venerdì 27 gennaio 2017

A Prato si continua a consumare territorio

Senza tregua a Prato si continua a costruire e a consumare suolo con la pratica delle varianti: centri commerciali - Viale Galilei, Area ex Fabbricone -, megaristorante cinese da 750 posti (nell'ara ex Lidl); insediamento immobiliare (edilizia industriale) nell'area ex-Grassi a Cafaggio. 
Attraverso lo strumento della perequazione si punta a concessioni dal privato per costruire aree verdi, servizi e mobilità sostenibile (le ciclabili!, ma in realtà si porta avanti la cementificazione di suolo agricolo.

Come è avvenuto a Parco Prato, che di parco, come in una vera beffa, ha solo il nome.
La città non riesce a disegnare alternative economiche e culturali, e si affida ancora e sempre ai vecchi sistemi, con cui poi questa misera politica riesce a sopravvivere a se stessa.

giovedì 26 gennaio 2017

La scuola 'leggera' senza compiti né zaini? Mah!

Con grande soddisfazione, di qua di là in Italia, viene annunciata la scuola elementare senza compiti né zaini

Certo, il progetto 'rivoluzionario' riguarda scuole con il tempo lungo, e quindi in realtà, a parte il fine settimana,  i bambini svolgeranno i compiti  in classe.
In queste scuole, dichiarano le insegnanti,  il concetto della scuola-comunità vuole essere accentuato: la sistemazione dei banchi messi a isola,  a gruppi; ci sono gli armadietti in comune, dove i ragazzi possono sistemare i loro quaderni. (Ma non se ne parlava anche negli anni '70 con i decreti delegati, qualcuno si ricorda, della scuola aperta?; all'università il 6 politico...).

E  con questi pochi ingredienti, si educherebbero i ragazzi al concetto di comunità?
La mia opinione è diversa: che la formula nasconda la tendenza al conformismo e all'uniformità, con cui poi ci troveremmo all'opposto dell'idea di indipendenza e creatività del metodo Montessori, che alcuni aspetti di questo 'nuovo' potrebbero far intravedere.

Non si parla di valorizzare la creatività del singolo, né della formazione culturale (e non a caso il ragazzo non porta più il quaderno  a casa, quaderno che è oggetto personale e primo passo ordinativo-creativo), bensì dare l'idea che la scuola sia un luogo dove non bisogna aver paura ad andare. Insomma, un tran tran non troppo impegnativo.

La scuola è già altro luogo 'liquido' (direbbe Bauman)?

L'idea di fondo che trasmette il progetto è che lo studio vada alleggerito, reso divertente, amabile, confezionato per piacere, ma senza quella necessaria attenzione alle esigenze formative e conoscitive della persona: una scuola - come quella annunciata dell'esame facile al liceo - che a mio avviso rischia di condurre all'ignoranza (o all'alfabetismo di ritorno) e all'uguaglianza orwelliana, sia strutturale in sé, sia rispetto all'individuo.

Ogni anno devo confrontarmi con ragazzi, e quanti già adulti, che sono sempre meno preparati e più svogliati nello studio; che non sanno né vogliono leggere, né comprendono quello che leggono; che non amano la matematica. Che non sanno concentrarsi in quello che fanno; che sono disordinati, aggressivi, poco inclini alla cura e al rispetto verso gli altri.

Non parliamo poi di studiare a memoria, che per l'attività didattica teatrale è fondamentale.

mercoledì 25 gennaio 2017

Il moro muore a Venezia

Il moro è morto
a Venezia
nel Canal Grande.
Il moro di Venezia
sono io
Pateh Sabally
son morto annegato
fra turisti e indifferenza
portato qui
da chi affama
la mia gente
la mia Africa,
senza più nessuna
residenza.

Mi avete buttato
una ciambella
per salvarmi!
'Butta il salvagente!'

Volete davvero
salvare la gente?

Mi è stato chiaro
non c'è più salvezza
non c'è più speranza.

Non si vuole più
salvare nessuno.

Meglio la morte subito
che la vostra accoglienza,
la vita assenza
la morte piano piano.

A Venezia
è il posto più adatto,
ho pensato, per un moro
per un giovane africano,
cercar la morte
come in un dramma
scespiriano.



martedì 24 gennaio 2017

Un fantoccio per il Sindaco Biffoni



Egregio Sindaco,
scrivi che il fantoccio impiccato messo su dal gruppo di Destra Etruria 14 con la scritta "assassinato dallo Stato Italiano" non appartiene alla Città di Prato.
Ma avresti dovuto scrivere all'imperfetto, perché molti troppi pratesi non ne possono più, checché la Sinistra possa pensare o scandalizzarsi, di una città ormai allo sbando e degradata, e non certo solo per colpa  dell'immigrazione, la cui anima, il  senso e la direzione, non si sa più quale sia.

Perché è questo il punto.

Quando a Prato arrivavano i meridionali, e nemmeno eri nato, non si respirava tutta questa ostilità che oggi si percepisce. Dall'una parte e dall'altra. Eppure anche allora l'immigrazione fu consistente, massiccia, tanto che oggi Prato è il risultato di quella immigrazione.

Ogni giorno, a scuola, ricordo, la maestra ci faceva alzare in piedi per accogliere un nuovo venuto dal Sud, che si metteva in fondo, discosto agli altri. Ma per poco; facevamo subito amicizia. Erano altri tempi.

Certo qualcuno, nei condomini popolari, brontolava perché  i 'marocchini', venivano così chiamati i meridionali a Prato, appendeva i panni sulle facciate delle case, e questo non piaceva.

Ma c'era tanto tanto lavoro, c'era bisogno di braccia, di operai...

Ora l'immigrazione viene da più lontano e non ha cura del territorio e non si vuole integrare e poco comunica, salvo rare eccezioni. Sappiamo che, i cinesi per esempio, non possono. Sono legati e soffocati dal loro stato di provenienza, che li controlla a distanza. Possono solo accumulare denaro e mandarlo in patria, il che arricchisce non solo loro, ma quello stato stesso.

Ora poi il lavoro non c'è più, e la ricchezza questa immigrazione piuttosto la prende, che darla.

Si sono creati ghetti in città, e non solo quello cinese; e dove c'è un ghetto, ecco che nasce il razzismo, è automatico.

Ormai è tardi per intervenire, e non si sa come poter  cambiare la direzione a questo disastro antropologico, politico, economico, umano. Non basta rifarsi ai valori costituzionali, non basta.

Il fantoccio dell'italiano impiccato è, oltre a un segnale allarmante, un monito politico per te, Sindaco, che con molta difficoltà potrai riproporti per la seconda volta. Magari l'organizzazione 'democratica' riuscirà rimetterti in sella, ma comunque sarà una cavalcata difficile.

Sarai disarcionato dal cavallo? Penso di sì.

Non basta dunque gridare allo scandalo e rifarsi a valori democratici, o rammentare che tra qualche giorno celebreremo il "Giorno della Memoria".

Che significa? Smetti di scrivere frasi di circostanza, la città non può più ascoltarti.

Vai tra la gente e ascolta piuttosto quel pensano i cosiddetti cittadini, incluso quelli della Sinistra, invece di startene lontano chiuso nei palazzi, circondato da gente che ti sorride sempre e fa finta di essere dalla tua parte.

Per salvarti politicamente, ti devi dannare e fare atto di umiltà. Ma non mostri di esserne il tipo, ché subito ti infiammi, ti incazzi e strepiti, e permettimi il paragone colorito, come un pollo spennato da vivo.
Non hai il dono della pazienza, né dell'empatia. D'altronde quella non si impara, né la danno come corredo nelle segreterie dei partiti.

Intanto si perde tempo, e inutilmente, temo, vedremo la prossima parata politica per le venture elezioni, le ambizioni dei vecchi, dei giovani, le loro promesse.

Rifletti, Sindaco. Buona fortuna, anche se non so bene cosa sia.


Arriva Federico

Nota personale e di lavoro. 
Dopo un po' di ritardo a causa del mio stato di salute, arriva Federico. Ora sto bene (dopo quasi venti giorni fra malattia e convalescenza, il vaccino antinfluenzale non ha fatto niente di niente!) sono guarita, e anche la tosse via. Maledetto gennaio.

Scrivere Io è Federico è stato difficile, perché difficile è quel personaggio. Non a caso nessuno lo aveva portato in scena.  E' ribelle e non lo collochi da nessuna parte. Speriamo bene.

Necessariamente cambiando il programma, il dramma - che ha anche del comico, come molti drammi che si rispettino - debutta sabato 4 e domenica, con replica il 5 febbraio, entrambi i giorni alle ore 21. 
L'immagine della locandina ritrae l'opera di Italo Bolano dedicata a Federico II, che si trova a Prato, sulla Tangenziale nei pressi di Galceti.


lunedì 23 gennaio 2017

Prato: che brutta visione condivisa

Si cominciano a scaldare i motorini per le prossime danze elettorali a Prato: dopo l'annuncio del segretario dei democartici Bosi di una leopoldina a Galciana, arriva, con il nome piacione di "Manifattura Democratica",  una nuova associazione politica di Sinistra che organizza prossimamente un convegno dal titolo impegnativo: "Una visione condivisa", in cui sentiremo (anzi, sentiranno) parlare l'assessore Barberis, l'antropologa Jacopini (quella che si è stracciata le vesti per la Festa delle Luci non c'è più insieme alla signora Pezzoli), e il Prof. Nigro. Naturalmente al Chiesino di San Giovanni, luogo del miglior conformismo cittadino.
Un po' qua un po' là si preparano i giovani candidati 'visionari' (sic!) sotto la dolce ala dei...signori del 'giusto' pensiero.

Intanto la  visione condivisa che i pratesi hanno avuto stamani percorrendo il centro storico è stata la più deprimente: una città non curata, sporca, vuota; a tratti appariva una città abbandonata.

Troppo poco rifare due piazze ed esultare di  vita ritrovata. La città di Prato è morta, mortissima.
Forse per cominciare a rianimarla (non solo di localini del sabato sera) bisognerebbe che certa gente abbandonasse la politica e si desse all'ippica (come si diceva una volta). Ma questi non se ne vanno; anzi, per restare ricamano danze che sono utili solo a loro e ai relativi galoppini.

Per avere un'altra visione condivisa della città è necessario intanto che non ritornino sempre  gli stessi intermediari o pseudo-convegni leopoldeschi.

Il disastro di Rigopiano mostra il crollo di Casa Italia

Dalle non molte immagini che si mostrano, mi sembrano davvero pochi e male equipaggiati i vigili impegnati nel salvataggio delle persone rimaste intrappolate nell'hotel di Rigopiano e, soprattutto, male equipaggiati. Una trentina?

E poi: nel mondo di Internet e delle grandi e veloci comunicazioni, in questo disastro una delle falle più vistose è stata proprio la comunicazione. La richiesta di aiuto da parte del direttore dell'hotel o dei sopravvissuti non è stata presa in considerazione che con grave ritardo.

E l'elettricità che manca nelle zone del teramano da diversi giorni?

Hanno smantellato province, forestale e quanto più possibile per 'snellire' Casa Italia, che ora sta crollando. Rigopiano ne è il suo tristissimo simbolo.