giovedì 22 giugno 2017

Disertate gli immobili!

Naturalmente non sono io che scrivo queste parole, mi sono state dettate da Carmelo Bene. Chi mi legge sa che ogni tanto mi appare in sogno. Anzi, spesso mi appare sotto forma di incubo del te(a)tro.

"Se potete, non andate nei teatri immobili.  Vi si fa spettacolo, non teatro! Al massimo diventa TE(A)TRO!
Per questo, anche se il 'prodotto' in sé può esser diciamo 'buono', in un teatro immobile si guasta subito, e diventa 'spettacolo', spettacolo immobile!

Il motivo di questo immobilismo è questo: nei teatri 'immobili' vige la legge dello scambio del borderò, della ruffianeria, della politica più bassa. Gli stessi direttori sono espressione di questa politica, e hanno tutto l'interesse per mantenerla. Nessuno protesta, nessuno dice nulla; nessuno vi farà sapere della cacca del teatro!

Il teatro, quello che ha di più temibile - atto di ribellione, rivolta, sconquasso - , non si trova là, se non di rado, sporadicamente. Come un errore.

Disertate gli immobili!

I direttori degli 'immobili' non possono prendere se non compagnie già sovvenzionate, altrimenti non vale il borderò e non possono ricevere altri finanziamenti. Questo sistema è soffocante, è assurdo, rende il teatro mediocre e misero. Oltre a essere totalmente anti-economico e 'razzista'. I direttori e i loro sodali - assessori direttori dei direttori, direttori funzionari - sono i primi affamatori dell'arte scenica!

Non siate i carnefici del teatro!
Smuovete gli immobili, disertate!

-Per recitare nei teatri italiani...bisogna essere, sovvenzionati, assistiti dallo Stato, quello che si occupa dei mediocri...sennò alla mediocrità chi ci pensa...se io voglio andare all'Eliseo...vengo da te, vengo a percentuale...no, non possiamo far niente...perché io per far questo devo già usufruire dei denari dei contribuenti...sennò il gestore dell'Eliseo non lo può fare in quanto non gli verrebbe dallo Stato riconosciuto il borderò, cioè le sue spese, le spese del personale...o bisogna essere assistiti tre volte, e più si è assistiti più si è mediocri...-". 


mercoledì 21 giugno 2017

Anno dei miracoli


Nella rivendita degli artisti

-Prego signora, signore, che vuole?

Io cerco artisti alla moda
Artisti che mi faccian la broda.

-Ah sì, certamente!
Guardi la sfilza di gente
Che abbiamo apposta per Lei!

L’artista lo voglio ruffiano
Mite umìle alla mano.

-E questi son tutti così…

Ah, sì? Lo voglio per metterlo là
Dove mi piace che sta.

-Qui stanno tutti così
in tempo di crisi, sì sì.

Ecco io voglio l’artista
fedele, amico parente…
sicuro sicuro, sennò niente.

Lo voglio si può? di partito
Magari lindino e amico.

Oppure sia controcorrente
Ma senza fastidi, per niente.

-Un controcorrente garbato
polemico misurato?

Sì, ma non troppo…

-Può essere a volte drogato,
maledetto ma tenuto?

Ma sì, se è una cosa decente,
può andare certo un...protestante.
Mi serve anche il ceralaccato
Per le vetrine di qua di là
Della regione e chissà.

-Per caso…deve essere messo
Sul palco e premiato?

Eh, sì. Per le tante varietà
di feste e teatri in città.

-Abbiamo sì, la …fa per Lei,
e minore e maggiore, direi.

E sempre si possa concludere
battendo le mani e ridere.

-E questo prodigio le va?
Non dice un ma fuori posto.
E quello poi là,
è tanto tanto bravino;
e questa, sì, graffia un pochino,
ma basta chiamarla,
e si lima...la ciarla.

Son certificati, andrà?

-Ma sì...

       ...E il costo?

-Non costan poi molto
E poi lo vedrà, saran miti ...
Che faccio, il pacco lo avvolgo?
Li prende così, o spediti?



martedì 20 giugno 2017

Ma dove andate, ragazzi, a farvi sfruttare nella City?

Ma dove andate, ragazzi, a lavorare a Londra?
Andate a farvi sfruttare nella City? Nel mondo della totale assoluta de-regolamentazione, e a tal punto la vogliono fare che si sono inventati la 'Brexit'?
Aprite gli occhi: andate là e lavorerete 12 ore al giorno in qualche studio di architettura; quello che guadagnate lo dovrete dare, in gran parte, per l'affitto di qualche casa di m...a, che prende fuoco con molta facilità.

E invece, siete pure contenti, e postate le vostre foticine sui social e vi autocompiacete col mondo di essere arrivati a tanto!

Siete giunti a farvi sfruttare, contenti, dai pescecani di tutto il mondo, che contribuiscono a rendere Londra una delle città più assurde d'Europa.

E' vero, da noi al Sud esiste ed è florido il caporalato: ma almeno questi schiavisti primitivi si possono ancora denunciare e combattere (un pochino, via); là no, gli schiavisti sono raffinati e protetti dai governi, finanziatori e al sicuro. 

lunedì 19 giugno 2017

L'entroterra milanese

Quando mi inoltro nell'entroterra milanese, di solito con uno spettacolo, ho la sensazione viva della 'marzianità'. Entro in un territorio devastato, dove il passato è stato cancellato per dar spazio a un futuro che non si intravede. Macchine, edifici, torri, autostrade: tutto ha cancellato quello e come era prima. E' una delle tante epifanie, e forse nemmeno la peggiore, della modernità brutale.

Ieri ho portato il mio spettacolo sui proverbi in una vecchia corte trasformata fortunosamente in biblioteca.  Il pomeriggio,  festivo milanese assolato,  non prometteva che il deserto. Ma poi, alla spicciolata, come uscita da chissà dove, la gente: silenziosa, mite, riservata, insomma meneghina, si è accomodata nelle sedie del giardino.

Attendeva. Che novità avrebbe portato la toscana?

L'impegno era gravoso, perché qui la domenica pomeriggio e specialmente in estate, si fanno sempre le prove per la morte. Prassi è la diffidenza, che è una delle varie forme della rassegnazione.

E il mio raccontare un passato non troppo lontano, i modi di dire, la creatività spontanea e ormai defunta in un mondo ormai incellofanato dato mercificato e invigliacchito, ecco, è stato come dare la stura a una piccola sorgente; piano piano, come polle d'acqua, dal pubblico emergevano sorrisi borbottanti nei più giovani,  piacevoli ricordi nei più vecchi.
La vita!
E alla fine del mio racconto e delle canzoni sono stata circondata dalla misurata ma convinta riconoscenza lombarda; i lombardi!,  che sono così difficili da trattare, così composti e coriacei a teatro, così formali, li ho visti accesi, svegliati, divertiti.

Se questi piccoli semi potessero far germogliare qualcosa.  Ma no, è troppo tardi.


sabato 17 giugno 2017

Un post anti-moderno: contro i grattacieli

Dài, scriviamo un post anti-moderno!...

Io non capisco come si possa vivere in un grattacielo, che ne so, al trentesimo piano.
Anche nel miglior grattacielo del mondo, costruito con tutti i crismi. 

Se fossi un professore di architettura parlerei di come non bisogna costruire i grattacieli, che sono contro gli uomini, il loro benessere, la loro vita.

Il grattacielo non è costruito solo per mancanza o risparmio di suolo, ma anche per prepotenza, arroganza, dominio. Speculazione!

Tutto ciò che in architettura va in alto per me esprime questa volontà di schiacciare, rinchiudere, ingabbiare, massificare l'essere umano.

Sì, se abitare in un grattacielo è la 'modernità',  sono totalmente contro..


Io canterò politico


venerdì 16 giugno 2017

Prato, un Comune disastrato

Il Comune di Prato è stato condannato dalla Corte di Londra a pagare 14,5 milioni di euro all'istituto di credito Dexia Crediop, col quale lo stesso Comune ha un contratto sulla ristrutturazione del debito basato sui cosiddetti swap o derivati. Ma sono solo questi, o ce ne sono altri, di debiti? Forza, ditecelo, tanto pagheremo noi. Che storia triste per la città, che zero prospettive!


La Nazione, data di oggi:
Un conto da almeno 14 milioni Il sindaco: altro che tesoretto «Questo per noi è un disastro»

UNA MAZZATA. Sulla vicenda Swap la corte d’appello di Londra ha dato ragione a Dexia. Il Comune dovrà pagare 12 milioni di euro, ovvero i differenziali di quanto non corrisposto dal 2010 a oggi, quando la giunta Cenni decise di fare causa contro quei contratti capestro, oltre alle spese legali sostenute dalla controparte, per ora quantificate in 2,5 milioni di euro. Una cifra molto probabilmente destinata a crescere, ma la misura precisa si conoscerà solo nei prossimi giorni: si ipotizza un massimo di spese legali di cinque milioni di sterline (quasi sei milioni di euro), ma la speranza è che siano cifre inferiori. Certe sono due cose: la sentenza è inappellabile; il pagamento di 14,5 milioni (differenziali e prima parte delle spese legali) deve essere perfezionato entro il 31 luglio. Un lampo, per i tempi così rigidi della contabilità pubblica.

I DODICI milioni per i differenziali sono stati negli anni prudenzialmente accantonati. Peccato non si possano spendere per la città, ma questo è il verdetto di Londra (foro competente secondo i contratti stipulati ai tempi delle giunte Mattei e Romagnoli). Per le spese legali l’accantonamento è di 2,1 milioni: restano da trovare 400mila euro, per ora. La sentenza è stata pubblicata ieri ed è stata una doccia fredda, la seconda in pochi giorni, dopo l’assoluzione di Dexia nel processo penale celebrato a Prato con l’accusa di truffa. In primo grado i giudici londinesi avevano invece dato ragione al Comune, ma si erano espressi solo su questioni di tipo formale.

La vicenda è molto complessa - non è un caso che le spese legali siano così rilevanti: il Comune ha speso finora tre milioni per i propri consulenti, ma è purtroppo semplice da capire l’esito dell’annosa vicenda: si deve pagare. 

Ieri sera il sindaco Biffoni ne ha informato il consiglio comunale e le polemiche non sono mancate. «Questa sentenza inciderà in modo molto significativo sul bilancio – ha detto –. Dopo la prima sentenza dall’opposizione mi era stato detto: ‘Il Comune ha vinto, ora si devono abbassare le tasse’. Conservo una dolorosa rassegna stampa di quei giorni. Dicevo invece che si doveva essere cauti: altro che tesoretto per tagliare le tasse, questo è un disastro... Prima di andare a giudizio, ho cercato di transare con Dexia, come altri Comuni hanno fatto, ma non è stato possibile. Ora siamo condannati a risarcire». 

IMMEDIATA la replica di Alessandro Giugni, di Energie per l’Italia. «Biffoni tiene un comizio su una notizia così grave – ha detto – e sembra quasi che la colpa degli swap sia della giunta Cenni, che invece ha cercato giustizia su una scelta scellerata e maldestra compiuta dal centrosinistra». Sulla stessa linea Rita Pieri, capogruppo di Forza Italia: «Non li abbiamo fatti noi, gli swap. Abbiamo cercato di porre rimedio, non ce l’abbiamo fatta, e ora il Comune dovrà pagare, come avrebbe dovuto fare ugualmente». La replica è venuta dal capogruppo Pd, Lorenzo Rocchi: «Il sindaco ha detto solo la verità: se avessimo abbassato le tasse, saremmo a gambe all’aria. Certo sugli swap è stato fatto un errore, come in molti enti locali, che però hanno transato e non si trovano in questa situazione». Ne parleranno ancora in consiglio comunale. Intanto, c’è da pagare.
Il Tirreno:
http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2017/06/15/news/colpo-alle-casse-del-comune-dovra-sborsare-14-5-milioni-a-dexia-crediop-1.15492629?ref=hftiprer-3

Ci vuole coraggio

Ci vuole coraggio in sere come questa, dove fai teatro da sola, con una ragazza che ti aiuta, e non sai poi come andrà.
Prima hai studiato, per alcuni giorni; il testo è difficile, e non puoi lasciare nulla all'improvvisazione, e tu sei sola in scena, sola in teatro.
Hai montato la scena; è semplice, e tuttavia devi fare anche questo. Costruire il piccolo mondo.
Poi hai mandato il comunicato; quello in realtà l'avevi fatto prima, e càpita che qualche volta lo rimandi. Scopri spesso che non pubblicano niente, soprattutto in periodi come questo, l'estate, che a Prato e in zona ci sono tanti eventi. Gratuiti. Come stasera.
Però senti che non tutto è perduto; che forse vale la pena.
Il tuo piccolo teatro si trova lontano dal centro, non è gratuito, ma soprattutto  non è gradito. Non è gradito al sistema politico locale, che fa finta che non esista. E' troppo fuori da tutto, non solo dal centro; anche dall'opposizione, anche  da quelli che pensi che ti dovrebbero almeno avere in simpatia.
Il fatto è che te lo sei costruito da sola, con tuo padre, è tuo, e lì non possono comandare, né decidere. Lì decidi tu. Senza soldi, ma decidi tu.
Non ti possono eliminare fisicamente, ma ti possono liberamente detestare, calunniare; soprattutto ignorare. 
E appena possono, lo fanno.
Non sei alla moda, non vuoi nemmeno esserlo, né mai hai voluto. Sei fuori dal giro dei giovani, dei maturi, dei vecchi, e da tutti gli altri giri; non lecchi le terga a nessuno, e anche chi lavora con me, uguale a me.
Alla fine arriva il giorno dello spettacolo e prima di entrare in scena ti chiedi chi te lo fa fare. Si guadagna veramente solo lavorando fuori.
Ma a un certo punto arriva il pubblico. Addirittura da Firenze, e ti regala un po' di felicità. E allora dimentichi il piccolo silenzioso calvario che hai vissuto, ché è sempre più grande man mano che aumenta l'età. E non perché non ti sostiene il fisico, no; ma perché aumenta il capitale nero della disillusione e delle difficoltà.

Ci vuole coraggio a resistere in queste condizioni.
E' per darmi coraggio e per continuare a resistere che chiediamo agli spettatori di scrivere un commento, di darci liberamente il loro piccolo dono. La vanità non c'entra. C'entrano il sostegno, la vicinanza, la sensazione di non aver lavorato inutilmente. Mi danno l'idea che non sono sola, non siamo soli!
E anche stasera, con  "L'amore è un brodo di capperi", non lo sono stata.


Per i commenti sullo spettacolo, leggete qui:
http://primaveradiprato.blogspot.it/p/appuntamenti.html

giovedì 15 giugno 2017

Campi estivi per ragazzi...gestiti da ragazzi!

Forse non si sa, i genitori non sanno, nella fretta di lasciare i propri pargoli in qualche 'parcheggio',  che spesso chi gestisce i loro ragazzi nei cosiddetti campi scuola sono ragazzi poco più grandi con alcuna esperienza e poca responsabilità?

C'è molta superficialità nella gestione dei campi estivi, e molto interesse nell'intascare le quote; e tutto va liscio fino a quando non succede qualcosa di grave. Che è accaduto.

Per il resto, si osserva di tutto; il peggio: maleducazione, cattiva gestione, poco rispetto per chi vive vicino.

E in qualche caso anche danni, danni a cose, come è accaduto a mee poca cura di tutto. Oltre alla pochezza dei programmi educativi e di intrattenimento.