venerdì 20 gennaio 2017

Non solo la Festa delle Luci, anche il resto si spenge

L'Amministrazione di Prato ha detto no a una nuova edizione della Festa delle Luci, per dare chissà un (tardivo) segnale alla comunità cinese che vive quasi del tutto decontestualizzata dalla città e dai suoi abitanti, con regole tutte sue. La festa avrebbe dovuto, a detta degli organizzatori, aiutare l'integrazione. Ma l'integrazione non c'è.

Della festa mancata hanno discusso ieri al circolo Curiel, che si trova nel cuore del Macrolotto 1 (non si può dire più China Town), zona già 'fabbricamente' squallida, e ora, con la comunità cinese che la usa e getta, non migliorata.

Ho scoperto che dietro la Festa della Luci c'è la signora Cristina Pezzoli, un tempo anche direttrice artistica del Teatro Manzoni, a cui invano chiesi udienza, e che ora è presidente (?) dell'associazione Compost. Nessun rancore verso la signora, che vedo come si barcameni, anche lei!, nel girone di un teatro ormai in totale tramonto.

Piuttosto osservo che la Sinistra, che tutta si compatta a favore di queste feste d'integrazione, se ne freghi letteralmente di altre realtà periferiche o disagiate, che lascia morire con la sua consueta indifferenza assassina.

Non fece così con la Bottega d'Arte Comune di Iolo?
Non fa così con noi, il Teatro La Baracca, dove molti di questi fautori dell'integrazione non si sono mai degnati di venire? Eppure noi siamo in difficoltà, né Comune né Regione né altri ci aiutano a continuare, e sono sicura che sarebbero ben contenti se annunciassi di dare forfait.
Lo faremo? Chissà! Certamente loro, che piangono così tanto per quelle luci spente, non farebbero altrettanto per le nostre o quelle di altri.
Non gliene importa nulla delle realtà culturali, e molti personaggi viaggiano soltanto nei binari della strumentalizzazione politica.

Rigopiano, o del mistero

C'è qualche immagine di quello che sta accadendo all'albergo di Rigopiano in Abruzzo in questo momento? Dei soccorsi per tentare di salvare 30 persone o recuperarne i corpi? In un mondo di dirette, di comunicazioni, informazioni, di giornalisti eccetera, nulla trapela da lassù in questo momento. Anzi, da ore nessuno sa niente. Nemmeno una comunicazione telefonica, nulla. Oppure mi sbaglio? C'è una situazione così avversa e impossibile, oppure non si vuole mostrare quello che accade?

giovedì 19 gennaio 2017

Li hanno lasciati soli

Alla fine i terremotati li hanno lasciati soli. Totalmente.  Tutti i giorni ci lasciano soli, nella nostra miseria quotidiana, mentre loro, in quanto rappresentanti del nulla, i politici della nostra Repubblica, a vario titolo se ne vanno a destra e a sinistra - ora molto in Europa ad aumentare la nostra miseria -  e, in cambio della loro acquiescenza, incassano i loro grassi emolumenti. (Molti dei nostri soldi non vanno a chi ne ha bisogno, ma vanno all'Europa, al mantenimento del sistema, e vanno alle banche). Fanno, diciamolo, davvero una bella vita.
Noi, nella nostra miseria quotidiana riusciamo comunque a sopravvivere. Ma i terremotati no, non possono farlo. Avrebbero dovuto almeno farsi vivi, i nostri rappresentanti del nulla, e darsi molto più daffare. Non si sapeva che sarebbe arrivato l'inverno? Ma dopo tante promesse nel vuoto, ora più prudentemente tacciono o dichiarano di 'stare in constante contatto con la protezione civile'. 

Ma come, hanno resuscitato in tre giorni Gentiloni, che io non ho nemmeno creduto un secondo che lui avesse avuto il problema al cuore. Problema al cuore?! Ma lo sapete, come funziona, il problema al cuore? Che quando ti prende, e ti fanno una operazioncina ina ina, e te ne stai almeno almeno quaranta giorni fermo immobile altrimenti rischi di morire un attimo sì e uno no. E invece no, dopo una manciatina di giorni Gentiloni ha presieduto il consiglio dei ministri ed è andato subito anche a Berlino!  Superman? Potere della scienza medica? Io, boh, non ci credo.

Vi ricordate quando Renzi twittava (oh, il potere del 'tweet'!): "Approvato stamattina il decreto legge #terremoto. Avevamo promesso che non vi lasceremo soli. E così faremo. Tutti insieme"?
E Mattarella, il giorno del lutto nazionale del 27 agosto: "Non vi lasceremo mai soli. Non vi preoccupate. Faremo tutto per starvi vicino".
Solo per ricordare alcune dichiarazioni. Tutto stramaledettamente falso. Ora tacciono. Il disastro e l'incuria e l'indifferenza è talmente grande che preferiscono tacere, i loro consiglieri di cacca suggeriscono così.
Renzi intanto cerca di tornare a giocare, e scalpita, come un calciatore messo in panchina. Altro che pensare al terremoto. Cosa gliene frega, a lui e agli altri, che pensano solo alla loro misera carriera nel nulla, che però consente una vita ricca e importante? Cosa gliene frega se i soccorsi non arrivano, se la gente muore seppellita dalla neve, se ancora sta nelle tende, se nelle roulottes, se dove e perché!

E poi i soldi che alla televisione i vari TG chiedono, tramite gli sms, che se non li dài, ti fanno sentire una miseria umana? 
NON LI DATE!, è sicuro che non vanno ai terremotati, o ne vanno molto molto pochi e diluiti talmente nel tempo che costituiscono solo magri lenitivi!

Io sono disposta a dare i soldi solo direttamente alle famiglie che ne hanno bisogno. Dovrebbero istituire una lista delle famiglie, delle persone che sono in difficoltà, con i vari conti correnti dove poter dare i nostri soldi, direttamente a loro. Perché nessuno c'ha pensato? Direttamente noi a loro, senza i macabri intermediari, i succhiasangue o i proclami piagnucolosi dei telegiornalisti lecchini-becchini, non con gli SMS!

Solo qualche giorno fa mi chiedevo: - E le promesse a che punto stanno? E le casette, gliele avete date?

E qualche campione della falsità invita anche a non 'polemizzare"!
La nostra classe politica è da spazzare via, senza alcuna pietà, per nessuno. E' questo il sogno nel cassetto di molti italiani. Sappiatelo.


http://primaveradiprato.blogspot.it/2016/12/domanda-terremotata.html

mercoledì 18 gennaio 2017

La media del 6: sempre più asini e schiavi

Prima dell'esame di scuola media, mio padre fu chiaro: se vuoi andare al liceo, devi arrivare almeno con la media del 7. Almeno.
-Altrimenti, disse, vai dal Gori a lavorare-. La fabbrica Gori era in via Galcianese a Prato.
Ero una ragazzina indisciplinata e ribelle, e mio padre mi aveva fatto 'provare' la fabbrica durante l'estate; così, diciamo per gioco. Non facevo niente di particolare, osservavo. Imparai a distinguere i tessuti, e tante altre cosette, ma non mi piaceva. Lavorare sì, ma prima volevo studiare. A scuola facevo di testa mia, e questo non piaceva. Le insegnanti dicevano a mia madre: "Legge romanzi, scuola il flauto, tutto invece che studiare la lezione...". Mio padre fu inflessibile. Allora mi misi di buzzo buono, e riuscii a passare come dovevo. Liceo!
In famiglia tutti erano stupiti. Ma sia, una promessa è una promessa...
-Eh, diceva la nonna, ha preso dagli Spinelli, gli anarchici di Carmignano. Tutta gente semplice, ma appassionati studiosi autodidatti...-

I miei vecchi, alla notizia che si può passare all'esame anche con lo striminzito 6, scuoterebbero la testa.
Ma tant'è. La scuola renziana è una scuola ancora più asina e gli allievi, come ho modo di verificare troppo spesso a teatro, passano gli esami poco preparati, con sempre meno letture e abilità mentali; e meglio così, ché devono essere pronti per essere schiavizzati nel mondo del lavoro.

La scuola-azienda non vuole formare l'individuo, ma il lavoratore-consumatore.



martedì 17 gennaio 2017

Capitali della cultura? Non ci servono, aboliamole

Ora diciamolo a chiare lettere: chi la cultura la fa e la produce veramente, non ha bisogno delle Capitali della Cultura.

Servono ai sistemi di partito e alle relative occupazioni. La cultura, chi la fa la produce, non vede che misere briciole e insensatezza da tutte queste celebrazioni e spostamenti di danaro verso enti ed entità che perdurano nel loro moto costante e scollegato con il territorio.

La cultura deve essere ripensata  nel suo senso primo, di 'colvitazione' dell'uomo, dei suoi saperi, delle sue abilità, della sua inventiva, della sua emotività, del suo processo critico nei confronti della società in cui vive e lavora.

Bisogna che la politica smetta di 'coltivare' solo gruppi di potere in un sistema autorefenziale e d'occupazione, che porta a un totale isterilimento del processo antropologico.

E' necessario che questi signori che parlano e sproloquiano si interroghino dei danni che stanno compiendo e che hanno compiuto in questi anni, distruggendo le culture locali e popolari, le periferiche tutte in primis; e poi anche tutte le potenziali spinte giovanili o di contrasto o di opposizione.

Basta con questi personaggi che parlano e pontificano 'sulla cultura' non sapendo cosa dicono, che pensano solo alle loro miserie carrierine politiche.

Lo stesso concetto di 'capitale della cultura' è funzionale al sistema che deve autocelebrarsi e mettersi in vetrina su facebook o altrove. C'è ben poco da mostrare, ed è tutto uguale e misero. Convenzionale. Peccato che i giovani si lascino infinocchiare da una manciatina di euro e dalle finte 'officine giovani', ormai vecchie e decrepite.
Andrebbe occupato tutto e mandato a casa un bel po' di gente.
Purtroppo non ci sono più i giovani di una volta, ormai sono tutti o quasi addomesticati e immesiriti nella ricerca del lavoro che non c'è.

lunedì 16 gennaio 2017

L'aeroporto di Firenze sarà il più bello di tutti

Oltre a un nuovo 'grande forno' per i defunti, per i vivi della Piana ci sarà anche la 'grande pista',  nuova e più bella di tutte, dell'aeroporto di Firenze. E sarà costruita anche per i visitatori della grande Firenze, notoriamente una delle città-set italiane più significative. E sarà costruita anche per i visitatori bevitori intenditori sommelier del fine settimana del grande Chianti. E sarà costruita anche per i cercatori del 'paese autentico set alle olive' della grande Toscana...
Un alto e profondo futuro ci aspetta, fulgido e limpido, toscano; che grande film al cipresso vedremo qui prossimamente nei cieli e sottoterra.

La Nazione, data di oggi
«La nuova pista a Firenze sarà pronta nel 2020 Bologna stia serena In cielo c’è spazio per tutti»
Olga Mugnaini
FIRENZE
«Mi sembra legittimo per l’aeroporto Marconi aspirare ad essere la porta di Firenze. Ma detto ciò, fra volere e potere...». Se derby deve essere, derby sia. Il vicepresidente esecutivo di Toscana Aeroporti Roberto Naldi, ha lasciato che fossero i due sindaci, Virgilio Merola e Dario Nardella, a becchettarsi su chi avrà lo scalo più bello. Ma qualcosa da dire ce l’ha anche lui, visto che intende portare a casa la nuova pista di Peretola entro il 2020.
Dottor Naldi, a dicembre c’è stato l’ok sulla Via. Ma da allora è tutto fermo. Cosa manca?
«Manca il decreto interministeriale. Ma va considerato che nel mezzo c’è stato un cambio di governo. Adesso mi auguro che nelle prossime settimane venga pubblicato.
Cosa vi aspettate? Siete preoccupati dalle prescrizioni?
«Siamo molto tranquilli. Stiamo lavorando, sapendo che nel masterplan per la proposta di Via avevamo inserito molte attività di compensazione e mitigazione per decine di milioni di euro. Non credo che saranno grandi rivoluzioni. Ci saranno dettagli in più, ma non ritengo che le prescrizioni cambieranno il progetto rispetto all’investimento globale programmato».
C’è un aspetto che, comunque, vi preoccupa più di altri?
«Diciamo che di fatto è il primo aeroporto nuovo che si fa in Italia, in un ambiente delicato, urbano, complesso, in una piana sulla quale ci sono vari punti di vista: c’è chi la vede come la giungla intoccabile dove bisogna fare attenzione perché all’improvviso possono spuntare gli animali. E chi invece la vede come una stratificazioni di rifiuti».
Avete anche reperti archeologici da gestire nella piana.
«Sì, e anche per questi abbiamo previsto una serie di scavi e di verifiche archeologiche. Come gruppo stiamo facendo uno scalo vicino al Machu Picchu, stiamo tagliando un pezzo di montagna per fare una nuova pista e un aeroporto in un ambiente che prevede il massimo di attenzione».
Per voi, risolvere le criticità di Monte Morello è uno scherzo.
«Già, però in Italia è tutto più difficile. L’attenzione rispetto alla Via è impegnativa ma che siamo abituati alle situazione complesse quindi non siamo spaventati. Ma soprattutto siamo pronti a fare tutto quello che sarà necessario».
Torniamo alla rivalità Firenze Bologna. Prima il Vespucci era in concorrenza col Galilei, ora lo è col Marconi. Ha una logica questo conflitto?
«Vediamo i numeri: nell’anno passato sono cresciuti tutti e tre: Bologna, Firenze e Pisa. Riconosco che Bologna ha un bell’aeroporto, ha ancora un problema di collegamento diretto ma una volta risolto questo aspetto ha un bel bacino di utenti e mi sembra legittimo che abbia l’ambizione a voler essere anche la porta di Firenze. Certo è che noi già oggi cresciamo nonostante le difficoltà infrastrutturali. E continueremo a crescere, non necessariamente portando via il pane di bocca a Bologna. I tre aeroporti possono convivere tranquillamente».
Chi vorrà venire a Firenze non passerà da Bologna.
«Tanto per cominciare Bologna ha molto traffico low cost, così come Pisa. Firenze no. Questo per dire che stiamo parlando anche di tipologie di viaggiatori diversi. Bologna ha messo da poco Emirates, Pisa ha Qatar e presto anche noi avremo Emirates. Sempre dal Galilei abbiamo iniziato i voli diretti per Mosca e quando ci sarà la pista avremo gli stessi collegamenti anche da Firenze. Ma va tenuto conto che ci sono tipologie diverse di turisti. Chi viaggia per pochi giorni, per piacere o per lavoro – ad esempio per Pitti – dai maggiori hub del mondo, se può arrivare direttamente a Firenze sceglierà sempre il Vespucci.
Cosa risponde al sindaco Merola che ha detto che i fiorentini sono parolai e che non faranno mai la nuova pista?
«Non voglio entrare in un problema fra sindaci. Dico che noi stiamo spendendo e investendo sia su Pisa sia su Firenze, per ingrandire i terminal, rendere gli scali sempre più accoglienti, per gestire meglio i flussi, per migliorare il servizio anche in queste fasi intermedie».
Quando si inaugura la pista di Firenze?
«Intanto la conferenza di servizi ha tempi precisi, non è più come una volta che può durare ad libitum. Sarà un passaggio complesso ma non può durare anni. Nel frattempo noi stiamo lavorando».
Una data?
«Per fare la pista bastano 18 mesi. Diciamo, si inaugura nella prima metà del 2020».

sabato 14 gennaio 2017

Fornone metropolitano 2: ora c'è anche la 'santa alleanza'

Forza forza
non c'è più tempo
l'urna preme
la civiltà.
Oppoerimorti
icché si fa?
La Morte chiede
li fai aspetta'?
Tutti i pratesi si fanno bruciare,
che domanda, non vedi l'uguale,
è questa l'ultima moda ufficiale.
Brucia tu che brucio anch'io
quanta ricchezza che ben diddio!
Se tu fai l'impiantino...
io t'assicuro il vo...icino.
Icchè?
Il vo...
Icché...
...icino.

Da La Nazione di oggi: "Un pratese su due si fa cremare. In cinque anni boom di richieste". Costituito un comitato. Anche Prato abbia l'impianto".
NEL 2016 il 45% dei pratesi deceduti ha chiesto di farsi cremare. Il numero emerge dall’ufficio di «Stato Civile» del Comune e rende sempre più attuale il problema della mancanza di un forno crematorio in provincia. Su un totale complessivo di 2155 persone morte nell’anno appena passato, ben 980 - quindi quasi la metà - sono state cremate. E questo ha comportato non pochi problemi alle famiglie già colpite dal lutto. In media, dal giorno del funerale c’è da aspettare almeno una settimana prima che ci sia posto in uno dei forni crematori convenzionati con Prato: cioè Pistoia, Livorno e Bologna. Un problema di non poco conto, che si affianca anche ai costi maggiori per il servizio, a causa delle spese di trasporto. Partendo da questa situazione, proprio in settimana è stato costituito il nuovo comitato per il tempio crematorio a Prato. Un movimento che raggruppa Socrem, Pubblica Assistenza, Croce d’Oro, Misericordia, Croce Rossa, Avis e Lidu (Lega italiana per i diritti dell’uomo). L’obiettivo è quello di fare pressione per inserire al più presto l’argomento nell’agenda della giunta Biffoni. «Il nostro è un comitato apartitico – spiega Tommaso Caparrotti, uno dei soci della Socrem – che vede tutte le associazioni del territorio d’accordo. Vogliamo dare una svolta sul tema e raccoglieremo anche le firme per rappresentare quel 45% di pratesi che nel 2016 hanno chiesto di farsi cremare. Vogliamo dire agli amministratori che la città chiede una svolta. Basta parole, facciamo qualcosa. Chiesanuova non andava bene come posto? D’accordo, allora individuiamone un altro». Negli ultimi anni, come confermato anche dagli uffici del Comune, si è assistito ad un vero boom di richieste di cremazione. Nel 2015 sono state cremate 874 persone decedute, nel 2014 il numero era di 810, mentre nel 2011 si scendeva fino 637. Il comitato per il tempio crematorio pensa anche ad un’alleanza con Campi, Calenzano e Montemurlo. «Se non è possibile trovare in città una collocazione alternativa a Chiesanuova – prosegue Caparrotti – allora pensiamo ai comuni limitrofi, nei quali alcuni sindaci hanno già dato la loro disponibilità. Ma non restiamo fermi. Altrimenti qui passa un’altra legislatura e si perde altro tempo». Il comitato ha anche le idee chiare sui servizi a corredo di quello di cremazione. «Serve uno spazio abbastanza grande – conclude Caparrotti – nel quale potere dare ospitalità anche alle cerimonie funebri diverse dal rito cristiano. Sto pensando a quelle dei cinesi o della comunità musulmana. D’altronde uno spazio simile in città non esiste e invece ce ne sarebbe bisogno. Noi chiediamo che la politica si assuma il compito di scegliere e non si faccia fermare da un gruppetto di comitati, che provano a bloccare ogni progetto in questa città».
Stefano De Biase

venerdì 13 gennaio 2017

Fornone metropolitano

Mancava da qualche tempo l'articoletto locale, a Prato, sul forno crematorio. Ma è arrivato.
I familiari piangono i defunti nella lunga attesa di passare a miglior cenere; le 'associazioni'  (le solite, si presume: Pubblica Assistenza, Misericordia, Croce Verde...) aspettano. Oh, come aspettano a gloria l'arrivo di questo grande forno. E allora ci vuole, ci vuole, ci vuole!
Forno per l'aldilà che ora il capogruppo del PD locale Lorenzo Rocchi propone di realizzare insieme a Campi e Calenzano, e non più a Chiesanuova, in modo da  pensare addirittura a un Fornone Metropolitano.
Lo faranno a Gonfienti nei pressi dell' area archeologica  già cimitero?   O non lontano dai Gigli? Ma sì, là, verso la zona industriale, dove già c'è un alto tasso di ogni genere di inquinamento e abbrutimento, sarebbe proprio consolatorio veder bruciare e piangere il proprio caro...


«Attese fino a dieci giorni Serve un forno crematorio»
«LA COSTRUZIONE di un tempio crematorio a Prato non può più essere rimandata. Ci sono momenti dell’anno in cui passano anche dieci giorni prima che il defunto venga cremato. E questo comporta un prolungamento del dolore per le famiglie. Tutto questo è inaccettabile, il Comune deve farsi carico del problema e trovare una soluzione». Il capogruppo del Partito Democratico, Lorenzo Rocchi solleva nuovamente il tema della mancanza di un forno crematorio a Prato. Una esigenza sempre più sentita in città, visto che negli ultimi anni è in costante crescita il numero di coloro che scelgono la cremazione. Il progetto di costruirne uno all’interno del cimitero di Chiesanuova (promosso dalla giunta Cenni) è stato abbandonato e ora manca una valida alternativa.
«Le famiglie pratesi sono costrette a rivolgersi alle strutture fuori provincia – spiega Rocchi – Con Firenze non siamo convenzionati e quindi va cercato posto fra Pistoia, Livorno e Bologna. Il fatto è che spesso passano anche dieci giorni fra il funerale e il momento della cremazione. Senza dimenticare che ci sono costi maggiori derivanti dalle spese per lo spostamento della salma. Penso che una discussione non sia più rimandabile».
IL CAPOGRUPPO del Pd individua due possibili soluzioni. «Da un lato c’è il progetto di costruire un tempio crematorio a Prato – dice – Dall’altro potremmo allearci con Campi Bisenzio e Calenzano, con cui ci sono già contatti in corso, e pensare ad un forno d’area metropolitana. In tutto questo c’è la posizione del Comune, che deve individuare il posto giusto dove realizzarlo e creare le condizioni per il permesso a costruire. In seguito la palla passerà nelle mani delle associazioni».
Rocchi però non vuole sentire parlare di speculazioni. «L’area del cimitero di Chiesanuova non era quella giusta – prosegue – risultava troppo vicina alle abitazioni. Ora, o se ne cerca un’altra sempre all’interno di un cimitero oppure nella zona industriale. L’importante è che il progetto si limiti a svolgere il servizio di cremazione e non che si pensi a ristoranti, bar o altre strutture commerciali da inserire all’interno degli spazi del tempio».
La scelta del metodo di cremazione farà sicuramente discutere. «Qui non entro nel merito – conclude – Dico solo che dobbiamo cercare la migliore tecnologia esistente. Poi la scelta la prenderanno i tecnici. La soluzione proposta in passato dai grillini di liofilizzare i cadaveri mi sembra invece irricevibile, anche perché non è prevista dalla legge».
Stefano De Biase  (La Nazione, Prato, 12 gennaio 2017)

giovedì 12 gennaio 2017

Occhineri, Di Legami o dell ''ars venenandi'

In seguito allo scandalo delle presunte spie Occhineri (che controllavano mail e comunicazioni di personaggi importanti), il dirigente della Polizia Postale Di Legami, a quanto dicono vecchio e sapiente sbirro, è stato subito trasferito altrove, perché...'colpevole'.

Già, come volevasi dimostrare...infatti, anche considerando che il dirigente non sia stato proprio irreprensibile, è cosa nota e nostra lo spostare un funzionario che si è comportato troppo diligentemente e non doveva in una faccenda scandalosa, e lo si trasferisce proprio per punirlo. E' la cartina al tornasole della cattiva coscienza.

In un articolo de L'Huffington Post, subito si accusa il dirigente nel titolo: "Cyberspionaggio, la talpa dei fratelli Occhionero è un poliziotto", ma poi il contenuto dell'articolo sconfessa il titolo stesso.

"...Di certo negli ultimi mesi il responsabile della polizia postale Roberto Di Legami, rimosso dall'incarico dal capo della polizia Franco Gabrielli, davanti al comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti aveva lanciato più di una volta l'allarme per una sconsiderata assenza di un protocollo di sicurezza in grado di tutelare le strutture di comunicazione di uomini e banche dati dello Stato.
Come conseguenza di questo allarme, il Copasir aveva avviato un'inchiesta per capire le dimensioni del problema e come risolverlo. Soprattutto riguardo al centinaio di agenzie private che svolgono compiti di intercettazione per conto delle varie Procure italiane, ed entrano quindi in possesso di informazioni estremamente delicate...
"

Da questo passo sembrerebbe piuttosto che Di Legami sia stato rimosso solo perché ha compiuto 'il suo dovere'! E questo, eventualmente, non sarebbe certo il primo caso.
Anzi, in certi ambienti, è l'ars venenandi.


http://www.huffingtonpost.it/2017/01/11/talpa-occhionero-poliziotto_n_14104416.html

mercoledì 11 gennaio 2017

Cambiamenti nel programma del Teatro La Baracca

Comunicazione di servizio per gli amici del Teatro La Baracca:
domani, giovedì 12 gennaio, finalmente, potrò riprendere il lavoro (ah, l'influenza!) e quindi il "Corso di Drammaturgia" parte regolare, alle ore 21. Non presentatevi con richieste strane, del tipo che qualcuno mi ha fatto al telefono con domande sul genere: "Ma alla fine si recita?". No, non si recita, è un corso di drammaturgia, non di recitazione.  Non presentatevi con i vostri strasoffocanti palmari accesi, con le luci del pippo a illuminare le facce spettrali. Altrimenti restate a casa. In Baracca sono vietati. Portatevi un quaderno e una penna, basta.
Domenica 15 gennaio torna per l'ultima replica Pagliaccia Secca SOS: mi raccomando, NON arrivate alle 17 in gruppo come la scorsa domenica, eh; l'orario è alle 16,30! Ero malata e sono morta, nonostante gli applausi.
Infine, a causa della forzata inattività - ma in fondo a quelli come noi sempre benefica -, con Gianfelice abbiamo deciso di spostare di una settimana il debutto di Io e Federico.
Son viva.

martedì 10 gennaio 2017

Quando scrissi a Zygmunt Bauman

Nel marzo del 2015, in occasione della sua conferenza sulla cultura a Prato, scrissi una lettera a Bauman,  di cui anche  Il Tirreno riportò notizia. (1)
Ora, che è morto, tutti lo citano, nei social, banalizzandolo. E' inevitabile. Io conobbi la sua opera diversi anni fa all'università a Roma, quando non era ancora una celebrità.
Purtroppo, la conferenza del 2015 non fu un gran ché, anche a causa delle domande 'normalizzanti' rivolte al sociologo, che evitarono di porre, fra altre, la questione centrale e sempre attuale dell'artista servo e asservito.
Il fatto è che certi personaggi sono ormai chiamati a parlare e a tener conferenze solo per creare l'evento funzionale alla propaganda, a cui serve il clamore e l'afflusso di pubblico, non certo per approfondire questioni o argomenti.


Signor Bauman, 

so che Lei terrà una conferenza sulla cultura al Museo Pecci di Prato.
Forse Lei non sa che in questo paese, l'Italia, essere artisti o intellettuali sul serio, è sostanzialmente proibito.
Ed è anche proibito dirlo; è tabù.
Si può essere intellettuali solo in maniera asservita.  L'artista 'diverso' e libero non è più bruciato sul rogo, ma in qualche modo la sua esistenza è impedita.  Oltre a essere invidiato, gli si tagliano i fondi, lo si isola, lo si umilia. 
Se della sua arte egli ne vuol fare un mestiere, è costretto alla fine a omologarsi e a omaggiare il potere o il potente. E questo accade oggi con maggior accanimento che nel passato, anche grazie al controllo e al commercio  cui siamo costretti.
Una volta diventato 'cortigiano', l'artista e la sua arte finiscono per avere ben poco senso.
Oggi l'arte è tollerata e così bene commercializzata, usata per il turismo eccetera, perché è come una vespa senza pungiglione.
Infatti il problema che si pone, e proprio nei luoghi dell'arte deputati dove Lei andrà, non è tanto l'ipertrofia produttiva o i troppi artisti; le troppe mostre o  i troppi spettacoli, insomma gli eventi in eccesso, come qualcuno paventa, ma proprio il fatto che l'arte non punga più, e per questo incida ed emozioni sempre meno.
E paradossalmente, proprio per questo, ce n'è invece sempre più bisogno, ove la quantità deve supplire alla qualità mancante.
Dunque fare cultura, essere intellettuali o artisti, oggi, è proprio questo: indossare l'abito della vespa, ma senza pungiglione.

Maila Ermini


Mr. Bauman,
I know you will give a lecture on culture at the Museum Pecci.
Maybe you do not know that in this country, Italy, to be artists or intellectuals seriously, is essentially prohibited.  It is also forbidden to say it; it is taboo.   
You can be intellectual in a subservient way only. The artist who is'different'or  free is no longer burned at the stake, but somehow his existence is prevented.  In addition to being envied, the funds are cut, he is isolated and humbled.

If he wants to do a job of his art, he is forced in the end to homologate and to pay homage to the power. And this is happening today with greater fury than everbefore, thanks to the control and trade of us that we are forced. Once he becomes 'courtier', the artist and his art has no more meaning.

Today art is tolerated and so well marketed, used for tourism and so on, because it is like a wasp without sting. In fact, the problem is, and exactly in the places dedicated to art where you will go, not so much productive hypertrophy or too many artists, too many exhibitions, performances, short events in excess, as some fears, but the very fact is that art does not sting anymore, and for this it affects and moves less and less. And paradoxically, precisely for this reason, there is an increasing need of it, 
where the amount has to make up for the missing quality. So, do culture, be intellectuals or artists today is this: wear the dress of the  wasp, but stingless.