lunedì 11 dicembre 2017

Sogno di una meteo-allerta-terrorizzata

Piove piove piove.
Sono affaticata.
Sono alla guida.
Sulle strade la segnaletica è assente.
Si vede solo asfalto nero. Che brilla brilla. Acceca.
Devo tornare a casa.
Asfalto nero. Luci accecanti.
Acqua.
Capisco finalmente cos'è una piana di origine alluvionale.
Le strade sono allagate.
Capisco che l'acqua va sopra il cemento.
Che hanno buttato tanto cemento.
Acqua.
Rivedo il passato
faccio un salto nel passato
e quasi muoio di rara nostalgia
le campagne allagate, i fossi straripati.
Laghi con betulle svettanti.
La morte passa presto, resuscito e vedo
solo capannoni.
Asfalto allagato con capannoni.
Natura morta.
Torno finalmente a casa, e il telefono squilla.
Riconosco la voce del sindaco.
Capisco che è un messaggio registrato.
Decifro solo le parole '...ezione civile'.
E' sufficiente.
Intanto piove piove piove.
Ancora stravolta accendo il computer e leggo le previsioni meteo.
Ho indosso ancora l'impermeabile.
E intanto piove.
E intanto mi spoglio.
Leggo che l'allerta è rossa.
ROSSA!
Domani devo partire.
Prendere l'aereo.
Partirò?
Partirà l'aereo con il vento ostro?
Intanto, sotto la pioggia,
stanno costruendo un'altra pista
che sfida il vento.
Partirò, al mattino sarà pronta
e partirò.
Intanto piove piove piove.
e l'allerta è diventata viola.
Temo il volo.
Ma no, ma no!
qualcuno mi dice!
-Non temere il volo.
Vedrai, sei sopravvissuta
in automobile
in mezzo alle strade
dissestate nere allagate
allertate
sopravviverai anche nel volo ostro!

In fondo nel volo
ci sono solo tre pericoli:
il decollo, il volo e l'atterraggio,
mentre in queste strade
andando in automobile
puoi morire di mille pericoli!

Piove piove piove!

Intanto l'allerta è nera.
Vado a letto ma non dormo.
Squilla la sveglia e non ho dormito
un minuto.
Arriva il tassista
per l'aeroporto.

E' il sindaco
che fa servizio per tutti.

"Stamani non si paga".
Allerta nera, guido io!

In un attimo con l'anfibio comunale
mi porta all'aeroporto.
Capisco che ha guidato
sopra ai capannoni.
C'è già la nuova pista.
C'è anche il vento ostro.

Intanto qualcuno
accende l'albero di Natale
dell'aeroporto
c'è la banda, suonano
inaugurano la nuova pista.
Ta-ta ta-ta-taaaa...
Felici mi mettono
sull'aereo.

Qualcuno suggerisce
di mettermi in stiva.
-Se lo merita
corre voce che...-

Dialogo interrotto
dalla bufera.
Infatti
Piove ancora di più.
Diluvia.
C'è l'alluvione.
Il vento diventa ostro-goto
o villanoviano.
Intanto l'allerta diventa 'non classificabile'.
La pista frana
l'albero vacilla
l'aereo galleggia.

Sogno interrotto.

domenica 10 dicembre 2017

Recensione e commenti su "La Barzelletta vien dalla campagna"

Pubblico una recensione e i commenti sullo spettacolo La Barzelletta vien dalla campagna, che replicherò sabato prossimo, 16 dicembre, ore 21 a La Baracca.


Barzellettando con Maila
La barzelletta viene dalla campagna, un’affermazione! o un punto di domanda? Buona questa, verrebbe da dire così come recita il sottotitolo. Ma, per saperlo veramente, occorre andare a La Baracca ed assistere oltre il sipario alla colorata e colorita messa in scena di Maila, che con questo spettacolo chiude in modo originale e intrigante la trilogia “popolare” iniziata coi proverbi. Personalmente non avevo mai capito fino in fondo il perché della barzelletta e il meccanismo che induce qualcuno a raccontarla; ieri sera l’ho capito. Maila, scomodando Freud, ci induce ad una riflessione non di poco conto, rammentando che essa rappresenta un’azione che trae origine dall’inconscio profondo e, toccando le sfere più intime del pensiero nascosto, ne fa un atto liberatorio dell’uno che racconta verso l’altro che ascolta e, soprattutto, dell’altro (il ricevente) che dovrebbe cogliere le allusioni. Per tutto questo contorto meccanismo la barzelletta può divertire ma anche lasciare indifferenti (annoiare) o peggio irritare. Di certo, la storiella è un racconto a se’ stante, una sceneggiata che punta dritto al bersaglio, senza filtri e inibizioni. Un bravo barzellettiere è anche un intrattenitore sopraffino oppure, al contrario, un cattivo barzellettiere può dimostrarsi un pessimo comunicatore, un gran cafone che, non solo non sa raccontare, ma sbaglia i tempi o i soggetti del racconto: barzelletta, aneddoto o aforisma che sia. Si è capito a La Baracca che la barzelletta vive esclusivamente in uno spazio di socializzazione, non avrebbe altrimenti senso, anche se può sempre capitare che tu incontri uno per strada (che già conosci) che ti ferma per dirti l’ultima. Questo era il barzellettiere professionista, un personaggio ormai estinto, perché i messaggini telefonici hanno ormai sostituto il dialogo scanzonato col mutismo di internet, tanto da far rimpiangere persino quelle lunghe e contagiose sequele di barzellette che accompagnavano il convivio. Per la barzelletta l’approccio è la base di tutto, alla “bisogna”: cattiva, buonistica, sarcastica, surreale ma anche spesso volgare oltre ogni limite. Il barzellettiere conduce la danza e può talvolta ridurre un’amicale scambio di battute in un modo sbrigativo e osceno. Per lo più il maschio è protagonista verso colei o colui che condivide il suo puro esibizionismo per un’intesa che può essere assai pruriginosa. La barzelletta da questo punto di vista è un’azione di genere, intesa come espressione dominante di potere. Geniale la storia della barzelletta che Maila illustra, quasi educando alla lettura filologica del testo: la storiella babilonese di 1900 anni or sono (prima barzelletta della storia!), che vede una matrona dell’antico postribolo (mi immagino un “donnone corpulento”) che scorreggia in grembo al satanasso, poco avveduto cliente, era a quel tempo qualcosa di estremamente irriverente che evidentemente suscitava ilarità e faceva, al contrario di oggi, ridere i commensali. In questo esempio troviamo la sintesi di un genere (quasi letterario) che vive nella battuta orale in un immaginario vignettistico che è sopravvissuto senza troppi scossoni fino alla soglia del XXI secolo, poi minato nei fondamenti dai computer e dai social network. Già c’è aria di nostalgia in questa rievocazione e quindi è legittimo che il teatro ne racconti la storia, sostituendosi allo spazio negato della tavola imbandita, della scena ripetuta del rituale dopo pranzo, del dopo cena, oggi occupata da altre facezie. Tuttavia  lo spettacolo teatrale è esso stesso a  rischio in quanto spazio assoggettato al puro intrattenimento cabarettistico. Maila è  però riuscita nel miracolo di farci passare due ore di pura leggerezza, liberando lo spirito di ognuno con sagace modulazione e piacevoli intermezzi in un ascolto da non perdere!.
Giuseppe Centauro


COMMENTI
"Complimenti a Maila per la genuinità e la semplicità che ci ha trasmesso  stasera. Da vedere!" (Serena Squatrito).

"Brava sempre, ma anche interessante come hai costruito una lezione-spettacolo. Grazie". (Maura Salvi)

"Una serata interessante e divertente. Tema della barzellette affrontato in modo molto approfondito". (Piera Salvi).

"Una risata ci salverà". (Cristina Giuntini).



venerdì 8 dicembre 2017

“Un nuovo palinsesto di ricerca per gli Etruschi di Gonfienti” - Giornata di studio al Teatro La Baracca


Teatro La Baracca / Associazione “Ilva- Isola d’Elba- Via Etrusca del Ferro”
presentano

Giornata di studio
“Un nuovo palinsesto di ricerca per gli Etruschi di Gonfienti”


Domenica 17 dicembre, ore 16,00 – 19,30 (Teatro La Baracca, via V. Frosini, 8 – Casale di Prato)
Non solo “onori di casa”  Maila Ermini 
Presenta gli interventi Carlo Alberto Garzonio
Relazione introduttiva di  Michelangelo Zecchini: “L’importanza di Gonfienti in epoca Etrusco Arcaica”
Conferenza di Mario Preti: “Dalla ricerca di E’: gli Etruschi nella piana fra Fiesole e Gonfienti”
Coordina  il dibattito pubblico Giuseppe A. Centauro
La Giornata di Studio che l’Associazione Ilva – Isola d’Elba - Via Etrusca del Ferro” e il Teatro La Baracca di Maila Ermini congiuntamente promuovono intende avviare un nuovo percorso di conoscenza nei confronti della Civiltà Etrusca e della protostoria in genere, attraverso un approccio libero da qualsiasi preconcetto o dogma ideologico per riscoprirne la dimensione autentica troppo volte negata o obliterata nel buio della “damnatio memoriae”.
L’insediamento etrusco arcaico di Gonfienti costituisce da questo punto di vista un caso emblematico: già dichiarata eccellenza dell’archeologia toscana all’indomani della suo pur fortuito rinvenimento, la città è stata rapidamente derubricata nella categoria delle scoperte ingombranti e irricevibili  per conflitto di interessi, prima ancora che si potesse conoscerne tutte le distinte specificità e le enormi peculiarità testimoniali. Si è fin qui trattato di un vero fallimento per l’archeologia, per le istituzioni e per il mondo accademico, distratto e inerte.
Oggi, con questo convegno, intendiamo raschiare la carta del consunto spartito che fin qui è stato scritto per la città degli Etruschi sul Bisenzio, per riscriverne uno di nuovo che osservi, studi e protegga, a tutto tondo, i lasciti di incommensurabile valore culturale di quel popolo presenti in quel sito. In particolare, interessa porre l’accento sull’organizzazione e le conoscenze, sui modi del vivere quotidiano, sull’arte, sul loro modo di intendere il trascendente, recondita espressione della volta celeste e della Madre Terra, non disgiunto dalla matematica e motore dell’avanzamento tecnologico. Interessa soprattutto capire e divulgare quella scienza che pare dimenticata dall’uomo moderno di saper vedere la natura,  di fondare le città con sapienza in luoghi di energia positiva, di tracciare arditi percorsi carrabili per agevolare l’interscambio e il commercio, di aprire nuove vie alla ricerca di frontiere inesplorate nel segno di un desiderio di scoperta e di viaggio mai sopito tanto che riscopriamo quella civiltà in terre lontane a latitudini impensabili; interessa rigenerare quella capacità  gromatica a loro riconosciuta dai tempi del dominio di Roma in grado di realizzare trame territoriali in armonia con le risorse dell’ambiente, come pure di sfruttare da abili metallurgi i giacimenti minerari più profondi e di regimare le acque per l’agricoltura, la caccia, la pesca e l’habitat stanziale dimostrando progettualità invidiabili dalle quali dovremmo ancor oggi apprendere molto.
Un condensato di tutti questi saperi gli Etruschi lo hanno improntato nella piana fra Fiesole e Gonfienti.
A noi il compito di non disperdere questi valori, intercettarli, farli leggere e conoscere, ma anche custodirli adeguatamente, proteggerli e valorizzarli per il futuro. (GAC 2017).




giovedì 7 dicembre 2017

Perché non vi seguo

Come ribelli non mi dispiacete.
In certi momenti osservo in voi le caratteristiche giuste.
A tratti siete anche affascinanti. Convincenti.

Perché non vi seguo dunque?
Ho la risposta.
Fiuto in voi gli oppressori di domani.

mercoledì 6 dicembre 2017

La Piana: altro che area archeologica, è solo una grande area cemento!


Questo è un articolo de Il Tirreno di oggi, cronaca di Prato.
Ma potrebbe essere anche un articolo di qualche anno fa. Ancora la storia di un interporto 'vero' quando l'intermodalità non c'è! Non c'è la ferrovia, e l'interporto non funziona come tale! Il trasporto è ormai quasi completamente su gomma! Questa storia della merce dal porti della Liguria la raccontano da quasi dieci anni.

Senza contare come la costruzione dell'Interporto della Toscana Centrale ha ridotto i quartieri della Querce e della Macine, assediati tra monte e cemento, senza alcuno spazio!

E poi quella vendita di Gonfienti allo Stato e al Maggio (?) così c'è scritto, in una Piana totalmente assediata dall'espansione dei capannoni, non industriale!, dell'aeroporto, inceneritore, di tutto il resto, che ce ne facciamo dell'area archeologica, senza nessun piano nessun progetto, con il Parco archeologico andato nel totale dimenticatoio...e per forza! Senza che alcun rappresentante politico locale o regionale si occupi della questione veramente; non hanno ancora capito nulla della 'scoperta di Gonfienti' e non l'hanno ancora collegata a tutti le altri mostri che ci sono attorno!

Ci spiace che poi certi amministratori locali, invece di occuparsi di progettare benessere e cultura per i cittadini, si siano così messi a disposizione dei 'grandi' progetti del cemento.

martedì 5 dicembre 2017

Le barzellette e il premio di due dita

Sabato 9 dicembre debutto con lo spettacolo che chiude la trilogia dell'italiano, dopo Gatta al lardo, sui proverbi e  Asinerie, sulla lingua italiana: La barzelletta vien dalla campagna.

Qualche anno fa non avrei mai pensato di presentare uno spettacolo comico-didattico simile, non amavo né le barzellette né chi le raccontava.

Ma i tempi sono cambiati. Come i proverbi, anche le barzellette stanno scomparendo, nessuno le racconta più, nonostante in Internet si trovino siti pieni di, brutte peraltro, barzellette.

Ma la barzelletta scritta e non raccontata è come per molti quel latino lingua morta che non hanno voluto studiare. Inefficace, perché la barzelletta è strettamente legata alla forma orale.

La cultura popolare è ormai morta e quindi bisogna celebrarne la funerale. Nessuno inventa più nulla di originale, e nemmeno le tanto deprecate barzellette, o se qualcuno ancora lo fa, è mal visto e considerato, perché gusto e maniere sono omologati dai mezzi di informazione e dai social.

Pensavo che Internet fosse diverso dalla televisione, e che ognuno potendo scrivere liberamente di sé, mantenesse intatta la propria originalità  e creatività. Che ci potessero essere diversi 'programmi', non trasmessi dall'alto come avviene in radio e televisione.

Non è così. In Internet ognuno, e proprio dal basso per andare in alto, cerca di essere uguale all'altro, e l'  'uguaglianza',  si traduce nell'essere una massa di 'homologos': che scrivono uguale dell'uguale e condiviso da tutti. Anzi, copiandosi l'uno l'altro! In più c'è un controllo diretto da parte dei simili - socialmente parlando - e del potere.

Fine dell'originalità e della libertà.

Certo, il popolo è sempre stato massa; e tuttavia, nell'oscurità della vita dei molti,  nasceva e viveva una cultura in qualche modo alternativa e di opposizione, e questo è continuato per secoli e fino a oggi. Infatti, se vedo i miei vecchi faccio alcune riflessioni importanti, che ora voglio condividere con un esempio.

Mio padre Loris ha novant'anni. Cinque anni fa una anestesia gli ha causato uno shock anafilattico grave per cui ha rischiato di morire e che gli ha compromesso alcune funzioni cerebrali. Però ha ancora momenti della sua antica indomita lucidità, e usa un linguaggio pieno di metafore, immagini, parole non più in uso. Mentre noi, con tutte le nostre lauree e i nostri distintivi stiamo diventando sempre più...dotti ignoranti!

Sono andato a trovarlo e gli ho detto: -Sai babbo, ho vinto un premio per il teatro...
E lui:  - Brava. Ma è un premio di due dita?
E io: - Babbo, cos'è un premio di due dita?

Allora lui si è messo a ridere, ha alzato la mano destra e ha sfregato il pollice con l'indice, che è il gesto che facciamo per indicare i soldi.

Il premio di due dita è un premio in danaro! 

Che immagine meravigliosa.


domenica 3 dicembre 2017

giovedì 30 novembre 2017

La Favola del Parco della Piana come Intelligenza Naturale

Questo video è ridicolo.
Presuppone che 'presto' si potrà andare da Prato a Firenze in bicicletta.
Nulla di più lontano, al momento.

Addirittura si definisce il Parco della Piana, che NON esiste, 'Intelligenza naturale'.
Ma cosa vuole dire? Che contempla la 'verità'?

Piuttosto, se si contempla qualcosa, è il cemento, il traffico, ampliamenti di aeroporto, interporto, terza corsia dell'autostrada eccetera. Intelligenza naturale cosa quando a Firenze si vogliono abbattere 8000 alberi...O non sarà mica collegato alla Tramvia?

L'assurdo però è questo: che a forza di vedere video e proiezioni e 'slides' di progetti, si pensa che queste 'cose' già esistano nella realtà. Insomma, si arriva a pensare che tutto quanto viene illustrato sia già realizzato e sul punto di.

Con la scienza informatica l'inganno della politica diventa doppio.


si

mercoledì 29 novembre 2017

Premio alla drammaturgia

Ecco, dopo tanti schiaffi, una carezza.

Il Fondo Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici mi assegna il premio annuale per la mia attività drammaturgica.

Felice.

martedì 28 novembre 2017

Prato Festival 2017

Entro brevemente in merito al Prato Festival 2017 organizzato dal Comune di Prato.
Il teatro, incluso quello del teatro-ragazzi, è praticamente gestito dal Metastasio. A parte uno spettacolo del Politeama.
Incontri, musei e simili dal e per il Pecci o il Pretorio o giù di lì.
La musica, a parte qualche eccezione, da Scuola di Musica Verdi, Filarmoniche locali eccetera.

Dunque è l'ENTIZZAZIONE della cultura! Di cosa vogliamo parlare? Di rottamazione? 
Ma mi faccia il piacere!

E questo perché?
1. Perché non ci sono soldi. Tutti spesi per il Settembre Pratese. E quindi niente bando pubblico, che avrebbe permesso anche ad altri artisti di entrare, come è accaduto nel passato.
2. Per aumentare i numeri di ingresso degli enti culturali. E degli spettacoli del Metastasio, e non di altri gruppi. Quindi un aiuto. Più borderò, più ingressi, eccetera. Valgono, anche burocraticamente.
3. Considerazioni di opportunità politica. 

Avevamo presentato lo spettacolo del Datini (Nel nome di Dio e del quattrino) all'assessorato, che non ci ha nemmeno risposto.
Lo spettacolo su Francesco di Marco Datini, di cui si possono leggere su questo blog anche le recensioni.
Niente. Nemmeno una rispostuccia. Dire, che ne so, che quest'anno non ci sono soldi, che magari ci sono altri progetti e che forse si vedrà. Favolette così, nemmeno quelle riescono più a raccontare.

Al Metastasio non abbiamo presentato niente. Con lo spettacolo su Federico II ci abbiamo provato, ma il signor D'Ippolito preferisce altro e altri, a lui più congeniali.
L'assessore Mangani non perora le cause degli artisti del territorio, ci mancherebbe!...Per nessuno? E' proprio così?

Insomma, quest'anno siamo fuori noi, ma sono dentro le persone giuste.

Or come faremo? Le bricioline non arrivano e quindi dobbiamo andare altrove, e spostare i nostri spettacoli alla Baracca. Prorogarli...

Da qui in poi, invece del buon Natale o altro, quando gli emissari di partito verranno nel 'teatro di campagna' per capire cosa succede,  o per cercare un 'dialogo', li manderemo, verbigrazia, a cacare, come il potere locale fa con noi.

Intanto, metto la locandina di La Barzelletta vien dalla campagna (Buona questa!),  che presentiamo prossimamente da noi e che conclude la 'trilogia sull'italiano'; ci sarà anche un angolino di barzellette originali sui politici da voi più amati, anche localmente. Satiretta dal vivo.

Due recensioni (Su Le Maschie e il Bignamino delle donne)

Sono stata incerta se pubblicare queste recensioni, per pudore. Ma poi, pensando che non fosse giusto nemmeno tener chiuso in un cassetto chi mi aveva dedicato del tempo per commentare i miei lavori teatrali, che sono pubblici, ho pensato di superare il disagio.
Se penso che c'è gente che le recensioni se le fa scrivere, tutta una razza di ruffiani e raccomandati che pagherebbero oro quello che invece è venuto liberamente! Mi dispiace per gli invidiosi; anzi, non mi dispiace per niente; tant'è.
Ieri sera sono andata a confrontarmi con mio padre, che in questi giorni vive momenti di buona lucidità. Gli ho chiesto un consiglio, come facevo sempre quando lui era in perfetta forma. -Che faresti, babbo? Penseranno che sono un'illusa. Un'attrice. - Lui mi ha guardato, ha sorriso. Poi ha guardato verso la finestra, ha masticato un po' e infine ha detto, testuali parole: - Non ti vergognare, tanto anche se non pubblichi, non gli vai bene lo stesso. -
La prima è una lettera di uno spettatore che commenta Il bignamino delle donne che è andato in scena nella Sala Banti di Montemurlo; la seconda una recensione più generale, di Gianfelice D'Accolti, che contiene, oltre a un bellissimo italiano, anche considerazioni politiche.


Gentile Maila,
fino a poco tempo fa potevo andare a teatro; poi gli impegni con la mia famiglia, i genitori anziani e altre problematiche economiche, mi impediscono di andarci con continuità.
Per questo sabato sera, io e mia moglie abbiamo approfittato per venire a vedere il suo spettacolo “Il bignamino delle donne”, dato che avevamo una serata di libertà.
Quale sorpresa nel conoscerla e nel rivedere in lei la grande Marchesini!
Lei è davvero un’ attrice duttile, e tutti in sala mi creda, siamo rimasti sorpresi.
E anche il tema poi trattato con ironia e grazia.
Anche un uomo riesce a immedesimarsi nell’umanità femminile che lei presenta; lei è donna rappresentava donne, ma come uomo io mi sentivo a mio perfetto agio, non in quel disagio che altre volte mi è capitato di provare in queste manifestazioni del 25 novembre, di cui noi maschi ci vergogniamo  un po’; e intendo di essere così barbari a volte.
L’argomento era delicato, e a trasformarlo in umorismo e grazia è stata la sua grande abilità.
Grazie.  
Mario Cicconi

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Maila Ermini, l’Arte da fermo.

Maila Ermini strepitosa in due performance teatrali andate in scena una di seguito all’altra, il sabato IL BIGNAMINO DELLE DONNE, la domenica LE MASCHIE in due differenti contesti, e che ho avuto la ventura di ri-vedere in qualità di assistente scenico.
A parte l’anti-convenzionalità sincera della pensatrice; la sua effervescenza drammaturgica, mai banale e sempre ricca di spunti e situazioni in un teatro solo apparentemente ‘normale’; ciò che mi ha affascinato di questo doppio colpo, uno in Sala Banti, Montemurlo, l’altro in Baracca, a Prato, è stata la  duttilità dell’attrice, la straordinaria vivacità “da fermo” del suo teatro, pur cosi plasticamente incline alle geometrie. Dieci personaggi compresa la narratrice nel primo pezzo, sei personaggi più una decina di altre donne-voci nel secondo. Senza muovere un passo nella prima pièce, allontanandosi per meno di un minuto in quinta, nella seconda: solo pochi metri percorsi.
Apoteosi della radio e della danza.
La radio: nella potenza evocativa della parola, della voce, in un continuo balletto sonoro di timbri, registri, toni, dialetti, significanze, pieni e vuoti ritmici.
La danza: nei guizzi delle occhiate, nelle sospensioni e nelle pause dei nuovi incontri, apparizioni, sparizioni dei personaggi orchestrati col telecomando - che diventa all’uopo anche microfono -dell’unico mezzo tecnico usato, un semplice riproduttore CD audio che erutta una calma, ossessiva lava satanica, unica colonna sonora del dramma; mentre nel primo pezzo bastano pochi cappelli, parrucche, cenni di trucco a cambiare secolo, cultura, vita. E insieme il limpido canto della voce accarezzata dalla chitarra.
La diffidenza alimentata dal rancore politico di un ambiente ostile a cui lei non è allineata, la Toscana piddina, pure si arrende allo stupore che genera la sua grande arte mimesica; e a me, occhio esterno ma partecipe, amareggia che Maila debba sacrificare il suo grande teatro in date celebrative e d’occasione sociale, tiepide cerimonie auto-consolatorie di un potere in piena decadenza che cerca di reclamare, annaspando come nella caduta dell’Impero Romano, la sua presenza tra noi comuni mortali, i senza potere. Maila Ermini non merita di fare teatro recuperata solo in siffatte serate, esclusa dai cartelloni ufficiali, come a sfamarsi di quello che cade dalla mensa del ricco che getta i suoi avanzi al povero mendico. Perché Maila non è un mendico e merita altro. E, a differenza degli assessori che passano e degli sciapi presidenti di commissione cultura, sarà ricordata ad onta della sua assenza sui grandi palcoscenici o nei tubi “ac-cat(t)odici”. Perché “Verrà un giorno…”, scriveva Alessandro Manzoni…

Gianfelice D’Accolti


lunedì 27 novembre 2017

Ecco chi va al Teatro Metastasio, la Televisione

Signori e signore, chi va al Teatro Metastasio?
Chi ci manda, l'Assessore alla Cultura per il suo prossimo Prato Festival (organizzato senza alcun bando perché i soldi, dopo il Settembre Pratese, sono 'finiti')?
Non gli artisti del territorio, non gli artisti del teatro, ma le cosiddette 'eccellenze', le 'loro eccellenze': il giornalista Ezio Mauro, il quale, dopo aver presentato la Rivoluzione Russa a RAI STORIA, la viene a raccontare direttamente ai pratesi.
Nonostante il canale televisivo suddetto si veda benissimo nella città laniera (altro che lana, du' palle di Natale!), e dopo che anche La Repubblica ha mostrato le varie puntate del programma sul suo sito internet, e ora rintracciabili con una semplice ricerca online!

Non il teatro in televisione, ma la televisione a teatro! Complimenti, che scelte utili e proficue per il teatro, e soprattutto, per il territorio. 

Dopo la Giornata contro la violenza alle donne

Le donne non sono solo picchiate e violentate dagli uomini, ma anche dalla politica e dalla sua disgustosa retorica.
L'abbiamo visto e sentito nelle celebrazioni della Giornata contro la Violenza alle Donne, in cui le donne sono state sfruttate e violentate, non solo come avviene tutti i giorni massicciamente, dai maschi cazzuti, ma anche dalla politica cazzuta. Che vuole essere imitata  anche dalle donne ormai ampiamente.

"Le maschie" vuole essere una riflessione su questo modificazione del mondo, che la politica applaude festante. Donna, non ti fare picchiare a casa, ribellati al maschio che ti picchia e ti vuole sottomettere con le botte fino a ucciderti, ma sii succube alla politica dei maschi e sua complice fuori di casa.

In realtà per le donne in casa non è cambiato quasi nulla. Sono sempre e ovunque quelle che lavorano di più e meglio. Dunque, le donne, oltre a fare due mestieri, fuori e dentro casa, devono anche uniformarsi al racconto collettivo, all'immagine uniformata del mondo.

Le donne, che fino a cinquanta anni fa più o meno avevano un loro recinto di libertà e un loro linguaggio pur nella schifosa schiavitù al maschio dominatore e violentatore, ora sono private anche del loro immaginario, della loro lingua. Che in molti casi non era un gran ché, ma era pur qualcosa di diverso rispetto alla cultura dominante.

Il maschio dominatore accetta di 'liberare' la donna, non la picchierà più - promessa di marinaio! - a patto che lei si inserisca, come lo è di fatto, nel sistemino politico-economico e lavori, splendente, per e con lui.

"Le maschie", tutti i commenti

Raccolgo qui i pochi commenti sul mio ultimo lavoro teatrale, "Le maschie", di cui ieri c'è stata una replica straordinaria. Credo che difficilmente potrò portare fuori da La Baracca questo testo, che si allontana dal linguaggio retorico sulle donne. Grazie anche a coloro che mi sostengono nella ricerca teatrale, così difficile da praticare in questi tempi.

"Le Maschie.
Incubo che separa i gradi delle camere, la prima, la seconda la terza, come un limbo volontario in cui le anime delle donne si sottopongono a una damnatio ipsorum, per raggiungere un obiettivo sulla carta: l'uniformità al modello immaginato, sia esso ispirato da condizionamenti infantili o dettato da subliminari convincimenti mass-mediatici. Modello che comunque le allontana da sé, dal profondo intimo ancora sconosciuto e in nuce, ma si adegua a un idolo esterno, commerciale, falsoide. A contrasto di questo processo così diabolicamente trasformatore ci sono personaggi non ancora convinti della 'metamorfosi' che, nella loro fragilità e paura, sono però vincenti nel  fallimento esistenziale. (G.D'Accolti).


"Un testo intelligente e acuto, che si spinge oltre il dibattito sul tema. Maila si conferma..." (Luca S.).

"Questa volta Maila ci conduce in un tunnel angoscioso che ci porta dal surreale all'iperreale agghiacciante come l'umanità che non si riesce più a conoscere e a capire. Ritmo incalzante di grandissimo impatto emotivo" (Uno spettatore che si firma "Il direttore delle Metamorfosi").

"...Grazie per questo spettacolo bello, forte, intenso e sconvolgente" (Graziella).

"Uno spettacolo profondo e intenso, di solito si dice 'bello', no? Grande tensione, emozione, pensieri. Colpite anche dalla tua capacità di interpretare tutti questi personaggi. Noi li abbiamo visti e seguiti tutti...Grazie." (Chiara - 18.11.17)

"Mi sembra un racconto ambientato nel futuro prossimo, dove manca il sentimento. Bravissima Maila". (Fabio Scarrone).

"Non è facile esprimere tutto quello che ho acquisito. Ti dico brava per la recitazione, per il testo, ma soprattutto per la forte riflessione sull'essere umano donna, molto più interessante di tutti quegli eventi dedicati alle donne. Brava Maila". (Maura Salvi).

"Un testo che apre a riflessioni che possono diventare inquietanti, riflessioni molto ampie e realistiche. Come sempre una eccezionale Maila, come drammaturga e attrice. Questa volta con una stella in più". (Piera Salvi).

sabato 25 novembre 2017

Precisazione

Stasera sarò a Montemurlo, in Sala Banti, con Il bignamino delle donne.
Domani in  Baracca, ore 17, con Le maschie.

Preciso che l'appuntamento di stasera Montemurlo NON è inserito nel circuito della Fondazione Toscana Spettacolo. Come invece qualcuno ha pensato.

Che il Teatro la Baracca è escluso da ogni circuito toscano, piemontese, pugliese eccetera e che porta in giro i suoi spettacoli in Italia grazie a gente che apprezza il suo teatro  e lo sceglie autonomamente, lontano dalle valutazioni e dalle scelte dei direttori dei teatri.

Così è stato a Montemurlo e così è altrove, anche per quanto riguarda il teatro ragazzi, quel poco che ancora facciamo, come sarà il caso della prossima settimana.

Valuto il teatro ragazzi, se fatto in certo modo, altrettanto importante del teatro di prosa, senza pregiudizi. Purtroppo anche questo è saldamente gestito dagli arpagoni dei teatri-forzieri.

La politica è la prima responsabile di questa nostra esclusione, e i motivi sono noti a chi ci conosce. Ci sono poi valutazioni di immagine ed economiche, che i teatri tendono ormai ad accogliere e accreditare solo personaggi televisivi o comunque particolarmente famosi. 

Ma, come Silvano Agosti fa intendere per il suo cinema, escluso da tutti i circuiti cinematografari italiani, anch'io comincio a pensare che, a parte il danno economico che c'è ed è tanto, questa esclusione non sia da considerarsi del tutto negativa: essa dà forza, creatività e originalità al nostro teatro - costretto a 'inventare' e a darsi un gran daffare per mancanza di soldi -, ingredienti fondamentali che alcuni vorrebbero e si industriano affinché mi, ci vengano meno.
Prima o poi certamente l'avranno vinta, ma per ora no.


venerdì 24 novembre 2017

Quella che doveva essere Via Etrusca e Parco Archeologico

Dopo l'articolo di ieri su La Via della Lana, ricevo questo contributo da parte del Prof. Centauro, che ricorda il Disegno di Legge della Via Etrusca, e che doveva anche istituire il Parco Geo-Archeologica tematico di "Camars - Monti della Calvana.

Il progetto della Via Etrusca sarebbe stato di ben altro significato e impatto culturale rispetto al semplice percorso di trekking de La via della Lana , così tanto strombazzato.
Naturalmente, dopo aver distrutto l'idea di un possibile futuro per le scoperte archeologiche bisentine, Via Etrusca e Parco Archeologico sono stati 'cancellati' e nessuno ne sa più nulla.

Ormai nella Provincia di Prato si può parlare di Etruschi o archeologia solo a Carmignano, facendo giocare bimbi e famiglie in battaglie in costume. E qui l'archeologia vien ridotta a cosplay. Tant'è che i politici hanno avuto paura anche a presentare il dramma Laris Pulenas alla cosiddetta Festa Etrusca, temendo di danneggiare il loro futuro politico (sono così giovani!) sfiorando seppur lontanamente la questione archeologica pratese; in sostanza che si alludesse con la sola nostra presenza teatrale alla cosiddetta Città Etrusca di Gonfienti che, fastidiosa com'è per gli interessi in campo, anzi in Piana, deve essere delenda.

E infatti, come ho scritto nell'intervento precedente, mentre si firmano accordi sul 'lana-trekking' - che è intesa come una variante del cosplay, gioco al camminatore, mi travesto da camminatore e cammino - si continua a pensare e a permettere di gettare cemento sul territorio, costruendo megacapannoni per vari usi (e non si sa quali di questi siano i peggiori),   piste d'atterraggio, inutili terze corsie dell'autostrada (quella dell'A11), così che in pochi anni la Piana si è trasformata in un irreversibile selvaggio ammasso di costruzioni e veicoli, e strade per i veicoli.
Tutto il resto sono chiacchiere buone per chi ci crede.

Oltre all'intervento del Prof. Centauro, copio di seguito gli articoli del disegno di legge che ho citato.
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IN RICORDO DELLA “VIA SMARRITA” CHE PASSAVA DA GONFIENTI E DAI MONTI DELLA CALVANA

Nel corso del 2005, ben 12 anni or sono!, fu elaborata e promossa su iniziativa dell’Associazione Camars, la proposta di realizzare intorno ai grandi ritrovamenti archeologici di Gonfienti e alle straordinarie risorse naturalistiche dei Monti della Calvana, per altro ricchissimi essi stessi di testimonianze di antiche antropizzazioni in gran parte inedite, un progetto culturale di spessore europeo, da porre per la sua importanza all’attenzione del Parlamento Italiano. Ricordo oggi con grande rimpianto e tanta nostalgia  che ebbi modo di lavorare alla redazione del testo scientifico con il fondamentale contributo di Fiorenzo Gei e di altri appassionati studiosi.
Questa proposta con qualche ritocco fu inserita in un memorabile Disegno di Legge sotto il titolo di “Norme per la tutela ed il recupero del percorso dall’antica strada transappenninica, detta “Via dei Santuari, o Via Etrusca Bisentina”, e istituzione del Parco Geo-Archeologico tematico di “Camars - Monti della Calvana”.  Per la città degli Etruschi sul Bisenzio  era ancora ben lungi l’occupazione da parte dell’Interporto per lo Scalo Merci, nonché l’improvvido sotterramento della grande via glareata che attraversava il sito in direzione sud est; a quel tempo era ancora  viva la speranza di far convivere le due realtà emergenti.
L’iniziativa fu bene accolta, recepita e fatta propria dai Deputati, On. Franca Bimbi (prima firmataria del testo, poi Presidente della XIV Commissione “Politiche dell’Unione Europea”), On. Andrea Colasio, entrambi reduci dalla proposta felicemente accolta e finanziata dal Ministero dei Beni Culturali  per dar luce alla Via Annia nella Gallia Cisalpina sulle tracce dell’Impero Romano, e in particolare, a sostenere i primati inequivocabili dell’Etruria Settentrionale nel contesto etrusco arcaico testimoniati dalle vie transappenniniche, l’On. Antonello Giacomelli et al. (tutti deputati dell’Ulivo, in quota Margherita). Il Disegno di Legge, in preparazione fin dal febbraio 2005, fu depositato agli atti parlamentari nel corso della XIV Legislatura con un Comunicato alla Presidenza, cfr. testo allegato.
Che dire? La storia seguente è ormai a tutti nota: l’idea stessa di quella valorizzazione fu presto travolta dall’impietoso corso degli eventi che, insieme alle nostre risorse culturali, fecero rapidamente smarrire la “strada” allora indicata  che dal Tirreno ci avrebbe portato non solo a Bologna e sull’Adriatico ma “dritti dritti” in Europa per la via maestra se pensiamo che oggi i percorsi di archeo-trekking sono lautamente ricercati e finanziati dall’Unione Europea.

Giuseppe Centauro


CAMERA DEI DEPUTATI
    ———– XIV LEGISLATURA ———–

DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa dei Deputati
BIMBI COLASIO GIACOMELLI …
COMUNICATO ALLA PRESIDENZA
———–
Norme per la tutela ed il recupero
del percorso dall’antica strada transappenninica, detta “Via dei Santuari, o Via Etrusca Bisentina”, e istituzione del Parco Geo-Archeologico tematico di “Camars - Monti della Calvana”

(....)

L’allegato Disegno di legge è composto da sette articoli: l’ art. 1 dove si riconosce importanza dell’antico percorso della Via dei Santuari, l' art. 2 dove si istituisce il Parco Geo-Archeologico tematico di “Camars/ Monti della Calvana”, l' art. 3 che istituisce la Fondazione che gestirà il parco archeologico, l' art. 4 che istituisce il fondo speciale presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, l'art. 5 che regola l'accordo di programma, l'art. 6 regola i contributi a carico del fondo speciale, l'art. 7 definisce la copertura finanziaria.

   Tracciato schematico della via etrusca, al centro la zona interessata dalla proposta di Parco Geo-Archeologico



DISEGNO DI LEGGE


Art. 1
(identificazione della Via dei Santuari e del Parco Geo-Archeologico di Camars/Monti della Calvana)

    1. La Repubblica riconosce l’importanza dell’antico percorso della Via dei Santuari, di seguito denominato «Via Etrusca Bisentina», quale risorsa storica, culturale e ambientale di notevole interesse pubblico.
    2. Allo scopo di cui al comma 1, lo Stato, d’intesa con  le Province e i Comuni attraversati dalla Via Etrusca Bisentina, promuove, ai sensi del Titolo I del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, la tutela, la valorizzazione ed il recupero della suddetta via e dei territori circostanti, per il perseguimento dei seguenti obiettivi:
        a) promozione di iniziative volte a diffondere la conoscenza del percorso storico della Via Etrusca Bisentina e lo studio per la salvaguardia del territorio dei Monti della Calvana di interesse paesaggistico, naturalistico, geologico ed archeologico;
         b) attuazione di interventi volti al recupero di tratti originali dell’antico tracciato ed alla loro interconnessione con le infrastrutture per la mobilità esistenti, al fine di migliorare le possibilità di rivisitazione;
        c) realizzazione di opere di restauro e risanamento conservativo dei siti di interesse storico, artistico e ambientale esistenti su tutte le parti di territorio interessate dall’antico tracciato, al fine del miglioramento della pubblica fruizione con promozione di forme di fruizione dell’ambiente ecocompatibili ed innovative (del tipo “archeotrekking”);
        d) realizzazione di interventi per la creazione di nuove strutture ricettive e turistiche lungo l’antico itinerario, con priorità per gli interventi di recupero di edifici esistenti, classificati di interesse storico-artistico e ambientale.
        e) la realizzazione di un sistema museale diffuso che colleghi le più importanti realtà museali adiacenti ed inerenti la via Etrusca Bisentina, valorizzando il progetto con le nuove tecnologie multimediali;
        f) identificazione di opportunità per singoli soggetti e di vincoli del processo integrato di valorizzazione;
       g) aderire alla Carta euro-mediterranea sulla valorizzazione integrata del patrimonio culturale .


Art. 2
(Istituzione del Parco Geo-Archeologico di Camars /Monti della Calvana)

1. Al fine della salvaguardia e della tutela del patrimonio storico e monumentale costituito da una delle più importanti arterie stradali del centro Italia di epoca etrusca arcaica, è istituito il Parco Geo-Archeologico di “Camars/ Monti della Calvana”, di seguito denominato «Parco».

Art. 3

(Istituzione della Fondazione)

1.    Il Parco, alla cui gestione provvede una apposita Fondazione costituita ai sensi del decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 27 novembre 2001, n. 491, è posto sotto la vigilanza del Ministero per i beni e le attività culturali.

2.    Alla Fondazione, oltre al Ministero per i beni e le attività culturali e dell’Ambiente, possono partecipare le regioni, le province e tutti i Comuni  attraversati dalla Via Etrusca Bisentina, le Università, le fondazioni Bancarie e altri soggetti pubblici e privati, associazioni culturali, nonché rappresentanti delle soprintendenze archeologiche competenti.


3.    Il direttore del parco archeologico della Via Etrusca Bisentina è nominato dall’organo con funzioni di indirizzo della Fondazione.
4.    Ai compiti della Fondazione resta affidata anche la salvaguardia dei siti censiti e presentati all’APAT (Ex Servizio Geologico Nazionale) che conta n. 8 geositi e tutte le altre emergenze di tipo geo-naturalistico al fine di non compromettere la visibilità, la fruibilità e soprattutto la naturalità dei luoghi, ovvero la possibilità di evoluzione senza incremento delle influenze antropiche.

I compiti della Fondazione rispetto al Parco sono :
        a) ricognizione e rilievo, scavo, restauro e risanamento conservativo, manutenzione e conservazione di immobili di interesse archeologico e storico-artistico di proprietà pubblica, privata e di enti morali, ai fini della tutela del paesaggio e del ripristino o miglioramento delle condizioni di pubblica fruizione;
        b) acquisizione di beni immobili di valore archeologico e storico-artistico al patrimonio degli enti pubblici;
        c) recupero dell’antico tracciato e sua interconnessione con le infrastrutture per la mobilità esistenti al fine di migliorarne la percorribilità anche a fini escursionistici;
        d) adeguamento della ricettività turistica compatibile con l’impatto ambientale e con priorità agli interventi di recupero dei manufatti di interesse storico-architettonico e dei beni storico-testimoniali esistenti;
        e) creazione di servizi di accoglienza, ivi compresa la ristorazione, e complementari alla ricettività turistica, con priorità per gli interventi di recupero per manufatti esistenti di interesse storico-architettonico, storico-testimoniale, agricolo od ambientale;
        f) interventi in parchi naturali, oasi ed aree protette, finalizzati alla valorizzazione delle zone che possono essere utilizzate per il miglioramento delle qualità paesaggistiche, della qualità ambientale del territorio e per la fruizione turistica, anche attraverso l’acquisizione di aree;
        g) tutela e salvaguardia del paesaggio, anche mediante interventi di risanamento urbanistico e d’architettura del paesaggio, nonchè recupero delle aree degradate collegate al percorso ed alla viabilità ad esso afferente attraverso il recupero della produzione agricola di qualità e biologica;
h) in collaborazione con gli enti preposti all’attività culturali  e turistiche, promuove la valorizzazione del parco attraverso manifestazioni, mostre, convegni, sostegni alla ricerca, borse di studio, materiali di propagandistico.

Art. 4

(istituzione fondo speciale)

    1. Per la realizzazione degli interventi di cui all’articolo 1 e all’articolo 3 è istituito nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali un fondo speciale di 90 milioni di euro per il triennio 2004-2006, in ragione di 30 milioni di euro per anno.

Art. 5

(accordo di programma)

    1. Ai fini del perseguimento degli obiettivi di cui alla presente legge, il Ministero per i beni e le attività culturali, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, le province e i comuni interessati stipulano, d’intesa con la Fondazione, nell’ambito di Intese istituzionali di programma, un apposito Accordo di programma quadro per la definizione del programma esecutivo degli interventi, nei modi e con le procedure previste dall’articolo 2, comma 203, lettera c), della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

Art. 6

(contributi a carico del fondo speciale)

    1. Per gli interventi riguardanti beni non statali, sono concessi contributi a carico del fondo speciale di cui all’articolo 2, fino ad un importo massimo pari al 30 per cento della spesa riconosciuta.
    2. I contributi di cui al comma 1 possono essere corrisposti sia in corso d’opera, sia sulla base dello stato di avanzamento dei lavori ovvero a saldo finale previa verifica da parte della regione competente.
    3. La concessione dei contributi di cui al comma 1 è subordinata alla stipula di una convenzione tra la regione competente ed il soggetto privato e deve prevedere la non trasferibilità degli immobili per almeno quindici anni e la conservazione della destinazione d’uso prevista dal progetto per lo stesso periodo.

Art. 7

(copertura finanziaria)

    1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004, 2005 e 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
    2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.

giovedì 23 novembre 2017

Contraddizioni: mentre si celebra la Via della Lana...

Mentre si celebra - con tanto di sindaci ripresi a firmare gli accordi - la Via della Lana, un percorso attraverso cui da Bologna si arriverà a Prato a piedi - Trekking sulla via della Lana (lana? quale lana?) -, sta per partire la costruzione dell' 'autostrada viaggiante' dei treni sull'Appennino (" Cento chilometri di rotaia che saranno  lo snodo italiano del trasporto merci sulla tratta Helsinki-Palermo-Malta") ; mentre si va a piedi sull'Appennino, ecco che si tenta di saturare con cemento e grandi magazzini la Piana- vedi Interporto che vuole espandersi verso Campi, il cui comune invece vorrebbe invece destinare l'area al commercio e ai mega store tipo Leroy-Merlin, con lo stesso risultato di cementificazione selvaggia e distruzione definitiva del tessuto economico artigianale; mentre si va a piedi sull'Appennino, ecco che gli industriali dichiarano a chiare lettere a GIDA che il trattamento dei fanghi con l'inceneritore costa meno che non con il digestore.

Mentre si va a piedi fra Bologna e Prato, sulla carta per ora, ecco che non si può camminare o andare in bici in città; ecco che non si può andare a piedi o in bici da Prato e Firenze o da Firenze e Pistoia, se volete.

E questo ormai quasi ovunque in Italia.

Insomma: non si può camminare, semplicemente.

E per tornare a camminare, nel futuro, se questo futuro ci sarà e se sarà possibile riprendersi la vita, bisognerà spendere soldi, investire, ri- o decostruire il mondo.


Sogno di una meteo-allerta-terrorizzata

Piove piove piove. Sono affaticata. Sono alla guida. Sulle strade la segnaletica è assente. Si vede solo asfalto nero. Che brilla brilla...