venerdì 20 ottobre 2017

Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto.
Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi giorni vive un vero e proprio marasma.
Sono andato a Firenze proprio per allontanarmi dalla mia città e dalla confusione  catalana, spagnola, gli indipendentisti contro gli unionisti... Io volevo riposarmi ed essere un po' felice con mia moglie.

Entro nella preziosissima chiesa di Santa Croce, quando all'improvviso un pezzo di capitello mi cade in testa. Un dolore così forte che non l'ho sentito nemmeno, ché ero già morto.

Sono morto da turista. In Italia, la patria dell'arte.
Una bella morte, però, la mia, in mezzo alla bellezza, al passato, a tante persone illustri.

Che onore, morire così. In Italia, la patria dell'arte.

Però, peccato, anche, aver lasciato la vita così presto, e mia moglie, che amo così tanto!

Ora che succederà? In pochi giorni mi dimenticherete, turisti che andate in giro. Non può essere che così.

Ma chi poteva pensare che si staccasse quel pezzetto di capitello da lassù o cos'era? e in quel momento colpisse me!

In una chiesa così importante, famosa, dove tanta e tanta gente ci passa ogni giorno, chi avrebbe mai pensato che si staccasse un pezzo di storia su di me!

La Morte sta sempre in agguato, ricordatevi.

Tu vai in questi posti e pensi di essere al sicuro. Ma nemmeno lo pensi. Sei trascinato nel vortice della visita. Vuoi visitare, sei un turista. E non puoi immaginare che non abbiano fatto controlli rilievi restauri adeguati in una basilica così antica e frequentata.  E se te lo chiedessero, tu diresti: certi posti sono sicuramente controllati, seguiti, sono...Le autorità dicono che gli hanno fatti, i controlli, che la chiesa è la più controllata del mondo! E però, allora, come è possibile che quel pezzo di marmo si sia staccato? 

E' caduto su di me. Mi ha schiacciato.

Mi occupavo di finanza, e volevo allontanarmi anche dal denaro. Mi volevo circondare di bellezza. Sono stato tradito, ma di chi?
Mi chiamavo Ranier Testor Schnell. Sono morto da turista, morto in un attimo, veloce come il mio cognome preconizzava, a Firenze, nel "tempio dell'Itale Glorie"...In Italia, la patria dell'arte.

giovedì 19 ottobre 2017

SOS Fattoria di Lorenzo de' Medici a Prato

Dopo la Camminata per Gonfienti, a cui le autorità hanno 'risposto' , al solito!, con silenzio di bronzo e finta indifferenza (tanto più che quest'anno non potevano dileggiare per il numero esiguo dei partecipanti!), tocchiamo un altro triste capitolo che riguarda i 'mali' architettonici della città di Prato, la Fattoria di Lorenzo de' Medici, quella delle Cascine di Tavola per intendersi, che si trova in totale abbandono.
Qui copio un articolo, SOS Fattoria Laurenziana, pubblicato sulla rivista "Cultura Commestibile" (n.234), e scritto dal Prof. Centauro, che lo illustra con questa chiosa:

QUEL CHE RESTA DELLA CASCINA
Questo articolo è un piccolo, ennesimo contributo alla conoscenza dei fatti che hanno generato l’incuria odierna, nella ormai flebilissima speranza che i maggiorenti istituzionali si mostrino sensibili “per quel che resta”  verso la rivalutazione dei beni culturali e della bistrattata piana pratese. Il nostro Sindaco dice di credere alle ragioni della salute (ma forse non considera l’ambiente e la cultura tra i fattori primari del benessere sociale e mentale dei suoi concittadini), allora è bene che si decida a prendere provvedimenti seri e durevoli che diano luce alle ragioni reclamate da tempo dalla comunità che vive e lavora in questo territorio, partendo appunto dalle questioni ambientali e urbanistiche rimaste insolute. Tutto questo prima che il nostro habitat divenga un'unica grande cloaca.
G.C.




mercoledì 18 ottobre 2017

La memoria ha un piccolo teatro

Ho ritrovato le fotografie di quando, mio padre e io, iniziammo a trasformare La Baracca in un piccolo teatro. Le fotografie del cantiere. 

Sabato 21 ottobre, dopo la replica di Nel nome di Dio e del Quattrino, organizzeremo una piccola festa per il compleanno del teatro, che compie 24 anni. Piccole cose importanti sono avvenute in questo spazio, pochi metri di teatro per la memoria.
Come è nostra consuetudine, chi ha già visto lo spettacolo, può tornare, compatibilmente con i posti disponibili, senza pagare il biglietto.




martedì 17 ottobre 2017

Spigolature datiniane

Mi scrivono sull'opera Nel nome del Dio e del quattrino:
 "Siamo gli spettatori di Firenze... Bello lo spettacolo sul Datini, insolito, originale. Ci è piaciuto tutto, ma molto la scena della schiava,  e il Datini che sbaglia il nome della …Dattera o Dàttera...?" .
La domanda scherzosa allude alla confusione che fa il Datini personaggio e mi permette di chiarire alcune particolarità linguistiche del testo teatrale che, nell'affanno della prima, non ho avuto modo di spiegare. 

Il nome del personaggio è Dàttera. Ma Datini dice Dattèra, e sbaglia accento nonostante la schiava glielo ripeta in continuazione, perché è toscano e tende all’accentazione piana delle parole.  Non è solo una trovata comica, ma appartiene alla caratterizzazione del personaggio, alla sua parlata popolare e alla sua ‘antichità’. Egli non riesce a mettere l'accento sulla terzultima sillaba se non con difficoltà.  Così come, e se ne lamenta nel sogno, gli è ostile il linguaggio  ‘tronco’ del francese (come io mi figuro), pur che abbia vissuto e lavorato ad Avignone per molti anni. 
Datini personaggio  (e anche una volta Margherita) pronuncia, impropriamente, anche Fondàco, magazzino : infatti etimologicamente si dovrebbe pronunciare la parola con accento proparossitono,  Fòndaco, perché proviene dall'arabo Fùnduq, locanda per i mercanti e le loro mercanzie
E il protagonista s'incespica in altri , per noi oggi, piccoli errori o modismi locali che ho , vestita di licenza poetica, volutamente sparso qua e là nel testo al fine di caratterizzarlo come personaggio toscano linguisticamente coriaceo, attaccato alla tradizione e, nonostante il suo mercanteggiare, in alcuni aspetti un po' ottuso e 'antico'.

Ma, riguardo all'improprio Fondàco,  aggiungo: alcuni documenti, tuttavia, ne testimoniano la pronuncia piana. E fuor di Toscana. Nel vernacolo veneto, per esempio; e anche è testimoniato nell’italiano del ‘700 (il gesuita Paolo Segneri). Modernamente così scrive, segnando anche graficamente l'accento, la poetessa Frabotta.  Addirittura a Trieste è  stato presentato un progetto di riqualificazione urbana col nome, FondAco, dove la a maiuscola evidenzia la non correttezza  etimologica della pronuncia (oltre a richiamare visivamente l'architettura del magazzino), che però è quella in uso per una parola di cui molti ormai ignorano esistenza e significato.
Mio nonno materno, mercante di carbone pistoiese, era uno dei pochi che fino a pochi anni fa la utilizzava e pronunciava ‘fondàco’, con la c intervocalica aspiratissima. Nel suo fondàco teneva le balle di carbone all'asciutto. Mi diceva: "Va' già n'i fondàho a piglia' i' carbone per la stufa". E io scendevo giù con la paletta di ferro o col secchiello portacarbone da riempire.
Il mio maestro linguista Luca Serianni, nella sua grammatica scrive : 
"In alcuni casi di accentazione non giustificabile né col greco né col latino...con parole del  genere, di uso dotto o limitato, è consigliabile attenersi alla pronuncia classica, sulla terzultima; ma la pronuncia piana, per quanto storicamente ingiustificata, non può davvero considerarsi erronea". (Grammatica Italiana, Utet, p.51).


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Nel suo lungo intervento  dopo lo spettacolo il Presidente della Fondazione della Casa Pia dei Ceppi (Casa e Ceppo dei Poveri di Francesco di Marco è  il suo testamento) non ha spiegato il significato della parola ‘ceppo’, e nessuno gliel'ha chiesto. Credo invece sia necessario chiarire, che non lo sappiano in molti.
Ceppo è in Toscana, notoriamente (e abbrevio), il regalo di Natale.
Ma con il  Ceppo dei Poveri qui si intende la cassetta con la fessura per raccogliere le elemosine e, per estensione, l’istituto benefico. Scrive Orazio Marrini, Accademico della Crusca: “La voce ceppo significò anticamente un arnese di legno, per lo più di quercia, ossia un tronco d’albero tutto di un pezzo, e vuoto dentro, con una o più aperture o fessi, per potervi gettar dentro i danari e l’offerte; al quale arnese succedettero dipoi, mutata alquanto la figura, le nostre cassette o cassettini delle limosine.

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La statua del Datini che si trova in piazza del Comune è dello scultore ferrarese Antonio Garella. Lo stesso che ha scolpito le statue di Garibaldi a Pistoia e a La Spezia.  La statua è del 1896: dunque prima che il Fascismo idealizzasse la figura del mercante pratese e che la Sinistra novecentesca cominciasse a detestarla.

domenica 15 ottobre 2017

Debutto di "Nel nome di Dio e del quattrino"



Debutto di Nel nome di Dio e del quattrino, faticoso e felice.

Ecco una prima, e devo dire molto lusinghiera, recensione del Prof. Giuseppe Centauro.


Nel nome di Dio e del quattrino
Il mercante di Prato, commedia impossibile con Francesco di Marco Datini, scritto interpretato diretto da Maila Ermini con Gianfelice d’Accolti nei panni di Francesco di Marco, è una meraviglia. Alla chiusura del sipario della prima, questo è stato il pensiero da tutti condiviso in sala. Sarà l’atmosfera intimissima che avvolge il Teatro La Baracca, sarà la suggestione della messa in scena, dove il pubblico è come ospitato nelle stanze di studio e residenza del protagonista, ma quello che passa dalla mente ai assiste è uno spettacolo autentico, dove il tempo lascia il posto allo spazio e lo spazio è tangibile come un proscenio reale. Due atti e cinque diverse “scene” (tante ne ho contate) che trasportano la vicenda del mercante pratese, primo vero imprenditore dell’età moderna (una sorta di “protocapitalista”, come ha dichiarato l’autrice a fine spettacolo) pur storicamente collocato tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400. La scena di esordio rappresenta l’immaginario ed evocativo incontro tra l’autrice e il personaggio; la seconda vive in una confessione fra sacro e profano dove l’affabulatrice personifica l’angelo che avrebbe dovuto purificare i peccati dell’impenitente, mosso da improbabili pie virtù; la terza si consuma nel sonno riparatore con le incombenti visioni del mercante, un pulcinella nel sonnabulismo che restituisce mirabilmente le paure e gli incubi più terribili nei movimenti scomposti del burattino; la quarta irrompe con la figura del terribile mongolo Tamerlano, restituito in scena con sagacia e sarcastica invenzione dalle mutate sembianze dell’affabulatrice; la quinta nell’incontro del mercante con la morte con la quale non si può trattare, neppure con la lettera di cambio per ottenere inediti ei straordinari maneggi post mortem (un quadro scenico geniale, “fuori del comune” e certamente risolutivo per comprendere la vera e indissolubile personalità del mercante pratese  (un self made man ante litteram).
Come altre volte, la piece teatrale di Maila che apre la scena su personaggi pratesi, documentandone in modo filologico le vicende rendendone pienamente credibili gli aspetti esistenziali più reconditi assume i connotati dell’universalità per i temi trattati e della contemporaneità per i possibili risvolti con il vissuto contemporaneo. Storie di uomini e di donne che incarnano altrettante tipologie che molto assomigliano alle persone e alle situazioni che misuriamo nel quotidiano. Come Plauto prima e Molière dopo dipingono la figura dell’avaro come un archetipo, Francesco di Marco, come Arpagone, esce dalla storia per raccontarci le umane debolezze e le fobie, vizi e virtù che attanagliano, oggi forse più di ieri, l’uomo.  La superba interpretazione di Gianfelice restituisce con ironia e incommensurabile espressività il quadro che scolpisce in modo memorabile il personaggio creato da Maila, affabulatrice dell’impossibile incontro, ma anche delicata narratrice nelle vesti di Margherita, moglie “coatta” di un carismatico Datini. (Giuseppe Centauro).

La marcia per Gonfienti 2017


Nell'articolo di Cristina Orsini de Il Tirreno, di cui copio anche l'indirizzo internet più avantitrovate un il resoconto della marcia di oggi, che ha avuto una discreta partecipazione (diverse persone si sono poi aggiunte durante la marcia), anche grazie agli amici del CAI, e ai cittadini che hanno aderito a titolo personale per un diverso modo di intendere la cultura, che non può consistere in soli eventi, e la tutela del nostro patrimonio culturale e ambientale, per cui tra l'altro il FAI celebrava il suo appuntamento autunnale.


A Prato è stato però solo un FAI... DA TE, con cui abbiamo voluto sensibilizzare una città indifferente, e soprattutto partiti e movimenti politici assenti e lontani, o enti preposti alla tutela, come la Soprintendenza, altezzosi e sprezzanti.  


La marcia ha avuto qualche momento di sosta, in cui il Prof. Centauro ha ripercorso tappe e luoghi più significativi del sito archeologico, dalla sua scoperta 21 anni fa fino a oggi. E abbiamo anche ricordato il contributo umano, concreto e ideale, di Fiorenzo Gei. Una volta arrivati davanti al cancello che come un lager chiude l'area archeologica, abbiamo trovato un cartello di inizio e fine lavori con la dicitura "archeologia preventiva insediamento etrusco Gonfienti". Ma non si tratta di ripresa di scavi. Infatti un testimone ha raccontato di aver visto alcuni operai lavorare con le ruspe, ma nessuna presenza di archeologi.  Tuttavia, nemmeno di questa 'prevenzione' è stata data notizia ai cittadini, e nessuno si è preoccupato di informare di quello che hanno fatto, come altre volte, su e di ciò che ci appartiene.
Con totale disprezzo anche di quelle associazioni che volontariamente e con competenza potrebbero dare un contributo per la tutela del sito archeologico.


http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2017/10/15/news/una-marcia-giusta-per-gli-scavi-di-gonfienti-1.15992636?ref=hftiprec-1




sabato 14 ottobre 2017

Fine settimana con debutto

Stasera debutta Nel nome di Dio e del quattrino, commedia impossibile su Francesco di Marco Datini, che ho scritto e interpreto insieme a Gianfelice D'Accolti, che veste i panni del protagonista.

Per stasera i posti sono esauriti; chi vuole può prenotare per la prossima settimana, sabato 21 ottobre.

Domani ci sarà la 3a Camminata per Gonfienti, (almeno una volta l'anno se ne parla!), in sostanza per rammentare che anche a Prato esisterebbe una zona archeologica e, comunque per sensibilizzare sul nostro patrimonio culturale, che non è solo fabbrica e lavoro o 'archeologia industriale'.
Si parte alle 14,30 da piazza del Comune a Prato e a piedi si arriva fino all'ingresso degli scavi non più scavati della famosa domus etrusca, appunto a Gonfienti. Con la camminata si vuole ricordare Fiorenzo Gei, presidente del CAI, morto prematuramente nel maggio scorso. Grazie anche a lui debuttammo con Laris Pulenas a Poggio Castiglioni nel 2008, proprio per lo stesso motivo per cui domani camminiamo verso Gonfienti.

giovedì 12 ottobre 2017

Errata corrige

Attenzione, il numero del teatro indicato su questo articolo uscito oggi su La Nazione è sbagliato: quello corretto è 0574-812363.
L'articolo non indica che l'autrice e regista, e anche co-interprete insieme a Gianfelice, sono io. Ma forse mi danno per sottintesa.
Approfitto per dire che ormai i posti disponibili per il debutto di sabato 14 ottobre sono davvero pochissimi. Ma c'è disponibilità per le altre date: 21, 28 e 29 ottobre.

Ancora sulla 3a Camminata per Gonfienti

Ricordo che domenica 15 ottobre, ore 14,30, ci ritroviamo in piazza del Comune di Prato per la 3a Camminata per Gonfienti, al fine di sensibilizzare sul nostro patrimonio archeologico cittadino, lasciato nel più profondo dimenticatoio.

Preciso che non ci sono partiti né movimenti politici 'dietro' di noi; non patrociniamo nessuno né ne siamo patrocinati. Siamo poche persone interessate a che il nostro patrimonio culturale non resti sotterrato definitivamente da interessi più grandi. Come purtroppo in gran parte è già avvenuto. E anche, per smuovere dall'indifferenza, che ormai sembra essere il sentimento prevalente nella cittadinanza riguardo le questioni culturali.

Anzi, nessun partito o movimento, almeno con i suoi rappresentanti comunali o regionali, ha mai partecipato alla camminata, anche se ne potevano condividere le istanze, come a voler marcare la distanza fra loro e la cosiddetta società civile.
I rappresentanti dei partiti  o movimenti sono presenti dove appare il loro rispettivo marchio, confondendo totalmente, a mio parere, il loro ruolo e anche, il senso della politica, avvalorando l'ipotesi strumentale della loro attività e il forte condizionamento dall'alto.
Spero, questa volta, di essere smentita.

La camminata è dedicata a Fiorenzo Gei. Nel breve video la moglie di Fiorenzo, Rosella, ne dà l'annuncio durante la camminata con musica a Casa Bastone sulla Calvana che ha avuto luogo domenica scorsa proprio in ricordo del caro Fiorenzo.


video

mercoledì 11 ottobre 2017

Le belle e il porco

In America è scoppiato l'ennesimo triste scandalo sessuale: il produttore Harvey Weinstein ha confessato di aver abusato di tante stelle di Hollywood, fra cui anche l'attrice italiana Asia Argento e la modella Ambra Battilana.
Warnstein è il fondatore della casa cinematrografica Miramax, e della Weinstein Company, che ha prodotto anche Gomorra, la serie Insomma, un pezzo forte.

In cambio di prestazioni sessuali il produttore aiutava le carriere delle attrici. 
Usanza antica. Ma bisogna aggiungere: la prostituzione, e intendo un atteggiamento sessualmente asservito o costretto, è talmente diffusa che  non solo si trova nel suo posto di elezione, il cinema, ma in molti luoghi di lavoro dove non sospetteresti.
Nelle università, per esempio.
In politica, altro esempio, dove alla prestazione sessuale si aggiunge la subordinazione,  l'asservimento.
Negli uffici pubblici e privati così si fa carriera. Una vecchia storia, mai affrontata veramente, ché riguarda troppa gente importante. Infatti in alcuni casi si tratta di prostituzione organizzata; è di questi giorni la notizia dei festini al Comune di Siena, collegati alla morte, sempre meno suicidio, di David Rossi del MPS (1) ; e delle orge condite di sesso e droga come pratica del potere corrotto e ricattatorio ha raccontato anche il cinema: Pasolini in Salò; Kubrick, copiandolo, in Eyes wide shut…).

Il cinema resta comunque il contesto privilegiato di questo moderno e abietto, affollato mercato in cui si cede al ricatto sessuale, perché attraverso il cinema si può diventare velocemente ricchi e famosi, e la prostituzione o addirittura la violenza sessuale è messa nel conto, quando non diventa obbligatoria per raggiungere certi livelli o non essere esclusi.

Dove girano soldi e potere, la depravazione prende forme mostruose e l'essere umano diventa oltre che merce, reificato sul mercato artistico, un oggetto personale usato per il piacere e il vizio del potente di turno.

E’ già molto che qualche attrice abbia avuto il coraggio di palesare la violenza subita, i giochi perversi, le molestie, le consuetudini umilianti a cui sono soggette (e a cui si assoggettano) le aspiranti al mondo patinato del successo e della ricchezza della settima arte (ormai non più arte), e raccontarne particolari raccapriccianti, umilianti, come l'attrice Laureen O'Connor:
"I am a 28 year old woman trying to make a living and a career. Harvey Weinstein is a 64 year old, world famous man and this is his company. The balance of power is me: 0, Harvey Weinstein: 10...I am a professional and have tried to be professional. I am not treated that way however. I am sexualized and diminished”.

La Stampa riporta un drammatico dialogo fra Ambra Battilana, che lo aveva denunciato inascoltata nel 2015, e Warnstein, dove la violenza sessuale e il ricatto si mostrano in tutto il loro disgusto. Sembra una scena da “La Bella e il Porco”, titolo inventato per un film-realtà. (2).

E' bello mantenersi lontani  (e sconosciuti) da certo cinema e ambienti anche per questo.



lunedì 9 ottobre 2017

Datini 'impossibile'


In questa foto scattata durante prove del mio Nel nome di Dio e del quattrino , Gianfelice D'Accolti veste i panni di Francesco di Marco Datini.

Non ci risultano opere teatrali sul personaggio, e ci aspettiamo che almeno alcuni rappresentanti politici comunali e perché no, regionali, si affaccino nel teatrino di legno e terra a sapere cosa ho inventato e scritto su questo così importante concittadino pratese. La Treccani gli dedica un mondo; quelli, alle opere originali di autori o artisti come me, come al solito, molto meno.  
Ma ormai ce ne siamo fatti una ragione, ché a certa ostentata indifferenza siamo abituati.

Che poi non vi aspettate la commediona storica, vero, è il mio Datini, fedele sì alla Storia, ma come si può immaginare chi ha visto la prima commedia impossibile, quella su Federico II di Svevia (Io e Federico), tutta particolare e libera come deve essere un'opera di fantasia. Questa molto diversa dalla prima nella sua struttura. 

Francesco di Marco non era facile da rappresentare; così poco teatrale la sua vita, che è stato impervio trattarlo. Ma altrimenti, che gusto c'era? 

Ma poi, così a portata di mano, così lì, lui, reso monumento sulla piazza comunale della città laniera, che mi meraviglio che nessuno ci abbia pensato prima a portarlo sulla scena per parlar di danaro affari, beghinerie varie tipiche nostre, e della tanto amata e praticata doppia morale.


sabato 7 ottobre 2017

Una massa di politici dilettanti: meglio un patentino prima di entrare in politica

E' sorprendente come oggi le cosiddette democrazie siano gestite, a tutti i livelli, da politici dilettanti, per lo più gente che non ha studiato o non ha raggiunto esperienza in materia; che non conosce le leggi fondamentali della politica e dell'economia, non ne ha letto i trattati basilari e che, per governare, pensi che basti scrivere un 'tweet' o comunque operare tramite computer, o ancora, dichiarare la propria onestà (bello, ma non sufficit).

Si tratta di gente messa in sella da partiti, movimenti e congreghe che intendono mantenere i propri interessi e che scelgono di volta in volta questa o quella persona, indipendentemente dal suo valore o capacità.

Per difenderci da tanti asini che internet sta diffondendo come la peste, e collusi, proporrei, prima di entrare in politica, di superare un esamino, teorico e pratico, esattamente come per la guida, un patentino. Solo coloro che ne fossero in possesso potrebbero pensare di praticare la carriera politica, e solo per un certo periodo. Questa modesta proposta credo che, se non ci garantirebbe dalla corruzione, almeno limiterebbe l'entrata in campo di tanti ambiziosi e presuntuosi ignoranti, assicurandoci che certa gente almeno si è preparata su alcuni trattati di politica e di economia e ha fatto un po' di esperienza. Andrebbe bene anche una sfilza di 'bignamini', purché studiati bene.

Anche per questo, per l'incapacità di molti, si possono sbandierare progetti e sogni e anche far finta crederci, senza però avere la capacità di realizzarli.

Da ciò si vede che quasi sempre la politica si ferma all'annuncio: si annuncia che si farà questo e quello,  la propaganda!, ma poi non si sa come fare, come portare avanti i progetti. Oppure non se ne calibrano le conseguenze.

Nella città dove vivo, Prato, la politica è essenzialmente questo, annuncio che si farà qualcosa, bello buono e giusto. Ma poi tutto rimane immobile e lontano, e ritorna come argomento di dibattito per la prossima elezione.

A livello internazionale sembra scorgere dilettante annuncismo anche nella volontà di secessione da parte della Catalogna, i cui protagonisti sembrano non aver previsto i problemi economici, inevitabili e prevedibili, in caso di successo. Infatti, dopo il referendum secessionista e il presunto annuncio di indipendenza, molte imprese e banche se ne stanno andando, ché temono l'uscita dall'Unione Europea.

I campioni dell'indipendentismo non ci avevano pensato?
Questo li mette in una situazione di discredito e fa andare a monte tutti i sogni possibili. 

giovedì 5 ottobre 2017

A Prato...FAI da te.

Ricordo la Camminata per Gonfienti  domenica 15 ottobre prossimo.
Sarà anche la giornata FAI d'autunno, che intende valorizzare il nostro patrimonio culturale, per cui il Ministro Franceschini ha speso e spende tante belle parole. 
A Prato però, per quanto riguarda il patrimonio archeologico (e non solo!), da noi solo...FAI da te.

Appuntamento 15 ottobre ore 14,30 in piazza del Comune.  La camminata è dedicata a Fiorenzo Gei, Presidente del Cai di Prato morto nel maggio scorso.

Questione catalana: simbologie di guerra nei discorsi

Scrivo ancora sulla questione catalana e analizzo simbolicamente il contesto dei discorsi pronunciati rispettivamente dal Re Filippo VI di Spagna e da Puidgemont, Presidente della Catalogna.

Il re seduto, accigliato, con dietro il dipinto di un suo antenato guerriero a cavallo, che richiama la guerra, l'impero spagnolo, o i Borboni, da più di trecento anni regnanti in Spagna. Di lato due bandiere: la prima, spagnola, con lo scudo di Spagna, stemma dei Borboni; la seconda, dell'Europa.

Il Presidente della Catalogna è in piedi, in un ambiente istituzionale medieval-rinascimentale, immagino il Palazzo della Generalità di Catalogna, ma con una porta aperta delle due che stanno dietro di lui: : apertura al dialogo, fuga versus chiusura, prigione?
Di lato la bandiera catalana (la estelada, bandiera molto simile a quella spagnola in realtà) e un dipinto che raffigura un uomo a cavallo, che però è un santo: San Jordi (San Giorgio) credo, patrono della Catalogna, che però è anche il patrono dei soldati, è il santo combattente che sconfisse il drago.

Insomma, anche escludendo le parole, le simbologie degli scenari sono di guerra.


mercoledì 4 ottobre 2017

Terra di nessuno, di Isabel Coixet

Ho tradotto questo articolo di Isabel Coixet, pubblicato ieri su El Pais, perché lo trovo significativo, drammatico, a prescindere dalle posizioni politiche.  Isabel Coixet è una regista catalana. 

Terra di nessuno

Scrivo e ho il viso rosso. Non di vergogna, ma di rabbia. Due individui con bandiere catalane legate al collo hanno inveito contro di me alla porta di casa gridandomi "fascista...", "dovresti vergognarti".
Uscivo a passeggio con il cane e per portare la plastica nel contenitore della differenziata; all'inizio, siccome era mattina presto ed ero mezzo addormentata perché non avevo chiuso occhio in tutta la notte, non credevo che parlassero con me e ho continuato a camminare.  Mi hanno seguito gridandomi dietro, e io allora mi sono girata con una tranquillità di cui ancora adesso mi spavento, e ho detto loro: "Ma non vi vergognate a dirmi questo senza conoscermi?". Hanno continuato a gridare. Il cane mi stava tirando. Mi sono allontanata. Ho buttato la plastica nel contenitore. Ho continuato a camminare in stato di shock.  A poco a poco, una rabbia sorda, malsana, si è impossessata di me. Da mesi, se non anni, se contiamo dal momento in cui firmai il manifesto del "Foro Babel" (che chiedeva un bilinguismo reale), gli insulti e le denigrazioni nei confronti di chi come me non segue il pensiero unico dell'indipendentismo e manifestiamo il nostro disaccordo, sono stati costanti.  E in questi ultimi mesi l'odio che abbiamo suscitato ha raggiunti livelli inusitati.
Finora erano circoscritti al linciaggio mediatico e io personalmente ho risolto tutto non avendo né Facebook né Twitter (quest'ultimo me lo hanno violato, come anche Whatsup, attribuendomi parole che non avevo scritto), anche se c'è sempre qualcuno che ti racconta della spazzatura che ti buttano addosso; ma questa è la terza volta che mi gridano fascista in questa settimana, e c'è qualcosa in me che sta andando a pezzi. Mi rendo conto con una chiarezza raccapricciante che, qualsiasi cosa succeda, non c'è un posto per me né per nessuno che si azzardi a pensare con la propria testa in questo luogo che mi ha vista nascere; che oggi sarà questo, ieri fu l'insulto a persone della mia famiglia, l'altro ieri a amici i cui amici criticano senza mezzi termini che continuino a considerarci amici, e domani sarà qualcosa di peggio. 
Non avrei mai creduto che il prezzo da pagare per dire con rispetto e con onestà quello che uno pensa sarebbe stato tanto alto.
Non importa che io condanni assolutamente la brutalità della polizia, o che chieda (e già da molto prima che tutto questo accadesse) le dimissioni immediate di Rajoy. Come non serve nemmeno, nel momento in cui condanni comportamento del Governo centrale, non condannare quello del 'Govern'; immediatamente sei un nemico fascista fascistoide franchista, la feccia. E pensi a tutta la paura che si è installata come spore nella pelle di quelli che tacciono e che segretamente vengono a ringraziarti per quello che fai, che nemmeno possono parlare nell'intimità della propria casa affinché i bambini non sentano e non si mettano contro di loro a scuola. Non racconto aneddoti: questa è la realtà che viviamo qui.
L'incredibile frattura di una società che conviveva in pace e senza timori, con differenze logiche di opinioni e valori e criteri, ma con rispetto.
E mentre penso questo mi tranquillizzo, e vedo che nonostante tutto questo è una insignificanza; che in questo stesso istante ci sono uomini e donne nel mondo che stanno subendo ogni genere di bassezza, calamità e umiliazioni spaventose. Che il mio, come quello dell'altro, è un problema del primo mondo.
Cerco, come in altre occasioni, di minimizzare quello che mi succede per non alimentare il mostro dell'odio che non mi renderebbe diversa da coloro che mi insultano. Non avrei creduto che il prezzo da pagare per dire con rispetto e onestà le proprie opinioni sarebbe stato tanto alto.

E tuttavia non cambierei con nulla questa secca e silenziosa terra di nessuno in cui ci troviamo, dove non risuonano né inni né grida né proclami, dove solo l'aria muove le bandiere bianche, che sussurrano al vento "aiuto", nella vana speranza che qualcuno,  in qualche luogo, qualche volta, prima che sia troppo tardi, le ascolti. (Isabel Coixet, traduzione dallo spagnolo di Maila Ermini)



Tierra de nadie
Escribo esto con la cara encendida. No de vergüenza, sino de rabia. Dos individuos con banderas esteladas atadas al cuello me han increpado gritándome en la puerta de mi casa llamándome "fascista"..."¡debería darte vergüenza!". Yo bajaba a pasear al perro y a reciclar plásticos y al principio, como era temprano y estaba medio dormida porque no he pegado ojo en toda la noche, no creí que hablaban conmigo y he seguido mi camino. Seguían gritándome y me he vuelto con una tranquilidad que aún ahora dos horas después me asombra y les he dicho: "¿Pero no os da a vosotros vergüenza decirme esto a mí sin conocerme?". Han continuado con sus gritos. El perro tiraba de mí. Me he alejado.
He tirado los plásticos al contenedor. He continuado caminando en shock. Poco a poco, una rabia sorda, malsana se ha apoderado de mí. Desde hace meses, años quizás, si contamos el momento en que firmé el manifiesto del Foro Babel (que pedía un bilingüismo real), los insultos y las descalificaciones a los que, como yo, no seguimos el pensamiento único del independentismo y manifestamos nuestro desacuerdo han sido constantes. Y estos últimos meses el odio que hemos suscitado está alcanzando cotas inusitadas.
Hasta ahora, se circunscribían al linchamiento mediático y yo personalmente las resolvía no teniendo Facebook ni Twitter (este último me lo hackearon, igual que me han hackeado mi WhatsApp atribuyéndome un texto que yo no he escrito), aunque siempre hay alguien que te cuenta la marea negra de basura que te echan encima, pero esta es la tercera vez que me gritan fascista en lo que va de semana (la primera que contesto) y hay algo en mí que se está rompiendo. Me doy cuenta con una claridad espeluznante que, pase lo que pase, no hay sitio para mí ni para nadie que se atreva a pensar por su cuenta en este lugar que me ha visto nacer, que hoy será esto, ayer fue el insulto a gente de mi familia, anteayer, a amigos cuyos amigos critican sin ambages que sigan considerándonos amigos y mañana será algo peor.
Nunca creí que el precio a pagar por decir con respeto y con honestidad lo que uno piensa iba a ser tan alto
No importa que condenes absolutamente la brutalidad policial o que pidas (ya desde mucho antes que todo esto pasara) la dimisión inmediata de Rajoy. Como a la vez que condenas el comportamiento del Gobierno, no condenas la actuación del Govern, inmediatamente eres un enemigo, fascista, fascistoide, franquista, la hez. Y piensas en todo el miedo que se ha instalado como esporas en la piel de los que callan y en secreto vienen a decirte que están contigo, que te agradecen lo que haces, que ni en la intimidad del hogar pueden hablar para que los niños no les oigan y en el cole no se metan con ellos. No hablo de anécdotas: esta es la realidad que vivimos los de aquí. La fractura pasmosa de una sociedad que convivía en paz y sin temores, con diferencias lógicas de opiniones y valores y criterios, pero con respeto.
Mientras pienso todo esto, me voy tranquilizando y veo que, después de todo esto es una insignificancia; que ahora mismo en el mundo hay hombres y mujeres sufriendo toda clase de bajezas, calamidades y humillaciones espantosas. Que el mío, el de otros como yo, es un problema del primer mundo. Recurro, como en muchas ocasiones, a minimizar lo que me pasa para no alimentar más el monstruo del odio que no me haría diferente de los que me insultan. Nunca creí que el precio a pagar por decir con respeto y con honestidad lo que uno piensa iba a ser tan alto. Y sin embargo, no cambiaría por nada esta seca y silenciosa tierra de nadie en la que me hallo, en la que sé que muchos nos hallamos, en la que no suenan himnos ni gritos ni proclamas, en donde el aire solo mueve banderas blancas que susurran al viento "socorro" con la vana esperanza de que alguien, en algún lugar, alguna vez, antes de que sea demasiado tarde, las escuche.


Isabel Coixet es directora de cine.

martedì 3 ottobre 2017

Migliorano sempre

Alla Biblioteca Lazzerini a Prato non hanno permesso di lasciare una, dico una locandina sullo spettacolo del Datini perché non c'era il timbro.

Fino all'anno scorso una locandina, se non era troppo grande, distesa sul bancone che serve da bacheca, la potevi posare, anche se non era timbrata. Anzi, ti invitavano a farlo, e non si guardava al timbro. Siccome il Teatro La Baracca non è un teatro comunale né finanziato in altro modo, è privato, insomma nonostante faccia cultura in periferia non riceve un centesimo di danaro pubblico, ecco allora che lo considerano alla stregua di un supermercato. Come la Coop o Esselunga. Come si dice, becchi e bastonati.


Bravi, a Prato  le autorità migliorano sempre nell'aiutare i propri concittadini.

Ma c'è a chi piace accendere il cervello, signora Ilary Blasi

La signora Ilary Blasi, che conduce un programma televisivo che NON seguo, dichiara: "La televisione è relax: spengi il cervello e accendi il televisore".

Quando leggo queste frasi, stamani l'ho letta sul Corriere, capisco il pericolo da cui mi tengo felicemente lontana.  Buttate lì, da questa signora avvenente e famosa, sembrano rassicuranti, ma rivelano tutto l'inganno, la mistificazione e il terrorismo che c'è nella televisione e i suoi programmi.

Per avere queste massime di sapienza si intervista la signora? C'è tanta gente in giro per il mondo che avrebbe con poco molto più da dire! Ma non sta in TV, e quindi non 'conta'.

Io appartengo alla  minoranza felice, e per nulla snob, che non accende la TV, che non ce l'ha perché vuole accendere il cervello, anche quando torna a casa ed è stanca.  Se la sera non ho altro da fare, leggo, suono, chiacchiero se posso oppure non faccio niente, e mi introduco piano piano nel regno della libertà assoluta: il sonno. 

Se la gente ragionasse un po' e si amasse di più, capirebbe che accendere il cervello è divertente, molto di più che guardare la signora Blasi e i suoi ricchi e famosi amici, che hanno ben poco da dirci e darci, se non quello che vogliono chi li mette dove stanno.

La televisione, almeno in Italia e salvo rarissime eccezioni, è di pessima fattura ed è, dall'avvento di Berlusconi e delle sue televisioni, solo strumento commerciale e di consenso di massa. 

No, grazie.

Intanto vi invito al ripasso con questo video:








lunedì 2 ottobre 2017

Recitare a Gaville, senza astuzie o trovate

Foto di Piero Romanelli, detto "Il Gavillese" 

Ieri ho recitato a Gaville, vicino a Figline Valdarno, dove era stata organizzata la Festa d'Autunno.

C'è una pieve romanica, detta di San Romolo, con un interno fortemente teatrale pur nella sua austerità, con un cristo morto appeso e illuminato da una luce che gli fa rendere un'ombra dolorosa sul muro dell'abside.

Portavo il mio spettacolo sui proverbi, Gatta al lardo. Ho recitato insieme a Gianfelice nel cortile al lato della chiesa, davanti alla Casa della Civiltà Contadina, uno dei più bei musei del genere che ho potuto visitare.

Nel cortile non c'era bisogno di nulla, ché lo spazio era un piccolo teatro naturale, dove la voce usciva amplificata naturalmente.

Pensavo però di non fare lo spettacolo, ché pioveva, e anche forte.
E però qualcuno ha insistito perché io cominciassi, che da occidente le nuvole si vedevano più rade. La gente,  seduta con l'ombrello, all'inizio era poca e incerta.

E così son partita:  dopo aver messo su le due cose che servivano, senza cambiarmi d'abito, senza pettinarmi o truccarmi, né potermi guardare allo specchio, e addirittura con indosso gli occhiali , ché tutto s'è fatto di fretta.

Ma che gusto, poi, che atmosfera!

Dopo cinque minuti dall'inizio ha smesso di piovere e all'improvviso una piccola folla è arrivata alla festa, e altra gente si è unita prendendo le sedie, ed eravamo tutti in uno stato di grazia come ai vecchi tempi, o come speriamo che sarà ancora nel futuro,  in totale empatia.

Insomma, un piccolo miracolo teatrale: senza luci, microfoni; senza entrate uscite, astuzie o trovate.



sabato 30 settembre 2017

La Storia non si ferma: Catalogna, fine dell'Europa

Con l'avvento, che pare ormai scontato, della nuova Catalogna, indipendente e repubblicana, potrebbe iniziare il lento ma inarrestabile processo di disintegrazione europea.

Oggi è una questione spagnola; ma subito domani sarà dell'Europa. Da cui, ricordo, si è già staccata la Gran Bretagna. Da cui presto si staccherà la Scozia.

La Storia insomma non si ferma.

E quelli che pensano, i dominatori di Bruxelles, di congelare i territori sotto il suo freddo e distante imperio si illudono fortemente.

E tanto più va questo mondo comunicante e aperto, questa invasione degli uni sugli altri, globalizzazione e tirannia dei mercati, flusso del denaro e dei suoi artefici, più potenti degli stessi stati, tanto più abbiamo bisogno di rinchiuderci in casa, di proteggere quello che invece appare irrimediabilmente perduto, e che nemmeno l'indipendenza riuscirà a garantirci: la nostra umanità.


venerdì 29 settembre 2017

Presentazione di "Nel nome di Dio e del Quattrino"

Sabato 14 ottobre 2017 è previsto il debutto di  Nel nome di Dio e del Quattrino, commedia impossibile su Francesco di Marco Datini, mercante, scritto interpretato e diretto da Maila Ermini, con Gianfelice D'Accolti.
L'opera ne vuole sì celebrare la figura (ed è la prima volta, a teatro), ma come simbolo degli affari, del commercio e, soprattutto del denaro, diventato, oggi più che ai tempi del mercante toscano,  fede indiscussa.
E' la seconda commedia 'impossibile' dopo quella su Federico II di Svevia (Io e Federico): impossibile significa che esce dai canoni della commedia classica dove, modernamente, vi si inserisce l' autrice, che dialoga col personaggio; e qui crea anche scene e situazioni contestualmente allo svolgersi della commedia stessa. Rompe insomma già da subito l'illusione scenica, ma per crearne un'altra, appunto non classica e consueta.
L'opera è fedele sì alla Storia, ma si prende quella libertà che il presente concede; irriverente e divertente quel tanto che basta per non dimenticare che nella vita degli uomini riso e pianto spesso hanno la stessa faccia.

Altre repliche ci saranno durante il mese di ottobre.

Infine, due parole sulla locandina: Francesco di Marco Datini è presentato come un fool shakespeareano, come un giullare. Nonostante la sua faccia severa e ieratica, davvero poco incline alla commedia. Il colore che prevale è il verde, che è il coloro dei soldi e del gioco, basti pensare ai tavoli da gioco, che sono di colore verde (per esempio quelli del biliardo). Lo stesso 'Joker', personaggio dei fumetti, ha capelli color verde.

mercoledì 27 settembre 2017

L'archeologia è la sola via di accesso al presente.

Interessato al tema della prossima commedia,  Nel nome di Dio e del Quattrino, dove, oltre a rappresentare Francesco di Marco Datini si tratterà di danaro e potere, il caro amico Fulvio Silvestrini chiede di incontrarmi.

I nostri incontri sono ormai consuetudinari; ci ritroviamo alla Baracca e conversiamo su argomenti importantissimi. 

Con lui non ci sono smartphone di mezzo, solo giornali e libri.

Ognuno di noi insegna all'altro qualcosa, e quindi siamo docenti e allievi al tempo stesso; ma lui possiede una intelligenza così limpida e alta che difficilmente lo si raggiunge.

Oggi mi ha portato un libro, Il mito del mercato di Achille Rossi, e un articolo del 2012 de "La Repubblica", dal titolo la religione del denaro, scritto dal più importante filosofo italiano vivente, Giorgio Agamben, una religione che divora il nostro futuro.

L'articolo termina profeticamente:

"Finché dura questa situazione, finché la nostra società, che si crede laica resterà asservita alla più oscura e irrazionale delle religioni, sarà bene che ciascuno si riprenda il suo credito e il suo futuro dalle mani di questi tetri, screditati pseudosacerdoti, banchieri, professori e funzionari delle varie agenzie di rating. E forse la prima cosa da fare è di smettere di guardare soltanto al futuro, come essi esortano a fare, per rivolgere invece lo sguardo al passato. Soltanto comprendendo che cosa è avvenuto e soprattutto cercando di capire come è potuto avvenire, sarà possibile, forse, ritrovare la propria libertà. L'archeologia - non la futurologia - è la sola via di accesso al presente."

E' questo il senso,  questa la direzione del nostro camminare.

Morire da turista

Sono morto da turista. Un privilegio per pochi. Nemmeno me ne sono reso conto. Ero lontano dalla mia città, Barcellona, che in questi gio...