venerdì 8 aprile 2016

Lo spettacolo della città a Pistoia

Al termine della realizzazione e organizzazione del prossimo Spettacolo della città a Pistoia, mi sento letteralmente sfinita, ora che invece devo intraprendere lo sforzo maggiore.
E' tutto pronto, e il pullman è pieno di spettatori-viaggiatori.

E' impossibile quantificare, in termini di denaro, il costo di questo lavoro, che Gianfelice definisce 'titanico'.

Il Comune di Pistoia, alle prese con una infinita carrellata di incontri e lezioni previste nell'ambito di "Leggere la città", che quest'anno titola "La città del dialogo", si dimentica proprio di dialogare con noi, non dando peso alla novità del teatro in movimento in città, che forse nemmeno ha capito. Di certo non tanto gradito, dato che viene da fuori delle stanze del potere. Alla fine darà qualche briciola, ma chissà come e quando, e per questo è rimasto l'unico evento a pagamento.

Per lo stesso motivo di sordità e cecità, ma di altri amministratori,  Lo spettacolo della città in Valbisenzio, previsto per il 15 maggio prossimo, è rimandato in data da destinare; chissà che non se ne scelga una estiva per aver modo di rinfrescarsi.  C'è bisogno di tempo per recuperare forze e soldi di cui molti lamentano la mancanza in malafede.

Magari il 15 maggio replichiamo invece questa versione pistoiese; nel caso, è ancora presto per dire, ve lo comunicherò.

Intanto, per chi ha prenotato, ci vediamo il 10 aprile a Pistoia.

giovedì 7 aprile 2016

Anche le donne potenti sfruttate

La vicenda dell'ex-ministro Guidi, oltre a mostrare l'ennesimo caso, e grosso, di corruzione e malaffare, di intrighi e faide - e già ci sarebbe materia per mandare a casa un governo tra l'altro nemmeno eletto - , mostra che le donne, anche quando sono potenti, sono ancora una volta subordinate, se non altro sentimentalmente, agli uomini maschi e da questi sfruttate.

Quindi non solo nel diuturno e quotidiano esercizio della vita.

Il caso Guidi non è il solo.

Facciamo un paragone invece con gli uomini potenti, che notoriamente hanno intorno miriadi di donne pronte ad approfittare dello squalo. Lo schema è: il vecchio ricco e la donnina.

Generalmente parlando, lo squalo rimane sempre tale nella sua posizione di preminenza rispetto alla o alle donnine più o meno equivoche e scaltre. Che, peraltro, rimangono le classiche mantenute e non chiedono che di rimanere tali, con pochi altri benefits.
Hai voglia poi a ricattare, a dire, lo squalo non piange al telefono. Anche se è sua moglie. Magari accusa il colpo, la liquida, ma si consola subito dopo.

La donna invece, sempre prona, vive in modo più drammatico lo shock che deriva dallo scoprire che il compagno non è altro che un bieco sfruttatore della sua posizione di potere.

E' anche per questo che la sua vendetta è spesso implacabile e  sopraffina, cosa che gli uomini sembrano non capire.

In questo, nonostante la Guidi non ci emozioni, tutt'altro! vediamo con simpatia il suo mandare a quel paese e più il ragazzone ambizioso e avido che è poi anche padre della sua prole.

Che vicenda squallida.

La letteratura moderna si dovrà aggiornare, visto che le donne sono illuse di parità e nella corsa al potere, e in molte possono rischiare di fare la fine della signora Guidi. Sfruttate anche per affari o interessi vari; non solo per i calzini.

Stateve accorte.

mercoledì 6 aprile 2016

Se la scuola è traino di consenso

A livello locale, la scuola è diventata recentemente forte traino di consenso.
Mentre si ignorano i problemi seri delle città, come l'inquinamento per esempio, si dà molta evidenza a piccoli miglioramenti che in realtà non cambiano di molto lo stato e il senso della scuola italiana e dei suoi insegnanti; delle sue strutture e spazi.

A Prato in questi giorni si osserva certa propaganda di stampo scolastico (insegnanti assunti, piccolissime migliorie alle strutture), mentre la città langue senza progetti alternativi seri - quelli che ci sono nei cassetti, hanno ormai rivelato la loro fatuità e là rimarranno -, con zone inquinatissime - vedi San Giorgio a Colonica - , o altre che si vogliono rendere ancor più inquinanti, come la zona Sud Ovest dove vivo, con il trasferimento della Varvarito, o ancora, altre, tante, variamente lottizzate e che rischiano di morire per asfissia, come la Macine e la Querce, schiacciate da un interporto sempre più prepotente e assurdo.
Già la 'semplice' linea ferroviaia Firenze-Viareggio aveva causato una separazione, una 'chiusura' con il resto della città. Come è stato possibile costruire un interporto a ridosso di una frazione in questo modo, che si trova tra l'altro ai piedi della collina? I cittadini della Macine e delle Querce, se in bicicletta vogliono andare a Gonfienti, a cui erano uniti fino a pochi anni fa, devono passare da Ponte Petrino, percorrere insomma un giro lunghissimo.

Mi fermo qui.

martedì 5 aprile 2016

Un mondo senza isole da scoprire

Davíð Gunnlaugsson, primo ministro dell’Islanda, è  coinvolto nello scandalo dei "Panama Papers", insieme a tanti capi di Stato, uomini d'affari, personaggi pubblici eccetera che hanno portato i loro soldi nel paradiso fiscale panamense. Gli islandesi sono furibondi.
Noi, da quaggiù, guardavamo  quella terra dei freddo e dei geyser, dove tra l’altro recentemente si sono trovate tracce della presenza romana (alcune monete), come luogo scevro da quella furbizia più, che ne so, tipicamente mediterranea. E invece no.
“Quando Gunnlaugsson entrò in Parlamento nel 2009, dopo la crisi finanziaria che aveva messo in ginocchio il Paese, diventò famoso come leader del gruppo “InDefence” che si batteva per non pagare i miliardi di dollari depositati nelle banche di Reykjavik dai creditori internazionali. I due referendum sul tema, entrambi supportati da “InDefence”, aiutarono Gunnlaugsson e il suo partito a ottenere il potere. I “Panama Papers” ci rivelano oggi che Gunnlaugsson ha avuto anche un grosso interesse personale nella questione.  
Per l’opinione pubblica islandese il tema è doppiamente doloroso. Da una parte, la condotta di Gunnlaugsson è vista come ipocrita perché lui si è sempre presentato come un supporter della sovranità e della corona islandesi, nonché un fiero oppositore dell’ingresso dell’Islanda nella Ue. Dal 2008 un qualunque risparmiatore islandese ha pochissime possibilità di spostare i suoi soldi all’estero. Ma se lo stesso primo ministro non vuole tenere i suoi soldi nelle banche islandesi, perché dovrebbero farlo i suoi elettori? “ (La Stampa)

Appare un mondo insomma tutto uguale, senza fascino, dove il far soldi e la corruzione viaggiano barbari come il turismo, dove non ci sono più isole da scoprire. Nessuna speranza.