sabato 13 maggio 2017

Forme di violenza (1): donne in catalogo

Con Internet la violenza ha trovato un'altra forma di manifestarsi, ha acquisito una comoda marcia in più, e si aggiunge a quella che feroce può accadere per le strade, di cui giustamente ci lamentiamo e che le autorità sembrano incapaci di fermare, incapaci di trovare soluzioni sociali ed economiche che la impediscano minimamente. In particolare questo altro tipo di violenza, come è ormai arcinoto, si propaga sui social.

E' stato pubblicato un catalogo di 1.218 donne della provincia di Lecco che si erano dichiarate 'single' su Facebook. Il catalogo è stato preparato e venduto 'on-line' a loro insaputa e credo che violi palesemente la legge, perché per l'utilizzo dei dati personali ci vuole il consenso.

E' una palese forma di violenza, una delle tante, che, contrariamente a quella che accade per la strada, per cui cammini e ti derubano e o ti ammazzano - come ormai si sta verificando anche in Italia, non solo in Venezuela -, che se pure non leda fisicamente la persona, può essere talmente aggressiva da danneggiare psicologicamente. Sei vilipeso e reso oggetto con tanto di targhetta, con nome e cognome.

Il catalogo delle donne è però un 'passo in avanti' rispetto, che ne so, all'offesa, alla denigrazione e al ludibrio pubblico, che appunto si osservano quotidianamente sui social, tanto che, per esempio, ormai  vi si fa politica e altro a colpi di offese; con la creazione del 'catalogo' l'essere umano femminile è umiliato non tanto con le parole, quanto con una azione di mercato, con lo svilimento del concetto di persona, che ormai si è del tutto perduto, e diventa prodotto per la vendita e il consumo sessuale.

Con le donne in catalogo diventa palese il fine del mondo Facebook e compagnia, che fa tanti affari e permette ad altri di farne, ché si nutre della vanità, cattiveria e della perfidia umana.


venerdì 12 maggio 2017

Le donne hanno paura


Quella della Festa della Mamma -con i relativi sconti e rose per la giornata - forse mi è ancora più odiosa del Papà, perché la retorica è più profonda.

Forse si dovrebbe approfittare di questa festa per esprimere tutta la propria irritazione nei confronti dello sfruttamento delle mamme e, generalmente, delle donne nelle case, complici i loro 'adorabili' compagni, (quando lo sono e non le ammazzano per evitare ogni possibile cambiamento sociale ed economico), e complici le donne stesse, ancora profondamente immerse nei loro vari ruoli di compagna-mamma-figlia-zia eccetera. Dicono che le mamme-figlie-compagne-eccetera avrebbero diritto a uno stipendio di più di tremila euro; calcoli che fanno gli ometti, e noi li ringraziamo per l'attenzione e cortesia, ma...

Non serve alcun stipendio se prima non cambia qualcosa nella testa delle donne, e al momento non  si vede mutamento; anzi! Le donne sono subdolamente schiave e sottomesse e, anche se dicono di non volerlo, di fatto sono sempre presenti, disponibili (possibilmente la richiesta le vuole anche sorridenti e amabili con tutti i componenti della famiglia, e sempre pronte sessualmente...). 

La loro emancipazione è passata e passa solo attraverso modelli maschili di prevaricazione, violenza e competitività.

Ibsen, quando più di un secolo fa scriveva di Nora in Casa di bambola, pensava e auspicava una donna che ancora non c'è, in nessuna parte del mondo. Ma forse, qui in Italia, è molto raro anche incontrare un tipo spavaldo e ironico simil locandiera di Goldoni.

E ancora prima, Aristofane, con la Lisistrata, ha mostrato la chiave economica e politica della faccenda già diversi secoli  prima di questi figli-campiioni di Wall Street.

In realtà le donne hanno paura di quella rivoluzione che potrebbe venire da un loro diverso modo di essere.

giovedì 11 maggio 2017

Soccorso: miracolo sottopasso?

Dopo che Anas ha aggiornato il progetto di fattibilità, e futura prossima sarà l'adozione della variante urbanistica, probabilmente Prato vedrà realizzato l'arcinoto e discusso 'sottopasso del Soccorso', e che eviterà la fila lunga d'attesa a molti automobilisti che mattina e sera si vedono bloccati sulla strettoia a sole due corsie, una per senso di marcia, in quel punto della "Declassata".

Per chi non è di Prato racconto un po' di storia e geografia: il Soccorso è una zona che si snoda lungo la via Roma e deve il nome a un presunto miracolo che, pur non interessando più i devoti, certamente dovrà farsi sapere ai costruttori, ché il suo racconto ci parla di una zona a rischio di alluvione.

Nel 1570, leggo, una bambina si rifugiò da una pioggia torrenziale sotto un tabernacolo della Madonna, che si trovava appunto al Soccorso. Nonostante l'alluvione, la bambina restò indenne, e questa sua salvezza fu interpretata come un miracolo voluto dalla Madonna. Sul posto iniziarono ad arrivare i pellegrini, e allora fu deciso di costruirvi una chiesa, detta appunto Chiesa di Santa Maria del Soccorso, che diventò un santuario. Nel Novecento di questa chiesa fu parroco il famoso Danilo Aiazzi, quello che, nell'agosto del 1956,  lesse ai fedeli la lettera di scomunica del vescovo Fiordelli nei confronti dei 'concubini di Prato', Mauro Bellandi e Loriana Nunziati, i quali si erano sposati in Comune. Il 'Monsignore', morto nel 1997, da qualche anno addirittura ha una sua via intitolata, mentre gli sposi ribelli di un tempo, morti entrambi, no. (E, ricordo che scrivere e mettere in scena il 'dramma sui concubini' nel 2007, non portò miracoli, bensì solo il solito repertorio di calunniette e fango velenoso. Ma sia, roba passata). 

Torno al sottopasso. La sua realizzazione avverrà probabilmente durante il prossimo periodo elettorale cittadino e questo costituirà aspra fonte di discussione fra le fazioni 'sottopasso sì' e 'sottopasso no', trasformandosi ancor di più che nel passato, e insieme alla 'questione cinese', in uno degli argomenti cardini.

Intanto, mentre tutto il mondo si rafforza e struttura per il traffico veicolare, ci sono alcuni, pochi ancora per la verità, che a Prato si muovono in bici con grande sofferenza. Io fra questi. In certe ore, nonostante siano stati completati o meglio dire allungati, alcuni tratti di ciclabile, tuttavia l'andare sulle due ruote, come a piedi, è sconsigliabile.

Fra le sei e le otto della sera, per esempio, per l'automobilista, innervosito e stressato da ore di lavoro e dal traffico impazzito e scomposto, il codice della strada non è più nemmeno un ricordo, e si muove come un vandalo motorizzato di cui, se capita di incrociarne gli occhi, vi si legge tutta la rabbia e volontà di schiacciare il povero passante. Ed è rischioso anche attraversare le strisce pedonali portando la bicicletta a piedi, ché l'automedonte non vuole fermarsi. 

L'avveramento del romanzo distopico di Bradbury "Il pedone" è sempre più vicino.

mercoledì 10 maggio 2017

Gonfienti, come avrebbe potuto essere

Guardate questo bel documentario sull'Etruria Padana, e pensate che lo stesso avrebbe potuto essere da noi a Gonfienti, la città etrusca, negata e lasciata imputridire, di Prato. Tra l'altro qui si parla anche dell'archeologia sperimentale, che è un modo, a quanto sembra,  creativo e rispettoso dell'ambiente per conoscere il passato. Nel documentario vedrete anche il Parco Archeologico del Forcello, vicino Mantova. Un approccio culturale che noi non vedremo mai; qui non abbiamo un parco archeologico, ma solo l'interporto-capannone.

http://www.raistoria.rai.it/articoli/italia-viaggio-nella-bellezza-la-riscoperta-delletruria-padana/30369/default.aspx

Pistoia, capitale della cultura-mercato


Prato inquinata (2)

Un altro appesantimento ecologico è in arrivo nella zona sud di Prato dove, presso il depuratore di Baciacavallo, la santa alleanza di Alia e Gida intende costruire il famoso digestore anaerobico, quello che intendevano piazzare al Calice, e con cui, in quanto 'digestore',  si penserebbe di produrre energia.
Una parte dei rifiuti però dovrebbe essere comunque bruciata altrove, in inceneritore, perché si tratta di rifiuti che non possono essere smaltiti in sede. Perché poi si tratta di rifiuti non organici.

E anche per il Calice, che si trova a sud-ovest, sono previste 'migliorie' e nuove strade future.

Naturalmente nel pacchetto 'cacca e veleni', a confezionare il pastone avvelenato, vengono promesse sante assunzioni! Potevano mancare?

La situazione ambientale della Piana è allarmante e l'abusivismo generalizzato degli scarichi non fa altro che produrre altri impossibili disastri. 

Provate a camminare lungo il depuratore del Calice: le acque che ne fuoriescono sono vomitevoli, l'aria è pestifera, tossica (lì vicino si trova il canile e sarebbe interessante fare uno studio sui cani che vi muoiono); anche peggio capita a Baciacavallo, che da anni spande per chilometri attorno un odore acido irrespirabile (ricordo, come ho già scritto, nel '95-96 a Paperino, come arrivano d'estate le esalazioni mefitiche nelle stanze con le finestre aperte), e che versa anch'esso, come quello del Calice, le sue acque nel povero Ombrone.

Si pensa di risolvere (risolvere?)  il problema solo alla fine, e nemmeno sfiora per la testa l'idea che si possa un po' anche lavorare a monte, attraverso controlli per tutelare salute dei cittadini, legalità economica e ambiente: un piano ecologico che non passi solo per digestori e inceneritori e compagnia bruciando.

Le acque, se possibile ancor più dell'aria, a Prato sono in gran parte perdute; la settimana prevista per l'acqua che Gida organizza prossimamente è solo quella dell'acqua non potabile. Che come a suo tempo ebbi modo di scrivere circa gli 'orti maledetti', viene utilizzata per irrigare.

Ecco le 'eccellenze', ecco la 'mia Prato'.

Basta bambole

Non mi piace quel Muro delle Bambole morte che hanno installato a Roma, dopo quello di Milano, per sensibilizzare sul femminicidio.
Ancora e sempre 'bambole', le donne, anche da morte?

Contro il femminicidio servono azioni concrete e urgenti.

Basta bambole.


martedì 9 maggio 2017

Gramsci e l'industria teatrale

Leònida Rèpaci ricorda che il 'grande amore di Gramsci era il teatro": a venticinque anni comincia a recensire, corrosivo, sull' «Avanti!».
Prendo due articoli del 1917, cento anni fa esatti, in cui lamenta i danni del monopolio teatrale. A Torino, dove abitava, molti teatri appartenevano ai fratelli Chiarella, che esercitavano appunto il loro strapotere sulla città, facendo girare "compagnie a contenuto leggero", abbassando in sostanza il 'livello estetico'. Erano anche gli anni in cui il cinema prendeva il proprio avvio, era muto, ma costituiva un avversario agguerritissimo del teatro.
Il 'trust', come Gramsci polemicamente lo chiama, oggi ha solo cambiato padrone,  oggi si tratta di monopolio pubblico, ma il risultato asfissiante è lo stesso. Infatti i direttori dei teatri alla fine devono badare al risultato economico esattamente come un tempo i Chiarella; abbonamenti,  biglietti venduti, gradimento, ma oggi in funzione della gestione-oppressione diretta dei partiti che gestiscono e manovrano a proprio piacimento e utilità, come e più di privati sebbene indossino il vestito pubblico. Ma questo il 'popolino' non lo sa (o non se ne cura); non sa (o non se ne cura) che il direttore artistico è solo espressione politica e d'interesse, e corre smanioso a vedere acriticamente quello che viene propinato e imbandito, con conseguente appiattimento e normalizzazione culturale.
La differenza sostanziale è che il teatro oggi ha perso il significato e l'importanza di un tempo, ed è stato reso inoffensivo come ormai tutte le espressioni artistiche 'fruite', (così l'arte figurativa, commercio, e la musica, tornato intrattenimento, 'bel sottofondo', come lamentava ai suoi tempi Kant, ma ora certa musica è soprattutto roba d'affaristi); mentre il cinema si è involuto in un'industria culturale con schemi fissi, e di contenuto e formali, attraverso cui, possibilmente, applicare il dominio. 
Buona e tenace lettura; il 'post' è lungo.


Cronache teatrali dall’«Avanti!»,  1916-1920

L’industria teatrale

"Politeama Chiarella: spettacoli di varietà, Cuttica, Spadaro e compagni.
Teatro Carignano: il miracolo vivente ovverossia il prof. Gabrielli che mette in sacco tutti i luminari della scienza.
Teatro Alfieri: 60a rappresentazione della compagnia d’operette di Luigi Maresca. Operette, varietà, vaudevilles di Carosio e di Cuneo, fenomeni viventi Fregoli, Petrolini, Cuttica, Spadaro e Titina.
Torino è diventata una fiera, Barnum è diventato il dio tutelare dell’attività estetica e del gusto dei torinesi.
Barnum o il consorzio teatrale: Barnum o il 
trust dei fratelli Chiarella. Lo spirito animatore è lo stesso: è lo spirito dell’accumulatore di quattrini, cieco, sordo, insensibile a tutto ciò che non sia cespite di guadagno. Se domani sarà provato che è piú conveniente adibire i teatri alla rivendita delle noccioline americane e dei rinfreschi ghiacciati, l’industria teatrale non esiterà un istante a farsi rivenditrice di noccioline e di ghiacciate, pur mantenendo nella ditta l’aggettivo «teatrale».
Fa maraviglia una cosa soltanto: che l’autorità militare, cosí fiscale quando si tratta di requisire le scuole o il Teatro del popolo di Corso Siccardi, o il teatro Regio, dove non vanno e non possono andare che compagnie che veramente vogliono offrire al pubblico spettacoli di teatro, utili per l’educazione estetica e che rappresentano il soddisfacimento di una necessità buona, risparmino invece i teatri gestiti dalla ditta Chiarella, che ormai hanno perduto la loro genuina caratteristica d’arte e servono allo sfruttamento delle velleità di divertimento volgare.
Il trust teatrale a Torino è andato un po’ troppo oltre nella sua abilità industriale, Torino è completamente tagliata fuori dalla vita teatrale italiana. A lontani intervalli vi capitano due o tre delle maggiori compagnie drammatiche per una stagione straordinaria. Torino dà molto pubblico agli spettacoli di varietà, non è mai satura di ritrovi equivoci. L’industria teatrale è entrata in concorrenza con il varietà, cerca di accaparrarsi la categoria piú redditizia di questo pubblico. Persegue cosí il suo fine monopolistico. Le compagnie maggiori sono riservate alla provincia, ai piccoli centri, dove è naturale gli attori siano pagati meno, perché i teatri sono piú piccoli e gli incassi sono minori. Il monopolio trionfa. I teatri delle grandi città, anche se adibiti a spettacoli di ordine inferiore, rimangono redditizi, perché c’è tra i 500 mila cittadini quel certo numero di individui che li frequenta lo stesso. Gli artisti di varietà sono pagati meno, e il capitale si impingua. Nei piccoli centri, è necessario il grande nome per attirare la folla; gli artisti sono pagati meno perché la piazza è secondaria, e il capitale si impingua allo stesso modo. Le grandi compagnie si dissolvono, gli attori sono costretti per vivere a dedicarsi al cinematografo; l’industria teatrale, monopolizzata, non se ne preoccupa; i suoi affari prosperano ugualmente per l’impossibilità della concorrenza, per l’abbassamento del livello estetico che fa ricercare lo spettacolo di Petrolini o di Cuttica, e non fa rimpiangere le interpretazioni artistiche di Ermete Zacconi e di Emma Gramatica.
A Torino però il trust ha esagerato nella sua abilità industriale. Non sarebbe male che alla autocrazia del capitale monopolizzato si contrapponesse un’altra autocrazia. Quale ragione superiore può ormai piú oltre far considerare intangibili i teatri della ditta Chiarella, mentre i locali scolastici sono ritenuti tangibilissimi, e tangibilissimo è stato il Teatro Regio?
Petrolini, Cuttica, Spadaro e soci avevano i loro ambienti naturali. Quale superiore ragione artistica deve piú oltre permettere che la città di Torino diventi un feudo del varietà? È doloroso dover ammettere che in una grande città debba essere ristabilito il buon costume da un provvedimento autoritario. Ma è purtroppo cosí. Le esagerazioni del monopolio non possono che essere frenate dai calmieri di Stato.
(28 aprile 1917)


L’industria teatrale

A Milano si sono radunati a convegno, nei giorni scorsi, i rappresentanti delle tre categorie interessate all’industria dei teatri: i proprietari, i capocomici di prosa e d’operetta, e gli scritturati. Il convegno era patrocinato dal presidente della Società degli autori, per cercare di appianare pacificamente le questioni sorte fra il trust dei proprietari di teatro e quelli che per il teatro lavorano. Tempo sprecato. Le questioni non furono appianate, i proprietari non cedettero di una linea: ma il signor Giovanni Chiarella continuerà tuttavia ad appellarsi alla testimonianza dei capocomici italiani perché documentino il suo illuminato mecenatismo.
I capocomici domandavano il ritorno puro e semplice alle condizioni contrattuali anteriori alla costituzione del trust: 1) abolizione della propina tre per cento sull’introito di ogni spettacolo, imposta dal trust a favore dell’agenzia Paradossi; 2) abolizione delle prelevazioni, nel senso che tutti i posti vendibili nei teatri abbiano a figurare nei bordereaux a comune profitto dei capocomici e dei proprietari di teatro, eliminandosi l’inconveniente che una parte dell’introito rimanga a profitto dei soli proprietari; 3) ripartizione proporzionale su ogni spettacolo dell’ammontare degli affitti annui per palchi e barcacce, affitti che ora vanno a totale ed esclusivo beneficio dei proprietari; 4) riscaldamento a carico dei proprietari di teatro; 5) tassa serale a carico dei proprietari di teatro; 6) per le compagnie d’operetta le spese di orchestra a carico dei proprietari di teatro.
I proprietari non accettarono nessuna di queste proposte, sebbene fossero accompagnate da questi due compensi: 1) estensione a tutti i teatri dell’aumento del 10 per cento sul prezzo dei biglietti dei palchi e posti distinti già praticato in molti teatri e devoluzione dell’aumento a esclusivo vantaggio dei proprietari per compensarli dell’aumentato prezzo del carbone e dell’aumentata tassa teatrale; 2) riduzione del 5 per cento della percentuale sugli introiti serali devoluta finora ai capocomici. I proprietari invece fecero delle controproposte che miravano a far sorgere degli attriti fra capocomici e scritturati. Non vi riuscirono. Se il convegno è servito a qualcosa, è perché ha determinato un avvicinamento tra le tre categorie che sono direttamente danneggiate dal trust: gli autori, i capocomici e gli scritturati. I capocomici hanno concesso agli scritturati un nuovo contratto di locazione d’opera, contratto unico, paga annuale senza stagioni morte.
Certo non basterà questo principio d’accordo per scompaginare il trust e ovviare alla sua azione, deleteria per l’arte, e strozzinesca in confronto di quelli che lavorano. Il trust ha possibilità di rivalsa, contro le quali solo lo Stato potrebbe intervenire. Esso può boicottare subdolamente gli artisti drammatici, e aprire i suoi locali solo al cinematografo, a Petrolini, a Cuttica, a Gabrielli. Il signor Giovanni Chiarella si è fieramente adirato quando noi abbiamo constatato i primi effetti dell’industrialismo monopolistico a Torino. Le stesse cose scrivono ora, dopo l’esperienza del convegno di Milano, anche altri giornali. E usano precisamente quel linguaggio, per il quale il Chiarella ha creduto che lo si tacciasse di volgare affarismo. Riportiamo un brano di uno di questi articoli, scritto in un giornale, che, caso bellissimo, mentre è protezionista per l’industria propriamente detta, è liberista e avversario dei monopoli per l’industria teatrale, l’unica che studi e svisceri con criteri non amministrativi:
I proprietari di teatro sono riuniti in consorzio su basi commerciali e industriali: essi tutelano i propri interessi esclusivamente: dell’arte se ne infischiano. Pensar che a un tratto questa gente si trasformi in un’accolta di mecenati o di persone che si accorgano di non speculare su delle scarpe, sarebbe ingenuità.
Il consorzio oltre aver determinato anche nei teatri di provincia non consorziati aumento di prelevazioni, e aver fatto salire il prezzo dei teatri, finisce col tutelare male anche i propri interessi spinto da necessità insite nella sua natura.
Esso infatti, smanioso di accaparrarsi quanti piú teatri gli è possibile, è diventato e diventa proprietario di teatri di secondo e terz’ordine, che non rendono niente, e che rimangono chiusi gran parte dell’anno. E allora escogita quei mezzi balordi del cinematografo, dei visionisti, degli spettacoli sportivi, dei vari Petrolini, in modo da diminuirne anche la secondaria importanza, di sviarne il pubblico, di ridurli a dei locali buoni a tutto, come le sale superiori dei caffè: per nozze, banchetti, feste da ballo e altro. Anzi, è precisamente un criterio da caffettiere che ispira il consorzio, il quale è sempre in caccia del genere o dell’individuo che piace al pubblico e domani – logicamente – farebbe qualsiasi qualità di spettacolo se non ci fossero i vincoli delle leggi sulla moralità, sul giuoco e su altre miserie. È facile intuire in quali condizioni si trova l’arte drammatica alla mercé di costoro.
Tolte due o tre compagnie favorite, perché attirano gente, le altre che pure l’attirerebbero se potessero recitare durante le stagioni migliori, sono forzatamente escluse da ogni possibilità di far bene; e siccome raramente il valore commerciale coincide col valore artistico, il consorzio favorisce il primo a tutto danno del secondo? Senza contare poi che esso grava sui capocomici in modo da rendere loro difficile la gestione della compagnia e da determinarli a rappresentazioni solleticanti i piú volgari gusti del pubblico, anche nei teatri frequentati da persone colte, intellettuali e pronte a qualsiasi visione di bellezza.
(17 luglio 1917)
Antonio Gramsci


lunedì 8 maggio 2017

Altre considerazioni sulla 'Capitale della Cultura'

Ho modo di osservare un po' da vicino la capitale della cultura di quest'anno, Pistoia. Ne ho già parlato, altre volte.
Da questa incoronazione, che cosa ne viene fuori, quali vantaggi, cambiamenti per la città?
Che in giro ci sono una manciatina di turisti in più.
Che la cultura italiana non riesce a esprimere altro che questo ormai, le eccellenze gastronomiche. 
Che a prendere i soldi sono sempre gli stessi enti culturali, solo giocattoli della politica.
Che non ci sono 'eventi' di particolare rilievo, ma gli stessi:  "Leggere la città", "I dialoghi sull'uomo' eccetera.
Che Pistoia, non avendo voluto essere la 'città degli orti', non è diventata nemmeno la 'città delle piante', ché i vivai hanno devastato, con la loro massiccia espansione, tutto il territorio, inquinandolo con i pesticidi.
Invece, cosa si osserva di diverso?
Che sulla Sala, al posto della vecchia libreria, c'è il presidio del PD per le prossime elezioni dell'11 giugno, che, partorirà nuovamente il sempre-vecchio.

Perché, via, lo scettro della città della cultura quest'anno è caduto proprio a fagiolo.

Come ha detto un giovane pistoiese: "Dal '45 qui non è cambiato nulla". Nell'immobilismo, tradizionalismo beghino della Toscana, politicamente romano-centrica e allineata, nessuna cultura sembra più immobile e stantia di quella pistoiese.

Almeno Prato ha i cinesi.

domenica 7 maggio 2017

L'inquinamento ci fa un baffo

Tutti dietro alle elezioni francesi, o ad altri argomenti che i media ci mettono nel pastone quotidiano.

A tal punto che nemmeno più facciamo caso ai disastri ecologici, come quell'incendio del deposito di plastica ad Ardea (Roma), per cui le scuole rimarranno chiuse fino a martedì; per cui non si potrà raccogliere ortaggi; per cui le finestre di 21 comuni dei Castelli Romani sono ancora chiuse. E tante altre storie simili per il mondo, ma nessuno ci fa più caso.

Ormai l'inquinamento ci fa un baffo.

Persecutore socialaro

Wanda, finché è possibile, sempre la seconda.


"Persecutore socialaro

Sta sempre là
davanti a quello schermo
sulla sedia

segue e vede
socialaro

spione pensionaro
che faccio e scrivo mo'
che metto e dove sto.

E nun gl'abbasta mai.

Persecutore
me sembra un po' mannaro
piuttosto di se stesso,
ormai l'occhietto è lesso,
poraccio, è tutto verdamaro
a forza de seguirme
giorno e notte
che nemmeno dorme...

Alla fine che dici lo denuncio
o lo mando affancullo e ce rinuncio"?


Wanda Romana



Quando recitare è scrivere

Sotto una pioggia torrenziale, che un po' ha frenato anche l'arrivo degli spettatori, ho recitato Stupida (una vita in trappola).
Mi sono trovata in perfetta sintonia con il mio personaggio, senza saltare una virgola del testo che, studiato bene, avevo rivisto e approfondito proprio attraverso le prove.
La scrittura drammaturgica arriva anche sulla scena, a tal punto che ho capito ormai che  per me recitare è soprattutto un modo per riscrivere, ripensare, aggiustare il testo. E quindi anche i personaggi.


Recitare è scrivere. Probabilmente per questo ho voluto riprendere Stupida che, come ho detto al pubblico, non mi ha mai annoiato in questi giorni di prove solitarie e profonde, dove la ripetizione quotidiana non mi ha mai soffocato o saziato, se non l'ultimo giorno, quando il lavoro era ormai maturo.
Il pubblico, stretto e compatto, vicinissimo e attento, è stato poi caloroso e, come accade sempre a tutti quando qualcosa ci ha 'preso', non ha voluto lasciare subito la piccola sala.
Alcuni, dopo la chiacchierata finale a dramma  concluso (o commedia?), hanno così commentato sul "Quaderno":

" ' La palla storta fa il buco dritto': bravissima." (Sara).

"Un bagno come un confessionale, come un lettino dello psicanalista. Una situazione claustrofobica per esplorare l'universo femminile. Tra amarezza e ironia. Bello il testo. Bella l'interpretazione." (Grazia F.).

"Una magnifica serata per ribadire una stagione teatrale bellissima e densa". (Beppe).

"Complimenti, Maila, veramente un bello spettacolo, un personaggio quello di Viola, che ho 'sentito' molto mio. E' molto facile per noi donne sentirsi molto spesso stupide. Alla fine però il riscatto di questa donna mi è piaciuto molto.!...Grazie, per aver creato un personaggio come Viola.
Una donna, che a causa di un incidente domestico, (rimane chiusa dentro il bagno della sua abitazione), in un dialogo che vira dal comico al drammatico, dovrà fare i conti con le proprie inadeguatezze, paure, sensi di colpa, solitudini. Un testo ed un personaggio che danno molteplici spunti di riflessione...Uno spettacolo vero ed intelligente, da non perdere". (Angela B.).

Riscossa di Prato: trucco e paccottiglia ci sono eccome

Il SOLE 24H dedica a Prato un articolo: "La riscossa di Prato: una provincia senza trucco". (1) Nell'articolo si celebra ...