sabato 17 gennaio 2015

Storie pazzesche di Prato (1): il PD dalle suore di Iolo

Inizia qui la serie il cui titolo è tratto dal ben più significativo film dell'argentino Szifron, "Storie pazzesche di Prato", che qui vede il primo episodio, ossia la riunione del Partito Democratico di Prato dalle Suore di Iolo.

I piccoli beghini in santo consiglio. Roba da far rabbrividire il caro Jesus.

E questi poi sono ben più sfacciati dei Democratici Cristiani, e ben più ipocriti!

Guidati dal giovane illuminato  segretario Bosi,  si ritroveranno dalle suore cantanti e suonanti a far il punto della situazione di questi primi mesi di comando.

Ossia, sul ULLA-NULLA.

Bravi bravi, e li avete anche votati!


STORIE PAZZESCHE, un film da non perdere

Prima che esca dalla frenetica circuitazione cinematografica, andate a vedere un film originale, argentino, prodotto da Almodòvar, STORIE PAZZESCHE, scritto e diretto dal geniaccio di Szifron.

Ci vuole un po' di stomaco, ma non ve ne pentirete.

E' un film a episodi, ma la segmentazione non guasta, né pregiudica niente: Argentina, ma sembra di vivere in Italia, se non fosse quel tocco di iperrealismo magico debordante che sempre è condimento nel mondo sudamericano.

Non didascalico, non piagnone, non edificante. Crudele e spietato verso il mondo contemporaneo. Evviva.

giovedì 15 gennaio 2015

L'eros non abita più la politica

Le dimissioni del Presidente Napolitano hanno mostrato chiaro e tondo che alla gente delle istituzioni, anche di quelle somme, non importa quasi più nulla.
I politici sono ormai sbiaditi teatranti, guitti di second'ordine, che non nutrono né mostrano ideali; al massimo conducono stizzose battaglie, quando va bene, contro la corruzione, lo sperpero, ma nessuna fantasia, nessun futuro si delinea prossimo venturo.

E se un presidente non tanto amato se ne va, nemmeno questo rende felici le persone, perché la prospettiva risulta addirittura peggiore, con rose di nomi da museo degli orrori e dello scambio mercenario.

Non parliamo poi dei consigli comunali, veri luoghi della mediocritas, del sostegno alla cricca, della banalità più assoluta.

Volendo essere buoni, potremmo dire che l'eros, nel senso più alto e completo, non abita più la politica, e quindi nemmeno il cuore della gente.

mercoledì 14 gennaio 2015

Teatro La Baracca: vogliono farci proprio morire

C'è un cambio di programma nella stagione del Teatro La Baracca che, ricordo, NON percepisce un centesimo dall'amministrazione comunale né regionale.

VOGLIONO FARCI MORIRE. 

Ho chiesto per la seconda volta all'assessore Mangani se il Comune vuole partecipare al progetto dello SPETTACOLO DELLA CITTA', un progetto alternativo di conoscenza del territorio, di cui presto inizieremo a raccogliere le adesioni, fornendo i dettagli.
Vediamo se danno un segnale di vita.

Il progetto, come tutta la stagione, va avanti, ma è chiaro che i partecipanti dovranno pagare un po' di più.

E tutto questo mentre si dilapidano i soldi comunali,  e al METASTASIO sono stati concessi altri 200 mila euri dal fondo di riserva, come mi comunicano le talpette, e si aumentano gli emolumenti i direttori! VERGOGNA.

martedì 13 gennaio 2015

Di turismo si muore

No al turismo. A questo turismo di massa, invocato scioccamente da gente che pensa che il turismo sia la soluzione ai problemi economici delle città.

Se vi fate un giro a Firenze, per non parlare di Venezia, dove la morte cittadina è in atto da più di vent'anni, vi rendete conto di cosa sta succedendo. I ristoranti, per esempio, quasi tutti in mano a un giro di affari che non solo non è italiano (poco male), ma anche delinquenziale.

I musei trattati come supermercati, con offerte e giorni 'free'. File lunghissime, assalti dell'insignificanza, passatempi della noia esistenziale.

Le città non sono più produttive, non sono più creative, vivono di parassitismo, di non luoghi, di luoghi di transito (stazioni, aeroporti), o  di consumo di alcool: le città stesse si presentano spesso, nel centro storico, come una grande parata di birrerie o localini per il mangia-e-bevi.
Il turismo accentua tutto questo, lo estremizza.
Anche la produttività che esiste nelle città è di importazione e 'di superficie', usa l'edificio esistente e poi scompare. Non lascia nulla, nessun significato si radica sul territorio, che viene solo 'occupato', vedi l'Expo, che è una epifania turistico-commerciale.

Per questo bisogna dire no al turismo, con questo turismo si uccide il nostro futuro, ogni possibile senso o cambiamento, la nostra economia.

La Santa Intolleranza abita anche qui

Certo, in forme attenuate, ma la Santa Intolleranza la vedo bene in teatro, nel mondo occidentale e in campo cristiano, la vedo benissimo.

Mi basta ricordare di alcune repliche de "L'infanzia negata dei celestini"; mi basta ricordare le ultime due: nel dicembre 2013 spettacolo interrotto, uno spettatore, a dieci minuti dallo spettacolo, si alza e lascia la sala urlando che io racconto un sacco di fandonie su Padre Leonardo (che era un santo), lasciando il pubblico nel più totale smarrimento e con un po' di paura; nel dicembre 2014, alcuni giorni fa insomma, durante la pausa fra il primo e il secondo tempo, un ex-celestino irrompe nel camerino all'improvviso e mi dice che la colpa dei soprusi eccetera che avvenivano al Rifugio S.Maria Vergine Assunta in Cielo era del Vescovo Fiordelli, che Padre Leonardo era un santo, che lui non c'entrava nulla. Il signore viene trascinato fuori da due donne costernatissime che lo accompagnavano, lui era molto agitato, ed io ho avuto paura. 

Piccoli episodi inquietanti che a ogni replica si ripetono, fin dal  2004, quando intorno al Teatro La Baracca, il mattino dopo il debutto, ne trovai il perimetro sparso e il Pereto pieno di immagini della Madonna dei Celestini. Senza contare le polemiche e i litigi che ci furono, sempre fra il primo e il secondo tempo. E così più o meno ogni volta.

E dopo ogni replica mi dico che non lo replicherò, ma anche che non devo aver paura, che non mi devo lasciare intimorire...

lunedì 12 gennaio 2015

Pino Daniele, napoletano di Toscana

Mi sono sorpresa non poco nel leggere che il cantautore napoletano morto pochi giorni fa, abbia deciso di essere seppellito in Toscana, dove ormai viveva stabilmente da un po' di tempo.
Certo la Maremma ha il suo fascino, cattura emotivamente, tuttavia...
Un napoletano doc come lui, che deve tutto alla sua città d'origine, sceglie poi di starne lontano per sempre. E in un contesto geografico, antropologico completamente all'opposto. La Maremma è solitudine, è isolamento, è distacco. Ed è poco popolata.
Una scelta così forte, per un partenopeo, è anche un messaggio di rifiuto. E' questa la notizia vera.

domenica 11 gennaio 2015

Torna Petuzzo, oggi pomeriggio e domenica prossima




Oggi pomeriggio, domenica 11 dicembre (con replica la prossima domenica 18)  alle 16 al Teatro La Baracca torna 


Petuzzo, la FilastRock!
 un'opera teatrale per ragazzi tutta in rima...



Petuzzo, ragazzo disobbediente ai genitori, eccessivamente severi, vuole vivere una vita tutta sua. E’ ribelle e ama il rock. Scappa di casa e nel suo viaggio, accompagnato alcuni ragni amici che gli permettono di non perdere mai la strada grazie al filo che tessono, incontra il buon bibliotecario Azzurro, ma anche Sua Cattiveria, che cerca di ingannarlo…Liberamente tratto dall'omonima filastrocca popolare.

Ricordo che questo spettacolo non è finanziato dal Comune di Prato né dalla Regione Toscana né da nessuna Fondazione Toscana (per la distr...zione dello) Spettacolo.

Nessun addio al libro stampato

"La Repubblica" pubblica un foto progetto fotografico di un signore americano dal titolo "Addio al libro stampato".
Ma ancora no, il libro stampato non muore. Tranquilli.
Ci vorranno tanti tanti anni ancora prima che succeda, e nel frattempo tanti tanti di noi, profetucoli e affaristi di seconde vite, saranno già bell'e seppelliti.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/10/foto/gente_che_legge_nella_metropolitana_uno_scatto_per_non_dimenticare-104692523/1/#1