emilia Romagna il vincitore ha ottenuto in sostanza solo il 17%. Che e chi rappresenta, un presidente di Regione con così scarso seguito reale ed effettivo?

E' chiaro che le elezioni, al momento, non rappresentano la cittadinanza e i partiti sono solo uno specchio offuscato di una democrazia malata.

Si può e si deve cominciare a pensare di organizzare l'amministrazione della cosa pubblica in modo non partitico, non monopolizzato e etero-diretto.

Sei anni di diario

Questo mio diario ha compiuto 6 anni, è nato a novembre del 2008.
Ho portato avanti tante battaglie, quasi tutte perse.
La prima sconfitta, quella generale, è quella di vedere la gente pensarla diversamente, in modo non conformistico: sembra ancora una pia illusione. I risultati delle elezioni regionali di oggi, per esempio, ce lo dicono. La gente crede ancora (anche se molto molto poco ormai) ai partiti e al sistema. D'altronde, ne dipendiamo tutti economicamente, perché in sostanza non ci permettono di essere liberi, autonomi, neanche un pochino.
La seconda bella sconfitta è stata quella della Città Etrusca del Bisenzio, che non ci sarà mai, a Prato.
Aprire una grande area archeologica, invece che un fazzolettino a mo' di presa per i fondelli e contentino, avrebbe significato un cambiamento nella storia cittadina.
La terza bella sconfitta è stata quella di vedere le città, Prato ma non solo, con un sistema alternativo di mobilità e in generale mi sarei auspicata un minimo di rinascita dal punto di vista ambientale.  Dopo tanti anni di abusi e violenze territoriali. Dove vivo, per esempio, le piste ciclabili sono desuete, mal tenute da funzionari che non sa cosa sia andare in bicicletta; l'acqua poi è ormai del tutto compromessa, e anche l'aria. Qui vicino basta andare a Baciacavallo o al Calice, e si capisce tutto. Qualche giorno fa sono passati a casa mia a prelevare campioni d'acqua, perché si sospetta che ci sia quello che non ci deve essere. Bollite l'acqua.
La quarta sconfitta, ma questa non è una sconfitta definitiva, è vedere che la gente segue la moda culturale - Prato per esempio, come altre città industriali o ex-industriali - è particolarmente modaiola. A teatro va nei luoghi paludati e del sistema e lo fanno - miror! - anche coloro che dicono di combatterlo. Tuttavia questa non è una guerra del tutto persa, e alcune battaglie le abbiamo vinte, siamo riusciti a far vivere un teatrino nelle estrema periferia. 

Non ci rimane molto altro da fare che essere ottimisti e mi piace ancora credere, come dice Herzog nel suo film Fitzcarraldo,  che "chi sogna può muovere montagne". 

Debutto di "Petuzzo, la filastRock!"



Mi preme dire due parole sul debutto di "Petuzzo, la FilastRock!", spettacolo per ragazzi con un testo in rima.
La rima costringe a una maggiore attenzione, incluso i grandi, e per chi recita costituisce una certa difficoltà.
Erano anni, a parte la poesia vera e propria, che non recitavo in rima, e mai mai l'avevo fatto con i ragazzi.
I bambini sono stati invece molto attenti e per nulla annoiati, e credo sia piaciuto anche ai grandi.

Con "Petuzzo", rappresentato con attori in carne e ossa, pupazzi, e anche musica dal vivo, abbiamo  rivitalizzato una antica filastrocca toscana, la cosiddetta tradizione, che molti giovani non conoscono.
Anche se stanchissimi - abbiamo dovuto fare le prove in un breve periodo di tempo - noi siamo molto soddisfatti.

Insomma, in un mondo prosaico, la nostra sfida è la poesia. Grazie ancora a tutti coloro che sostengono il nostro teatro, preferiscono le alternative e la non conformità.

Copio di seguito alcuni commenti, a parte i cuori dei bambini, i disegni e i 'mi è piaciuto moltissimo':

"La 'filastrocca" recitata da Maila è UNICA, come sempre!!..." (B.De Luca).

"La Baracca...bella scoperta! (Senza firma).

"Oggi ero presente allo spettacolo: grande Maila divertente spettacolo di un ora circa ,tenuto molto bene dall'attrice regista e dall'attore Gianfelice bravissimo anche lui, qui non si condisce con l'acqua; la professionalita' e la passione teatrale della Maila Ermini in Toscana e' unica". (T.C.Serafini).

"La Maila Ermini...c'ha fatto pisciare addosso. Brava brava brava...complimenti sei una grande... ho saputo da Fulvio che gli presti il teatro per fare gli spettacoli autogestiti ai bambini... bella storia... ottima idea! bravi tutti! (D.Ciaramelli)