venerdì 21 agosto 2015

Nonnina centenaria ribelle

Ecco l'intervista integrale alla nonnina che ha compiuto cent'anni l'altro giorno e che ha rifiutato gli auguri del sindaco e di farsi fotografare dall'assessore, come ormai si usa in molti comuni.
I sta per intervistatore, N per nonnina.

I.  Buongiorno. Ci vuol dire il motivo per cui ha rifiutato gli auguri del sindaco e di farsi fotografare con l'assessore?

N.   Volevo la torta.

I.  Non gliel'hanno portata?

N.  No.

I.   Non la portano a nessuno, però.

N.   Io la volevo. Che me ne faccio degli auguri? Volevo la torta con la panna. Oppure la millefoglie.

I.   E però...perché non ha voluto farsi fotografare con l'assessore?

N.   L'assessore...e chi la conosce?

I.   Però l'ha fatta entrare....

N.   E' stato quel deficiente del mio figliolo a farla entrare, e lei tutta pimpante s'è messa in posa. Mi voleva far sfigurare.

I.     Ma no...Avrebbero pubblicato la foto sul giornale; non le avrebbe fatto piacere?

N.   No. Non voglio passar per ridicola.

I.   Macché ridicola. Si fanno fotografare tutte, le nonnine.

N     E son tutte ridicole! Quando ho bisogno, questi non ci sono mai, son birboni! Nemmeno la torta mi hanno portato. Gli auguri....Mi fanno ridere. Niente torta? Niente foto. E poi a questa età è meglio non farsi fotografare, ci sa troppe grinze... Te l'hai portata la torta? Il sindaco...ma come si chiama, boh... nemmeno la torta m'ha portato. Io voglio la millefoglie.

martedì 18 agosto 2015

Ministro Franceschini: operazione 'rifaccio la facciata al museo'

Tutti a esultare per le nuove nomine 'straniere' dei direttori dei musei italiani, come se, per esser bravo e capace, bastasse l'appartenenza a una nazione  (che parola decaduta...).

Si tratta, manco a dirlo, di una operazione di facciata, e non a caso il Ministro Franceschini dichiarò a suo tempo che avrebbe trasformato il Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel ministero numero uno: intendendo uno come numero nel senso di qualità - strumento di conformismo politico- e quantità - strumento economico.

La trasformazione è in realtà avvenuta da anni. La cultura è al servizio assoluto dell'economia e della politica di partito.  Se vi piace è così; e se non vi piace, è lo stesso.

Anzi, son tutti d'accordo, i 'oglioni.

Dimenticate, se qualcuno ancora soffre di questo prurito, di andare a vedere qualcosa di culturale, nel senso di creativo, artistico, autorale; è proibito. 
Anzi, siamo arrivati al punto da odiare chi prova ad uscire fuori dal seminato.
Autori e artisti che non stanno nel recinto sono già stati massacrati, e con la complicità più o meno volontaria dell''utenza', gli ultimi artisti presuntuosamente rimasti in vita stanno per morire.


Infatti,  chi si allontana un po' da questi criteri di cassa e di sudditanza, è del gatto. Peggio per lui o lei, l'ha voluto.

I vari enti culturali non sono sostenuti con finalità artistica e sapienziale, non più,  e i direttori-maghi dovranno rigidamente attenersi alle direttive europeanti, che non sono neanche più quelle del Ministro, che conta il giusto. 
Tutto il resto non deve interessare e va cancellato: vedi la sorte dei siti archeologici italiani, di quello che -mannaggia! - hanno trovato nella città del tessile,  (Gonfienti, mon amour), prima esaltando, poi promettendo, e infine mandandolo in malora per fare un piazzalone per TIR e dare una allungatina all'aeroporto fiorentino; e così è accaduto e accade ovunque si trovi una briciola di passato, o anche si profili un futuro autonomo e non dall'alto diretto: si ricopre, si lascia morire: artisti, gruppi, idee, siti archeologici, eccetera, tutto, tutto quello che intralcia gli interessi e i guadagni.
La diversità è proibita proprio nel momento in cui si concedono diritti a omosessuali, negri, donne, extracomunitari...Che disdetta.
Naturalmente si dice o si fa dire da 'alti' impiegati, direttori, ispettori, e compagnia cantando che non ci sono soldi, non ci sono i criteri... E' vero: i criteri però li stabiliscono loro; i soldi ce li hanno e li danno a chi pare a loro.
Che cosa può importare se uno scultore, pur bravo e innovativo, non sarà mai conosciuto, se la sua opera non finirà mai agli Uffizi? Ne avranno senz'altro qualcun altro da mettere e spacciare!

Tra l'altro, e non so se ve ne siete resi conto, o toscani, popolo della lingua, della fazione, della tradizione (e infatti sono sessanta anni che abbiamo li stessi capi bastone, eredi dei precedenti, pur 'liftati'), siamo senza assessore alla cultura regionale; ancora il grande capo 'rosso' non l'ha nominato; il che, in fondo, potrebbe essere anche un bene, visto i disastri degli assessori passati, tra patacche mediatiche e aperitivi sul mare, 'avallanti' ogni possibile scelta 'ulturale in senso aziendalista e o di partito.


http://primaveradiprato.blogspot.it/2014/02/lettera-dario-franceschini-neo-ministro_24.html

lunedì 17 agosto 2015

"Lo spettacolo della città", riflessioni

Pubblico le riflessioni di Eloisa Pierucci su "Lo spettacolo della città".

"Lo “Spettacolo della città”, nuova produzione del Teatro la Baracca che ha debuttato nel marzo di quest'anno e che viene riproposto, con molte varianti, durante le ultime domeniche dei mesi estivi, è un percorso teatrale tanto complesso e ricco quanto godibile e fruibile, a vari livelli, dallo spettatore-viaggiatore. Qui non ci si siede nella penombra di una sala, non ci si limita ad assistere passivamente allo svolgersi di una performance, non si attende comodamente il momento di applaudire gli artisti. Si sale su un pullman, si prende posto, si scende, ci si dispone in piedi sotto un albero o lungo i contorni di una piazza, si risale, si scende di nuovo e così via, fino a tornare al punto di partenza un po' frastornati, con un ribollire di domande e di sensazioni, ma con la certezza di aver preso parte a qualcosa di unico.
Maila Ermini e Gianfelice D'Accolti non danno “tregua” al partecipante: sorprendono, spiazzano, divertono, emozionano, in un avvicendarsi di letture, dialoghi, monologhi che si susseguono – intervallati solo da brevi pause musicali – non solo durante le sei soste del viaggio, ma anche mentre il pullman è in marcia. I testi, scritti, rivisitati o selezionati da Ermini, affrontano temi centrali come la vita e la morte (non a caso, la prima e l'ultima tappa del percorso proposto il 28 giugno e il 26 luglio coincidono con un cimitero, dove il distacco, la perdita, l'esigenza di una qualche forma di comunicazione con i propri defunti vengono trattati con toccante leggerezza). L'antologia predisposta per l'occasione comprende inoltre alcune poesie, delicate e crude allo stesso tempo, di Szymborska e Garcìa Lorca, una spassosa rielaborazione della “Fontana malata” di Palazzeschi, una scena tratta da “Aspettando Godot” di Beckett (significativamente interpretata nell'angolo più recondito di Piazza delle Carceri: dominata dal Castello dell'Imperatore, turistica, chiassosa e meditativa insieme, luogo di contraddizioni che sembra uscito da un'opera di De Chirico), una testimonianza del Sacco di Prato, magistralmente evocata da D'Accolti sotto le mura della città squarciate dalla tempesta di vento dello scorso inverno. E ancora: la feroce critica al governo cinese e la lotta a favore dei diritti umani condotta dall'intellettuale Liu Xiaobo (detenuto dal 2008), lo sviluppo del tessile e le sue contraddizioni, l'urbanizzazione e industrializzazione a tutti i costi, anche a scapito della salute, il caso di Gonfienti e la lenta e quasi indifferente erosione del passato, Prato nel mondo come scampolo di stoffa secondo le sferzanti parole di Malaparte.
Un viaggio all'interno di Prato, dunque, che diventa però punto di partenza per una riflessione più ampia sull'uomo, sulle molteplici e ambivalenti relazioni instaurate con i propri simili e con l'ambiente che si trova ad abitare. La città, colta nei suoi aspetti peculiari e meno turistici, assume tuttavia una valenza quasi universale e allegorica: è la toscana, multietnica, inquinata Prato; è un angolo di mondo occidentale.
Il talento degli attori e l'accurata scelta delle tappe danno vita a un percorso che si esaurisce nel raggio di pochi chilometri ma che dà al partecipante la sensazione di arricchimento e di trasformazione tipica dei viaggi più lunghi e intensi.
Il prossimo (e, per ora, ultimo) appuntamento è per domenica 30 agosto: il percorso sarà diverso (riprenderà, con alcune variazioni, quello proposto in occasione del primo viaggio), ma ugualmente ricco."

LO SPETTACOLO DELLA CITTÀ

Progetto, format e testi: Maila Ermini
Collaborazione: Gianfelice D'Accolti

Consulenza: Prof. Arch. Giuseppe A. Centauro

Ciclabile a pezzi

Attenzione, sulla ciclabile di Prato, nel tratto da Casale verso Iolo, dove è stretta fra la casa e il fosso, la staccionata è in più punti pericolante. Se qualcuno si appoggia, rischia di cadere nel fosso o, più avanti, dalla parte opposta!
Prima di costruire le 'autostrade' ciclabili, è necessario mettere in sicurezza i viottoli ciclabili che ci sono, peraltro già disastrati dal grosso brecciolino pluripunte messo qualche mese fa e che li ha resi impraticabili.

http://primaveradiprato.blogspot.it/2014/10/prato-la-ciclabile-del-brecciolino-asini.html
http://primaveradiprato.blogspot.it/2014/10/brecciolino-sulla-ciclabile-fermateli.html





domenica 16 agosto 2015

Sazi di cocomero

Foto de "Il Tirreno"
Propongo l'eliminazione della triste festa del Cocomero a Prato, chiamata, con la nuova giunta invano per nobilitarla, "Festa di mezza estate".
E non certo perché è diventata 'cinese', dato che la maggioranza dei pratesi sono tutti fuori in vacanza, come qualche sciocco scrive, ma perché non ha più senso per i cittadini. Nemmeno per i cinesi.
Quando il Sindaco Giovannini l'istituì, negli anni '60, esisteva un'altra Italia, che ancora ricordava la guerra e la fame; non era stata ancora inglobata completamente nella faticosa arte del divertimento e delle vacanze eccetera.
"La festa di mezza estate" va bene organizzata da qualche circolo o associazione in qualche parco pubblico. Non da un comune. La foto del sindaco con cocomero e un bambino italiano e cinese, è espressione della peggiore retorica, e politicamente costituisce un vero e proprio boomerang.
Forse qualche miglior consigliere il sindaco Biffoni se lo potrebbe scegliere.


P.S. Si raffrontino le foto: nella "Festa del Cocomero" della giunta precedente, gli angioletti erano nel manifesto; nell'attuale, gli angioletti sono di carne e ossa e, come detto, il titolo della festa è cambiato ("Festa di mezza estate" - scimmiottatura di ben altra opera - , oltreché il luogo, il Castello). Sono diversi anche gli abiti indossati dai rispettivi sindaci, ma la sostanza è identica. 
Sulla visita alla terrazza di Palazzo Pretorio, con tanto di 'folletta', e che rallegra tanto sui social e rimbomba nei comunicati 'Successo" del Comune, bisogna dire,  onor del vero, che la fila all'ingresso s'è formata anche perché si poteva salire su solo a gruppetti di venti persone.


Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...