venerdì 5 maggio 2017

Fine stagione

Mi ha sempre fatto sorridere parlare, in teatro, di 'stagione'. Ma niente di più adatto per il teatro, arte sfuggente di una sera. Meno male che dal passato abbiamo i testi, e per il futuro anche le immagini. Qualcosa di più resterà?
Domani dunque si presenta l'ultimo spettacolo previsto alla Baracca, ma in realtà cambiato; era prevista solo la data. Oltre alla replica di domani, ci stiamo organizzando per presentare a breve una (libera) serata di poesia, per far conoscere le poesie di Cassiano Centauro.
Dello spettacolo di domani molto è scritto in questo articolo di Piera Salvi, che la Nazione ci dedica. Piera ha visto Stupida, una vita in trappola,  e una volta tanto non si scrive a sproposito, giudicando senza aver visto nulla.


giovedì 4 maggio 2017

Cassiano Centauro, un poeta

Ho scoperto un poeta, e poche ore dopo la sua morte: Cassiano Centauro.
Un poeta che ha pubblicato solo un libro di poesie, Dopo la paura, un poeta nascosto e silenzioso e, proprio per questo, ancor più prezioso. Le poesie dell' unico libro, mirabile hapax lirica della sua esistenza, sono tutte folgoranti, piene di luce ritmica; un verso disperante che danza e volteggia solitario, eppur senza rima, in punta di piedi.
Qui ne lascio due.
Leggendo le sue poesie, ai piedi del suo ultimo letto, ecco mi è apparsa di nuovo un'idea che da tempo coltivo: che qualcuno, dopo la nostra morte, ci raccoglie. Magari i nostri figli; ma anche no. Da qualcuno saremo 'presi',  e tuttavia di questa arcana adozione futura noi non sapremo mai nulla.
I posteri sono la parte migliore dell'umanità, e per loro bisogna lavorare.
Grazie, Cassiano.





mercoledì 3 maggio 2017

ALIA, appena nata e già non funziona

ALIA, la nuova società che si occupa di spazzatura nella Piana fra Firenze Prato Pistoia ed Empoli, è appena nata ma già non funziona.

E' bastato un giorno di ferie, il 1 maggio, ed è saltato tutto: in diverse zone della città di Prato, e non solo,  il ritiro della plastica non è stato effettuato.

I cittadini hanno preso d'assalto il numero di telefono, che è andato in tilt. Ieri era praticamente impossibile telefonare e chiedere chiarimenti (tra l'altro sempre ai vecchi numeri delle rispettive società e che erano in uso prima della fusione).

Stamani ho parlato con alcuni addetti, che raccoglievano altro, e non con uno solo!, e tutti mi confermano che la nuova società non ha saputo, non sa gestire il passaggio, e la confusione è totale.

Speriamo che la situazione migliori; abbiamo appena pagato la quota annuale, e forse non avremmo dovuto essere così ligi...

L’attore è un intellettuale?

Per molti no. Da una parte stanno gli attori, dall’altra gli intellettuali.
Anzi, spesso gli intellettuali propriamente detti sarebbero ostili agli attori, e li accuserebbero, notoriamente, di falsità, superficialità, narcisismo.

Si sa che gli intellettuali (ma dove sono, in TV da Lilli Gruber?) soffrono delle stesse malattie, anche se in misura diversa. Aristotele diceva che tutti siamo potenziali attori, che la tendenza alla mimesis è innata…

Ci sono coloro che sono attori sempre, e sono per me i peggiori, coloro che recitano nella vita, che sono come presi dal Falso Sé, come direbbe Winnicott, lo psicanalista, e solo sul palcoscenico riescono finalmente a trovarne uno, di Sé.  Quello autentico. E si mostrano davvero sublimi, e spaventano quasi.

E per ritrovare questo Sé perduto (rovinato dalla una madre- sempre lei-  non sufficientemente buona che li ha investiti di troppe aspettative e non ha fatto sorgere la loro identità), questi uomini-attori, questi ‘falsi’ involontari smaniano di recitare, sempre.

Forse perché non sono ‘nata’ come attrice ma come autrice, io invece preferisco la 'scuola' di Pasolini, e ancor prima di leggere il suo saggio sul teatro, (Manifesto per un nuovo teatro) per cui l’attore, piuttosto deve essere un intellettuale. Che deve vivere criticamente la realtà per meglio interpretarla e ‘fingerla’ sulla scena, da cui deve rimanere distaccato. Che deve studiare, aggiungo, e non solo tecnica teatrale e allenarsi tecnicamente, e deve essere piuttosto 'critico' e non omologato cantore del sistema politico e sociale.
L’attore, e anche quello brechtiano, è quello che dice e spiega il mondo, e con questo si ritorna alla vecchia, arcaica concezione, dell’attore interprete divino, il sacerdote, ossia colui che interpreta il manifestarsi del mistero. Si potrebbe dire che un tempo intellettuale e attore coincidevano.

Ma la società di oggi (e forse di sempre) non permette all’attore di essere tale,  non vuole che sia un interprete e un critico del reale, ma solo un divo isterico (insomma, preferisce l'attore del Falso Sé che è sempre a concedersi al miglior offerente per ritrovarne uno autentico), vuole l'attore 'famoso' che non critichi o faccia alcuna opposizione al potere, anzi ne sia inglobato; altrimenti il sistema non gli dà da mangiare e lo deride, nonostante la sua bravura o meno.
Oggi l'attore deve essere, più che mai, un prostituente, un debole, un falso, un mostratore di sé.


Ma bisogna aggiungere che in questi ultimi anni la categoria dell’attore in quanto mostratore di sé si è estesa e coinvolge poi tutti, anche coloro che dell’arte di Talia non ne fanno una professione, e con i social tutti, anche tu che mi leggi, come me, e ancor più di me,  hipocrite lecteur, mon semblable mon frère! sei un attore, un’attrice.

Buona commedia.

martedì 2 maggio 2017

Gramsci e la questione sessuale

Ancora su Gramsci. Trascrivo qui il paragrafo, tratto dai Quaderni dal Carcere (Q 22 §3) sulla questione sessuale, che mi sembra particolarmente interessante perché tratta di problemi che sono in parte tuttora irrisolti, e che sono legati al dominio e quindi assumono anche natura economica.
Il punto che ho indicato come 5, ancora irrisolto, informe e ostacolato, spiega anche in parte la violenza maschile degli ultimi anni nei confronti delle donne e i continui episodi di 'femminicidio' .
Il paragrafo dei Quaderni tratta de:

1. la sessualità -maschile, solo maschile!- come 'sport';
2. della violenza sessuale nei confronti delle donne e in particolare quella incestuosa in famiglia nel mondo contadino - in città gli uomini della piccola media borghesia e non solo andavano al bordello, e potevano evitare l'incesto (nel bordello si praticava e si pratica appunto lo 'sport sessuale');
3. la funzione economica della sessualità, a cui è legato il concetto che i vecchi senza figli siano considerati malamente;
4. la funzione economica degli immigrati;
5. l'indipendenza della donna come necessaria per la questione sessuale.
(Il neretto nel paragrafo è mio).

ALCUNI ASPETTI DELLA QUISTIONE SESSUALE
Quaderno 22 (V) § (3)

Ossessione della quistione sessuale e pericoli di una tale ossessione. Tutti i «progettisti» pongono in prima linea la quistione sessuale e la risolvono «candidamente». È da rilevare come nelle «utopie» la quistione sessuale abbia larghissima parte, spesso prevalente (l’osservazione del Croce che le soluzioni del Campanella nella Città del Sole non possono spiegarsi coi bisogni sessuali dei contadini calabresi è inetta). Gli istinti sessuali sono quelli che hanno subito la maggiore repressione da parte della società in isviluppo; il loro «regolamento», per le contraddizioni cui dà luogo e per le perversioni che gli si attribuiscono, sembra il più «innaturale», quindi più frequenti in questo campo i richiami alla «natura». Anche la letteratura «psicanalitica» è un modo di criticare la regolamentazione degli istinti sessuali in forma talvolta «illuministica», con la creazione di un nuovo mito del «selvaggio» sulla base sessuale (inclusi i rapporti tra genitori e figli).

Distacco, in questo campo, tra città e campagna, ma non in senso idillico per la campagna, dove avvengono i reati sessuali più mostruosi e numerosi, dove è molto diffuso il bestialismo e la pederastia. Nell’inchiesta parlamentare sul Mezzogiorno del 1911 si dice che in Abruzzo e Basilicata (dove maggiore è il fanatismo religioso, il patriarcalismo e minore l’influsso delle idee cittadine, tanto che negli anni 1919-20, secondo il Serpieri, non vi fu neppure un’agitazione di contadini) si ha l’incesto nel 30% delle famiglie e non pare che la situazione sia cambiata fino agli ultimi anni.

La sessualità come funzione riproduttiva e come «sport»: l’ideale «estetico» della donna oscilla tra la concezione di «fattrice» e di «ninnolo». Ma non è solo in città che la sessualità è diventata uno «sport»; i proverbi popolari: «l’uomo è cacciatore, la donna è tentatrice», «chi non ha di meglio, va a letto con la moglie» ecc., mostrano la diffusione della concezione sportiva anche in campagna e nei rapporti sessuali tra elementi della stessa classe.

La funzione economica della riproduzione: essa non è solo un fatto generale, che interessa tutta la società nel suo complesso, per la quale è necessaria una certa proporzione tra le diverse età ai fini della produzione e del mantenimento della parte passiva della popolazione (passiva in via normale, per l’età, per l’invalidità ecc.), ma è anche un fatto «molecolare», interno ai più piccoli aggregati economici quale la famiglia. L’espressione sul «bastone della vecchiaia» mostra la coscienza istintiva del bisogno economico che ci sia un certo rapporto tra giovani e vecchi in tutta l’area sociale. Lo spettacolo del come sono bistrattati, nei villaggi, i vecchi e le vecchie senza figliolanza spinge le coppie a desiderare la prole (il proverbio che «una madre alleva cento figli e cento figli non sostengono una madre» mostra un altro aspetto della quistione): i vecchi senza figli, delle classi popolari, sono trattati come i «bastardi».

I progressi dell’igiene, che hanno elevato le medie della vita umana, pongono sempre più la quistione sessuale come un aspetto fondamentale e a sé stante della quistione economica, aspetto tale da porre a sua volta problemi complessi del tipo di «superstruttura». L’aumento della media della vita in Francia, con la scarsa natalità e coi bisogni di far funzionare un molto ricco e complesso apparato di produzione, pone già oggi alcuni problemi coordinati al problema nazionale: le generazioni vecchie vanno mettendosi in un rapporto sempre più anormale con le generazioni giovani della stessa cultura nazionale, e le masse lavoratrici si impinguano di elementi stranieri immigrati che modificano la base: si verifica già, come in America, una certa divisione del lavoro (mestieri qualificati per gli indigeni, oltre alle funzioni di direzione e organizzazione; mestieri non qualificati per gli immigrati).

Un rapporto simile, ma con conseguenze antieconomiche rilevanti, si pone in tutta una serie di Stati tra le città industriali a bassa natalità e la campagna prolifica: la vita nell’industria domanda un tirocinio generale, un processo di adattamento psico-fisico a determinate condizioni di lavoro, di nutrizione, di abitazione, di costumi ecc. che non è qualcosa di innato, di «naturale», ma domanda di essere acquisito, mentre i caratteri urbani acquisiti si tramandano per ereditarietà o vengono assorbiti nello sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza. Così la bassa natalità urbana domanda una continua e rilevante spesa per il tirocinio dei continuamente nuovi inurbati e porta con sé un continuo mutarsi della composizione sociale-politica della città, ponendo continuamente su nuove basi il problema dell’egemonia.

La quistione etico-civile più importante legata alla quistione sessuale è quella della formazione di una nuova personalità femminile: finché la donna non avrà raggiunto non solo una reale indipendenza di fronte all’uomo, ma anche un nuovo modo di concepire se stessa e la sua parte nei rapporti sessuali, la quistione sessuale rimarrà ricca di caratteri morbosi e occorrerà esser cauti in ogni innovazione legislativa. Ogni crisi di coercizione unilaterale nel campo sessuale porta con sé a uno sfrenamento «romantico» che può essere aggravato dall’abolizione della prostituzione legale e organizzata. Tutti questi elementi complicano e rendono difficilissima ogni regolamentazione del fatto sessuale e ogni tentativo di creare una nuova etica sessuale che sia conforme ai nuovi metodi di produzione e di lavoro. D’altronde è necessario procedere a tale regolamentazione e alla creazione di una nuova etica. È da rilevare come gli industriali (specialmente Ford) si siano interessati dei rapporti sessuali dei loro dipendenti e in generale della sistemazione generale delle loro famiglie; la apparenza di «puritanesimo» che ha assunto questo interesse (come nel caso del proibizionismo) non deve trarre in errore; la verità è che non può svilupparsi il nuovo tipo di uomo domandato dalla razionalizzazione della produzione e del lavoro, finché l’istinto sessuale non sia stato conformemente regolato, non sia stato anch’esso razionalizzato.

lunedì 1 maggio 2017

Troppe feste

Qualche giorno fa una signora per telefono mi dice: "Adesso non si può far nulla, ci sono troppe feste, gli uffici sono chiusi, è tutto fermo, non trovi nessuno".

Si lamenta poi anche un mio conoscente: troppe feste in questi giorni a cavallo fra aprile e maggio, feste che per molti hanno ormai poco senso o che dividono, come l'acido commentatore Massimo Fini ebbe a dire del 25 Aprile.

Nell'antica Roma questi giorni a cavallo fra aprile e maggio erano ugualmente festaioli, anche se per altro motivo dai nostri.

Dal 28 aprile al 3 maggio, ricorda Ovidio, si celebrava la Mater florum, festa meglio conosciuta come Floralia, che si svolgeva al Circo Massimo e dove i partecipanti dovevano presentarsi vestiti con abiti colorati a guisa di fiori. Vi si svolgevano giochi di caccia e rappresentazioni teatrali 'leggere' e primaverili, in tema insomma.

Il primo maggio poi non si celebrava la Festa del Lavoro, ma una dea severa e casta, la Bona Dea (come ci ricorda anche Thornton Wilder nel suo romanzo, meno famoso di Memorie di Adriano della Yourcenar, ma non meno bello e forse nella sua struttura più originale,  Idi di Marzo), che era rappresentata circondata dai serpenti; anzi addirittura ne teneva in mano uno. Qualcuno dice che la Bona Dea è quasi una anticipazione della Grande Madre cristiana, la Madonna.

Mentre di notte si sacrificava alla Bona Dea, di giorno si sacrificava a Maia, probabilmente la moglie di Vulcano, e da cui il nome del mese di maggio, dea questa che i libri dei Pontefici equiparavano però alla prima.

Ma torniamo al presente e alle nostre feste.

Molti le vorrebbero eliminare, ma ahimè è praticamente impossibile; ché sia quelle laiche e politiche, come quella di oggi, la Festa del Lavoro, o del 25 Aprile, che servono anche a dare un senso politico a organizzazioni che ormai ne hanno molto poca, o materia e argomento alla retorica di Stato, sia quelle religiose, tutte le feste sono diventate fonte di commercio e guadagno, e per questo fine quasi servono più dei giorni cosiddetti lavorativi o feriali. Tant'è che anche le un tempo battagliere Coop sono aperte la domenica e in molte feste comandate. E poi dove mettiamo San Turismo, da tutti considerato potenziale salvatore delle casse pubbliche e private?

E che le feste abbiano ormai questa funzione commerciale ed economica pura lo testimonia il fatto che ogni giorno o quasi è dedicato a qualcosa o qualche ruolo (e non più solo la Festa della Mamma o del Papà, ma il Giorno di...), e quindi diventa fonte di varia strumentalizzazione.

Da tempo le feste, tutte quante, hanno perso le loro sacralità e significato quindi a livello emotivo e politico non evocano né significano né celebrano più nulla.
Le feste insomma sono per la maggioranza di noi tempo di pura noia, e per questo nei giorni festivi molti si ritrovano e si salutano, catturati a far la spesa, nei vari spazi commerciali del mondo.

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...