venerdì 6 novembre 2015

La Pergola, quando il teatro diventa sfarzo disgustoso

E' di ieri la notizia che la Regione Toscana ha ridotto i soldi agli istituti culturali pratesi. Invece a Firenze, sembra tirare altra aria. Ricchezza, sfarzo.

Alla Pergola - teatro diventato teatro nazionale e quindi rivestito di soldi - Gabriele Lavia dirige Vita di Galielo di Bertold Brecht come se fosse un'opera lirica, con sfarzo.

Voi direte: dà lavoro.
Dà ad alcuni, ma ad altri si toglie o si è già tolto.

Io non ho visto l'opera, né la voglio vedere, ma basta scorrere il nuovo sito della Pergola (il vecchio è stato chiuso, a significare il passaggio ai 'soldi nuovi'), per rimanere disgustati dalle foto che si mostrano dello spettacolo. Brecht non amava la ricchezza, tantomeno a teatro e quindi potremmo dire che questo allestimento ricchissimo, non è filologiamente corretto.

E poi basti pensare alla versione di Strehler con Buazzelli, e scoprire che si può fare meglio con meno, molto meno.

E' il teatro di Renzi, questo di Lavia; il teatro che Rossi benedice: sfarzo, vetrina, luci, bella scenografia. Grande impatto visivo. Scenografie fatte per una volta, e poi buttate.  Il grande attorone, e il ricco spettacolo ruota attorno a lui.  

Il tutto in mano a pochi. Che tristezza. Che schiaffo a noi, artisti squattrinati, quanta ingiustizia in questa Toscana a Sinistra!

Viene rabbia. Ma poi si capisce che questo è un teatro assente, un teatro di cui non abbiamo bisogno, che non 'riflette' nulla. Che non crea, né deve crearlo,  nulla di nuovo o significativo.

E'  il triste e inutile teatro del potere.

mercoledì 4 novembre 2015

Nell' 'area vasta', vasto è lo sconforto

Insomma, quello che si prospetta nel piano strutturale presentato dall'assessore Barberis, è un assalto all’ancor più cemento sulla città di Prato,  almeno stando ai giornali. Condito e camuffato con le paroline arte, riuso, contemporaneità. Europa!
Intanto, nel luogo dove dicono di fare il parco, nell'area dell'ex ospedale che sarà abbattuto (e gli inerti si sa dove li porteranno, a Casale), ci costruiranno eccome, comunque! Il concorso l'hanno già fatto, tutto loro, lo scambio fra Regione e Comune - io pago questo e tu mi dai quello -  e il concorso che presenteranno al pubblico probabilmente riguarderà il decorativo e pittoresco. L'ininfluente.
Bisogna fermare in tempo gli architettismi dell'assessore Barberis e della sua giunta, che renderebbero Prato un orrore.
Altro che città alternativa, questa che si prospetta; è una città gabbia, asfissiante, delirante. Ancor più di adesso. Senza cercare di fermare la barbarie in atto,  si 'barberizza' in senso omologante, europeizzante. Già ne abbiamo abbastanza con questo agglomerato urbano reso volgare e 'veloce', dove la storia, e da più di cinquanta anni, è stata cancellata a favore della presunta modernità, e proprio da coloro che, gli eredi, celebrano pagliette e bozze. Capito?, lo specifico pratese!, quando lo specifico pratese è bell'e morto e sotterrato e ormai non c'è rimasto nemmeno l'ultimo ossicino; una città dove, per esempio, ci se ne  frega di veder crollare la Fattoria Medicea, quella di Lorenzo, per cui né sindaco né assessori si sbracciano; dove non solo si è distrutto l'area archeologica di Gonfienti, ma si è fatto morire anche una parte di città (la Querce), e di cittadini, soffocati come topi, separati dall'Interporto, eccetera eccetera; dove muoversi, soprattutto a piedi o in bici, lo si fa a rischio della propria vita. Altro che di velocità e di macchine abbiamo bisogno! Altro che di grattacieli o boulevard futuribili! Se si vuole essere europei, si deve quanto meno puntare a eliminare le macchine più possibile! E invece questo non si fa! Si blatera e basta al riguardo, o se ne intascano i soldi per i progetti, punto!

Sull'arte, be', lasciamo perdere: l'arte che vogliono è quella bendata, sugli occhi e sulla bocca, che devono aprirsi solo per bere e mangiare per gli sponsor futuri del loro housing sociale. Quell'arte che, come il soprammobile, possono mettere nella vetrinetta, come nei vecchi salotti alla pratese!

E meno male che celebrano Pasolini, lo celebrano senza averlo mai letto!

Nell'area vasta, vasto è lo sconforto.


"Sia come sia, le ventisei pagine di variante al Piano strutturale sono pronte (già passate una prima volta in commissione consiliare) e arriveranno in consiglio comunale il 12 novembre. Come vedono la Prato futura il sindaco Matteo Biffoni e l'assessore Barberis? Più che moderna, contemporanea: «E questo significa - spiega l’assessore - accentuare quelle caratteristiche che rendono già Prato interessante e affascinante, sicuramente centrale rispetto agli assi dell’area vasta». Dunque creativa, proiettata verso l’arte in particolare contemporanea, multiculturale, non timorosa di sperimentare e espandersi in verticale. Insomma europea. Cinque i capisaldi della variante: il riuso di edifici ed ex capannoni industriali («La vera specificità di Prato - dice Barberis - dal tessile, alla moda fino all’impianto di Gida che ricicla l’acqua»); la manifattura del XXI secolo declinata nel tessile-moda, nell’agroalimentare (400 aziende agricole nel comune, 700 in tutta la provincia), nelle 400 aziende hi-tech («Per la prima volta - spiega Caporaso - il Piano operativo prende in considerazione queste nuove attività, aprendo anche all’innovazione creativa e alle arti») e poi il piano casa come terzo snodo «con il quale verranno affrontati in modo sistematico - spiega Barberis - i problemi del territorio seguendo due percorsi: quello della case popolari e l’housing sociale». In pratica il primo settore è a carico del pubblico, l’altro con la partecipazione dei fondi di investimento privati. Quarto punto: lo spazio pubblico «inteso come cornice all’interno della quale c’è la vita quotidiana dei cittadino» e ultimo l’ambiente «che noi - prosegue Barberis - giudichiamo strategico anche per lo sviluppo dell’economia».
Al netto dei progetti sull’area del vecchio ospedale («dove realizzeremo un parco urbano e le idee verranno da un concorso internazionale») e del parco fluviale sul Bisenzio che fanno tutti parte della variante, un capitolo è dedicato alla Declassata: «Il boulevard della città che in prospettiva diventerà il vero asse di collegamento dell’area vasta». E’ la Declassata la porzione di città destinata a cambiare, con lo sviluppo in verticale, lo skyline della città. Dunque grattacieli (il primo - se si farà - quello di fianco a Esselunga), imprese, attività ed edifici destinati all’housing sociale con collegamenti snelli. Una fetta di città votata alla modernità e alla velocità." (Copiato da Il Tirreno, http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2015/11/04/news/ecco-la-prato-della-modernita-grattacieli-e-fattorie-dentro-i-capannoni-1.12386427?ref=hftiprea-1).


martedì 3 novembre 2015

GATTA AL LARDO, Ragionamento comico sui proverbi

Dopo il testo filosofico o politico o poetico, come variamente è stato definito Le tre vite del ragazzo di Tien An Men, di cui presto sarà pronto un video di presentazione, il cosiddetto promo, con Gatta al Lardo vado completamente da un altra parte; ma una parte che comunque conosco bene, e in cui mi trovo a mio agio lo stesso data la tradizione di famiglia. Da tempo pensavo di fare uno spettacolo sui proverbi e, credete, non è stato facile, perché la materia è infinitamente eterogenea e non si presta così di prima mano a mostrarsi sulla scena. Ma questa ricerca, questo sperimento comunque l'ho voluto provare, anche inserendo una manciata di canzoni antiche e nuove alla maniera popolare, e altre cose a sorpresa.

Io reputo che qualcosa di buono ne è venuto fuori.

Vi aspetto, sabato 7 novembre 2015 ore 21 al Teatro La Baracca di Prato (Via Virginia Frosini 8).
Per trovare il teatro, basta consultare le mappe internautiche.

Vi aspetto.


P.S. Purtroppo non ci sono sconti né omaggi - a parte gli allievi del teatro che come al solito pagano la metà - , perché come sa chi mi segue, il teatro La Baracca non riceve finanziamenti dalla Regione, siamo nelle lista dei 'cattivi'. Tanto per parlare di favole vere, quelle che il Rossi e la sua propaganda non raccontano.

lunedì 2 novembre 2015

Votare? Non serve più! (1: la Renzittatura)

Dacché Renzi è stato nominato Presidente del Consiglio, e non eletto, votare non serve più.

Quando voteremo la prossima volta? Boh! Mah!

Presto Renzi diventerà anche capo di Roma attraverso l'esile figura del Prefetto Tronca, e potrà gestire direttamente gli affari legati al Giubileo. Tu qua; lei là; e io qui. Qui!

I consigli, i parlamenti, le opposizioni? Ostacoli! Impicci! Paludi!

Silenzio, basta con le discussioni, ora si lavora! Vedete come si va bene senza elezioni?

Le elezioni? Ci saranno a primavera... Ah, maledetta primavera! Intanto il capo avrà tempo e modo di esercitarsi e dimostrare che in fondo, non solo per i romani, ma tutti per tutti gli italiani, le elezioni sono...inutili!  E quando ci saranno, quando quando?, tutti avranno dimenticato la figuraccia con l'ex sindaco Marino (intanto avrà avuto modo di annientare politicamente qualche consigliere firmaiolo), e nessuno le chiederà forse più. E potrà evitare il fracasso elettorale a causa di un gradimento un po' bassino. Non può uscire di scena, ora proprio no!

Siamo ufficialmente entrati nella fase in cui alla democrazia Renzi, o altri tramite lui, sta sostituendo qualcosa di diverso, di pinocchiescamente astuto: la democrazia bugiarda, la...Renzittatura.

domenica 1 novembre 2015

Appello per la Fattoria Medicea nel Parco delle Cascine di Tavola a Prato

Dopo la visita di ieri alle Cascine di Tavola, organizzata dal Prof. Giuseppe Centauro e dal Prof. David Fanfani,  lo sconforto è assoluto: vedere ormai ridotto a rudere, contornato dall'indifferenza delle cosiddette istituzioni, un patrimonio architettonico, storico culturale come la Fattoria di Lorenzo! 
Vergogna, Prato, Toscana, Italia.

Pubblico l'appello del Prof. Centauro, che contiene anche preziose informazioni sulla Fattoria stessa.


La Fattoria Medicea nel Parco delle Cascine di Tavola a Prato
La Fattoria Medicea si trova oggi in un deplorevole stato di conservazione a causa di una perdurante vicenda giudiziaria mossa nei confronti dei privati che stavano ristrutturando il complesso per usi ricettivi. Paradossalmente questo sequestro (solo da pochi mesi risolto), andato avanti per anni, è avvenuto in una delicata fase di riabilitazione funzionale che bruscamente interrotta ha procurato ampi crolli e un progressivo degrado delle strutture.  A distanza di un anno e mezzo dall’appello per salvare la Fattoria Medicea lanciato in occasione della mostra dei progetti elaborati dagli studenti del laboratorio di restauro  del Dipartimento di Architettura di Firenze (marzo 2014), il gruppo di docenti e del personale tecnico dell’Ateneo fiorentino in visita alle Cascine di Tavola, insieme a tanti comuni cittadini partecipi al sopralluogo, condivide l’appello di allora affinchè s’intervenga con un’immediata e risoluta azione di messa in sicurezza  sull’intero complesso, avendo una preoccupazione in più sulle sorti della fattoria per l’approssimarsi di un’altra inverno (l’ottavo consecutivo senza che si sia fatto nulla!) e con esso dell’avanzare inesorabile di un ulteriore inevitabile dissesto strutturale e di un’ancor più irreversibile disgregazione materica che andrà a colpire un’architettura già martoriata oltre ogni ragionevole misura.
Un j’accuse che coinvolge direttamente la società civile e le coscienze di tutti
S.O.S. FATTORIA LAURENZIANA
Per il restauro di una straordinaria emergenza architettonica, archetipo della ruralità toscana nel mondo.
Il complesso immobiliare, costituito dal nucleo storico della Fattoria voluta da Lorenzo il Magnifico nel 1477 e dagli annessi principalmente edificati tra il XVI e il XVII sec. (Magazzino dei Risi, Mulino, Pozzo Nuovo) con il grande stallone del XIX sec., riveste un’importanza storica e artistica rilevantissima.
La tenuta di Tavola, un esteso tratto di territorio posta sulla riva sinistra dell’Ombrone tra la frazione di Tavola a Nord-Ovest, il nucleo di Fontanelle a Nord–Est e di Poggio a Caiano a Sud, occupa la parte più bassa della piana pratese. Il complesso agricolo costituiva originariamente un insieme unitario con la vicina Villa Medicea di Poggio (dal 2013 quale “bene culturale” riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità - Unesco) e di questa rappresentava una parte integrante come pars rustica. La sua estensione andò gradualmente aumentando dalle prime acquisizioni, operate da Lorenzo de’ Medici, a partire dall’ultimo quarto del XV sec. fino al Novecento. Dopo l’Unità d’Italia, essa passò assieme alla Villa di Poggio a Caiano, alla famiglia Savoia, responsabile nel primo dopoguerra dello smembramento del complesso, con la separazione della Villa, rimasta poi allo Stato, dalla tenuta, ceduta prima ad un ente di assistenza ai reduci di guerra, e da questa, poi, a privati.
L’organizzazione spaziale del complesso di oltre 22.000 mq. risponde anche alle regole che Leon Battista Alberti aveva descritto pochi decenni anni prima dell’acquisizione da parte di Lorenzo, ne L’Architettura, per la realizzazione di un moderno complesso di villa rustica.  Al centro si trova la piscina, attorno a questa, sul retro e sui lati, vi sono le stalle; di fronte, a sinistra le stanze per la preparazione del formaggio e sulla destra le unità di abitazione. I vani sono identificati come “lattaia”, “caciaia”, “cucina”, “luogo dove si cuoce il cacio”, “sala”, “camera”, ecc.
Il complesso, pur presentando numerosi spazi per la residenza, aveva una vocazione principalmente produttiva; in esso le attività agricole e quelle di trasformazione del prodotto primario avevano certamente prevalenza su quelle abitative, che erano comunque necessarie per far funzionare l’insieme.
Insomma si realizzò un modello assoluto che non ebbe uguali sul suolo nazionale, orgoglio della famiglia de’ Medici; fu poi imitato dagli Sforza a Milano e da tutte le signorie dell’Italia Settentrionale e Centrale.
La peculiarità straordinaria è che tutte le fabbriche che compongono il quadrato centrale delle Cascine ha mantenuto nei secoli, una generale corrispondenza all’impianto originario.
La sfortunata vicenda di questi anni che ha portato al sequestro preventivo da parte del Tribunale di Prato su esposto dell’Associazione “Italia Nostra”, finalmente risolto dopo quattro anni di attesa, offre l’opportunità unica per la mano pubblica di riacquisire la titolarità del bene al fine di recuperare funzionalmente il complesso, di restaurarlo per riportarlo architettonicamente agli antichi splendori e magistralmente dotarlo di servizi adeguati al livello internazionale che compete a questa struttura.
Prato 31-10-2015

Prof. Giuseppe Alberto Centauro






Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto. Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi gio...