lunedì 29 febbraio 2016

Sulla maternità surrogata rivendico il mio femminismo (da Cenerentola a Uterentola?)

In merito alla questione della maternità surrogata, di cui Vendola si è fatto paladino in Italia con il suo figlio fresco fresco portato dal Canada (per cui già si è cambiata la canzoncina "aveva una casetta piccolina in Canadà" in "aveva un figlioletto piccolino in Canadà"), ho alcune cose da dire.

Voglio innanzi tutto togliere via dal campo tutta la retorica della maternità, che non mi appartiene.
Tuttavia, prima oppure, se vi piace, oltre a pensare a una eventuale maternità surrogata, bisognerebbe tentare di rendere più agevole la vita delle donne che decidono di diventare mamme o lo diventano senza cedere figli a nessuno, con strutture adeguate, sostegni e ammennicoli vari, di cui l'Italia è profondamente carente.
Insomma è urgente non tanto preoccuparsi del loro libero utero (sic!), quanto della fatica delle donne nella gestione della figliolanza in questo nostro santo paese.

'La fica è mia e me la gestisco io'  delle femministe di un tempo non invocava affatto la possibilità di affittare l'utero, ma veniva gridato per vivere consapevolmente la propria sessualità e partorire figlioli voluti, per non essere più meri 'oggetti' sessuali e riproduttivi, e non lasciare pargoli ai vari orfanotrofi. E qui si aprirebbe poi il capitolo dell'adozione, quasi impossibile in Italia.

Senza poi considerare - scusate se ho il momento femminista, ormai nemmeno a Sinistra è tollerato, e le donne sono al completo servizio del fare-pensare politico maschile-, senza considerare dicevo la drammatica condizione sociale della donna in Italia e in troppe parti del mondo, e forse ovunque con varie sfumature e con l'esclusione di dieci privilegiate, dove le femminucce sono ancora sguattere e badanti tuttofare di casa e famiglia.  Oltre ai figli, anche gli anziani sono a carico delle donne. Non è così, razza di ipocriti, che sguazzate nel silenzio più comodo e assoluto?

Se non si affronta la vecchia questione femminile, penso che non si possa nemmeno pensare a una maternità surrogata. Altrimenti questa nuova 'pratica' che viene sbandierata come 'atto di libertà' rischia di costituire un altro tassello che completa il percorso della falsa liberazione della donna, nel mondo occidentale concessa e tollerata solo per finalità consumo-edonistiche.

In Canada - dove per alcuni si troverebbe l'Eldorado, ma in realtà si tratta di luogo a capitalismo avanzato - è sì possibile la pratica della maternità surrogata, ma i maschi, e con la propria figliolanza e in casa, sono collaborativi, e le donne fanno molti figli senza troppa fatica anche grazie a un sistema sociale diverso dal nostro.

E comunque chi presta il proprio utero, anche in Canada o forse proprio lì, lo fa perché ha bisogno di o vuole soldi. E quindi, appartiene alla classe sociale più svantaggiata e di livello culturale inferiore. E' essere umano a basso costo.

Insomma, con la favola della maternità surrogata, raccontataci dai maschi sempre protagonisti, la donna rischia di raggiungere la summa di tutti gli sfruttamenti possibili. Diventa l'essere umano più mercificabile.

Cenerentola diventa 'Uterentola' nell'ultimo romanzo distopico che è ormai la nostra realtà.

Teatro La Baracca, appuntamenti di marzo 2016

Questi gli appuntamenti di marzo al Teatro La Baracca:

Sabato 12 marzo, ore 21, IL BIGNAMINO DELLE DONNE, spettacolo comico.  http://primaveradiprato.blogspot.it/2015/03/il-bignamino-delle-donne-un-piccolo.html

Sabato 19 marzo, ore 21, FESTA DELLA POESIA (quarto anno).  La Festa della Poesia di quest'anno sarà l'occasione per riflettere sulla frase di Pasolini: "La poesia richiede che ci sia una società (ossia un destinatario) capace di dialogare con il povero poeta. In Italia una tale società non c'è".
Le altre date sono annullate: è marzo di tournée e cambiamenti.

sabato 27 febbraio 2016

Doppio appuntamento alla Baracca

Stasera 27 febbraio e domani domenica 28 febbraio doppio appuntamento al Teatro La Baracca.

Stasera, BLOCCO NERO (Puzzi come un cane) ore 21
Domani PRATOPEZZA, ore 16,30, per ragazzi e famiglie, che festeggia i suoi 5 anni di vita.

Non è esatto che abbiamo replicato BLOCCO NERO per  'grande successo di pubblico', come gentilmente riporta La Nazione, ma solo perché lo riteniamo uno spettacolo significativo. Di solito gli spettacoli 'difficili' non hanno molto pubblico e la gente preferisce dirigersi in pizzeria e dopo sorbirsi il filmone. O viceversa.

Vi aspettiamo.

venerdì 26 febbraio 2016

L'ombra degli Etruschi - la 'vera' mostra, ovvero quello che non vi mostreranno mai (1)

Tra pochi giorni inizierà la mostra tristemente intitolata "L'ombra degli Etruschi" a Palazzo Pretorio di Prato. Che cosa mostrerà la mostra? Cippi etruschi fiesolani o poco più (come fu annunciato qualche mese fa dalle stesse curatrici) e qualcosina della nostra seppellita Gonfienti.  Il solito contentino elargitoci dalle solite signore delle ex ormai Soprintendenze, peraltro alcune già in pensione,  che pure rivedremo fresche e saltellanti, rimodellate dalla politica che se le tiene accanto come Sandokan la Perla di Labuan.

Dopo aver seppellito tutto con l'Interporto della Toscana Centrale, come sapete, miei cari lettori, è rimasto un lenzuolino di ex scavo con il perimetro della famosa domus. L'area archeologica è notoriamente chiusa, e ogni tanto l'aprono per dare qualche contentino. Ma in realtà l'obbiettivo è quello di distruggere tutto e passare alla fase oblio. Con la valida scusa che mancano i soldi per proteggere e mettere in sicurezza il sito.

Tra l'altro, la signora delle culture toscane, Barni, in una visita recente nella città di Prato, ha detto ancora una volta - mamma che noia - che Prato è una città destinata alla contemporaneità, e il Museo Pecci rinnovato, con tutti quei soldi spesi per rinnovarlo non significa che questo: non tanto valorizzare l'arte contemporanea, di cui ai nostri capetti toscani non gliene può fregare di meno, ma valorizzare i loro commerci e le loro industrie, i loro soldi. Punto. A questo serve il Pecci.
E degli Etruschi proprio, non solo non si curano, ma vorrebbero far profondare tutto, e imputano a questo ritrovamento archeologico il fallimento dell'Interporto della Toscana Centrale stesso. Il che non è.

Ora qui e nei prossimi giorni si mostrerà la vera mostra: ossia quello che hanno seppellito questi signori, in barba alla nostra storia, alla cittadinanza, alla nostra possibile ricchezza culturale e reale.

Hanno pensato, certi signori e con la complicità di buona parte della classe politica, solo al proprio interesse, al guadagno.

Seguiranno altre notizie e 'ricordi'. Intanto, inizia la mostra:

il decumano seppellito. Ora sopra c'è il parcheggio dei TIR dell'Interporto della Toscana Centrale.




Italiani americani

Con la legge firmata da Obama, la protezione del privato "non solo ai cittadini americani ma anche a quelli stranieri" dei Paesi alleati, che potranno fare causa al governo degli Stati Uniti se i loro dati saranno svelati in modo illegale (vedi il caso di Berlusconi controllato  dallo spionaggio americano), gli italiani sono ufficialmente entrati nell'impero americano.

giovedì 25 febbraio 2016

Sull'esercizio della memoria - 2

Cara Maila,

la tua riflessione sull’importanza di esercitare la memoria è un pezzo davvero da incorniciare.
MEMORIA COME SALUTARE ESERCIZIO, MEMORIA COME VALORE CULTURALE.
Sul tema ho anch’io un ben radicato pensiero, non solo come didatta bensì come architetto restauratore, o per meglio dire “conservatore”, anche se nell’accezione corrente,  il termine “conservazione”, fuori dalla scienza, si confonde con un’impropria attribuzione politica più che con un metodo, un metro di lettura dei valori culturali del passato che deriva da un libero pensiero e dalla storia. Errore grave, frutto dell’ignoranza. 

La tua riflessione, cara Maila, è talmente importante, significativa perché mette insieme la memoria, intesa come ginnastica della mente che purtroppo oggi non si pratica più come salutare esercizio di base a valere per tutti con altri aspetti . Basti pensare ai racconti al focolare dei nostri vecchi, tratti da una memoria perpetuata non solo con le letture ma anche e soprattutto con l’ascolto. Poi c’è la memoria intesa come trascorso di vita, esperienza vitale che ricorre dal passato, eredità preziosa lontana nel tempo che ci proviene da  generazioni e generazioni. Purtroppo nella barbarie culturale odierna che tutto appiattisce e riduce a mera espressione virtuale, la memoria appare talvolta come un bagaglio inutile, se non pericoloso o addirittura dannoso per il progredire “consumistico” dello sviluppo, del presente e del domani. Senza volere così facendo trattiamo il genere umano come una sottospecie animale costretta a reinventarsi ogni volta. Questa è anche la filosofia della rottamazione, che poi è la stessa che autorizza politicamente a dire, ad esempio, che Prato non ha un passato sul quale investire,  protesa come appare all’effimero della contemporaneità, dimenticando che la città affonda, tra le più antiche in Europa, le proprie radici nella protostoria, con il grande insediamento etrusco arcaico di Gonfienti (da obliterare), che racchiude le più altre espressioni delle idealità e del simbolismo medioevale, ben rappresentate dal castello federiciano (icona monumentale che vive sradicata dalla storia), dell’arte, dell’urbanistica (di una perduta città policentrica) e dell’architettura storica toscana (testimone di una grande tradizione costruttiva), delle bellezze neo-platoniche dell’Umanesimo che ha ispirato i grandi monumenti cittadini, le imprese filantropiche di un Lorenzo il Magnifico, quali la Cascina e i suoi appoderamenti (archetipi della ruralità toscana), ed ancora, le straordinarie campiture pittoriche di un Lippi, o scultoree di un Donatello, protagonisti di un Rinascimento pratese, poco valorizzato. Non staremo qui a  contare i primati raggiunti in campo sociale, fin dall’Illuminismo ecc. ecc. 
Oggi si fa con un semplice annuncio piazza pulita di tutto ciò, con poco rispetto si nega l’esistenza di questi valori, forse perché tutto ciò non è il “brand” giusto per il futuro? Ma come tu hai ben sottolineato, cara Maila, riportando a mo’ di epigrafe,  una frase che racchiude una verità incontestabile per chiunque guardi con consapevolezza alle dinamiche di trasformazione che stanno attraversando questi anni, una frase che ci ha lasciato un grande conoscitore ed ispirato modernista, protagonista della scena architettonica del ‘900 quale fu Le Corbusier   : “Oggi mi si taccia di rivoluzionario. Eppure io confesso di aver avuto un solo maestro: il passato: una sola disciplina: lo studio del passato".
Prof. Giuseppe Alberto Centauro

mercoledì 24 febbraio 2016

Studiare a memoria

Ora, morto il semiologo Umberto Eco, molti ricordano il suo scritto sulla memoria pubblicato su L'Espresso: Impara la vispa Teresa.  E' in forma di lettera al nipote e tratta della necessità di imparare a memoria.

Invitando a studiare a memoria, per anni sono stata maltrattata, e quando facevo l'insegnante con i miei allievi nelle scuole, ormai tanti tanti anni fa, e ora in teatro, dove studiare a memoria è prassi comune.

Pochi capiscono la bellezza e la salute nello studio a memoria, sia per la salute fisico mentale, che per quella etico-morale, dato che ognuno di noi è passaggio fra passato e futuro.

Quasi tutti gli allievi vivono lo studio della memoria come tormento, perché studiare a memoria è faticoso, certo; implica disciplina, attenzione, esercizio della logica quando si mettono in pratica le basilari regole memotecniche.
Invito ciascuno di loro a imparare una poesia a memoria.  E continuerò a farlo. Oltre a ciò, consiglio di usare un quaderno dove scrivere i propri appunti e riflessioni, e magari calcoli fatti a mano.

Quando ero ragazza, i primi tempi che studiavo un copione, impiegavo molti giorni. Ora, donna matura, impiego la metà del tempo e con migliori risultati. Mediamente, in una settimana, riesco a imparare un copione di una ventina di pagine. 
Una volta imparato a memoria un copione, se dopo un periodo lo si riprende per recitarne il testo, la memoria è subito recuperata. Non è quindi impossibile avere in testa vari copioni insieme e rappresentarli.

Il senso del mio, nostro teatro è proprio quello dell'esercitare la memoria; sia quello di praticarla con l'esercizio personale, sia, ancora di più, in quello più ampio di praticare la memoria nel senso di Storia.

La memoria è il braccio armato del passato, e il nutrimento per il futuro.

Faccio mie le parole dell'intellettuale architetto Le Corbusier: "Oggi mi si taccia di rivoluzionario. Eppure io confesso di aver avuto un solo maestro: il passato: una sola disciplina: lo studio del passato".

Aggiungo: il Teatro La Baracca è proprio questo, con tutti i suoi molti limiti e piccolezze: un luogo della memoria.

martedì 23 febbraio 2016

La vetrina del funerale

Osservando i funerali delle persone importanti si è a volte percorsi da un brivido.
Ma non è il brivido spaventoso della morte.

Lo dà la vita, che si mostra incosciente nella sua morte.

E lo spavento sta in questo, che la vita morta piega anche la morte a esser sua serva, e la vuole viva come pensa di essere la vita stessa, nella vetrina.


Prato: Cenerentola della cultura

Monica Barni, vicepresidente della Regione con delega alla cultura, è venuta a Prato per la prima volta, ma ha risposto al momento picche su altri finanziamenti alla cultura pratese. Sul sito etrusco, poi, come si può leggere, e sulla sua acquisizione, siamo proprio lontani.  Ma la chiave di volta per capire il futuro del sito archeologico sta tutta nelle sue parole: Certamente la specificità di Prato, che la differenzia da Firenze e da tutte le altre città toscane, è la contemporaneità ed è questa la nostra priorità.
Insomma, la prossima mostra la Pretorio, la vetrina etrusca, sarà un altro epitaffio scritto sulla lapide di Gonfienti.
Per il resto, che  la professoressa senese Barni, non ami il passato lo ha ribadito discutendo del futuro del Metastasio, che rimarrà teatro di serie b rispetto alla Pergola, chiedendo di  «smetterla con le dietrologie», per cui la polemica tra Firenze e Prato e tra Prato e la Regione sarebbe storia passata.
I nostri diretti governanti, dello stesso partito di quelli in Regione, in totale scacco e per la città  nonostante mostrassero il compitino appena fatto con la Festa delle Luci e la retorica dell'integrazione, non possono affrontare la questione culturale vera, se non rischiando la propria carriera politica. Cosa che nessuno farà.
Se nell'articolo de Il Tirreno citato sotto le dichiarazioni fra virgolette sono corrette, la vicepresidente ha utilizzato toni perentori. Insomma, un chiaro invito a non infastidire, a subire il destino imposto, e a stare tutti zitti e mosca!
Ancora una volta si dimostra come quella Toscana sia una nemmeno tanto velata dittatura di un partito affatto 'plurale'.

PRATO. «Ho trovato grande vivacità dal punto di vista culturale. Mi dispiace però non poter dare garanzie sul fronte dei contributi perché la Regione dovrà prima capire se avrà da fare i conti con altri tagli nei trasferimenti». E’ la sintesi della giornata pratese di Monica Barni , vicepresidente della Regione con delega alla Cultura, che in quarantotto ore ha passato in rassegne tutte le maggiori istituzioni culturali cittadine: il Pretorio domenica in occasione dell’ultimo giorno della “Festa delle Luci” (alla quale per altro è andata) ieri, lunedì 22 febbraio, al Pecci, GonfientiMuseo del TessutoMetastasio e Politema.
Quasi un tour de force iniziato alle 14,30 e terminato cinque ore più tardi, organizzato dalla consigliera regionaleo Ilaria Bugetti , vice presidente della commissione cultura: «E’ l’esempio - spiega - del nuovo rapporto tra la Regione e Prato. Avere conoscenza diretta delle istituzioni che l’ente sostiene servirà a meglio indirizzare le risorse. Certamente la specificità di Prato, che la differenzia da Firenze e da tutte le altre città toscane, è la contemporaneità ed è questa la nostra priorità».Non a caso il giro è iniziato proprio dal museo Pecci «una struttura meravigliosa» è stato il commento di Barni che per la prima volta è entrata nell’ala nuova firmata dall’architetto Maurice Nio e che verrà inaugurata il 16 ottobre. Buone notizie, l’assessore regionale - accompagnata, tra gli altri, dal consigliere regionaleMaurizio Ciolini e dall’assessore alla Cultura del Comune Simone Mangani - ha confermato il contributo regionale straordinario di un milione di euro «per quest’anno - ha affermato Barni - e come impegno forte per la riapertura del museo». Ma proprio per garantire “puntelli” forti al museo di arte contemporanea che riparte con la mostra “La fine del mondo”il Comune sta facendo pressing per strappare qualcosa di più: almeno altri duecentomila euro per arrivare alla cifra che garantisce, appunto, il Comune. Operazione che non sarà facile.
Anche Gonfienti è in stand-by: «Le poste in bilancio ci sono - ribadisce Barni - ma c’è da risolvere la questione con il ministero del Beni e delle attività culturali (Mibact) che dovrà diventare l’ultimo proprietario dell’area». In altre parole, il passaggio di proprietà del sito etrusco da Interporto alla Regione che ha messo sul piatto 3 milione e 200.000 euro, andrà a conclusione solo quando sarà trovato l’accordo a Roma sull’ulteriore acquisizione.
Altra questione “calda” è quella che riguarda il Metastasio. Nell’incontro con il presidente Massimo Bressan e con il direttore Franco D’Ippolito è stata nuovamente affrontata - da parte dei consiglieri regionali di Prato - la questione teatro nazionale e teatro di rilevante interesse culturale (Tric). In particolare è stato chiesto se in futuro il Metastasio avrà il sostegno della Regione per ambire al ruolo della Pergola (teatro nazionale). La vicepresidente Barni, pur confermando il sostegno pieno della Regione al teatro pratese «certamente importantissimo nel panorama toscano» ha però chiesto di «smetterla con le dietrologie». Insomma la polemica tra Firenze e Prato e tra Prato e la Regione è storia passata. «Quello su cui noi dobbiamo puntare oggi - ha precisato Bressan - è avere la conferma dei contributi regionali (650.000 euro ndr) anche per i prossimi anni».Fatto non scontato.
Un giro al Museo del Tessuto in compagnia del presidente Francesco Marinie del direttore Filippo Guarini e al Politema insieme alla Presidente Roberta Betti hanno concluso la giornata della vicepresidente della Regione. Betti ha fatto presente la difficoltà forte a portare avanti il teatro, i vertici del Museo del Tessuto si sono riservati di spiegare la situazione (problemi sulla parte corrente) in un incontro da fissare in tempi stretti. (c.o.)

domenica 21 febbraio 2016

"Blocco Nero (Puzzi come un cane)": considerazioni e commenti dopo il debutto


Ieri, nel debutto, mi è stato chiaro che lo spettacolo è sì un'opera contro la violenza, ma soprattutto produce il vero effetto catartico di cui parla Aristotele nella sua Poetica.

Al dibattito non ho voluto specificare, per non fare poi una lezione. E' stato bene che abbia parlato il pubblico il quale, come ha annotato anche Beppe nel suo commento, ha vissuto appieno la catarsi.

L'effetto catartico a teatro è sempre più raro, perché si è smarrito il senso del sacro.

Catarsi, dal grego katharsis, κθαρσις, "purificazione". Nel contesto drammatico è una purificazione dalle passioni tramite la rappresentazione delle passioni stesse, che nel teatro contemporaneo viene bandita, come anche in altre tecniche rappresentative, vedi nel cinema o sceneggiati televisivi ('fiction'), dove le passioni producono violenza senza causare alcuna catarsi, perché si sceglie di produrre effetti patetici o altro al solo fine di aumentare l 'udienza'.
Nel cinema il disastro è evidentissimo, perché è l'arte più compromessa dal danaro.
In questo senso, e solo in questo, Blocco nero è uno spettacolo dunque pedagogico, ma senza volerlo essere.
Qui ho ritrovato chiaro il senso del teatro, il dramma che purifica e lascia un senso profondo di quiete e riflessione.
Non fosse altro che per questo, grazie a Gianfelice che ha tanto insistito per farlo.

Questi i commenti del pubblico, dopo un intenso dibattito:
"Molto bello"  (Rossella C.)
"Ora sono senza parole, ma ancora carica di emozioni, grazie. Bellissimo!" (Maura S.)
"Bravissimi...". 
"Dopo questo spettacolo tutti gli spettatori si affratellano e parlano fra loro (è bellissimo). (Beppe).


Si replica il prossimo sabato 27 febbraio ore 21 al Teatro La Baracca.

sabato 20 febbraio 2016

Ma fa ridere?

Nel film di Ettore Scola La terrazza il produttore cinematografico interpretato da Tognazzi rivolge questa domanda al regista, interpretato da Trintignant: "Ma fa ridere?". Il regista reagisce violentemente alla domanda, che  dice, ha rovinato la sua carriera.

Ecco, anche a me rivolgono spesso questa domanda quando si tratta del mio teatro.

"Ma fa ridere?"

I teatri spesso, e quindi anche La Baracca,  si riempiono solo quando si fa ridere. E non da oggi, evidentemente. Ma in questi tempi foschi  e privi di grandi speranze la tendenza è diventata più marcata.

Per questo il teatro, e anche il cinema s'intende e ancor di più, è diventato così asfittico e conformista. Con questo giudizio non intendo affatto sminuire la commedia, che io adoro e pratico con molto piacere.

D'altronde praticare l'arte e l'intellettualità senza essere inseriti in un 'sistema protetto' è quasi impossibile. Senza scomodare l'ostilità della politica, per cui l'arte è finanziata e protetta e quindi vivi solo se sei strumentale, basti considerare l'invidia che un teatro indipendente come La Baracca può scatenare. E quindi l'isolamento è sempre in agguato dietro l'angolo. 

Se non proponi opere 'piacione', sei nei guai.

Potremmo ovviare il problema appunto presentando solo commedie o compagnie amatoriali, che di solito fanno registrare il pienone e alto gradimento, ma per quanto e come ci è ancora possibile, cerchiamo di non seguire questa implacabile tendenza e di offrire anche opere che non facciano necessariamente ridere ma, come si diceva una volta a scuola, riflettere.

Come appunto stasera con "Blocco nero". Chi verrà, spero, porterà a casa belle emozioni.

giovedì 18 febbraio 2016

BLOCCO NERO (Puzzi come un cane)

Sabato 20 febbraio debuttiamo con BLOCCO NERO (Puzzi come un cane) al Teatro La Baracca (ore 21)


Blocco nero racconta dell'incontro-scontro fra un poliziotto e una manifestante durante una manifestazione di piazza, qui simbolo della guerra non dichiarata nel mondo occidentale e della democrazia impossibile.

E nello svolgersi della lotta politica e umana, si tenta la strada di una vita contraddistinta dallo scontro e dall'odio, che però non giunge mai a tramutarsi nel suo opposto. L'amore non trova più luogo se non nel sogno, finché il sogno sarà ancora possibile.

Da un punto di vista teatrale, il testo presenta la particolarità, credo non comune, del dialogo-monologo dei due personaggi, due monadi che aprono le loro 'finestre' per incontrarsi veramente solo in un sogno peregrino, uscendo da schemi e 'formalità'. 

La democrazia insomma vi appare come miraggio.


mercoledì 17 febbraio 2016

Lo Stato oppressore e ladro

In questi giorni sono impegnata per ottenere quanto dovuto per i miei due spettacoli di dicembre e gennaio per il Comune di Prato.
Prima mi dicono che a livello di INPS c'è da regolarizzare un inserimento (ci sono stati problemi perché l'ENPALS è stato abolito), e che l'INAIL è regolare (con tanto di documento ufficiale). 

Stasera mi dicono che è all'incontrario!

Fatto sta che ancora e chissà quando potrò ricevere il mio cachet.

Mi rimbalzano fra impiegati di Comune, di INPS e ora di INAIL.
Un mare di gente che opprime chi lavora, fatica e che paga le tasse per camparli.  Oltre al tempo perso, quanto tempo perso e sottratto al vero lavoro!

Sono giunta alla conclusione che per lavorare autonomamente ormai bisogna essere ricchi, avere persone che puoi pagare per strapagare lo Stato.

Una spesa enorme di tempo e soldi per pagare chi? Per pagare una macchina enorme che poi finisce per opprimerti, o a livello politico o a livello amministrativo e burocratico!

Senza contare che i soldi pubblici che ricevo per questi spettacoli - che dovevano almeno essere pagati il doppio -  sono solo una miserrima regalia da parte di un potere politico ipocrita che pensa di mettersi a posto la coscienza con pochi spiccioli, e non ripaga minimamente il grosso lavoro che faccio da anni sul territorio. Ipocriti, beghini e bugiardi, come vorrebbero far sprofondare il Teatro La Baracca!

BASTA TASSE, BASTA BUROCRAZIA NEI CONFRONTI DI CHI LAVORA E NON RUBA!


P.S. 17 febbraio 1600: Giordano Bruno bruciato a Campo de' Fiori a Roma.

martedì 16 febbraio 2016

Il Papa a Prato, post quem.

In Sudamerica il Papa chiede scusa in Messico per lo sterminio e la depredazione che la Chiesa ha perpetrato nei confronti degli Indios.

Di questa triste pagine della Storia i Gesuiti sono stati i protagonisti. Basta leggere La leggenda nera. Storia proibita degli spagnoli nel Nuovo Mondo di Bartolomé de la Casas.

Ma la Chiesa continua, mutatis mutandis, con i prelievi forzati, stando a quando si legge nell'esposto del M5S di Prato, e col beneplacito di tutti. Per la visita del Papa - e scusate perché lo chiamate Santo Padre? in un esposto del genere suona tra l'altro come dileggio - sono stati prelevati 129 mila euro dal fondo di riserva, notoriamente destinato a spese improvvise e imprevedibili. Il Papa non è arrivato a Prato all'improvviso, ma ben annunciato con mesi di anticipo.


http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/prato/2016/02/esposto-visita-santo-padre-prato.html

domenica 14 febbraio 2016

Educazione sessuale: in Italia un miraggio

Mentre in Italia ci mostrano folle entusiaste dietro santi,  San Remo e Padre Pio, la televisione in Norvegia presenta un programma di educazione sessuale per ragazzi: semplicemente fantastico.
In Italia tutto questo è un miraggio.
Anche se non capite il norvegese, le immagini e la bravura della presentatrice sono più che eloquenti:


giovedì 11 febbraio 2016

Sanremo, ovvero la dittatura della maggioranza

Non intendo affatto fare la preziosa.  C'è poco da fare i preziosi.

Semplicemente, la sera sono impegnata nel mio lavoro di teatro e non guardo Sanremo. So che c'è perché siamo letteralmente bombardati dalle notizie.
Notoriamente io non guardo nemmeno la televisione, e non me ne vanto.

Su Sanremo, nel passato e su questo stesso blog, mi sono espressa tante volte. Non ho altro da aggiungere; non lo guardo da anni e non sono informata sui cantanti, sugli ospiti (che sembrano tanto importanti quanto i cantanti...).

Sono rimasta a Luigi Tenco, che fu ucciso a e per Sanremo. Per inciso voglio ringraziare mia madre e la sua altissima sensibilità musicale per avermi indirizzato in tenera età nella direzione che mi sembra ancora oggi la migliore. Sembra ormai sicuro che il poeta Tenco fu ammazzato perché voleva rivelare lo sporco che già allora (1967) la grande kermesse canora celava sotto il tappeto...Vedi scommesse clandestine, per esempio.

D'altronde, anche a presuppore il migliore dei mondi possibili, quello della musica leggera è talmente pesante, invischiato, falso, massificato, che asfissia; insomma, c'è troppa gente, sia sul palco che fra gli spettatori, non c'è più posto.

Con questo scritto voglio infatti testimoniare che appartengo a quella percentuale del mondo che non sta nel suo 'centro'  (come il 'cantanto' Ruggeri avrebbe definito Sanremo), né lo vuole. Peccato che di questa percentuale i giornalisti raccontino poco e niente. Ma esiste, c'è. Una 'massina' che  in Italia è costretta, per una settimana l'anno, a leggere di personaggi pilotati dagli interessi economici e con troppa facilità spacciati come artisti. A sopportare, ancora una volta, la dittatura della maggioranza.

Il filosofo Galimberti ha dichiarato che il pubblico di Sanremo è lo stesso che segue la salma di Padre Pio. Sara vero?


Signora Prefetto, così non va

Il Prefetto di Prato, Maria Laura Simonetti, dopo lo scandalo suscitato dal servizio delle Iene sullo spaccio di droga a Prato e sulle aggressioni continue ai cinesi, sui furti a raffica che i cittadini subiscono (io stessa tre furti nel recente passato in teatro),  in una conferenza stampa insieme a un Sindaco non all'altezza del suo compito, insieme a forze dell'ordine smarrite - almeno così appaiono sul video -, dichiara:

"Aiutateci ad aiutarvi". Il tono del prefetto si fa accorato quando lancia un appello alla cittadinanza: "Dateci fiducia, aiutateci ad aiutarvi". Parla un po' ai cinesi ("che devono anche autoproteggersi", nel senso, per esempio, di non andare in giro con troppo denaro contante in tasca) e un po' al resto della popolazione. Il senso è che la coperta (in termini di organici delle forze dell'ordine) è corta e che tutto non si può fare. Se ci si concentra sulle confezioni cinesi, che per anni sono state presentate come l'Emergenza di Prato, si lascia scoperta la prevenzione contro lo spaccio; se ci si concentra sui furti in abitazione, magari sfuggono gli scippatori. E dunque l'invito del prefetto è a segnalare tempestivamente le situazioni e le persone sospette alle forze dell'ordine." (Da Il Tirreno).

L'immagine che trapela è quella di una mamma che ammonisce i  suoi bambini di 'comportarsi per bene', di fare i bravi e di aiutarla nel gestire una 'coperta troppo corta'. E ai cittadini cinesi suggerisce di non portarsi contanti... L'intervento della Signora Prefetto ci lascia senza parole, non è un intervento...congruo! Ricordo che il prefetto è l'autorità provinciale della pubblica sicurezza!

Nella conferenza stampa ciascuna autorità mostra preoccupazione per la propria situazione piuttosto che per la città. E' una conferenza stampa in cui le autorità si 'giustificano'.

La città di Prato sta vivendo una crisi epocale e coloro che dovrebbero tutelarla non hanno il coraggio di fare la voce grossa e di imporsi e di mettersi in gioco in prima persona. Ma è questo che si vuole, affossare la città, ridurla a periferia, marginalizzarla e per questo sembra che si siano scelte figure che ne permettano il 'passaggio'. 
La costruzione della 'città metropolitana' di Pistoia Prato Firenze vuole ormai dire questo, purtroppo, la dequalificazione di chi sta in mezzo.


mercoledì 10 febbraio 2016

Il cavo elettrico aereo è pericoloso

I cavi aerei delle linee elettriche - nessuno ve lo ricorda - si possono spezzare. Con il forte vento, per esempio.
Ora, tutto bene se il cavo si spezza in montagna, e cade fra gli alberi, come è successo ieri in Valbisenzio.

Ma vedete che succede se un cavo di 130 mila volt cade in una strada di città, magari in qualche zona industriale. O, peggio, fra le strade cittadine dove spesso i cavi penzolano fra traliccio e traliccio, come accade a Prato, in via Roma, fra Cafaggio e le Fontanelle.

1http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2016/02/10/news/si-spezza-cavo-elettrico-di-un-traliccio-valbisenzio-al-buio-1.12933231?ref=hftiprer-1

martedì 9 febbraio 2016

L'adozione del figliastro, ovvero la strada del sacro

La Chiesa di Roma, semplicemente, dovrebbe intraprendere un cammino cristiano e lasciare che ognuno, etero omo sessuale che sia, possa avere il suo bambino e possa adottare figliastri.

La smetta di legiferare in campo morale, e torni al sacro. E' l'unico cristianesimo possibile, come ci insegna anche Kierchegaard.

Lettera aperta al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi

Mi unisco a questo appello per la ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni.

"Come membri della comunità accademica di cui Giulio Regeni faceva parte, siamo rimasti profondamente colpiti e addolorati dalla notizia della sua morte. La nostra comunità si è arricchita con la sua presenza. Ora ci sentiamo privati dalla perdita di un giovane ricercatore il cui lavoro affrontava questioni che sono di vitale importanza per la comprensione della società egiziana contemporanea. Il nostro pensiero va prima di tutto alla sua famiglia e agli amici, in questo momento particolarmente doloroso.
Siamo sconvolti dal fatto che il pubblico ministero egiziano dichiari che ci sono stati ampi segni di tortura sul suo corpo. Coloro che erano a conoscenza della scomparsa di Giulio prima della scoperta del suo corpo erano assai preoccupati per la sua sicurezza, dal momento che è scomparso nel bel mezzo di una campagna di sicurezza che ha portato ad arresti arbitrari di massa, un drammatico aumento di casi di tortura all’interno di stazioni di polizia, e altri casi di sparizioni, secondo la documentazione delle organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani. Mentre accogliamo con favore la dichiarazione dell’ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy, secondo la quale le autorità egiziane indagheranno pienamente sulla morte di Giulio, notiamo che, secondo Amnesty International, reparti legati al Ministero egiziano degli Interni e al Ministero della Difesa egiziano sono usi a praticare la stesso tipo di tortura subita da Giulio contro centinaia di cittadini egiziani di ogni anno. Invitiamo pertanto le autorità egiziane a cooperare con un’indagine indipendente e imparziale in tutti i casi di sparizioni forzate, i casi di torture e morti in detenzione nei mesi di gennaio e febbraio 2016 e a collaborare a eventuali indagini in corso da parte dei magistrati penali sulla morte di Giulio, in modo che i responsabili di questi crimini possano essere identificati e assicurati alla giustizia”.

Dr Anne Alexander, Professore Associato, Università di Cambridge
Professoressa Isabella Camera d’Afflitto, Università La Sapienza, Roma
Professor Gilbert Achcar, SOAS, Università di Londra
Professor Stefano Allievi, Università di Padova
Professoressa Maria Rosaria Stabili, Università di Roma III
Dr. Sandro Mezzadra, Professore Associato, Università di Bologna
Professor Alex Callinicos, King’s College London, Università di Londra
Professoressa Andreina De Clementi, Università L’Orientale Napoli
Professor John Keane, Università di Sydney, Australia
Professor Olivier Roy, Istituto Universitario Europeo
Professor Yezid Sayigh, Carnegie Endowment for International Peace
Professoressa Anna Maria Gentili (emeritus), Università di Bologna
Professor Charles Butterworth, (emeritus), Università del Maryland
Prof. Dr. Donatella Della Porta, Scuola Normale Superiore
Paola Caridi, Giornalista ed ricercatrice indipendente, Italia
Professor Stephen Zunes, Università di San Francisco
Dr Lucia Sorbera, Professore Associato, Università di Sydney
Professor Mark LeVine, Università della California (Irvine)
Prof. Paolo Branca, Università Cattolica di Milano
Dr Maha Abdelrahman, Professore Associato, Università di Cambridge
Dr Nicola Pratt, Professore Associato, Università di Warwick
Professoressa Ann Stoler, Willy Brandt Distinguished University Professor, New School for Social Research, New York
Professoressa Laleh Khalili SOAS, Università di Londra
Professor Nicola Gardini, Università di Oxford
Dr Andrea Teti, Professore Associato, Università di Aberdeen

lunedì 8 febbraio 2016

Prato, la droga e il programma di Matteo Biffoni

In questi giorni la città di Prato è balzata sulle cronache nazionali per il problema-droga nella zona del Serraglio, dove sabato scorso si è svolta una manifestazione molto partecipata di cittadini che hanno protestato contro il degrado della zona, ormai in mano agli spacciatori e ai consumatori di droga che in quantità arrivano col treno e scendono proprio al Serraglio.

E' evidente che è stato anche un modo per esprimere il dissenso nei confronti dell'operato della giunta nel suo complesso.


Voglio riportare il pezzo del programma elettorale di Matteo Biffoni, dove si parla della questione.  Dal 2014 la situazione è ulteriormente peggiorata, con chiusura di locali, come anche una libreria.

Intanto sono nati altri punti-spaccio, come la ciclabile, e in più punti. I ciclo-spacciatori vi arrivano indisturbati nelle prime ore del pomeriggio, quando la gente solitamente pranza. 

Dal programma elettorale di Matteo Biffoni del 2014: "La stazione del Serraglio è diventata in questi anni un punto conosciuto in tutta la Toscana per lo spaccio. Il Comune si impegna a promuovere assieme all’università un progetto che ripensi tutta l’area della Piazza de l’Università in modo da rendere quello spazio realmente vivibile per le migliaia di studenti che lo frequentano. Non bastano le fioriere in campagna elettorale Il recupero di via Pier Cironi. Non è possibile che una parte così importante del centro cittadino sia oggi inaccessibile a causa di spaccio e delinquenza. Migliorare la vivibilità di quell’area anche valorizzandone alcune caratterizzazioni artistiche, culturali e ricreative che vi sono significa rispondere ad una grande fetta della insicurezza percepita che riguarda una parte importante del Centro storico. Oltre alla presenza delle forze dell’ordine e della municipale appare prioritario responsabilizzare i proprietari dei fondi e sanzionare gli esercenti non in regola. Il Comune dovrà attivare fin da subito alcuni progetti specifici che coinvolgano gli operatori di strada che potrebbero essere fondamentali per la riduzione del conflitto. Sì a un’urbanistica attenta alla prevenzione al degrado...".

Ultime su Giulio Regeni

Tutto intento a farsi trasportare a Roma la salma di Padre Pio,  altra mossa dell'astuto Papa abile nel vati-marketing, non ha pronunciato nemmeno una parola per Giulio Regeni, il giovane studioso e intellettuale italiano barbaramente torturato e ucciso in Egitto.

Ho scoperto poi che la madre del giovane, la signora Deffendi, ha dichiarato che il giovane non collaborava con Il Manifesto (contrariamente alla vulgata giornalistica)che non lo avrebbe invece mai preso in considerazione.  Insomma Regeni aveva mandato qualche articolo, punto, che non era
stato pubblicato. Il Manifesto insomma si sarebbe appropriato del nome di Giulio. Forse la famiglia era contraria alla pubblicazione dell'ultimo articolo di Regeni per evitare strumentalizzazioni.

Intanto per trovare una notizia sul ragazzo, se si esclude Il Manifesto, bisogna faticare parecchio. In pochi giorni la notizia è stata derubricata dai giornalisti 'considerati e pubblicati'. Presto all'Ambasciata Italiana de Il Cairo, si potrà riprendere quella 'festa' fra uomini d'affari egiziani e italiani a seguito della ministra allo sviluppo economico Federica Guidi (figlia di un pezzo grosso confindustriale), che fu bruscamente interrotta dall'apparire del corpo martoriato del ragazzo.

domenica 7 febbraio 2016

La famiglia Cento alla Baracca - Com'è andata

Teatro pieno, pubblico vero; chi non è venuto ha davvero perso qualcosa. La famiglia Cento, di e con Maura Salvi e con Elena Cianchi si è rivelato uno spettacolo originale, un misto di fiaba e di avanspettacolo, un bel testo, una simpatica e convincente interpretazione. Bello. Elena Cianchi poi, una rivelazione comica.
La Baracca  è davvero un luogo speciale, dove si vede quello che altrove non si può vedere.


Commenti del pubblico:


"Bravissima" C. Cipriani
"177...brave".
"Fiaba per adulti fra avanspettacolo di lusso e maestria di versi e ambienti campestri. Brave, brave, brave."  Gianfelice.
Spettacolo divertente con un pizzico di magia e tanta poesia. Belle le metafore, bravissime le attrici."  D. Sardi.
"Bravissime, grazie Maura per la tua inconsapevolezza piena di tutto". Elisabetta
"Emozionante, divertente, educativo, sincero, uno spettacolo"
"Che a guardare il mondo con gli occhi dei bambini si campa cento anni, sul serio. Brave.
"I racconti di Maura mi hanno portato via e la naturalezza dell'Elena regalato e allegria e leggerezza, bello." Paolo G.
"Interpretazione sublime piena di verità"
"Bello, brave, divertenti, di nuovo tanto brave, ci avete emozionato..."

venerdì 5 febbraio 2016

Franceschini, o la cultura della demagogia

Dopo la favola dell'Istituto Centrale delle Archeologie che supporterà le Soprindentenze come contentino di facciata per rianimare la gestione dei Beni Archeologici, che qui nella Piana di Firenze Prato Pistoia sappiamo come vanno a finire, cioè seppelliti da Interporti e Aeroporti - scavando per l'ampliamento dell'aeroporto fiorentino hanno trovato tra l'altro altri reperti che certo non fermeranno lo scempio aeroportuale -, ecco che ora il Ministro della Cultura si inventa la giornata del teatro gratis, che sarà il 22 ottobre prossimo.

Qui dove vivo i cittadini sono stati abituati da sempre ad andare a teatro e in generale a eventi gratis; la cultura per tutti, l'educazione del popolo eccetera sono stati un paravento dietro il quale si è nascosto per decenni la raccolta del consenso, e il teatro non ne è stato mai valorizzato.

Al contrario! Il teatro è diventato, anche grazie a queste manovre demagogiche, quella servetta inutile che vediamo sgambettare in tutti i teatri d'Italia (e in gran parte d'Europa).
Infatti nessun teatro o quasi vive senza l'aiuto dei finanziamenti, ed è costretto a mostrare quello che vuole il finanziatore.

Senza contare che potranno far entrare gratuitamente il pubblico solo quei teatri che hanno sovvenzioni, e quindi di fatto si realizza una disparità diciamo non molto costituzionale, a teatro comunque si deve pagare il biglietto: è solo così, senza considerare altri meriti, che il teatro e chi vi lavora si valorizza e si aiuta.


Quel clitoride di troppo

Domani sarà la giornata contro le mutilazioni.
In questo periodo storico di grandi violenze, nel privato e nel pubblico, nonostante istituzioni enti associazioni tutti cantino ipocritamente a favore del rispetto dell'essere umano.
Nonostante la scuola, educazione e cultura, la violenza è una componente che pervade a vari livelli la nostra vita quotidiana.

L'infibulazione è una pratica barbara e assassina che vieta alla donna di provare piacere, togliendole il clitoride.

La donna non si può più masturbare, non può più avere il suo mondo erotico. Non può più provare lo stesso piacere accoppiandosi con l'uomo, dove il clitoride per talune donne è elemento di stimolazione anche durante il rapporto sessuale.

Senza il clitoride diventa solo strumento di piacere di altri e di riproduzione.

La donna diventa schiava assoluta, privata, umiliata.

Masturbarsi è atto di libertà, fantasia gioia salute.

giovedì 4 febbraio 2016

E ora, Governo Italiano, abbasserai di nuovo le braghe?

E ora, Governo Italiano, davanti alla morte di questo giovane appassionato e che ti dava lustro, Giulio Regeni, ucciso barbaramente in Egitto, abbasserai di nuovo le braghe in nome degli affari?

Il prof e la pipì

Una storia assurda. Riassumete subito il professor Rho. E poi si parla male della giustizia d'altri paesi, eh? Che paese di pecore beghine e pruriginose!

"Una notte di undici anni fa fece pipì in un cespuglio alle due di notte in un paese sperduto, Averara, una valle laterale della Val Brembana (Bergamo). Per quel reato Stefano Rho, 43 anni, insegnante a Bergamo, oggi viene licenziato poco dopo essersi conquistato il posto di ruolo. Imputato di atti contro la pubblica decenza, all'epoca ricevette duecento euro di multa, subito pagati senza neanche fare ricorso. Tutto finito? Macché. Oggi la punizionePerché risulta che il 2 settembre 2013 il professore, come racconta Gian Antonio Stella sul "Corriere della Sera", firma per il ministero un'autodichiarazione dove dice "di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l'applicazione di misure di sicurezza e di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi scritti del Casellario giudiziario ai sensi della vigente normativa". Ma dal passato non si scappa. Solo tre mesi dopo il dirigente scolastico fa sapere al professore che è stato effettuato un controllo e su di lui c'è un "decreto penale passato in giudicato". Il professore gli spiega tutto, il dirigente capisce che non è il caso di fare i duri su una questione di questa natura e applica il minimo: la censura. Peccato che la Corte dei Conti, nonostante la risibilità della condanna, questa volta non chiuda nessun occhio, anzi: quel reato non prevede neanche l'iscrizione nella fedina penale, che infatti è pulita e non è un "motivo ostativo" per essere assunti nella pubblica amministrazione. Nonostante tutto questo, i giudici fanno la voce grossa con le autorità scolastiche e impongono loro di licenziare Rho. Detto, fatto. Il professore viene cacciato, perde tutte le anzianità accumulate e viene cancellato da tutte le graduatorie provinciali. Per aver fatto pipì in un cespuglio una notte di tanti anni fa." (TGcom24)

mercoledì 3 febbraio 2016

"LA FAMIGLIA CENTO" AL TEATRO LA BARACCA

Sabato 6 febbraio, ore 21, il Teatro La Baracca ospita con molto piacere La famiglia Cento (Le sbacchettate)  di e con Maura Salvi e con Elena Cianchi  dell'Associazione La Bottega delle Maschere di Agliana.

"Presentazione:
L'antica famiglia Cento, ha lontane origini in Toscana, "Centino" uno di loro, tantissimi anni fa salvò una regina da un grave pericolo di morte. Per riconoscenza ricevette il dono di lunga vita. Da allora i Cento si rigenerano, si riattivano, non muoiono mai, scrivono la loro storia su un quaderno e desiderano che venga letta, poiché affermano: “chi non ricorda da dove viene non sa neanche dove va.” In un insolito percorso della mia vita mi sono soffermata a riflettere sulla storia della mia famiglia. Nel tempo queste persone hanno  dimostrato di possedere tante energie, hanno affrontato con forza e  determinazione, non senza dolore, guerre, ingiustizie, malattie. Tutte cose comunque “affrontabili”, con unità e collaborazione, ma con l’aggiunta di un grande entusiasmo e un grande amore per la vita. Da questa riflessione nasce il racconto della Famiglia Cento, racconto fantastico per famiglie o per adulti che vogliono ancora sognare. Un racconto un po’ elaborato dalla fantasia, con una spolveratina di magia, ma vuole rappresentare, con ironia, il dolore di rendersi conto che se non parli un “linguaggio di tendenza” lo“sbacchettamento” può avvenire, ma se ci accompagna l’amore per la vita, per la natura, per la poesia, se con un pizzico di fantasia e di stupore facciamo diventare magica una giornata grigia, allora siamo dei Cento e non moriremo mai! Naturalmente ci 
accompagna anche un pizzico di inconsapevolezza,quella magica e stupenda inconsapevolezza che aiuta molto ad affrontare meglio la vita! 

La Bottega delle Maschere  - Storia 

L’associazione Culturale la Bottega delle Maschere nasce ad Agliana nel 1990 come gruppo di teatro amatoriale e si costituisce in associazione culturale nel  1994. La contraddistingue la volontà di perseguire nel ruolo istituzionale che dovrebbe essere tipico dell’amatoriale, cioè colui che ama il teatro e lo diffonde portandolo dove non arrivano le primarie compagnie dello spettacolo. 

Il gruppo intraprende un’attività di “teatro popolare” per incontrare e avvicinare al teatro persone di qualsiasi età ed estrazione sociale e culturale. Gli spettacoli nascono dal dialogo con la gente del luogo e dal frequentare con attenzione e spirito critico i bar, i parchi, gli ambulatori medici, ecc. Successivamente i lavori proposti sono di impegno sociale e civile. Da sempre ha caratterizzato la Bottega l’interesse per il territorio e l’incontro con altri gruppi, al fine, con attività di diffusione del teatro, di creare scambi artistici e culturali. Il progetto “Oltre il Sipario” ha portato ad Agliana artisti di genere vario, amatoriali e professionisti, anche da fuori Toscana, formazione per attori e incontri dibattito con il pubblico per stimolare la critica negli spettatori. La Bottega delle Maschere porta avanti l’attività esclusivamente con volontari,  autogestita e autofinanziata da 25 anni. 

L’incontro con il Teatro La Baracca è avvenuto da spettatori nell’omonimo spazio  e proseguito con l’invito della “Bottega”  al Teatro la Baracca a rappresentare ad Agliana i propri spettacoli e corsi di recitazione tenuti da Maila Ermini rivolti ai componenti della “Bottega”. Nel tempo la stima per il lavoro svolto dal Teatro la Baracca è cresciuta e si è alimentata.  La nostra partecipazione a questa stagione con lo spettacolo La famiglia Cento vuole essere di pura riconoscenza a Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti per il lavoro di alta professionalità, condotto con tenacia in questi anni nella città di Prato." (Maura Salvi)

martedì 2 febbraio 2016

La ciclabile, lo spaccio di periferia

La ciclabile di Prato,  nelle ore che vanno dalle 12 alle 14, è poco frequentata.
E' l'orario degli spacciatori, e non solo di colore. Si introducono con la bicicletta,  con l'aria fintamente indifferente, e si dirigono verso le loro postazioni fisse.

E' lo spaccio di periferia.

La zona di Galciana ne è il fulcro. Ma anche dalla parte opposta, verso Gonfienti.

Qualche consumatore si fa subito dopo aver acquistato la droga, lungo la Bardena, il Bisenzio.
Ne ho visti diversi, ho fatto alcune segnalazioni, e anche in questo blog.

Oggi ne hanno soccorso uno in overdose.

Carla è stata bruciata

Carla
la mamma
è stata bruciata.

Un po' di benzina
buttata

e fuoco

e Carla
la mamma
è stata bruciata.

La bambina
in pancia
ha tenuto duro.

Ha sperato
io credo
ha sperato
ed è nata.

Si può nascere
felici
tenaci

anche fra le fiamme d'odio
d'un padre feroce
geloso
assassino.


Paolo Pietropaolo, 40 anni, ha versato alcol addosso alla sua compagna Carla Ilenia Caiazzo, 38 anni, incinta di 8 mesi, e le ha dato fuoco.


lunedì 1 febbraio 2016

Prato a brand...elli, ovvero l'inarrestabile declino di una città

C'è una forte crisi in atto in città, che il servizio delle Iene sullo spaccio di droga al Serraglio mette solo in evidenza, facendolo diventare il catalizzatore di tutte le problematiche cittadine. Economiche, sociali e culturali. Ci sono tutte, nessuna esclusa.

E questo inarrestabile declino mentre ci si trastulla sui 'tavoli', a cercare 'brand' conditi di varie chiacchiere.

L'ultima quella del Sindaco, che tenta di elencare le "cose fatte".

E' evidente che Prato è destinata a essere la periferia brutta della Città Metropolitana, la sorellastra di Cenerentole già con la scarpetta lucente calzata.

E anche il Senatore Giacomelli si potrebbe dare una svegliata.

Lo spettacolo della città a Pistoia



Cari lettori del blog Primavera di Prato,
sono lieta di annunciarvi il prossimo Spettacolo della città, che si svolgerà a Pistoia domenica 10 aprile 2016, con partenza dal Circolo Garibaldi in Corso Gramsci alle ore 15.
Il percorso, che ricordo si svolge su un pullman con alcune soste e discese,  è molto interessante, a spirale, e si muove dal centro alla periferia, e dalla periferia al centro; esso assume quasi la forma di una rosa, a richiamare uno dei punti di forza dell'economia e della cultura della città.
Come è avvenuto per Prato, questo viaggio-spettacolo rievoca in modo insolito luoghi e personaggi, ma non è un viaggio turistico! E' teatro in movimento, dove la città, anche nei suoi angoli meno celebrati, è protagonista, e lo spettatore-viaggiatore la può osservare con occhi desti e meravigliati.
Presto vi comunicheremo altri dettagli.  Stiamo aspettando che il Comune di Pistoia aderisca, come dovrebbe, all'iniziativa. Questo, come sapete, ci permetterebbe di abbassare il costo del biglietto.

Per il viaggio-spettacolo nella Valbisenzio che ci sarà a maggio...aspettate ancora un po'!

Io spaccio, tu spacci

Grande polverone a Prato per il servizio de Le Iene, dove si mostra che la stazione di Porta a Serraglio è preda di spacciatori.

Aspettiamo qualche dichiarazione dal nostro Sindaco; ché se è vero che il servizio è brutto, sensazionalistico, confezionato in modo da creare il polverone e quindi dico non perfettamente onesto e professionale, tuttavia è indubbio che Porta al Serraglio sia diventata 'Porta al Dettaglio'  (della Droga).

Siamo lontani da una città che può candidarsi minimamente a diventare 'città della cultura', anche se sappiamo che tali trofei, come tanti premi e riconoscimenti, non sono altro che in funzione strumentale eccetera. E quindi, come certi servizi giornalistici, possono farci nascere qualche dubbio.

A proposito della prossima capitale della cultura: basta fare una giratina alle Fornaci, a Pistoia, a non molti passi dal centro, per capire che se non è come Porta a Serraglio di Prato, la situazione è altrettanto devastante.

Come al Serraglio, arrivare e scappare laggiù, è tutt'uno.

L'artista fantasma

Artista fantasma. Ci sono, ma non mi vede nessuno. Ho detto due cose un po' bruttine su quegli che c'hanno in mano l'ince...