sabato 27 febbraio 2016

Doppio appuntamento alla Baracca

Stasera 27 febbraio e domani domenica 28 febbraio doppio appuntamento al Teatro La Baracca.

Stasera, BLOCCO NERO (Puzzi come un cane) ore 21
Domani PRATOPEZZA, ore 16,30, per ragazzi e famiglie, che festeggia i suoi 5 anni di vita.

Non è esatto che abbiamo replicato BLOCCO NERO per  'grande successo di pubblico', come gentilmente riporta La Nazione, ma solo perché lo riteniamo uno spettacolo significativo. Di solito gli spettacoli 'difficili' non hanno molto pubblico e la gente preferisce dirigersi in pizzeria e dopo sorbirsi il filmone. O viceversa.

Vi aspettiamo.

venerdì 26 febbraio 2016

L'ombra degli Etruschi - la 'vera' mostra, ovvero quello che non vi mostreranno mai (1)

Tra pochi giorni inizierà la mostra tristemente intitolata "L'ombra degli Etruschi" a Palazzo Pretorio di Prato. Che cosa mostrerà la mostra? Cippi etruschi fiesolani o poco più (come fu annunciato qualche mese fa dalle stesse curatrici) e qualcosina della nostra seppellita Gonfienti.  Il solito contentino elargitoci dalle solite signore delle ex ormai Soprintendenze, peraltro alcune già in pensione,  che pure rivedremo fresche e saltellanti, rimodellate dalla politica che se le tiene accanto come Sandokan la Perla di Labuan.

Dopo aver seppellito tutto con l'Interporto della Toscana Centrale, come sapete, miei cari lettori, è rimasto un lenzuolino di ex scavo con il perimetro della famosa domus. L'area archeologica è notoriamente chiusa, e ogni tanto l'aprono per dare qualche contentino. Ma in realtà l'obbiettivo è quello di distruggere tutto e passare alla fase oblio. Con la valida scusa che mancano i soldi per proteggere e mettere in sicurezza il sito.

Tra l'altro, la signora delle culture toscane, Barni, in una visita recente nella città di Prato, ha detto ancora una volta - mamma che noia - che Prato è una città destinata alla contemporaneità, e il Museo Pecci rinnovato, con tutti quei soldi spesi per rinnovarlo non significa che questo: non tanto valorizzare l'arte contemporanea, di cui ai nostri capetti toscani non gliene può fregare di meno, ma valorizzare i loro commerci e le loro industrie, i loro soldi. Punto. A questo serve il Pecci.
E degli Etruschi proprio, non solo non si curano, ma vorrebbero far profondare tutto, e imputano a questo ritrovamento archeologico il fallimento dell'Interporto della Toscana Centrale stesso. Il che non è.

Ora qui e nei prossimi giorni si mostrerà la vera mostra: ossia quello che hanno seppellito questi signori, in barba alla nostra storia, alla cittadinanza, alla nostra possibile ricchezza culturale e reale.

Hanno pensato, certi signori e con la complicità di buona parte della classe politica, solo al proprio interesse, al guadagno.

Seguiranno altre notizie e 'ricordi'. Intanto, inizia la mostra:

il decumano seppellito. Ora sopra c'è il parcheggio dei TIR dell'Interporto della Toscana Centrale.




Italiani americani

Con la legge firmata da Obama, la protezione del privato "non solo ai cittadini americani ma anche a quelli stranieri" dei Paesi alleati, che potranno fare causa al governo degli Stati Uniti se i loro dati saranno svelati in modo illegale (vedi il caso di Berlusconi controllato  dallo spionaggio americano), gli italiani sono ufficialmente entrati nell'impero americano.

giovedì 25 febbraio 2016

Sull'esercizio della memoria - 2

Cara Maila,

la tua riflessione sull’importanza di esercitare la memoria è un pezzo davvero da incorniciare.
MEMORIA COME SALUTARE ESERCIZIO, MEMORIA COME VALORE CULTURALE.
Sul tema ho anch’io un ben radicato pensiero, non solo come didatta bensì come architetto restauratore, o per meglio dire “conservatore”, anche se nell’accezione corrente,  il termine “conservazione”, fuori dalla scienza, si confonde con un’impropria attribuzione politica più che con un metodo, un metro di lettura dei valori culturali del passato che deriva da un libero pensiero e dalla storia. Errore grave, frutto dell’ignoranza. 

La tua riflessione, cara Maila, è talmente importante, significativa perché mette insieme la memoria, intesa come ginnastica della mente che purtroppo oggi non si pratica più come salutare esercizio di base a valere per tutti con altri aspetti . Basti pensare ai racconti al focolare dei nostri vecchi, tratti da una memoria perpetuata non solo con le letture ma anche e soprattutto con l’ascolto. Poi c’è la memoria intesa come trascorso di vita, esperienza vitale che ricorre dal passato, eredità preziosa lontana nel tempo che ci proviene da  generazioni e generazioni. Purtroppo nella barbarie culturale odierna che tutto appiattisce e riduce a mera espressione virtuale, la memoria appare talvolta come un bagaglio inutile, se non pericoloso o addirittura dannoso per il progredire “consumistico” dello sviluppo, del presente e del domani. Senza volere così facendo trattiamo il genere umano come una sottospecie animale costretta a reinventarsi ogni volta. Questa è anche la filosofia della rottamazione, che poi è la stessa che autorizza politicamente a dire, ad esempio, che Prato non ha un passato sul quale investire,  protesa come appare all’effimero della contemporaneità, dimenticando che la città affonda, tra le più antiche in Europa, le proprie radici nella protostoria, con il grande insediamento etrusco arcaico di Gonfienti (da obliterare), che racchiude le più altre espressioni delle idealità e del simbolismo medioevale, ben rappresentate dal castello federiciano (icona monumentale che vive sradicata dalla storia), dell’arte, dell’urbanistica (di una perduta città policentrica) e dell’architettura storica toscana (testimone di una grande tradizione costruttiva), delle bellezze neo-platoniche dell’Umanesimo che ha ispirato i grandi monumenti cittadini, le imprese filantropiche di un Lorenzo il Magnifico, quali la Cascina e i suoi appoderamenti (archetipi della ruralità toscana), ed ancora, le straordinarie campiture pittoriche di un Lippi, o scultoree di un Donatello, protagonisti di un Rinascimento pratese, poco valorizzato. Non staremo qui a  contare i primati raggiunti in campo sociale, fin dall’Illuminismo ecc. ecc. 
Oggi si fa con un semplice annuncio piazza pulita di tutto ciò, con poco rispetto si nega l’esistenza di questi valori, forse perché tutto ciò non è il “brand” giusto per il futuro? Ma come tu hai ben sottolineato, cara Maila, riportando a mo’ di epigrafe,  una frase che racchiude una verità incontestabile per chiunque guardi con consapevolezza alle dinamiche di trasformazione che stanno attraversando questi anni, una frase che ci ha lasciato un grande conoscitore ed ispirato modernista, protagonista della scena architettonica del ‘900 quale fu Le Corbusier   : “Oggi mi si taccia di rivoluzionario. Eppure io confesso di aver avuto un solo maestro: il passato: una sola disciplina: lo studio del passato".
Prof. Giuseppe Alberto Centauro

mercoledì 24 febbraio 2016

Studiare a memoria

Ora, morto il semiologo Umberto Eco, molti ricordano il suo scritto sulla memoria pubblicato su L'Espresso: Impara la vispa Teresa.  E' in forma di lettera al nipote e tratta della necessità di imparare a memoria.

Invitando a studiare a memoria, per anni sono stata maltrattata, e quando facevo l'insegnante con i miei allievi nelle scuole, ormai tanti tanti anni fa, e ora in teatro, dove studiare a memoria è prassi comune.

Pochi capiscono la bellezza e la salute nello studio a memoria, sia per la salute fisico mentale, che per quella etico-morale, dato che ognuno di noi è passaggio fra passato e futuro.

Quasi tutti gli allievi vivono lo studio della memoria come tormento, perché studiare a memoria è faticoso, certo; implica disciplina, attenzione, esercizio della logica quando si mettono in pratica le basilari regole memotecniche.
Invito ciascuno di loro a imparare una poesia a memoria.  E continuerò a farlo. Oltre a ciò, consiglio di usare un quaderno dove scrivere i propri appunti e riflessioni, e magari calcoli fatti a mano.

Quando ero ragazza, i primi tempi che studiavo un copione, impiegavo molti giorni. Ora, donna matura, impiego la metà del tempo e con migliori risultati. Mediamente, in una settimana, riesco a imparare un copione di una ventina di pagine. 
Una volta imparato a memoria un copione, se dopo un periodo lo si riprende per recitarne il testo, la memoria è subito recuperata. Non è quindi impossibile avere in testa vari copioni insieme e rappresentarli.

Il senso del mio, nostro teatro è proprio quello dell'esercitare la memoria; sia quello di praticarla con l'esercizio personale, sia, ancora di più, in quello più ampio di praticare la memoria nel senso di Storia.

La memoria è il braccio armato del passato, e il nutrimento per il futuro.

Faccio mie le parole dell'intellettuale architetto Le Corbusier: "Oggi mi si taccia di rivoluzionario. Eppure io confesso di aver avuto un solo maestro: il passato: una sola disciplina: lo studio del passato".

Aggiungo: il Teatro La Baracca è proprio questo, con tutti i suoi molti limiti e piccolezze: un luogo della memoria.

martedì 23 febbraio 2016

La vetrina del funerale

Osservando i funerali delle persone importanti si è a volte percorsi da un brivido.
Ma non è il brivido spaventoso della morte.

Lo dà la vita, che si mostra incosciente nella sua morte.

E lo spavento sta in questo, che la vita morta piega anche la morte a esser sua serva, e la vuole viva come pensa di essere la vita stessa, nella vetrina.


Prato: Cenerentola della cultura

Monica Barni, vicepresidente della Regione con delega alla cultura, è venuta a Prato per la prima volta, ma ha risposto al momento picche su altri finanziamenti alla cultura pratese. Sul sito etrusco, poi, come si può leggere, e sulla sua acquisizione, siamo proprio lontani.  Ma la chiave di volta per capire il futuro del sito archeologico sta tutta nelle sue parole: Certamente la specificità di Prato, che la differenzia da Firenze e da tutte le altre città toscane, è la contemporaneità ed è questa la nostra priorità.
Insomma, la prossima mostra la Pretorio, la vetrina etrusca, sarà un altro epitaffio scritto sulla lapide di Gonfienti.
Per il resto, che  la professoressa senese Barni, non ami il passato lo ha ribadito discutendo del futuro del Metastasio, che rimarrà teatro di serie b rispetto alla Pergola, chiedendo di  «smetterla con le dietrologie», per cui la polemica tra Firenze e Prato e tra Prato e la Regione sarebbe storia passata.
I nostri diretti governanti, dello stesso partito di quelli in Regione, in totale scacco e per la città  nonostante mostrassero il compitino appena fatto con la Festa delle Luci e la retorica dell'integrazione, non possono affrontare la questione culturale vera, se non rischiando la propria carriera politica. Cosa che nessuno farà.
Se nell'articolo de Il Tirreno citato sotto le dichiarazioni fra virgolette sono corrette, la vicepresidente ha utilizzato toni perentori. Insomma, un chiaro invito a non infastidire, a subire il destino imposto, e a stare tutti zitti e mosca!
Ancora una volta si dimostra come quella Toscana sia una nemmeno tanto velata dittatura di un partito affatto 'plurale'.

PRATO. «Ho trovato grande vivacità dal punto di vista culturale. Mi dispiace però non poter dare garanzie sul fronte dei contributi perché la Regione dovrà prima capire se avrà da fare i conti con altri tagli nei trasferimenti». E’ la sintesi della giornata pratese di Monica Barni , vicepresidente della Regione con delega alla Cultura, che in quarantotto ore ha passato in rassegne tutte le maggiori istituzioni culturali cittadine: il Pretorio domenica in occasione dell’ultimo giorno della “Festa delle Luci” (alla quale per altro è andata) ieri, lunedì 22 febbraio, al Pecci, GonfientiMuseo del TessutoMetastasio e Politema.
Quasi un tour de force iniziato alle 14,30 e terminato cinque ore più tardi, organizzato dalla consigliera regionaleo Ilaria Bugetti , vice presidente della commissione cultura: «E’ l’esempio - spiega - del nuovo rapporto tra la Regione e Prato. Avere conoscenza diretta delle istituzioni che l’ente sostiene servirà a meglio indirizzare le risorse. Certamente la specificità di Prato, che la differenzia da Firenze e da tutte le altre città toscane, è la contemporaneità ed è questa la nostra priorità».Non a caso il giro è iniziato proprio dal museo Pecci «una struttura meravigliosa» è stato il commento di Barni che per la prima volta è entrata nell’ala nuova firmata dall’architetto Maurice Nio e che verrà inaugurata il 16 ottobre. Buone notizie, l’assessore regionale - accompagnata, tra gli altri, dal consigliere regionaleMaurizio Ciolini e dall’assessore alla Cultura del Comune Simone Mangani - ha confermato il contributo regionale straordinario di un milione di euro «per quest’anno - ha affermato Barni - e come impegno forte per la riapertura del museo». Ma proprio per garantire “puntelli” forti al museo di arte contemporanea che riparte con la mostra “La fine del mondo”il Comune sta facendo pressing per strappare qualcosa di più: almeno altri duecentomila euro per arrivare alla cifra che garantisce, appunto, il Comune. Operazione che non sarà facile.
Anche Gonfienti è in stand-by: «Le poste in bilancio ci sono - ribadisce Barni - ma c’è da risolvere la questione con il ministero del Beni e delle attività culturali (Mibact) che dovrà diventare l’ultimo proprietario dell’area». In altre parole, il passaggio di proprietà del sito etrusco da Interporto alla Regione che ha messo sul piatto 3 milione e 200.000 euro, andrà a conclusione solo quando sarà trovato l’accordo a Roma sull’ulteriore acquisizione.
Altra questione “calda” è quella che riguarda il Metastasio. Nell’incontro con il presidente Massimo Bressan e con il direttore Franco D’Ippolito è stata nuovamente affrontata - da parte dei consiglieri regionali di Prato - la questione teatro nazionale e teatro di rilevante interesse culturale (Tric). In particolare è stato chiesto se in futuro il Metastasio avrà il sostegno della Regione per ambire al ruolo della Pergola (teatro nazionale). La vicepresidente Barni, pur confermando il sostegno pieno della Regione al teatro pratese «certamente importantissimo nel panorama toscano» ha però chiesto di «smetterla con le dietrologie». Insomma la polemica tra Firenze e Prato e tra Prato e la Regione è storia passata. «Quello su cui noi dobbiamo puntare oggi - ha precisato Bressan - è avere la conferma dei contributi regionali (650.000 euro ndr) anche per i prossimi anni».Fatto non scontato.
Un giro al Museo del Tessuto in compagnia del presidente Francesco Marinie del direttore Filippo Guarini e al Politema insieme alla Presidente Roberta Betti hanno concluso la giornata della vicepresidente della Regione. Betti ha fatto presente la difficoltà forte a portare avanti il teatro, i vertici del Museo del Tessuto si sono riservati di spiegare la situazione (problemi sulla parte corrente) in un incontro da fissare in tempi stretti. (c.o.)

domenica 21 febbraio 2016

"Blocco Nero (Puzzi come un cane)": considerazioni e commenti dopo il debutto


Ieri, nel debutto, mi è stato chiaro che lo spettacolo è sì un'opera contro la violenza, ma soprattutto produce il vero effetto catartico di cui parla Aristotele nella sua Poetica.

Al dibattito non ho voluto specificare, per non fare poi una lezione. E' stato bene che abbia parlato il pubblico il quale, come ha annotato anche Beppe nel suo commento, ha vissuto appieno la catarsi.

L'effetto catartico a teatro è sempre più raro, perché si è smarrito il senso del sacro.

Catarsi, dal grego katharsis, κθαρσις, "purificazione". Nel contesto drammatico è una purificazione dalle passioni tramite la rappresentazione delle passioni stesse, che nel teatro contemporaneo viene bandita, come anche in altre tecniche rappresentative, vedi nel cinema o sceneggiati televisivi ('fiction'), dove le passioni producono violenza senza causare alcuna catarsi, perché si sceglie di produrre effetti patetici o altro al solo fine di aumentare l 'udienza'.
Nel cinema il disastro è evidentissimo, perché è l'arte più compromessa dal danaro.
In questo senso, e solo in questo, Blocco nero è uno spettacolo dunque pedagogico, ma senza volerlo essere.
Qui ho ritrovato chiaro il senso del teatro, il dramma che purifica e lascia un senso profondo di quiete e riflessione.
Non fosse altro che per questo, grazie a Gianfelice che ha tanto insistito per farlo.

Questi i commenti del pubblico, dopo un intenso dibattito:
"Molto bello"  (Rossella C.)
"Ora sono senza parole, ma ancora carica di emozioni, grazie. Bellissimo!" (Maura S.)
"Bravissimi...". 
"Dopo questo spettacolo tutti gli spettatori si affratellano e parlano fra loro (è bellissimo). (Beppe).


Si replica il prossimo sabato 27 febbraio ore 21 al Teatro La Baracca.

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...