venerdì 30 ottobre 2015

Interporto: com'è andato il convegno sugli Etruschi?

Qualche giorno fa c'è stato l'incontro su Gonfienti e Interporto dal meravOglioso titolo:

"L'area archeologica di Gonfienti: un'opportunità per la Toscana - Dalla città etrusca all'Interporto della Toscana Centrale: uno sguardo al passato per valorizzare il futuro" 

Ma Interporto, che aveva organizzato il tutto, a porte chiuse e con ospiti selezionatissimi, non ha inviato un comunicato stampa.

Sembra, da voci che sono trapelate, che se la siano cantata e suonata come avevamo previsto.

Che il signor Longo abbia detto  che Interporto è in salute, quando invece solo una società di quelle che gestisce Interporto è con i conti a posto: quella immobiliare. Le altre, no.
Come interporto, per cui è nato, continua a essere un totale fallimento. Eppure vuole continuare a crescere, a costruire, ad affittare, a vendere. Speculation!

La Soprintendenza ha detto poco e niente, ha fatto, sembra, sembra, la figura della Bella Addormentata. O della famosa scimmietta.

No alla terza corsia sull'A11

Ecco un'altra minaccia per la città di Prato.

Non basta un Interporto con cui è stata distrutta la parte est della città (la Querce e Gonfienti e zone limitrofe) e che ha compromesso una scoperta archeologica straordinaria;

non basta la minaccia dell'ampliamento dell'aeroporto di Firenze;

non bastano la tangenziale a ovest che ha compromesso la zona umida delle Pantanelle e distrutto tutti i campi limitrofi;

non basta il depuratore del Calice a Ovest; quello di Baciacavallo a Est;

non bastano le zone abitate con alto livello di inquinamento - prima fra tutta a Prato San Giorgio a Colonica - con fabbriche pericolose per la salute pubblica vicino alle case, e di cui nessuno parla, ma anche altre zone che si vogliono inquinare, come è il caso della Varvarito a Casale;

non basta il traffico impazzito e prepotente e la mancanza di un sistema viario che sia degno di questo nome, con marciapiedi e ciclabili, segnaletica, eccetera.

Ora sta all'orizzonte anche la terza corsia dell'Autostrada, per cui è vano davvero chiedere garanzie ambientali, come fa l'assessore Alessi.
Ed è oltremodo ridicolo, una presa per il c...allo, affermare che costruendo questa corsia, e lo stesso si dice per l'ampliamento di Interporto, si avranno ciclabili e altri vantaggi!


http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2015/10/29/news/terza-corsia-dell-a11-servono-garanzie-1.12346356?ref=hftiprec-3

giovedì 29 ottobre 2015

Un articolo su Maila Ermini di Pratosfera

 Pratosfera, rivista culturale di Prato e non solo, sta molto allargando i suoi orizzonti ripagata dall'interesse dei lettori, so che anche gli amici fiorentini e di Pistoia la seguono per esempio, oggi mi dedica un articolone, scritto da Stella Spinelli. Nonostante io stessa avessi colloquiato con la giornalista, mi trovo in questi casi sempre in grande difficoltà e ambascia.
Il primo risultato sicuro è che sarò ancor più detestata. Pace.
Forse alla mia età bisogna cominciare a smettere i colloqui?
Grazie comunque a Stella Spinelli, con la quale - noticina di colore - proprio durante l'incontro ci siamo scoperte lontane parenti. Il mio bisnonno Egidio Spinelli, anarchico e autodidatta e per me esempio di vita, conservo ancora alcuni libri della sua piccola ma bella biblioteca, era di Comeana, della zona di Carmignano, come Stella.

http://www.pratosfera.com/2015/10/29/la-baracca-e-il-teatro-civile-un-ritratto-di-maila-ermini/
“Questo spazio è nato nel ’93 da una rimessa agricola. C’era la legnaia, la piccionaia, il magazzino per gli attrezzi. Era una baracca, vera e propria, a rischio demolizione. La curia, a cui apparteneva il terreno, voleva raderla al suolo per rifare la chiesa. Poi cambiò idea, si limitò ad ampliare l’area ecclesiale destinata alle feste e la capanna con qualche metro di terra attorno venne messa in vendita. Anzi diciamo che fu svenduta. E io la presi. A poco. Iniziai col farci un laboratorio teatrale e poi ricavai un piccolo spazio per gli spettacoli”. Maila Ermini, drammaturga e attrice, direttrice artistica del Teatro La Baracca di Casale, racconta e si racconta con dolce determinazione. Il suo fare è pacato e semplice, voce profonda, senza nessuna inflessione dialettale. Si esprime con logica eleganza. Sguardo luminoso, spesso perso nel rievocare.
La Baracca è un luogo accogliente, raccolto, affascina. Sperduto fra le viuzze di Casale, visto da fuori ha un che d’informale, leggero. Basta entrare, però, e si respira un che di sacro nell’atmosfera seriosa, ma senza eccessi. Eppure, quel palco in legno, le sedute in tono, le pareti scure trasudano, goccia dopo goccia, tutta la cultura vista e trattenuta.
“Ho 54 anni, compiuti il 20 ottobre – riprende Maila, seduta alla scrivania sistemata su un lato del piccolo ingresso – e da che mi ricordi amo il teatro. Il mio percorso drammaturgico però lo perfezionai durante l’università, a Firenze, guidata dal professor Macrì. Non paga, mi lasciai coinvolgere in un corso di teatro che mi portò ad affrontare letture teatrali sin da subito. Il processo è stato irreversibile”. Di lì a poco, a 24 anni, l’artista pratese è a Roma, la città che più di ogni altra prometteva tutto a chi sognava le glorie del palcoscenico.
In realtà Roma le dà l’Amore, che poi finirà dopo qualche anno, e un premio, rinomato e copioso come drammaturgo. Maila Ermini, nel 1988 vince il Fondi La Pastora con “Matilda”, la storia di una professoressa di matematica in pensione, che decide di prostituirsi, anzi di continuare a prostituirsi dato che considera il suo percorso all’interno della scuola al pari di un atto di prostituzione. E Maila di come funzionino le scuole dall’altra parte della cattedra lo sa e bene. Sì perché prima di arrivare a ricevere questo rinomato premio, è costretta a una doppia vita degna di un romanzo: professoressa di lingue a Ostia e Tivoli di giorno, e teatrante la sera.
“Quel premio mi ha cambiato la vita. Mi ha costretto a scegliere, a uscire allo scoperto, a guardarmi allo specchio. E mi ha fatto capire cosa fosse in realtà quel patinato mondo dello spettacolo dal quale sono fuggita subito dopo. Iniziarono a chiamarmi personaggi famosi che avevo avuto modo di conoscere grazie al Premio. Si dicevano interessati a mettere in scena la mia Matilda e io ero piena di speranze. Fra questi c’era la moglie di De Sica, Maria Mercader, poi Antonio Salinas del teatro Belli. Ma i miei sogni si frantumarono quando capii che con Matilda volevano anche tutta la mia vincita. Una sorta di mazzetta. Rifiutai. Di cosa avrei vissuto altrimenti? Avevo lasciato prima il lavoro da professoressa, poi il posto di interprete al Ministero degli Interni, due lavori sicuri per il teatro. Dissi no”.
Inizia così uno dei suoi periodi più altalenanti, ma anche ricchi di stimoli professionali: Maila divorzia dal marito romano, abbandona quella città che “non mi ha mai dato nulla, in fondo”, e parte. Spagna, Inghilterra, Francia, teatro di strada, mimo, vita da nomade, poi rientra in Italia, a casa, dove il padre la convince a fermarsi, a mettere in piedi qualcosa di realmente suo.
“E’ il 1993. Ho 32 anni e tanta voglia di fermarmi e affermarmi. Era finalmente giunto il momento di fondare una mia compagnia, di fare il grande salto. Mi padre aveva ragione e unendo i soldi degli sborsi a quel che restava della vincita del premio acquistai la baracca di Casale che diventò la Baracca di Maila Ermini. Era isolata e sgangherata, assieme a mio padre lo trasformammo usando i materiali di risulta e pian piano sbocciò. I primi due anni mi limitai a laboratori teatrali, corsi di teatro e a prepararci spettacoli che mettevo in scena fuori. Poi decisi di iniziare a fare qua i miei spettacolini”. Il suo tono resta calmo, ma gli occhi si illuminano di questo ricordo. Fierezza e soddisfazione insieme. “E’ stato sempre tutto in salita, precisiamo, ma lo rifarei senza batter ciglio. Inizialmente era caldissimo d’estate, e freddo, molto freddo, in inverno. Pian piano però tutto è migliorato, mi sono messa a norma con l’impianto elettrico, con le uscite di sicurezza, ho azzerato le barriere architettoniche ed è emerso un teatro a tutti gli effetti che mai ha però perduto la propria identità. Baracca era e Baracca resta”.
Le stagioni teatrali iniziano nel 99-2000. Da allora tanto è cambiato ma non il ritmo del pubblico. “Alti e bassi – dice pacata -. Dipende dagli spettacoli. E da tante altre cose. Ma ormai ho smesso di pormi il problema di quante persone verranno. Ho scelto. Io e il mio compagno Gianfelice D’Accolti, attore e drammaturgo come me, gli spettacoli li facciamo qui per saggiarli e poi portarli fuori. Siamo sereni e convinti della strada intrapresa”.
Da due anni La Baracca ha anche smesso di ospitare compagnie da fuori. Eccetto chi vuol venire dietro a un piccolo compenso. “Non posso più permettermi i sostanziosi cachet che offrivo al tempo di Sipario Aperto, il circuito da cui ho tratto sostentamento per anni. Dopo che i politici lo hanno distrutto non ho avuto alternative. Da quando è stato deciso di classificare i teatri in base alla residenza teatrale regionale, i finanziamenti sono riservati soltanto ai teatri-azienda dagli alti ricavi. E certo non è il caso della Baracca che non è un teatro supermercato come tanti”, insiste Ermini.
La Baracca ha posti molto limitati e anche quando è sold out i ricavi restano sotto le cifre stabilite da questa nuova legge. “Poi ci sono le valutazioni politiche che incidono molto – dice con sorriso forzato -. Non è un teatro commerciale il nostro. Il nostro è un teatro di impegno civile. A volte è anche comico, ma resta impegnato. E a tanti rimane scomodo. Non piace”.
Si ferma un attimo. La pausa è silenziosa. Poi riprende: “I rapporti con questa Amministrazione però sono buoni. L’assessore Simone Mangani è venuto più volte qua da noi e mostra di apprezzarci. Ha anche comprato tre repliche de Lo Spettacolo della Città, una performance itinerante e irriverente che abbiamo fatto in estate raccogliendo grande successo – incalza con orgoglio -. Abbiamo già in programma di farlo anche a Pistoia e in Val Bisenzio”.
Poi Maila si lascia andare: “Sono però tante, troppe le persone dell’area pratese a non aver mai messo piede qui. Tanti assessori alla Cultura dei Comuni limitrofi fingono di non conoscerci. Seppur criticandoci. Mi son stati riferiti commenti di disprezzo del mio teatro usciti dalla bocca di personaggi che non si sono mai nemmeno avvicinati a Casale. Ecco, questo non lo accetto. E che dire degli abitanti della stessa Casale? I nuovi vengono, dei vecchi neppure l’ombra. E Prato non viene perché è periferico e non di moda”.
Ma lei va avanti, incorruttibile. “Il teatro civile non è ben visto e non paga. Ma è quello che amo e che continuerò a fare”. E precisa di aver assistito almeno una volta agli spettacoli di ogni singolo teatrante della zona: “L’ho fatto in maniera silenziosa, ma non me ne sono persa uno. Non posso invece dire altrettanto di loro nei miei confronti. Se mi rammenti un artista di Prato e dintorni, io l’ho visto. Loro invece? Magelli, ecco, lui sì. Venne appena nominato direttore del Metastasio. In scena c’era Anito Garibalda e si divertì molto. Poi purtroppo litigammo quando io gli dissi che tutti i soldi se li prendeva il Metastasio”.
Poi ammette: “L’unico teatro in cui non ho mai messo piede è quello del Bonechi, ma solo perché ultimamente son costretta a lavorare tanto”. Quindi tira fuori il quaderno del gradimento, un librone sul quale dopo lo spettacolo chi ha voglia annota critiche ed emozioni, anche negative. “Leggo e rileggo spesso questo quaderno per sapere cosa pensa il mio pubblico. La relazione con loro per me è fondamentale. Chiudiamo spesso gli spettacoli col dibattito, aperto e costruttivo. Certo è molto dura quando il pubblico non se ne va e tu sei stanca e vorresti solo uscire di scena. Ma quando il pubblico resta è una soddisfazione unica e un gran segno che lo spettacolo ha funzionato”.


http://www.pratosfera.com/2015/10/29/la-baracca-e-il-teatro-civile-un-ritratto-di-maila-ermini/

Perché i cinesi non sono venuti a vedere "Le tre vite del ragazzo di Tien An Men"

L'ho incontrata domenica scorsa e, davanti ad altri - presente anche Gianfelice - ha detto il che e il come. E' stata gentile, la donna cinese che vive a Prato.

Le ho fatto queste domande, che credo di ricostruire abbastanza fedelmente:

- Mi puoi dire perché i cinesi non sono potuti venire a vedere il mio spettacolo?
- Perché ambasciata leva passaporto se sanno. E problemi anche a casa. Non può venire, pericolo.

- In Cina sanno di Tien An Men?
- Sì, sanno. Ma non possono parlare.

- E secondo te quale può essere la fine che ha fatto quel ragazzo?
- Tutti e tre può essere (di quelle che ho supposto io).

L'altro giorno ho tolto le locandine dello spettacolo dalle bacheche. Una, mi è caduta, ed è finita ai piedi di un ragazzo cinese giovane che stava passando, ascoltava musica con un walkman. Lui si è fermato, ha letto, mi ha guardato impietrito.

In questi giorni di repliche non ho tentato nemmeno un po' di provocare la comunità cinese, anche se ho invitato alcuni rappresentanti di associazioni. Non ho nemmeno forzato la mano con gli attori cinesi, che in un primo momento avevo pensato di chiamare a recitare.

L'incontro con la ragazza, coraggiosa, è servito a chi non credeva che i cinesi non potessero assistere a uno spettacolo. Certo, se ci fosse stato il sostegno del Comune o di qualche suo rappresentante forse qualcuno si sarebbe fatto coraggio. Ma così non è stato.

Sono certa, nonostante tutti gli interessi del mondo e la codardia e la falsità dei nostri e la miseria dei loro governanti, che un giorno anche i cittadini cinesi potranno guardare in faccia la loro storia senza nascondersi o fuggire davanti a una locandina.

mercoledì 28 ottobre 2015

Io brando tu brandi egli branda

Mentre Prato crolla nei suoi punti fondamentali, economia cultura storia vivere civile, identità insomma, - è di oggi anche l'ennesimo comunicato sul disastro sulla Fattoria Medicea che il Comune, e ormai da anni, è incapace insieme alla Soprintendenza, di gestire e di risollevare dal fango in cui è immersa-, non si trova di meglio che cercare un 'brand' per Prato, per cui si annuncia un concorso pubblico, con questo obbiettivo:

"La finalità è quella di creare un brand territoriale per rendere la Città di Prato conoscibile, riconoscibile e attrattiva con il coinvolgimento di tutti gli attori del territorio, attivando processi dal basso, valorizzando realtà locali e contatti e contenuti già esistenti. Il servizio consiste nella conduzione di un processo partecipativo finalizzato alla costruzione di un’identità condivisa dalla città e necessaria all’elaborazione del brand territoriale". (1)

E giù un romanzetto senza fine per cui si dovrebbe, per la modica cifra di 20.000 euro, allestire quanto sopra.

Ma per creare un'identità condivisa è chiamato appunto il Comune e i suoi 'attori', per questo anche si va a votare, non solo per risolvere i problemi!

Se i suoi 'attori' sono assenti, se sono discriminanti, se si pensa di creare l'identità condivisa con questi bandi, o andando all'Expo' con la bozza pratese, condotta sul desco dalla sorridente pifferaia, allora Prato non sarà mai 'attrattiva'.

Intanto, alcuni elementi fondamentali per la creazione identitaria sono stati distrutti, non si fa niente per creare vere alternative al vivere in città, gli eventi sono tutti calati dall'alto e non condivisi e sono specchietto di propaganda. E certo non solo con questa giunta!

Insomma, delegare la creazione identitaria significa dichiarare il proprio fallimento rispetto a una realtà che ci sfugge di mano o per cui non ci vogliamo sporcare le mani. 
O forse che si vuole, ancora una volta, fare 'merchandising' della propria città, che diventerà sfacciatamente  'punto vendita', città-mercatone?

E poi, cominciamo intanto a usare l'italiano, che gli insulsi bandi contribuiscono a rovinare: 'brand' è 'marchio'.


(1) Qui il testo completo del bando: 
http://www.comune.prato.it/servizicomunali/gare/attivi/2015/brand-prato/

martedì 27 ottobre 2015

Ecosistema urbano: Prato nel 2009 era al 9° posto e ora...al 69°!

Nel  comunicato stampa del Comune di Prato dell'Assessore Alessi relativamente alla classifica di questo studio di Legambiente denominato Ecosistema Urbano, non si  dice che nel 2009 Prato era al 9° posto; ora è al 69° . Il lieve miglioramento di cui parla l'Assessore rispetto l'anno passato (la città era al 71° posto) è pura difesa di parte politica.

Un disastro ecologico urbano, praticamente.
____

Comunicato dell'Assessore Alessi

La situazione di Prato nel 2009:

Le città-mercatino

Con l'arrivo del Natale

i mercatini nelle città aumenteranno.

Previsioni dello spazio,

le città, ormai tutte città ristorante, città negozio

diventeranno città-mercatino.

Code in centro; problemi di parcheggio;

passeggiata in passeggino;

inquinamento; sporcizia. Barbarietà.

Ma bisogna, l'economia non gira.

L'economia non gira. Già.

Girano le scatole.

Pacchetti e sacchetti

nei sacchetti, oggetti.

Mi sento asfissiata.

Basta.

Non voglio questa vita comprata.

Non voglio questa vita regalata.

Basta.

Non voglio una vita-negozio,

camminare fra la folla per fare il regalino;

e invece si potrebbe fare

un Natale senza mercatino,

senza shopping, in ozio.

E perché no, abolire il Natale

tanto per provare;

veder crollare l'economia,

e, dopo aver fatto lo scherzo,

come bambini,

scappare via.


domenica 25 ottobre 2015

Il teatro libero fa paura (Le tre vite del ragazzo di Tien An Men)


L'ultima, la replica più bella.  Uno degli spettacoli più faticosi, di grande emozione che ho scritto e interpretato.

A conferma che la censura oggi si manifesta con la finta indifferenza, in queste cinque repliche non abbiamo visto alcun rappresentante di associazioni italo-cinesi, alcun assessore o consigliere locale, o cosiddetto ‘studioso’ di storia delle patrie universitudini.
Nonostante i ripetuti inviti mandati. Temono di compromettere equilibri politici e affari.

Il teatro, quello libero, fa paura.

Per questo sfido un teatro, un assessore che sia a proporre uno spettacolo come il mio, ne hanno paura come delle lebbra. A Prato e in Toscana, poi...

E invece dovrebbe poter essere visto da tante persone. Ma nessuno ci darà questa opportunità. Coloro che l’hanno visto sono stati privilegiati, hanno potuto assistere a qualcosa che non passerà mai nei teatri ufficiali; e non perché non ci siano artisti capaci, ma perché non li fanno arrivare a voi, o pubblico, se non raramente o per errore.

Chi è venuto l'ha potuto vedere perché esiste uno spazio, pur piccolo e periferico, dove certa gente non ci mette le sue scimmiette. Di spazi così, in Italia, ce ne sono pochissimi. Sostenendo noi, in realtà sostenete il pensiero e l'arte differente, quel poco che ancora rimane.

Abbiamo fatto la ripresa dello spettacolo, e appena possibile la condividerò. Intanto copio tutti commenti che sono stati scritti su Le tre vite del ragazzo di Tien An Men.


Ultima recita:

Nicola: "Siete stati bravissimi, persone rappresentate...quasi realistici. Peccato che questi politici  non vogliono mai farci scoprire la verità e non metterci la loro faccia"

Emiliano:  "Strepitoso!"

Graziano:  "Emozionante, complimenti.  I totalitarismi aumentano gli individui che non siedono 'diritti'; dobbiamo ringraziare chi ha avuto ed ha il coraggio di sedersi 'storto'.

Tiziano: "Spettacolo intenso ed emozionante, come sempre".

Miriam: "Come sempre siete bravissimi. Il vostro teatro fa pensare e riflettere. Stiamo con la schiena dritta."

Maura:  "Sono tornata a perché non è facile assistere a spettacoli che ti accompagnano e lasciano emozioni anche il giorno dopo!"

Luciano: "Da Milano e ritorno per ammirare due interpreti eccezionali".


Commenti delle precedenti recite:

Maura:    "Bravissimi! Una tragedia contemporanea che mi ha emozionata molto per il coinvolgente finale".

Piera:  "Siete grandissimi artisti. Spettacolo denso di contenuti e di emozioni! Da rivedere. Anzi da rivivere. Complimenti anche per l'allestimento, che sicuramente ha favorito la comunione tra attori e spettatori".

Moreno: "Avete affrontato un'argomento difficilissimo da portare in scena anche perché, non avendo informazioni sulla "vita attuale" del Rivoltoso Solitario, rischiavate di cadere in banalità e invece avete fatto un testo bellissimo e pieno di pathos, uno spettacolo davvero coinvolgente. Complimenti anche per l'allestimento". 

Francesca: "Non so se mi è piaciuto più il testo o la regia. Entrambi, e una grandissima emozione".

Annalisa:   "Spettacolo emozionante".

Beppe:  "Immersi in una dimensione...'evanescente' eppur tangibile che avvolge e prende la gola per le verità nascoste che contiene e snocciola nelle esperienze di un ragazzo, semplicemente un ragazzo ingenuo e carismatico suo malgrado; tre facce di una vita che rappresenta l'universo della scissione che un dramma vero ci racconta ogni volta che lo riscopriamo. E Maila e Gianfelice ce l'hanno fatto rivivere con una interpretazione che va al di là della messa in scena teatrale. Grandiosi! Indimenticabile!".

Iuri:  "Bravi! Interpretazione intensa e realistica. Dovrebbero vederlo le scolaresche".

Michele:"Ultime notizie: avvistati due 'istrioni' al Teatro La Baracca. Si consiglia vivamente la visione." 

Sylva e Gianluca: "Grazie del bellissimo spettacolo. Molto intenso profondo filosofico. Fa riflettere e farà riflettere". 

Massimo: "Ieri sera, serata diversa; abbiamo portato i nostri figli a teatro; l'intento era quello di strapparti per una sera dalle varie PS, cellulari e sempiterna televisione per cercare di capire qualcosa in relazione al RAGAZZO DI TIEN AN MEN; non so se lo ricordate, era quel ragazzo che più di 25 anni fa fu immortalato in una foto mentre stoppava l'avanzata dei carri armati che andavano a sedare la rivolta pacifica degli studenti; intento direi ben riuscito, probabilmente perché l'artista che ha portato in scena questo spettacolo è riuscita a trasmettere qualcosa anche a loro, tanto è vero che tornando a casa in auto si è aperto un dibattito fra noi; tante volte IMPORRE qualcosa serve! grazie a Maila Ermini e al suo degno compagno di teatro, ai collaboratori e al grande TEATRO LA BARACCA!...i ragazzi hanno fatto di tutto per non venire, ma durante lo spettacolo li ho visti molto interessati, non lo faccio sempre di essere rompi...oglioni con loro. "

Sabrina: "Spettacolo intenso ed emozionante che fa riflettere anche sulla società contemporanea e, soprattutto per i commenti finali sulla comunità cinese, lascia con l'amaro nel cuore!! Grazie a Maila e Gianfelice che, negli anni, non si sono piegati e asserviti alla logica del "guadagno" e continuano a proporre questo tipo di spettacolo a cui in tanti dovrebbero avere il privilegio di assistere!".

Edoardo: "Complimenti, molto bello, bravi".

Fiorella:"Bravissimi come attori. A Maila autrice il merito di aver ricordato a molti e a me un episodio importante del nostro recedente passato". 

Michele e Graziella: "Lo scorso venerdì sera (n.d.r, era sabato), al termine dello spettacolo, mi è stato difficile buttare giù, su due piedi, un pensiero più articolato su quanto avevamo appena visto. Ora, con un po più di calma, posso dirvi, anche a nome di Graziella,  che lo spettacolo che avete messo su, con tanto coraggio, è davvero notevole. All'uscita la prima cosa a cui ho pensato è che siete due istrioni, ma non nell'accezione del termine che un vocabolario definisce tale, bensì nella vostra capacità di calarvi nei panni dei personaggi così intensamente da sembrare una vera e propria metamorfosi, che è ben lungi dalla semplice rappresentazione o narrazione.Ancor più difficile se si pensa che era un uno e trino, insomma una bella prova di bravura. Complimenti! Per noi, che siamo praticanti del Falun Gong, è stato ancora più facile, e contemporaneamente più doloroso seguirvi, poiché leggiamo costantemente notizie riguardanti la persecuzione che i praticanti, nonostante il blocco internet imposto dal regime, riescono a far pervenire all'estero. Con questa vostra denuncia avete provato anche voi, per la prima volta, credo,  cosa vuol dire denunciare pubblicamente i misfatti del regime cinese e cosa pensano e come reagiscono i cinesi residenti di fronte a queste notizie".  

Qualche giorno fa mi è arrivato anche il commento di Laura:

"Ho riflettuto a lungo sul suo spettacolo. E’ qualcosa che si digerisce piano piano, come una medicina buona. Il testo e la scena, molto originali entrambi, sorprendono e invece di incupire, come si potrebbe supporre dal tema, scavano dentro di noi un solco buono. Un piccolo seme. Fa bene a moderare gli applausi, non servono. Oggi poi, che tutti applaudono senza nemmeno capire perché. Vado nei teatri e vedo che tutti applaudono mimeticamente, come scimmiette.Il suo spettacolo non ha bisogno di applauso, è qualcosa di nuovo, e la gente quando lo vede rimane attonita e sente che al dilemma posto non si risponde con l’applauso.Non basta dire che è bello, che merita, tutte queste frasi sono inutili. Dovreste continuare a farlo ,anche se lo so che non è possibile, perché non avete alcun sostegno." 

Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto. Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi gio...