lunedì 22 gennaio 2018

I cinesi di Prato e la santità del denaro

Tutti parlano della Mafia cinese, che in Italia ha la sua sede nella città di Prato. 
Io parlerò delle loro passeggiate, di quando escono dai loro laboratori, dopo aver lavorato diverse ore, con i loro pigiami pieni di fili delle lavorazioni a cui sono costretti per ore e ore, notte e giorno. Delle ciabatte che indossano. Di come si sono trasformati in liberi schiavi.

Li si incontra a piedi, in bici e i nostri sguardi si incrociano durante le ore d'aria. I primi tempi non riuscivo a distinguerli l'uno dall'altro; ora molto bene, e l'uno non è affatto uguale all'altro.
Ho sempre amato i cinesi; le loro facce, la loro ostinata diversità, la loro poesia, la loro terribile storia.
Ma ora certo, avendoli così vicino, ne ho colto di altri aspetti, e anche di noi. 
E in particolare ho saputo, ben più che dai giornali che ne parlano quasi ogni giorno, dopo aver messo in scena "Le tre vite del ragazzo di Tien An Men", dopo aver parlato con molta difficoltà con alcuni, dopo aver saputo che non vivono liberi qua, non possono essere liberi se non di essere schiavi del dio denaro. Oltre che del loro paese.

Tutta la loro vita è dedicata a quel dio, e mostra il loro concetto della santità del denaro.

La dedizione delle loro vite dedicate a questo dio si legge, oltre che nelle loro azioni, anche nei loro occhi. 
E' un dio che vuole che non se ne abbia un altro, assolutamente, vuole il sacrificio completo dell'essere umano.  E opera anche la sua dissoluzione insieme a tutto quello che c'è attorno a lui. 

E loro, ecco, lo hanno accettato.  Vanno si spostano si muovono vivono solo dove possono mettere in moto dedicarsi a questa santità, essere monaci di questo dio. 

Sono poi protetti dal loro potere politico (che li minaccia anche; infatti dicono che siano privati dei loro passaporti) ma allo stesso tempo si arricchisce con i soldi che gli stessi gli mandano indietro, operando in aggiunta un vero e proprio sistema di imperialismo occulto.

Ci opponiamo a loro (i cattolici e mammona, vi ricordate la storiella?), li disprezziamo, ma intanto diamo loro in affitto i nostri capannoni, le nostre case, tutte indistintamente trasformate in case laboratorio (cosa che accadeva in misura minore ma accadeva anche nelle case delle donne pratesi che lavoravano a nero le pezze, per esempio, fino agli anni '80 del Novecento), e soprattutto facciamo grandi affari con il loro paese. E questo chiude bocca occhi orecchie a tutti noi.

Del resto non importa loro nulla. Tollerano il nostro disprezzo, che è ben contraccambiato. Perché Dio Denaro vuole questo, e ci vuole nemici, e ci mette insieme solo per arricchirsi, lui solo, e per fare in modo che prima o poi, ogni tanto quando è possibile, ci facciamo in po' di guerra.

In un certo senso i cinesi di Prato sono 'avanti'. Sono ormai ben chiaramente schiavi, senza più rimorsi, senza pentimenti, senza più pensare ai diritti dell'uomo, al suo rispetto. Senza più pensare agli oppositori, per esempio, o ai racconti di chi dice che in patria si viene fatti sparire ben prima di diventare oppositori. A che serve, opporsi, perché? 

Non vogliono pensare che 'un altro mondo è possibile'. A loro piace questo.

La santità dei cinesi è ormai assoluta, e mostra la strada per un mondo fatto di schiavi e brutalizzati, quasi martiri del dio, che è già qui, ed più che possibile anche per noi.


venerdì 19 gennaio 2018

Arte pecora

Via, non siamo un po' patetici e retrò nel pensare che l'arte possa essere strumento per ribelli?
Ma sì sì.
Ora che l'arte, in tutte le sue forme è diventata gregaria, kitsch, 'eventicola', certamente sì.
Tutti si preoccupano soltanto dei numeri. Dell'apparire, e dei conti.
Vedi il Ministro Franceschini che esulta per il fatto che ci sono più visitatori nei musei italiani. Come se a questo corrispondesse a una evoluzione culturale negli individui.
Ma no!, tutto il contrario.
Ci sono sempre più pecore culturali.
L'arte che si offre è arte per pecore. Arte pecora. 
Tanto più l'arte, in tutte le sue forme,  è brutta e senza senso, tanto più viene celebrata e osannata. Perché non fa temere per il funzionamento della 'macchina'.

Prendo a esempio i musicisti, o le musiciste, soprattutto. 
La musica viene trattata stupidamente, e non fa paura, ché la musica non ha parola. O meglio, ne avrebbe diverse, ma si fa di tutto perché non traspaia che la parola sciocca e commerciale. E non parlo solo del solito Sanremo.
Anche i musicisti, che trattano l'arte più impalpabile ed eterea, sono costretti a inseguire una immagine concreta: infatti, oltre a saper suonare lo strumento, ora devono mostrarsi fisicamente genialoidi oppure, se donne, 'bòne'. Osservate: è aumentato il numero delle musiciste che suonano seminude, in versioni sempre più erotiche e appetibili sessualmente. Non basta più conoscere la musica e farla vibrare, bisogna essere attraenti e commerciali.

Ormai domanda e offerta sono regolate dal mercato e lo spettatore, il visitatore, l'ascoltatore o quello che volete, è solo un consumatore e sempre più spesso consumatore soddisfatto, e serve soltanto per i numeri di Franceschini.
Insomma, al momento, l'arte è davvero poca cosa, intrattenimento, per non dire nulla...

(Estratto dalla bozza del mio prossimo libretto, Arte pecora, in stampa speriamo entro l'estate, e con cui riprenderanno un po' vita le Edizioni del Teatrinodilegno, che da un po' non si fanno più vive...).

giovedì 18 gennaio 2018

La rivista "Cultura Commestibile" su Gonfienti

L'ultimo numero di Cultura Commestibile, nr. 245, dedica una pagina a Gonfienti.
Questo è il primo di una serie di articoli che saranno prossimamente pubblicati sulla rivista in merito all'annosa questione archeologica pratese, che sembra interessare a pochi, e certamente non alla politica politicante. 
Questo primo articolo è di Gianni Biagi, che ricorda anche il recente convegno a La Baracca, il 17 dicembre scorso.
Se non leggete bene (non sono per ora riuscita con una risoluzione migliore), potete ovviare con l'articolo dattiloscritto che copio, oppure cliccare sull'indirizzo sotto e scorrere tutta la rivista, che ne vale la pena.




A Gonfienti, un piccolo agglomerato urbano al confine fra i Comuni di Campi Bisenzio e Prato, nel 1996  durante le opere di sistemazione di una parte del costruendo Interporto avviene il ritrovamento di resti di un insediamento etrusco. Gli scavi portano a scoprire la più grande "domus arcaica etrusca" mai rinvenuta in Italia. Dopo i primi momenti di eccitazione, e di polemiche per alcune autorizzazioni della Soprintendenza archeologica per consentire di  proseguire i lavori dell'Interporto, la città di Gonfienti ritorna nell'oblio nella quale le vicende idrogeologiche e le conseguenti modificazioni morfologiche della valle del Marina e del Bisenzio l'avevano relegato per oltre 2500 anni. Ad oggi tutto tace dalla sponda dell'archeologia "ufficiale" che, quasi controvoglia, ha dovuto prendere atto di una scoperta che riportava sulla scena della storia una parte del territorio della piana fiorentino-pratese che lo sviluppo urbanistico aveva destinato ad altri scopi. Ma che nell'area fra Campi Bisenzio, Calenzano e Prato fosse probabile, anzi possibile, una presenza  etrusca di importanza strategica per la comprensione di questo popolo di quasi certe origini medio-orientali (ma che per anni l'archeologia ufficiale ha definito autoctono) era facilmente desumibile dalla storia dei ritrovamenti di oggetti etruschi nell'area. Il British Musem di Londra mette in mostra la statuetta detta "L'Offerente" ritrovata nel 1735 a Pizzidimonte a pochi chilometri da Gonfienti e eruditi locali già nel XVIII secolo descrissero bronzetti a figura umana e vari manufatti ritrovati casualmente nei dintorni di Prato in particolare lunga la via Fiorentina. La questione della città etrusca di Gonfienti meritava quindi di essere riportata alla ribalta della discussione pubblica e delle cose da fare. Con questo intento l'Associazione "Ilva-Isola d'Elba- La via Etrusca del Ferro" e il Teatro La Baracca hanno organizzato a metà del mese di dicembre 2017 un pomeriggio di studio e di discussione sul tema con la presenza dell'archeologo Michelangelo Zecchini, dell'architetto Mario Preti, introdotti dal presidente dell'Associazione Ilva prof. Carlo Alberto Garzonio e coordinati dal prof. Giuseppe Alberto Centauro entrambi dell'Università di Firenze. Ha fatto gli onori di casa Maila Ermini del Teatro La Baracca.
Cultura Commestibile ha offerto le proprie pagine, a partire dai prossimi numeri della rivista, agli studiosi e esperti che illustreranno quanto è stato scoperto e quanto ancora, a loro giudizio, resta da fare, sia nel campo della ricerca sia nel campo della tutela, per restituire alla fruizione pubblica un patrimonio archeologico unico nel panorama nazionale costituito non solo dai ritrovamenti di Gonfienti ma anche dallo straordinario sistema di insediamenti contermini che vanno dalla città etrusca di Fiesole ad Artimino passando per le tombe della Montagnola e della Mula solo per citare monumenti certamente noti a tutti.

Gianni Biagi
Firenze li 11 gennaio 2017


Morti su morti: quando vi deciderete a mettere dei veri dissuasori della velocità in Viale Manzoni a Prato?

E' morto proprio lui, Angelo Fabbri, un caro conoscente che abitava vicino a me, lungo il Fosso di Iolo.
Lo chiamavano 'il fungo'. Era un ciclista appassionato, finché qualche anno fa ebbe un ictus. Si riprese, ma da allora camminava zoppicando e parlava con certa difficoltà.

Angelo di nome e di fatto, era un'ottima persona, dolce, mite, aveva sempre una parola buona per tutti.

Ma tutti lo scansavano un po', forse proprio perché era troppo mite e buono, e lui cercava l'affetto un po' qua un po' là.

E' morto in quel modo drammatico, su quella maledetta strada, dove già ci sono stati tre morti (ma forse sono di più)!

Non se lo meritava!
Dove andava? Da dove tornava, Angelo? Forse da qualche circolo, dove era stato un po' in compagnia?

Quando vi deciderete, signori del Comune, a mettere dei veri dissuasori della velocità in Viale Manzoni a Prato?

E poi: non ci sono marciapiedi, non ci sono! Non c'è protezione per chi non 'vola' sulle macchine e vuole andare a piedi o in bici!

Oltre alle terribili, impossibili morti su lavoro, parliamo anche di questa strage che si compie sulle strade a causa dei troppi veicoli guidati velocemente, violentemente.

Una strage continua senza che nessuno faccia o dica nulla: basta vendere le macchine, l'industria automobilistica comanda, vero?!


http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2018/01/17/news/anziano-travolto-da-due-auto-muore-a-iolo-1.16363420

mercoledì 17 gennaio 2018

Non mi candido

In merito alle prossime elezioni e a tutto l'ambaradan che si sta creando attorno, informo che non mi candido a nulla e non svolgo attività per nessun partito o movimento, non trovandone soddisfacente, sia da un punto di vista ideologico che strutturale, alcuno.

D'altronde ho già vissuto la mia esperienza politica tradizionale qualche anno fa e la reputo conclusa, almeno in quella forma.
Al momento altre modalità di partecipazione politica attiva non sono all'orizzonte.

Tuttavia per me fare politica è fondamentale. 

Ma per questo ora mi basta la militanza delle idee nel quotidiano e in libertà: scrivere, parlare, raccontare, diffondere le idee che per me sono necessarie. 

E poi inventare storie, creare mondi, far vivere personaggi in teatro.

Tutta questa attività mi impegna molto e mi dà, insieme a diverse amarezze, anche parecchia gioia.

Più politica di così.

Salute.

martedì 16 gennaio 2018

Prato bocciata in cultura? Non me ne importa nulla

Dunque, primo:
non me ne importa nulla che Prato non diventi Capitale della Cultura 2020.

Prima di tutto perché sono contraria all'idea della 'capitale della cultura'.

Ci si aspetterebbe anche che certe opposizioni lo fossero, ma non è così; sono contente solo a fini propagandistici, è uno dei tanti pretesti per fare opposizione.
L'idea della 'capitale della cultura' è sbagliata, perché pone tutta una serie di valori per cui si concorre che non sono affatto culturali, bensì di puro mercato. E poi è cultura che viene dall'alto, che non mette in discussione il potere e il sistema economico (questo un pochino dovrebbe fare la cosiddetta cultura, o almeno essere propositiva, e non assecondare sempre chi sta sopra, eh!), sistema che schiaccia ormai del tutto ogni possibile diversa proposta culturale (posto che ancora si possa immaginare) o che non sia strumentale o falsa eccetera. Capito, o voi del popolo?

I soldi poi vanno sempre agli stessi, agli enti, che sono mantenuti in vita perché facciano da 'vetrina' eccetera al sistema di partito eccetera.

Quando questo verrà messo in discussione da qualcuno, allora, forse, se ne potrà riparlare. Altrimenti, i vostri discorsetti da brava e buona opposizione, Sinistra Destra Movimenti o quello che siete, che in sostanza non si interessa di cultura e non che capisce quasi nulla, non mi interessano.

Secondo:
come si poteva pensare che, dopo che Pistoia è stata la Capitale della Cultura 2016, Prato potesse spuntarla?
Una richiesta del tutto fuori luogo, si doveva aspettare un po', e non farsi trascinare dalla vanità piccata.
Dunque, in sostanza, altri soldi buttati.


Io e Federico, gennaio 2018

Con molto piacere replichiamo IO E FEDERICO (Dialogo con l'imperatore, è il Federico II di Svevia) sabato e domenica prossimi a La Baracca (20 e 21 gennaio) nel più totale disinteressamento di direttori di teatri e assessori alla cultura. E non solo.

Chissà se nel futuro questo non sia un mio merito, un valore aggiunto?

"Non recitò mai in un circuito teatrale ufficiale, se non per sbaglio". 

Potrebbe essere un buon epitaffio, non vi pare?

Per la verità l'assessore Mangani ci ha permesso di fare una replicuccia del Federico la scorsa estate al giardino Buonamici di Prato, ma tanto per dovere istituzionale via e per allontanar polemiche (bontà sua, ma nemmeno l'ha vista, anche se sa che è andata molto bene), ché lui ama e scrive, in stile pomposamente criptico a volte difficile da decifrare - solo per gli adepti? - valorizzando altri artisti, con cui si immortala periodicamente in fotografie. E' un suo diritto.

Non parliamo poi della Puglia e dei suoi direttori assessori, del santa santorum culturale- il dramma impossibile che ha come protagonista il puer Apuliae là era anche destinato - , 'regione perduta' che, dopo l'illusione Vendola, ha voltato malamente la sua pagina affogandosi nell'ILVA, e purtroppo non nell'ILLVA dell'Amaretto di Saronno, e in una delinquenza spicciola sempre più diffusa. Come tutto il Sud peraltro.

Ricordo a tutti che nei teatroni si chiamano gli artisti solo per:

1. scambio vario: artistico, elettorale, clientelare eccetera.
2. se permetti di far cassetta, di alzare i numeri da presentare alle amministrazioni e alle banche.

Punto. No, ve lo dico così, anche se non ve ne importa nulla della distribuzione, delle ingiustizie, degli assassinii artistici, delle mafie, delle clientele, delle prostituzioni (altro che mani sul cùculo si vedono!); lo so, voi in quei teatri o non ci andate o ci entrate lo stesso. Come al cinema. 

Fortunatamente lassù qualcuno mi ama, e il premio per la drammaturgia del Fondo Artisti è arrivato, alla faccia di chi ci vuole male, e l'attività creativa e lo studio fervono, anche fuori dal solito spaziuccio. 

Salute.


La saga politica raccontata da Mentana

Sempre di più gente sintonizzata su LA7 e sul tiggì di Mentana, che alle 8 della sera racconta la saga della politica italiana.
E ogni sera, immancabilmente, una nuova puntata! Per questo sono tutti sintonizzati su quel canale, si vuol sapere che è successo, che succede, nonostante lo si sappia già.
Ma se non lo dice lui, se non lo commenta, è come se non avesse sapore!

Il telegiornale mentanesco si presenta davvero come una trama di una saga infinita, un telefilm pieno di colpi di scena e personaggi ricorrenti ma anche inusitati, e il racconto diventa avvincente grazie all'abilità e al tono epico usato dal giornalista, prodigo di particolari nel descrivere la grande famigliona, il grande collettivo politico, ora in procinto di scannarsi si fa per dire in vista delle prossime elezioni.

Ogni sera, da vero cantastorie, egli illustra uno scontro là uno scontro qua, e dice qual è il giusto partito da prendere; chi sbaglia e chi no. Chi sale, chi scende. Con tanto di sondaggio del lunedì.

E lui, non solo rappresenta il racconto, ma lo partecipa, è 'intradiegetico'; il giornalista Mentana è in fabula!, è quasi lui stesso un personaggio!

Ogni sera  poi offre un partito da prendere, e il pubblico, sollecitato parteggia per una parte o per l'altra, e segue e s'accalora e, appunto, prende partito. Di solito quello che dice lui. Anche se non si vede, 'sto pubblico, ché se ne sta a casa sua, lui sa come farlo scegliere.

I commenti, resi più incalzanti dalle elezioni prossime, rendono la saga politica piccante e frizzante. Altrimenti, le elezioni, che senso e gusto avrebbero? Come sarebbero scialbe se non venissero rappresentate e condite da questo maestro mediatico? Chi andrebbe altrimenti a votare e per chi?

Ma infine, chi vincerà? Qualcuno prevede e stravede per il Grande Nonno, chi l'avrebbe detto che sarebbe tornato, liscio e stirato come una salacca, ma pare ormai certo, almeno che non si verifichino sorprese che, sì sì!, ci sarà un ritorno dell'amatissimo Gentiloni.

Anche Macron ha sussurrato: Gentiloni, mon amour!

Ah, che tempi, e come passano svelte le serate, divertenti e amene, con Mentana che poi fa tandem con l'alter-eva Gruber, con cui si tocca la perfezione,  il settimo cielo appunto, ché la maestra della sera porta i personaggi stessi a un confronto diretto.
Con lei i personaggi della saga possono fatalmente entrare in scena incalzati da filosofi filistei, cortigiani e oppositori, tutti tutti, per tutti tutti poi finire unti, conditi e antropofagizzati dalla Signora. Con sale e pepe.

Una emozione simile devono aver provato gli antichi romani con gli spettacoli al Colosseo. 

Ecco perché le sale cinematografiche sono vuote e il cinema è in crisi: è reso insignificante da questi popò di tiggì con salottoni al seguito, più divertenti ed emozionanti dei film stessi, per cui alla gente non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di uscire e spendere soldi e tempo per una scontatissima pellicola, quando qui ha tutto ciò che serve per sentirsi un pochino viva e politicizzata.

Alla fine dall'anticamera il cervello del pubblico va direttamente in camera, perché poi, come per la spazzatura che si lascia sotto casa, pensano a tutto LORO. 

lunedì 15 gennaio 2018

Verso le elezioni. Riflessione sui partiti politici

Scrive Simone Weil:

"Per apprezzare i partiti politici secondo il criterio della verità, della giustizia, del bene pubblico, conviene cominciare distinguendone i caratteri essenziali. E’ possibile elencarne tre: - un partito politico è una macchina per fabbricare passione collettiva. - un partito politico è un’organizzazione costruita in modo da esercitare una pressione collettiva sul pensiero di ognuno degli esseri umani che ne fanno parte. - il fine primo, e in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito politico è la propria crescita, e questo senza alcun limite. Per via di questa tripla caratteristica, ogni partito è totalitario in nuce e nelle aspirazioni. Se non lo è nei fatti, questo accade solo perché quelli che lo circondano non lo sono di meno... I partiti sono organismi pubblicamente, ufficialmente costituiti in maniera tale da uccidere nelle anime il senso della verità e della giustizia. La pressione collettiva è esercitata sul grande pubblico attraverso la propaganda. Lo scopo manifesto della propaganda è la persuasione, non la comunicazione della luce. Hitler aveva capito perfettamente che la propaganda è sempre un tentativo di asservimento dello spirito. Tutti i partiti fanno propaganda. Chi non ne facesse scomparirebbe, in virtù del fatto che gli altri ne fanno. Tutti ammettono di fare propaganda. Nessuno è tanto audace nella menzogna al punto da affermare che intraprende l’educazione del pubblico, che forma le opinioni del popolo". 

Meditate su questo brano ed esprimete le riflessioni che vi suscita.

Buona giornata.

venerdì 12 gennaio 2018

Canzone dell'importunata

Fin da ragazzina
mi toccavano il cù
fra i banchi di scuola.

Se mi arrabbiavo un pochino
i maschietti ridevano
sotto il baffino!

La maestra non sapeva
e io tornavo silenziosa
dalla lavagna alla sedia.

Poi da più grande
sulla via
quello mostrava
dalla macchinuccia
il suo affaruccio
io saltavo di paura
e lui scappava
indispettito
se gridavo
aiuto!

-Ma via, dài,
per ché non ci stai,
per ché non ti fai...

-Ah bòna,
ando' vai?

Anche nella Città Eterna
risuonava la sempiterna
canzone dell'importunata.

-Ma su, che ti piace,
ma sì sì, la donna
vuol essere corteggiata!

E ancora oggi
la storia non è finita
mentre cammino tranquilla
un ragazzino mi acchiappa
didietro
sotto la vita...

E fugge sulla bici contento
di avermi tastata.

Ma l'ho ripreso
e l'ho picchiato
sul cù
calci a più non posso,
che non dimentichi più

la mia tastata.

Ma sì sì, la donna
vuol essere corteggiata!

giovedì 11 gennaio 2018

Verso il vòto

A leggere qua e là i nomi dei candidati alle prossime elezioni nazionali si osserva questo:

nei partitoni viene candidata gente 'sicura', del conformismo politico e partitico più asfissiante (scelte fatte dall'alto, dalle segreterie, dai capi eccetera), che deve servire soltanto a mantenere lo status quo;
nei movimenti e partitini si propone gente poco preparata culturalmente e  politicamente (i cittadini candidati, tutti possono candidarsi eccetera porta diritto diritto a una falsa democrazia).

Proporrei - e già l'ho scritto in questo mio diario - un esame basilare per tutti i candidati, a garantire un minimo di pensieri personali, di conoscenze storiche, geografiche, con lettura di alcuni testi fondamentali della politica, anche in versione semplificata tipo Bignami potrebbe andare; e poi una infarinatura tecnica seconda della candidatura: se ci si presenta al Parlamento, almeno avere una idea precisa di cosa sia e come funzioni eccetera. Aver letto almeno un libro di letteratura classica, e dar prova di un minimo di conoscenza musicale e artistica.
Tutto questo a evitare almeno le magre figure ed esser preparati alle discussioni importanti, il che sempre non avviene.


Al momento, fra le modalità della scelta dei candidati, non si sa quale darà i risultati peggiori.
Più che andare verso il voto, sembra un sprofondare sempre più verso il vòto.

I cinesi di Prato e la santità del denaro

Tutti parlano della Mafia cinese, che in Italia ha la sua sede nella città di Prato.  Io parlerò delle loro passeggiate, di quando escono ...