giovedì 23 febbraio 2017

Abortire in Italia

Più volte mi sono occupata della legge 194, che viene periodicamente attaccata dalla Chiesa di Roma.
Questa volta il caso vuole che la Regione Lazio abbia fatto una selezione per cercare medici non obbiettori, per garantirne la legge.

La catto-ministra Lorenzin subito ha gridato che la selezione non è prevista dalle norme, e la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, i vescovi insomma, le hanno fatto eco

Continua il lungo inesorabile assedio alla laicità dello Stato da parte della Chiesa Cattolica.
Altro che dire 'eh, ma ora c'è Francesco!: la Chiesa di Roma non cambia, nemmeno con Papa Francesco (è solo un cambiamento di superficie, semmai),  e averla nel cuore dello Stato è un continuo scontro, ché si intromette senza sosta nella politica italiana.

Questo è uno dei problemi irrisolti di questo paese, da sempre.

Le ragazze della fabbrichina














Sabato 25 febbraio ore 21  al TEATRO LA BARACCA

La Bottega delle Maschere presenta

LE RAGAZZE DELLA FABBRICHINA

Adattamento e regia Maura Salvi - Tratto dal racconto pubblicato nel libro “La bambina con la farfalla sulla testa” di Dunia Sardi - Editore Attucci

Con Maura Salvi ed Elena Cianchi       Riprese video Francesca Lenzi


Il testo presenta uno spaccato di vita della popolazione aglianese dopo la seconda guerra mondiale, visto attraverso l’esperienza di alcune ragazze che nell’immediato dopoguerra iniziano a lavorare in una fabbrica. L’evento segna una svolta economica ed evolutiva,l'apertura al mondo del lavoro fuori dalle mura domestiche soprattutto per le donne.
Un periodo difficile ma gioioso di una realtà locale molto simile a quella di tante altre città o paesi italiani, ma è storia vera, specchio di un periodo pieno di solidarietà e speranze, di doveri e responsabilità, di lavoratori-studenti.
Lo spettacolo aveva debuttato nel 2008, ha vinto un premio alla regia nel 2011 e viene riproposto in un adattamento a due voci, inserito nel progetto  “Quando battevano i telai”, che prevede anche spettacoli nelle fabbriche. E’ “aperto” a confronti, speranze per il futuro, accompagnate da un’armonia del nostro passato: il suono dei telai!
In scena due donne di epoche diverse, che raccontano all’unisono la storia della fabbrica, guardano al passato mirando al futuro, consapevoli di come tutto sia mutabile: il confronto è sul mondo giovanile di allora con il momento attuale, dove non solo non ci sono più le fabbriche, ma il lavoro sembra appartenere a un mondo scomparso e i giovani vivono nell'incertezza e nella paura del domani, come se combattessero una guerra che ha però un nemico invisibile.
La messa in scena, oltre al confronto con l’autrice, prende corpo anche attraverso le interviste fatte alle ex operaie della "fabbrichina": ancora oggi raccontano il lavoro con gioia e ne parlano con il volto illuminato da una luce che non vediamo più brillare sul volto di molti giovani che, purtroppo, non hanno nulla da evocare nei confronti del lavoro, poiché non l’hanno vissuto!
L’idea di dare un tributo all’indotto del tessile, non nasce per guardare indietro con retorica o nostalgia, vuole accentuare il valore di quegli anni, è un elogio a tutti quelli che si sono impegnati per costruire un futuro nuovo e a quelli che oggi tenacemente resistono!
Vuole non dimenticare tutte le fabbriche, i magazzini, gli stanzoni e tutti coloro che hanno fatto crescere l’indotto del tessile: imprenditori, artigiani, operai, terzisti.
Il suono del telaio, un sottofondo musicale che ha accompagnato varie generazioni, che gioia sentirli battere, se la musica si fermava c’era da preoccuparsi: e ora che si fa?
Un suono rassicurante ma scomparso, forse anche a causa delle evoluzioni elettroniche, che li hanno sicuramente resi più efficienti e meno rumorosi, ma anche una forte crisi, un mutamento economico e sociale che ha caratterizzato l’ultimo ventennio.
Non dimenticare ciò che è stato per me significa attingere nuove forze per andare avanti, consapevoli che se quelle ragazze ce l’hanno fatta a risollevarsi dal dolore, dalla fame, dalla miseria, perché non dobbiamo farcela noi!
Il teatro è denuncia, riflessione, incontro e confronto diretto con la gente: uno spettacolo non può dare risposte ma apre sicuramente a nuove domande. Con questo auspicio vi aspettiamo al Teatro La Baracca, uno dei pochi luoghi rimasti “laboratorio artigiano di cultura”! Un posto dove si lavora e produce molto per creare occasioni di arricchimento e confronto su temi di attualità, storici e poetici!  (Maura Salvi)


mercoledì 22 febbraio 2017

Premio di Poesia


Il 18 marzo al Teatro La Baracca celebriamo il quinto anno della Festa della Poesia, ma con una novità: oltre che la consueta carrellata di poeti, è previsto un concorso poetico a tema libero. Il premio è dedicato, come il nostro teatro, a un grande poeta e drammaturgo, Federico Garcia Lorca. Il nostro teatro, col suo nome, s'ispira al teatro "La Barraca" da lui fondato.

Questo il regolamento:

1. Il tema è libero.
2. E' possibile inviare soltanto una poesia;
3. La poesia non può superare due pagine in formato A4.
4. Le poesie possono essere inviate via e-mail, al teatrolabaracca@gmail.com, indicando nome e cognome, e un riferimento, oppure via posta a Teatro La Baracca, via Virginia Frosini 8, 59100, Prato. E' gradito un brevissimo curriculum. Si prega di inviare la poesia in un documento allegato al messaggio in caso di invio elettronico.
5. La partecipazione è libera e nulla è dovuto. 
6. Il termine per l'invio delle poesie è il 15 marzo.
7. Il vincitore sarà proclamato sabato 18 marzo, alle ore 21, nell'ambito della Festa della Poesia.

Si ricorda che l'ingresso alla Festa della Poesia è libero, ma è gradita la prenotazione.

Seguiranno aggiornamenti.

La Sinistra, dove e come?

Nello spettacolo in tournée in questi giorni dal titolo  'Dissoluzione PD', mi chiedo chi e come ricostruiranno in Italia un partito che rappresenti i tanti smarriti della Sinistra, che al momento non c'è.

E poi, quale Sinistra? Sarebbe il caso che qualcuno si mettesse seduto (ma non ai soliti 'tavoli') per chiarirsi le idee su quale partito gruppo movimento di Sinistra vuole.

La Sinistra che vuole l'economia sociale di mercato,  quella pianificata o la nazionalizzazione dell'economia? Posto che ancora, nell'economia globale, si possa ragionare in questi termini.

Glielo vogliamo chiedere, per esempio, a qualcuno dei nostri consiglieri regionali, che idee hanno al riguardo?

Una Sinistra moderata riformista (quella che è o che era la Sinistra italiana) o tendente al massimalismo, la cosiddetta estrema? Su questo punto vedo altre scissioni...

Una Sinistra che abbia le idee chiare su quali rapporti con chi (per esempio la Chiesa Cattolica); su quale cultura intenda promuovere...

Glielo vogliamo chiedere, per esempio, ai nostri parlamentari?

Cosa ne pensano gli 'scissionisti' che intendono fondare un nuovo partito, per esempio l'ancora presidente della Regione Toscana Rossi?

Per costruire una eventuale nuova forza politica a Sinistra di qualche significato in realtà mancano le figure, i personaggi di spicco, di ordine morale e politico, che possono incarnare una qualche idealità, passo essenziale per far convergere più persone in un gruppo. Molti, troppi personaggi ambiziosi, ma senza alcun spessore, testimonianza di politica e vita vera, vissuta. Solo politici di carriera e d'intrigo, e che carriera!

Io ora voglio ricordare alcune, solo alcune, caratteristiche 'storiche' della Sinistra, così, tanto per fare un breve ripasso:

1. Uguaglianza degli individui, in opposizione alle gerarchie.
2. Ripudio della guerra, e quindi fraternità fra i popoli.
3. Stato come produttore di beni pubblici e assistenziali.
4. Controllo del capitale in quanto produttore di ingiustizie.
5. Tutela del lavoratore e della lavoratrice.
6. Parità donna uomo.
7. Tutela e sviluppo del patrimonio artistico e culturale.
8. Tutela dell'ecosistema (concezione più recente, ma ugualmente valida, e fatta propria anche dalla Destra)...


martedì 21 febbraio 2017

La nuova mega-stazione elettrica a Vaiano

Qualche giorno fa Terna ha dedicato un giorno, il 10 febbraio, per spiegare il suo progetto della nuova stazione elettrica alla cittadinanza di Vaiano.

In realtà i cittadini di Vaiano non ne hanno nessun bisogno, bensì Prato e zone limitrofe, e anche Firenze con il prossimo futuro aeroporto.

Costruiranno, insomma, un altro mega elettrodotto.
Ma c'è davvero tanto bisogno di questa energia?

Sulla Calvana, invece della Torre del Vento, ormai progetto tramontato, si vedranno svettare gli elettrodotti?

Mi aspetto che tutto coloro che protestarono contro la Torre del Vento, protesteranno contro le Torri dell'Elettricità, molto più pericolose e nocive.

Per quanto mi riguarda, io che sento da lontano il rumore e gli effetti sulla mia pelle degli elettrodotti (non posso tollerare nemmeno il cosiddetto 'effetto corona'), passeggiare come ho fatto per i colli di Vaiano, sarà proibitivo.

Leggete il documento, se avete un po' di tempo:
https://www.terna.it/it-it/sistemaelettrico/dialogoconicittadini/stazioneelettricadivaiano.asp

lunedì 20 febbraio 2017

Squilla un telefonino? Smettiamo di recitare!

Riporto per intero questo articolo de "Il Tirreno" di oggi. Uno spettatore ha chiesto risarcimento del biglietto al Teatro Metastasio di Prato perché la recita di Casa di bambola è stata disturbata dagli 'Stupidphone' dei ragazzi.
Invito tutti i colleghi a smettere di recitare ogni volta che squilla un telefonino in sala. Basta telefonini a teatro.
Complimenti allo spettatore.


PRATO. Si intitolava "Lo spettatore addormentato" un libro di Ennio Flaiano. Ma Antonio Garganese, l'altra sera seduto al Metastasio, purtroppo è stato tutt'altro che addormentato. Lo immaginiamo molto agitato sulla poltrona a causa del trillio costante degli smartphone. Per questo ha scritto una lettera, indirizzata al presidente del Teatro Metastasio di Prato, Massimo Bressan, al direttore del Teatro Metastasio di Prato, Franco D'Ippolito, al segretario Generale del Teatro Metastasio di Prato, M. Teresa Bettarini, al responsabile Segreteria del Teatro Metastasio di Prato, Maria Bice Angiolini, al responsabile amministrazione del Teatro Metastasio di Prato, Maria Marzia Barni, all'Ufficio Stampa del Teatro Metastasio di Prato, Cristina Roncucci, al responsabile della Comunicazione, Promozione e Formazione del Pubblico, Francesco Marini, al responsabile Attività con gruppi e scuole, Claudio Casale e all'Assessore alla Istruzione pubblica e Pari opportunità del Comune di Prato, Mariagrazia Ciambellotti, per chiedere che vengano presi provvedimenti contro i maleducati che hanno disturbato la recita di "Casa di bambola" e contromisure perché episodi del genere non si ripetano più. Oltre, naturalmente, al rimborso dei biglietti. Ecco il testo della lettera.
"Ero spettatore alla recita di domenica 19 febbraio al Metastasio di Prato di "Casa di bambola".
A tale recita (l'ultima della serie) erano presenti diversi giovani di età scuola secondaria di primo grado (media) e scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore). Alcuni certamente accompagnati da docenti (ad esempio nella fila dietro me che occupavo la poltrona 160 di platea), molti altri sparsi nei palchi, particolarmente quelli di vario ordine, in corrispondenza del mio posto (quindi a destra guardando il palcoscenico a metà della profondità sala). Da pochissimo dopo l'inizio dello spettacolo (parte unica di due ore) è stato un assoluto stillicidio di rumori provenienti dai palchi suddetti, per l'uso-peraltro proibito-di cellulari e smartphone, che vibravano e emettevano continui disturbi per digitazione su chat o Internet.
Della cosa si sono accorti e lamentati la maggioranza degli spettatori che hanno cercato di zittire, invano.
Al primo buio di sala, pochi istanti (corrispondente alla fine d'atto, non effettuato nella realtà), sollecitato da altri spettatori, mi sono alzato e alla maschera (una signora) che stava in fondo alla platea (ingresso) ho chiesto se avesse notato la cosa.  Mi è stato risposto di sì e che avrebbe fatto compiere un "giro" nei palchi. Ho avvertito che altrimenti ne avrei riferito alla Direzione.
La cosa di fatto non è rientrata, perché il disturbo è in pratica proseguito ancora (specie nella cosiddetta "terza" e "quarta" parte). Con me a conclusione dello spettacolo si sono uniti nelle lamentele alla maschera suddetta diversi altre parti del pubblico. Ho esposto il mio punto di vista-condiviso da altri-e chiesto di parlare col direttore di sala nel foyer (un signore). La persona in questione mi ha detto di aver "controllato" dopo la segnalazione, ma non esser riuscito (!!!) a capire, sentire, vedere... Ha notato che ogni sera c'erano ragazzi ma "sempre son stati zitti"... Va da sé che lo spettacolo-ossia il prodotto per il quale ho pagato-è stato venduto e fruito in condizioni danneggiate. Se mi si oppone che la responsabilità non è del Teatro, contesto viceversa che il personale di sala (circa un otto persone) avevano il dovere di immediatamente individuare, con ogni mezzo e con ogni mezzo allontanare i disturbatori, arrivando anche alla sospensione dello spettacolo, sentito il direttore di palcoscenico. Si usano le maniere efficaci.



Sono stato docente per trent'anni e ho il doppio all'anagrafe, frequento il teatro da quando avevo 6 anni; sono pure pedagogista e so bene il significato della parola "educazione". I giovani vanno portati a teatro e indirizzati, ma famiglia, scuola ed organismi debbono far la loro parte.
Chiedo:
a) che siano individuate le scuole che hanno partecipato alla serata e notificato alle Presidenze il fatto (se alle medesime stanno funzionari degni del loro ruolo capiranno);
b) che il Teatro Metastasio si attivi senza scrupoli sulla problematica;:
c) dal momento che il suddetto spettacolo-servizio non corrisponde al suo valore di vendita, mi siano rimborsati il costo dei due biglietti (pari a 16,00 e 14,50 euro= 30,50) e/o accreditati due posti di platea per un altro spettacolo a mia scelta della stagione.
Per quanto c) avrei chiesto una replica, ma trattavasi dell'ultima".
(Da Il Tirreno, Prato. Senza firma).

domenica 19 febbraio 2017

"Io e Federico", una nuova recensione e altro (2a replica straordinaria)


Alla seconda replica straordinaria di Io e Federico, Dialogo con l'Imperatore, era presente, non assessori, o  consiglieri o presidenti di commissione cultura, ma  Italo Bolano, l'artista che ha creato il monumento a Federico II che si trova a Prato nei pressi di Galceti, e che ho scelto per la locandina dello spettacolo.
Oggi è arrivata, inaspettata, anche una nuova recensione, a cui aggiungo i commenti della 2a replica straordinaria.

La recensione
"Io e Federico" è uno spettacolo complesso e spiazzante, caratterizzato da molteplici livelli di lettura, e al tempo stesso "leggero" e perfettamente fruibile. Il testo di Maila Ermini trova la sua forza nell'equilibrio fra diversi elementi: l'assurdo di un impossibile ritorno al presente, le riflessioni - incentrate su più temi - in bilico fra storia e attualità, momenti introspettivi, colpi di scena e qualche punta di comicità. All'interno di una cornice smaccatamente metateatrale, quasi brechtiana (l'autrice, vestita da Arlecchino - altro sorprendente e inquietante sfasamento temporale - apre il sipario e si appresta a "intervistare" un poco docile e assai sfuggente Federico II di Svevia), si ripercorrono le tappe salienti della vita del grande personaggio che, a confronto col presente, risulta straordinariamente umano, ambiguo, contraddittorio. L'impero, i viaggi, il conflitto con il papato, le donne, i legami con l'oriente, la corte poetica, i sofferti rapporti con familiari e collaboratori: tutto affiora a poco a poco alla luce dei riflettori. La rievocazione diventa così una sorta di raffinato corpo a corpo, dove autrice e personaggio lottano per guadagnarsi la possibilità di condurre il gioco. Splendida metafora, questa, della complessità e ambivalenza del mestiere di drammaturgo: che succede se una figura "di carta" - frutto della fantasia o, come in questo caso, di ricerche storiografiche e invenzioni teatrali - prende vita e quasi sfugge al controllo di chi l'ha creata?
Medievale eppure per certi versi attuale, colto e feroce, crudele e sensibile, Federico giganteggia, assumendo a tratti la statura di un re shakespeariano, a tratti colorandosi di ambigue sfumature pirandelliane. Merito della drammaturgia e della meravigliosa interpretazione di Gianfelice D'Accolti, capace di passare con naturalezza dal monologo straniante rivolto al pubblico all'incalzante dialogo con l'autrice, dal ricordo doloroso al riso beffardo. Mimica facciale, voce, gestualità (indimenticabile la sua solitaria partita a scacchi): tutto concorre a sbalzare il personaggio dall'appiattita dimensione scolastica dei libri di storia e a renderlo pienamente umano, in perfetta sintonia con l'assunto del testo. Maila Ermini, nel ruolo dell'autrice, per un attimo abbandona i toni pacati e talvolta ironicamente pungenti con cui conduce (o crede di condurre) l'intervista per calarsi totalmente nei panni di Arlecchino: ci regala così una divertente e spiazzante performance di Commedia dell'Arte e allo stesso tempo un godibile momento di teatro nel teatro. Solo attraverso il gioco e lo scherzo il buffone può prendersi gioco del potente, in un ribaltamento di ruoli dal sapore carnevalesco. Così nel duecento di Federico II; così nel seicento di Arlecchino. E oggi?
"Io e Federico" ci lascia con questo e molti altri interrogativi. In attesa della prossima rievocazione." (Eloisa Pierucci).

I commenti:

"Quali sofferenze deve aver sopportare un uomo per diventare un buffone...o imperatore.  Grazie".  (Roberto e Silvia).

"Che bello vivere e rivivere con poco, e molto bello, bravi!" (I.Bolano).

"Complimenti - piccolo - grande gioiello di cultura e di amore. Oltre il tempo. Grazie della bella serata. (Alessandra R.).

"Grazie. Spettacolo originale, soprattutto nella sua struttura, e brillante". (Firma incomprensibile).