sabato 8 novembre 2014

ASSEMBLEA SULLA CULTURA - COM'E' ANDATA

Dico subito che è mancata la comunicazione necessaria da parte di chi l'ha organizzata,   non  è passata notizia sui giornali, che non hanno ritenuto importante pubblicare l'iniziativa - il che è abbastanza grave -, e che quindi l'assemblea avrebbe potuto essere un po' più affollata; tuttavia credo sia stato un momento significativo di democrazia e di partecipazione. E, come ha detto qualcuno, emotivamente intenso.
Più che parlare, l'assessore Mangani ha voluto rispondere alle domande, o comunque ascoltare chi aveva 'qualcosa' da dire. 
Si è parlato di decentramento, di valorizzare i piccoli centri in modo che abbiano la loro dignità socio-culturale; io ho proposto di ampliare l'offerta del piano colore non solo al centro e a Figline, ma anche ad altri borghi che hanno mantenuto in parte la loro caratteristica urbana antica.
Si è parlato anche molto di teatro, visto che eravamo in un piccolo teatro, delle ingiustizie che sono state praticate dalla Regione (ho saputo che anche altri si lamenta del massacro delle Residenze eccetera), che non ci permettono per esempio di offrire lavoro. E su questo una ragazza ha detto chiaramente come stanno le cose, che è difficile trovare lavoro negli enti, e che invece l'ha trovato da noi, anche se saltuariamente. 
Si è detto il rapporto difficile con questi enti culturali, incluso musei, l'atteggiamento di altezzosità, chiusura, l'autoreferenzialità; manca un rapporto con la città che sia di qualche significato.
Si è parlato di cultura dal basso, - "meno intrattenimento più pensamento" - contro il sistema omologante della cultura; sembra che l'assessore sia favorevole a una rete di teatri, per esempio, e non al 'sistema'.
C'è molta richiesta di spazi; poca attenzione e rispetto ai (pochi) professionisti della cultura in città (si veda il Metastasio, che non compie il suo compito di valorizzazione al riguardo, preoccupato soprattutto dei numeri degli abbonamenti eccetera).
E' stato chiesto insomma un cambiamento a questo stato di cose, che è asfissiante, che non ci faccia sentire artisti di serie B.  E meno male che non sono stata io sola a dirlo!
(Come è possibile che tutti questi direttori che si occupano di teatro non vengano mai a vedere quello che facciamo al Teatro La Baracca, sempre con l'intento di non farci esistere?).

Qualcuno ha proposto un modo diverso di visitare la città: ed è quello che noi faremo con "Lo spettacolo della città" nella prossima primavera, in un modo del tutto originale. 

Abbiamo parlato dello scandalo cittadino e nazionale di Gonfienti, del museo che davvero non c'è e io dico che non ci sarà, e della cosa che vado chiedendo da anni, come una stupida canzone ormai, che è quella di un cartello che indichi dov'è la Città Etrusca di Gonfienti, che dica che 'era qui'. Un piccolo gesto che può dire tanto. Ora la gente non ride più, condivide e sostiene, ma qualche anno fa, ricordo benissimo chi mi rideva in faccia o diceva che 'non c'erano i soldi'! Chissà se ce la faremo, verso questo piccolissimo passo, visto che tutto il resto non va?

Personalmente sono rimasta imbarazzata e però contenta dalle dichiarazioni di stima di alcuni presenti nei confronti del mio lavoro e del teatro che si fa alla Baracca.

Sembra che si vada verso la creazione di altre 'baracche' in città, che i giovani chiedano spazi (Officina Giovani non può bastare certo): e allora finalmente saranno messi a tacere quei signori e signore che mi hanno dileggiato e umiliato per aver costruito un 'teatrino' a Casale!, or sono 23 anni fa.

Infine è mancata la presenza dei consiglieri della Commissione Cultura (a parte l'Alberti che la organizzava), una mancanza assolutamente ingiustificata e inspiegabile, che nessun racconto fatto da altri potrà colmare.

venerdì 7 novembre 2014

SERATA SULLA CULTURA

Stasera l'incontro sulla cultura al Teatro La Baracca.
Il nostro è un piacere e un dovere di ospitalità nei confronti dell'assessore Mangani e del consigliere Alberti. Quindi staremo ad ascoltare.

Tuttavia non si capisce - o forse si capisce molto bene! - come ancora oggi questo nostro spazio è tenuto come sospetto, non valorizzato né aiutato, se si escludono alcuni spettacoli che facciamo per il Comune, ma non lo spazio.

Da vent'anni siamo qua, fortemente osteggiati, quasi come silenziosamente perseguitati, resistiamo con spettacoli di qualità e con una attività ininterrotta, di cui il 'centro' politico non sa nulla. E non vuole sapere nulla.

Domani per i miei lettori -grazie, siete sempre di più e questo mi spinge a continuare a far vivere questo diario! -scriverò  un resoconto della serata.

Dittatura

Stamani càpito
in questa dittatura,
a vedere com'è
dentro, che natura.

Devi entrarci
perché fuori
non la si vede,
solo ogni tanto
si sente
qualche grida
da lunge.

Dicono si tratti di
tortura.

Ma tortura leggera
quasi inconsistente;
solo al mattino
si frusta un po' la mente.

Fa male?
Dicono di no, ormai
si tien per cosa naturale.

In questa dittatura
in cui càpito
stamani,
assoluta cosità,
esseri cosati
vivono frustati contenti,
e frustrati vien di conseguenti.

Dittatura animale
che a tanti 'piace',
alla frusta il  'like'
si mette giornalmente!
Clicchi e reimposti
te stesso. Un niente.

Il culo è sempre rosso
ma nascosto e protetto
da santo jeans onesto.

Seduti sempre, piegati
son ciechi e van piagati.

Ma nessuno vede
né sente odor di niente.

E l'uno mostra come è
che non può essere,

esprime
ciò che non pensa;
diamine!
lo trova scritto,
lo prende:
copia e incolla!

Invia. Stampa.
Archivia. Campa.

Schermata dittatura.

La servitù è dunque
azione pura
è l'àmbito ambito
quasi il para-diso.

Se esci, se vai via,
non lo fare
si legge ovunque
senza che scritto sia!
potresti capitare
nell'altrove
dove nessuno sa
chi sia

chi sei?
ometto stupido
che credi
che al fuori
tu ci accedi.

Pezzettino

Pezzettino.
Stai sul mio cuore
acciambellato
come un cagnolino.

Fa le fusa, però;
sei anche gatto
e balzi su con scatto,
senza riguardo
di nessuno.

Pezzettino.
Sei anche un po'
uccello canarino,
e stridi pel becchime
e chiedi di mattino,
arruffato e senza rime.

Pezzettino.
Vai sul mio cuore
calpestandolo un po',
a seconda dell'umore,
e ridi e piangi
come l'arlecchino.

Pezzettino.
Che ci fai tu qui;
con quegli occhi
mi domandi,
di bambino.

giovedì 6 novembre 2014

I soldi dati ai teatri (in Toscana)

Come si può vedere sopra, ecco quanto prendono le compagnie toscane dal FUS (Fondo Unico dello Spettacolo); alcune di loro, già percepiscono già soldi come Residenze Teatrali regionali, una media di 450 mila euro in tre anni, come Krypton, che vede aggiudicarsi altri 170 mila euro; oppure Giallo Mare Minimal Teatro, che prende 'solo' altri 52.000 euri.

Al TPO vanno 70.000, che si vanno a sommarsi ad altri che riceve.
Sbanca la compagnia Lombardi Tiezzi, con 307.000 euro.

Altrove nel decreto ministeriale si legge che il Teatro Metastasio prende, dallo Stato, senza contare ciò che prende da Regione e Comune, 518.935,62 euro.

La Fondazione Toscana Spettacolo, ente di distribuzione, senza contare quello che prende dalla Regione, 555.000

Altre compagnie o enti teatrali toscane, senza contare quello che percepiscono da Comune e Regione:
Teatro di Pontedera  391.000,00; Sipario Toscana di Cascina 211.000; Teatro di Rifredi 210.000.

In sostanza, e questo si può vedere anche per altre realtà teatrali fuori della Regione, i soldi vanno sempre agli stessi, con pochissime differenze o cambiamenti. Irrilevanti.

Questo stato di cose non può durare, la distribuzione della ricchezza va redistribuita seriamente.

E' chiaro che con questo sistema il potere si prende una bella fetta di consenso, il gioco lo conosciamo.
Di fronte al livello teatrale - qualità degli spettacoli proposti, preparazione degli attori eccetera - gran parte di questi enti e compagnie dovrebbero prendere molto meno.
In realtà gran parte dei soldi servono non tanto agli artisti e alla produzione, ma al sistema dei gruppi stessi, al mantenimento dei dipendenti, per altro generalmente pagati poco e male.

Tutto il sistema teatrale va rivisto. 
Le nomine degli enti non possono più essere partitiche, siamo stanchi di vedere direttori-fantoccio; la distribuzione degli spettacoli deve cambiare, non si può chiamare soltanto gli amici o coloro che garantiscono gli scambi, o i divi televisivi per far cassa ma soprattutto mostrare i numeri al Ministero.

Anche a causa di questo sistema a rete e connivenze, il teatro è sempre meno interessante e significativo, e a teatro ci va sempre meno gente. Anche se non lo dicono, naturalmente. 
Non vi fanno sapere la crisi in cui sono immersi, fino al collo.

mercoledì 5 novembre 2014

IN TOSCANA GLI ASSASSINI DELLA VERA CULTURA

Leggete l'articolo del Corriere Fiorentino.
Se l'articolo dice la verità, i soldi del FUS  (Fondo Unico dello Spettacolo) vanno a chi già li riceve dalla Regione; e ora li avrà dallo Stato.
Sono tutti gruppi e compagnie 'amiche'.

Per questo faremo battaglia dura a questi disonesti di politicanti, che hanno tolto l'ossigeno a chi come noi è veramente una compagnia di produzione seria e indipendente.

Non daremo il voto a chi ci uccide!

E la giustizia tace. E anche gli 'artisti' (?), con debite eccezioni ma come noi inascoltati, tacciono.

Mentre i TAR sono 'svegli' per i grandi politici e importanti situazioni (vedi De Magistris, per lui il TAR ha risposto subito, e subito l'hanno rimesso nella sella napoletana), a noi NON RISPONDONO (a noi che dopo più di vent'anni di lavoro sul territorio, lavoro vero, hanno negato la Residenza Teatrale e quindi siamo senza soldi e soffocati), non rispondono perché sanno che abbiamo ragione da vendere e non possono sentenziare, devono prima farci morire e poi trovare il cavillo per annullarci.

Venite in Toscana: troverete gli assassini più raffinati della vera cultura.

Il povero autore

Nel processo massmediatico che coinvolge tutte le arti, l'autore è un poveraccio.
In particolar modo nel teatro.

Nella "Danza di morte" di Strindberg (tradotta con sfumatura medioevale, "Danza macabra", perché la parola morte in sostanza allontana lo spettatore, mentre il macabro ha comunque in sé ancora qualcosa del riso, il grottesco) e che vedremo al Metastasio e in giro per l'Italia con la regia di Ronconi, l'autore, lo Strindberg, nei resoconti dei giornali e nell'  'onlaine', scompare.

Si capisce che coloro che ne scrivono, non lo hanno letto; si capisce che Ronconi, gli attori e le attrici, sono più importanti del drammaturgo, che ormai avendo fatto la sua danza di morte diversi anni fa, non è più utilizzabile per far cassa o far pubblicità.

Il grande pubblico non sa nulla di Strindberg, di dov'era, quando è vissuto, di quest'opera, che cosa voleva dire: vuole il prodotto attraente e al solito confezionato con nomi alla moda, altrimenti non si muove; vuole il mito. E gli operatori del sistema eseguono.

Con tutto il rispetto del regista - Luca Ronconi però alla presentazione a Prato, dove è stato nominato cittadino onorario, non c'era- e per i grandi attori (la Adriana Asti...), tuttavia il povero autore è rimasto sepolto e, in fondo, anche l'opera stessa.
Ma il regista e l'attore sono strumenti, interpreti, mezzi del senso; e ancor più la messa in scena: e invece, in una confusione totale, da troppo tempo ingombrano, soffocano, rabbuiano, perché sono diventati il fine.

martedì 4 novembre 2014

Gonfienti, aeroporto e interporto: tutti insieme uniti nel Parco della Piana

Ricevo comunicazione da alcuni lettori della Primavera di quanto segue:

1. che il convegno sull'opportunità etrusca di Gonfienti, previsto all'Interporto della Toscana Centrale per venerdì 7 novembre di cui ho dato notizia (1), è stato rinviato a data da destinarsi;
2. che forse perché la Soprintendenza non era disponibile (?);
3. che oggi aeroporto e interporto sono ormai uniti, con in mezzo solo il centro commerciale dei Gigli, grazie a una pista di 2400 metri e forse anche di più.
4.  Manca l'inceneritore chiamato termovalorizzatore, e saremo a posto. 
5.   Aggiungo io: abbiamo però già i depuratori di Baciacavallo e il Calice; siamo a buon punto, col Parco.


In particolare un lettore scrive:


“Il colpo di teatro c’è stato con la soprintendenza che ha rinviato (per indisponibilità di chi?) la data del convegno di giovedì prossimo (la nuova data resta segretissima, che forse divulgare convegni a numero chiuso faccia male a qualcuno? In questo caso parrebbe davvero di sì). E’ pure probabile che il binario, triste e solitario, perda l’antefissa e corra per la sua strada senza MIBac? Oggi intanto l’ENAC ha congiuto la pista, portata a 2400 mt. (ndr. i maligni dicono che annessi e connessi siano in realtà non meno di 2600) con l’interporto; ormai restano solo i Gigli a dividere le due infrastrutture. Viva il Parco della Piana!".


Turismo critico

Si sa, io sono contro il turismo 'classico'. (1)

Già da ragazza lo odiavo. L'odio cominciò a Firenze, dove ho frequentato il Liceo e la prima Università  e si è sviluppato passando per il mercatino di S.Lorenzo ogni mattina.
Poi ho fatto finta di essere una turista anch'io, finché in Grecia decisi che non lo sarei stata più.

Tuttavia, ogni tanto, mi capita di travestirmi da turista ancora, molto ogni tanto ormai, per non essere la solita 'marziana a Roma', e finisco quasi sempre per annoiarmi, e non certo per presunzione, ma perché questo turismo, la visita alla città, i musei eccetera, così come vengono concessi e presentati, è lontano dal senso di cui oggi abbiamo bisogno.

I musei soffrono molto di questo, anche se nessuno lo dice: insensatezza. Probabilmente perché nei musei si respira un'aria stantia, servile, tesa e sovrintendente, lontanissima dall'arte, e intendo a livello dirigenziale, negli uffici, non fra le statue o i dipinti...

Oggi il turismo è addirittura spacciato come panacea per i mali del lavoro che non c'è, salvatore da un Italia in crisi. E anche io, con lo scempio dell'aria archeologica di Gonfienti sono stata costretta, per far capire alle teste di rapa e a coloro che hanno occultato per interesse, che poteva essere utile per il turismo eccetera. 

Naturalmente visite e pratiche turistiche 'classiche' devono essere possibili, e anzi, migliorate, curate, sostenute. Ma questo turismo non significa più molto, se non per le casse degli albergatori, ristoratori e i numeri che devono snocciolare gli assessorati. 

Ma noi che non lo dobbiamo fare, osiamo e rompiamo gli schemi.

Con il giro teatrale previsto per la primavera prossima e che faremo su una parte del territorio pratese (Lo spettacolo della città - teatro-tour della città di Prato) tenterò di spiegare cosa intendo per turismo critico; anzi, spero di metterlo in pratica.
Naturalmente lo condirò con l'ingrediente che conosco, il teatro, ma il senso finale sarà un tentativo per  praticare diversamente il territorio.

Mi piace pensare che Teatro La Baracca stesso sarà forse un giorno  meta di questo diverso modo di praticare il turismo. Quello che io chiamo critico.

(1)
http://primaveradiprato.blogspot.it/2014/06/abbasso-il-turismo.html

lunedì 3 novembre 2014

Prato, l'assedio del traffico



Naturalmente chi scrive fa parte della calpestata e derisa minoranza.
Invece la maggioranza, oggi alle 3 del pomeriggio, sfilava con le proprie macchinucce e non riusciva ad entrare nel santo centro storico!

Bloccati. Lavori e...troppe macchine, troppe. E tutti che, dopo la pausa pranzo, dovevano rientrare al lavoro.

Guai ad avere la bici, guai in questa città!

Ancora non è stato messo mano a un piano del traffico, e i poveri ciclisti come me ringraziano Santa Pupa ogni volta che portano a casa la pelle.

Ma che fa la Giunta? Che non fa!, anche questa come la precedente, si perde in un mare di chiacchiere. 

Occorre mettere a disposizione della cittadinanza le piste ciclabili; cominciate a pensarci seriamente con le vostre testoline, altrimenti i pratesi non andranno mai in bici!
Funziona così, non viceversa; così hanno fatto ovunque nel mondo!




Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto. Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi gio...